sabato 18 agosto 2012

POVERTÀ ASSOLUTA... POVERTÀ RELATIVA

mensa-dei-poveridi Giuseppe Vullo - Mentre la politica siciliana lubrifica e lucida le armi per lo scontro di ottobre... i maggiorenti dei partiti nazionali pensano alle strategie, possibili esperimenti nel laboratorio siculo, equilibrismi, alleanze ed alchimie varie.
La gente normale costretta a districarsi tra la benzina a due euro e la morsa di "Caligola e Lucifero". Chi può arrostisce le stanche membra e le chiappe chiare sulle spiagge "assolate", chi non può si barcamena nelle città "desolate", come unico rifugio gli ipermercati con aria condizionata, fruita  furtivamente gratis, dai forzati che non vanno mai in ferie. Tra questi ci sono sicuramente i poveri.  Ma per parlare di povertà bisogna distinguere le società opulente dalle società sottosviluppate.
Nelle società opulente viene considerato povero (povertà relativa) chi ha un reddito inferiore alla metà del reddito medio, cioè chi non può acquistare almeno la metà delle merci che vengono mediamente Poveroacquistate dai suoi connazionali. Nelle società sottosviluppate è considerato povero (povertà assoluta), chi ha un reddito inferiore ad un dollaro al giorno. Per quanto riguarda la povertà assoluta le statistiche della banca mondiale parlano di oltre 3 miliardi di persone che sopravvivono con un reddito giornaliero di uno due dollari. Quindi oltre la metà della popolazione mondiale è alla fame. Perciò quando si parla dell'aumento dei poveri in Sicilia, vedi Giornale di Sicilia del 17/08, evidentemente si tratta di povertà relativa. E' vero che con la crisi sono aumentati i poveri relativi anche in Sicilia.
Nella zona di Termini imerese e le Madonie con la chiusura della FIAT si sono creati dei nuovi poveri. Ancora più grave sarebbe la chiusura dell'ILVA a Taranto. Ma da noi, per fortuna, c'è ancora la famiglia che è il più grosso ammortizzatore sociale. I guai arriveranno quando finirà anche questo. In Sicilia ci sono oltre mille enti caritatevoli che distribuiscono pasti e pacchi alimentari, posti letto, docce per lavarsi, lavanderie che distribuiscono vestiti puliti. Ma questi enti lamentano che i fondi si stanno restringendo a causa dei tagli governativi e per la rarefazione dei donativi privati. Evidentemente la paura del futuro rende anche più egoisti. I politici nel frattempo sono distratti dalle barche, dal sole e dal mare. L'unica crescita sicura è il debito che aumenta inesorabile. Ma dove sta la cura Monti. I ricchi non vengono toccati ed assieme ai politicanti sguazzano nel lusso spudoratamente. Ma per fortuna ci sarebbero i cristiani.
Nel discorso della montagna o delle beatitudini Gesù disse: beati i poveri perché saranno saziati e per loro ci sarà il regno dei cieli. Peccato che nel terzo mondo c'è l'inferno e tanti uomini, donne e bambini muoiono di fame. Evidentemente nelle vicinanze non ci sono tanti Cristiani tenuti ad applicare le "beatitudini".  Ma le colpe per la povertà globale, sono dei Cristiani? Dei ricchi? Dei politici o della sfortuna? No...! La colpa è dei poveri perché sono nati nel momento e nel posto sbagliato del pianeta. Amen...
Vullo Pino  Giuseppe Vullo 
  18 agosto 2012

4 commenti:

  1. Caro Pino è davvero lodevole la grande sensibilità che dimostri nel sollevare il velo pietoso sul tema della povertà.
    La povertà dà fastidio a tutti, ai ricchi perchè gli imbratta la loro vita aurea, ai governanti perchè li fà risultare complici degli oppressori, agli imprenditori perchè gli disturba i loro traffici, ai politici perchè li svela icapaci di soluzioni, alle religioni perchè gli ricordano da quale punto dovrebbe partire la loro azione, agli stessi poveri che preferiscono sognare di essere padroni invece che lottare per emanciparsi dall'indigenza.
    Cristo disse anche. "i poveri li avrete sempre con voi" . Credo volesse dire che Lui conoscesse molto, ma molto bene gli uomini, tutti gli uomini, ricchi e poveri.

