di Domenico Spatola - "Sei come un bambino capriccioso, la vuoi sempre vinta tu", cantava Mina, affascinandoci con la sua inconfondibile voce. Ieri il Tycoon ha sbruffoneggiato a G7. Si è presentato, con la solita arroganza e un'ora di ritardo, imponendosi, con la sua giustificazione senz'appello: "io sono il boss". Ha millantato meriti inesistenti e vittoria nella guerra contro l'Iran, rivelatasi un disastro mondiale. Ha umiliato l'America e reso inconcepibile appellarsi allo "stato di diritto". Ha dichiarato "invidiosi e cattivi" e anche altro chi non apprezzava la sua resa. Per lui era stata la vittoria, e, come al "re nudo" della favola di Hans Andersen, bisognava riconoscergli che era "il meglio vestito". Guai per chi non lo fa, la nostra Meloni ne sa qualcosa! Chi pagherà il costo della resa? Sarà l'America che l'ha votato e anche chi non lo ha voluto. Ma soprattutto siamo noi. Che disastro! Oggi, con la sua bravata, l'Iran, medievale e teocratico, vanta più potere nella regione. "Ho fatto meglio di Obama" ha preludiato a difesa. Ma fatica, e noi con lui, a riportare le cose a come erano prima del maledetto 28 febbraio, cioè come al tempo di Obama. Visionario! Vive in mezzo agli specchi per riflettere sempre e solo la sua sagoma di bisonte appannocchiato in capo. Cosa aspettarsi da lui e dai suoi fedelissimi giornalisti manipolatori delle mezze verità di regime, che anche da noi si arrampicano sugli specchi per dargli uno straccio di giustificazione. Lasciarlo fare con indifferenza, significa consentirgli ancora di fare danni alla cieca. Non si rende conto che, per il ruolo che maledettamente gli Americani gli hanno affidato per la seconda volta e dopo il tentato colpo di Stato di "Capitol Hill", ogni sua parola può avere un peso nell'interesse o nel disinteresse del Pianeta. Interesse "cosmico" dunque, ma a questo aggettivo egli ha fatto saltare la "s", e l'ha reso "comico". Tale sarebbe il giudizio inappellabile del secondo mandato se non fosse soprattutto "tragico" per i morti e le distruzioni causate dalla sua spocchia e arroganza.
Frà Domenico Spatola
19 giugno 2026
















