giovedì 4 luglio 2019

ECCENTRICI BENETTON. QUELLI DELLE AUTOSTRADE

di Francesco Salvatore e Giangiuseppe Gattuso - Si parla tanto di Autostrade per l’Italia ma, ciò nonostante, ne emerge sempre un quadro poco chiaro. Dal lontano 1999, infatti, quando era dell’IRI col nome Autostrade Spa ne è passata di acqua sotto i ponti e, non solo acqua.

L’ultima cosa che l’attuale proprietà avrebbe voluto è che fosse messa sotto i riflettori la gestione di quella che, prima del passaggio dall’IRI ai Benetton, veniva chiamata la “gallina dalle uova d’oro”.

Il motivo che ha suggerito ai proprietari Benetton un basso profilo sono le eccentricità che saltano fuori quando si cerca di capire come si è arrivati al punto in cui la gestione dei “privati” ha mostrato la faccia che si nasconde dietro l’efficientismo e volano economico che sono in grado di stimolare.

Ebbene si, a dispetto del mantra secondo il quale la gestione dei privati è un toccasana e che i Benetton si sono “accollati” un’impresa inefficiente, la realtà è che la Austostrade Spa dell’IRI godeva ottima salute ed era all'avanguardia nella manutenzione e gestione del patrimonio stradale.

Ma andiamo con ordine, Autostrade Spa venne privatizzata al termine di un processo di privatizzazione partito dal 1992 e che interessò un gran numero di realtà produttive come il gruppo SME, ENI, INA, ENEL, Ferrovie ecc…

Nel 1999, quando il presidente del consiglio era Massimo D’Alema, la Autostrade S.p.A. con un fatturato superiore ai 3.500 miliardi di lire e poco meno di 10 mila dipendenti viene privatizzata. Ad oggi i dipendenti sono scesi a 7350, dato 2018. Un notevole risparmio per le opulenti casse della società.

La prima “eccentricità” fu che in lizza ce n’erano solo 2 di pretendenti: la cordata guidata da Schemaventotto S.p.A. (la cui maggioranza era dei Benetton) e quella con a capo la banca australiana Macquarie che però – e qui la seconda “eccentricità” – proprio all’ultimo si ritirò; quindi l’unica offerta vincolante fu quella di Schemaventotto S.p.A., ovvero dei Benetton.

Da questa privatizzazione all’IRI ne vennero 5.050 miliardi di lire per il trasferimento diretto del 30% del suo pacchetto azionario e 8.750 miliardi di lire dalla vendita in Borsa del restante 56% del medesimo pacchetto azionario. Quindi a fronte di un’azienda che fatturava all'epoca 3500 miliardi ne incassò poco meno del quadruplo.

La terza “eccentricità” fu che il costo per l’acquisto di Autostrade S.p.A. venne portato a debito della stessa Autostrade S.p.A. con un operazione di magia, per l’uomo della strada, ma che per gli esperti ha un nome preciso “leveraged buyout”; così, attraverso un’OPA e una fusione per incorporazione, il costo di acquisto venne accollato alla società acquistata che, a seguito di quest’operazione cambiò il nome in “Autostrade per l’Italia” (il cui acronimo, ancora mi sfugge, è Aspi).

Così al 1º luglio 2003 il nuovo assetto organizzativo, trasferisce le attività di concessione autostradale da Autostrade S.p.A. ad Autostrade per l'Italia, controllata al 100% da Autostrade S.p.A. (che dal 2007, prenderà il nome di Atlantia).

E proprio nel 2007 intervengono altre “eccentricità”, relative alla procedura di revoca della concessione e ai parametri per l’adeguamento delle tariffe.

La quarta “eccentricità” si concentra negli articoli 8, 9 e 9 bis della convenzione tra Anas e Autostrade per l’Italia nei quali, oltre alla descrizione della procedura di contestazione, si stabilisce che, qualora sussistano le condizioni di revoca della concessione, al concessionario va riconosciuto il pagamento di "un importo corrispondente al valore attuale netto dei ricavi della gestione, prevedibile dalla data del provvedimento di decadenza sino alla scadenza della concessione, al netto dei relativi costi, oneri, investimenti e imposte nel medesimo periodo, scontati a un tasso di rendimento di mercato comparabile e maggiorato delle imposte che il concessionario dovrà corrispondere a fronte della percezione dell'importo da parte del concedente decurtato:
- dell'inadempimento finanziario netto assunto dal concedente alla data del trasferimento stesso;
- dei flussi di cassa della gestione percepiti dal concessionario durante lo svolgimento dell'ordinaria amministrazione decorrente dalla data del provvedimento di decadenza fino alla data di trasferimento della concessione".

In parole povere al Concessionario verrebbero riconosciuti gli utili futuri previsti, cioè il Concessionario viene alleggerito dal “rischio di impresa”. Un “patto leonino” incredibile (e forse illegale) a danno dello Stato e tutto a favore dei privati, gli eccentrici Benetton. Il Governo era guidato da Romano Prodi, ex presidente dell’IRI, e al Ministero delle Infrastrutture c’era Antonio Di Pietro.

Sempre in questa convenzione compare la quinta “eccentricità” che per il calcolo della tariffa riconosce un tasso di remunerazione del capitale investito del 7,09% che, anche l’uomo della strada riconosce elevatissimo. Occorre aggiungere che la parte della convenzione da cui si desume questo e altri parametri che intervengono nel calcolo degli adeguamenti di tariffa furono secretati e solo dopo la sciagura del Viadotto Morandi, vennero resi pubblici.

Anche per il settore dei trasporti era prevista un’Autorità di controllo e qui abbiamo la sesta “eccentricità” visto che fu istituita solo nel 2011 dal governo Monti con l’ulteriore “eccentricità” di una postilla che ne svuotava i compiti: si sarebbe dovuta occupare solo delle nuove concessioni.

Quelle sopra indicate sono fatti documentati che ciascuno può accertare ma che ci è parso interessante elencare per stimolare la riflessione su quanto sia importante farsi una propria opinione. Che non rifletta solo quello che i giornaloni forniscono, per ovvie ragioni, come una sola voce. Fino a qualche anno fa, infatti, i Benetton erano presenti nella compagine proprietaria delle maggiori testate giornalistiche. Trasformando, in seguito, quella partecipazione in cospicui interventi pubblicitari e sponsorizzazioni nei confronti di fondazioni e associazioni di ogni genere vicino a partiti e forze sociali.

Possiamo, quindi, concludere con le parole di Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova».

Ecco spiegata la ragione per cui un indegno unanime coro si leva contro la sacrosanta iniziativa del M5S per la revoca della concessione!

04 Luglio 2019
Francesco Salvatore e Giangiuseppe Gattuso

10 commenti:

  1. Non ti affannare, detesto i Benetton quasi quanto Grillo

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  2. Privatizzare è stato un crimine.

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  3. I "prenditori" che fanno crollare i ponti e ammazzano la gente non devono più gestire le autostrade.
    Chi li sostiene è complice. Questo va fatto, al di là di ogni "eccentricità".

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  4. Riporto con vivo apprezzamento l'opinione di Stefano Fassina proprio sulle concessioni autostradali. Che dimostra rara onestà intellettuale.

    "Sacrosanta la revoca delle concessioni autostradali a Atlantia per riportarne la gestione in ambito pubblico. Si dovrebbe procedere nello stesso senso anche verso le gli altri gestori privati. È stato un grave errore privatizzare le gestione delle autostrade: trionfo degli interessi privati giustificati dall'ideologia liberista. Le autostrade, come tutti i servizi a rete, dall'acqua alle ferrovie, sono monopoli naturali e, pertanto, in mano privata determinano scarsi investimenti, scarsa manutenzione e extraprofitti. I bilanci di Atlantia sono chiari. Quanto alla clausola confessoria di indennizzo ne è evidente lo squilibrio a favore dei privati: è illegittima e incostituzionale. Il Governo vada avanti. Finalmente, dopo le promesse di agosto scorso e le ambiguità del Decreto Genova, si arriva a qualche atto effettivo."

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    1. Adesso dovrei tacere la bontà dell’intervento di Fassina, solo perché è di sinistra e non è 5S? Credo che abbia detto con estrema chiarezza una verità sacrosanta e politicamente apprezzabile, di cui gli va dato merito.

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  5. Far conoscere gli errori che i precedenti governi hanno fatto sulla privatizzazione di Autostrade Spa e di tutte le altre privatizzazioni è una operazione utile per informare chi non sa, per chi non vuole sapere e per chi pur sapendo non è stato e non è obiettivo nel giudicare gli errori politici. Questo, purtroppo, è un brutto passato che ha generato conseguenze disastrose. Ora, dopo la tragedia del ponte di Genova, devono essere prese le adeguate decisioni. Poiché il disastro è imputato per “grave inadempimento” ad Autostrade: la concessione deve essere revocata. La vera questione non è quella di “un indegno unanime coro che si leva contro la sacrosanta iniziativa del M5S” ma la mancanza di una comune volontà politica della maggioranza di governo sul come procedere. Per me: il ministro Toninelli ha ragione!

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  6. Santussa Andriano6 luglio 2019 09:09

    Quante volte ci siamo chiesti e ancora ci chiediamo come abbiamo potuto lasciare che ci rappresentassero malaffaroti al governo.
    Eppure i sentori ci sono da decenni. Cittadini italiani divisi tra ammuccalapuni o complici di delinquenti.
    Le grida di Grillo sono nate per questo, affinchè il popolo si destasse dal dormire e lamentarsi.
    Tutta questa gente che ha rubato, imprenditori coadiuvati da politici, che ancora vengono sostenuti da persone che non sanno cosa accade amministrativamente nel loro piccolo paese...basterebbe porsi qualche domanda senza scomodare chi lo scrisse 500 anni fa, Eraclito “ ho saputo perchè me stesso ho indagato”. Per questo è nato il M5Stelle, per scuotere la gente ad indagare cosa ne fanno di ciò che ci circonda, cosa ne fanno dei nostri soldi, come li spendono e non è difficile, basta andare nel proprio comune e vedere cosa deliberano e determinano.
    Queste indagini sono iniziate con la nascita del Movimento e quindi come si puo sperare che questa gente, “indagata” dal cittadino stesso, plauda a chi ha cominciato e continua a rompere le uova nel loro paniere!
    E' naturale che siano agguerriti con chi ha destato il popolo a documentarsi e SAPERE. Per questo sarò sempre sostenitrice dei pentastellati e lotterò con loro anche con chi è legato visceralmente a ideologie senza piedi per terra e menti acciaccate o maleficamente attive.
    In quanto a Fassina non è la prima volta che si dichiara d'accordo con una linea di condotta intrapresa dal Movimento per fermare questi sporchi affari, ma ben sappiamo come sia ritornato al sudicio ovile del suo partito PD.
    IL M5STELLE STA FERMANDO IL MALAFFARE.
    Il resto son chiacchiere da corridoio...

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    1. Non ho altro da aggiungere al post di SANTUSSA ADRIANO che ovviamente condivido financo nelle virgole ( Queste indagini sono iniziate con la nascita del Movimento e quindi come si puo sperare che questa gente, “indagata” dal cittadino stesso, plauda a chi ha cominciato e continua a rompere le uova nel loro paniere!) riporto integrali le righe cosi chiare sul Movimento Cinque Stelle

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  7. Ho capito una cosa. Che le malefatte della sinistra e del PD sono tutto sommato perdonabili. Le malefatte della lega sono irrimediabilmente inammissibili e ingiustificabili.

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  8. Alba Ponticello7 luglio 2019 13:43

    È una ricostruzione molto interessante e particolareggata.

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