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    1. ignazio coppola21 agosto 2012 13:16

      Caro amico Vullo tra la povertà assoluta e la povertà relativa esiste la drammatica povertà che porta al suicidio come quello di Angelo Di Carlo morto in seguito a 1o giorni di atroce agonia dopo essersi dato fuoco l'11 agosto nella piazza di Montecitorio. Un uomo che con il suo gesto aveva voluto dare un segnale forte e smuovere le nostre coscienze di fronte al dramma della estrema povertà e della indigenza. Ma è morto lasciando al suo figlio Andrea 146 euro, tutto quello che gli era rimasto, ed una lettera a futura memoria. Morto tra l'indifferenza generale dei politici e degli organi d'informazione che al fatto hanno dedicato qualche trafiletto.Tutto questo ripugna le nostre coscienze di cristiani e di uomini quando sopratutto da alcuni nostri governanti si tende ad affermare minimizzando che dopotutto in Italia i suicidi a causa della mancanza di lavoro non è che alla fine siano poi tanti.Ce n'è abbastanza per indignarci e maledire quella classe politica e questo governo di tecnici che senza soluzione di continuità continuano a precipitare questo nostro paese e le generazioni a venire , precludendo ogni possibilità di crescita e di sviluppo, in un futuro senza speranza, lasciando gli italiani a barcamenarsi tra povertà relativa e povertà assoluta ed a maledire di essere nati nel posto sbagliato non esattamente in Africa patria della povertà assoluta ma bensì in Italia patria della povertà relativa

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  2. Illustre sigr Coppola come lei sa nutro grande ammirazione per la sua sensibilità sociale, umana e cristiana. Naturalmente sul caso Di Carlo sono totalmente in sintonia con lei. Parlando di povertà relativa in Italia ed in Sicilia indentevo dire che finchè ci sono gli ammortizzatori sociali ma sopratutto delle famiglie, non esploderà il fenomeno della povertà assoluta in tutta la sua virulenza. Naturalmente ci sono uomini e donne, soprattutto chi ha perso il lavoro, vedi operai fiat termini imerese, che vivono una disperazione silenziosa, persone che sentono di aver perso la dignità e che nella solitudine e nel vuoto sociale possono andare incontro a gesti inconsulti e disperati, come il sigr Di Carlo. CMQ il gesto drammatico di questa persona compiuto l'11 agosto davanti a montecitorio non ha bisogno di spiegazioni di psichiatri, sociologi ed antropologi che riempono i talk-show di B. Vespa, è un grido di dolore ed un gesto di protesta contro la politica insulsa ed inutile. I signori di palazzo che sguazzano con le loro barche, le loro feste e con le loro scorte, sono distratti dal traccheggio agostano, il loro ultimo pensiero è la povertà assoluta o relativa, evidentemente la loro dignità e sensibilità è assolutamente relativa. In verità sul caso Di Carlo ho sentito un pò di pietà da parte di Bersani e Fassina del PD. Un abbraccio.

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  3. LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE E' UN CRIMINE SOCIALE. Indagini istat ci dicono che i giovani con la crisi hanno pagato direttamente con la disoccupazione. 1,4 milioni di under 35, totale al 10.5. Tasso più alto dal 1999. Al contrario la fascia da 55 a 64 è aumentata di 626 mila unità. Questi sono gli effetti perversi della riforma Monti-Fornero. Ma che senso ha tenere i giovani fuori dal lavoro e quindi dai ruoli sociali, colpevolmente tenere congelata tanta freschezza, forza, dinamismo, costringendo i padri a lavorare e mantenerli(obtorto collo) con poco entusiasmo e con poca lucidità mentale. Tenere i giovani in uno stato di precariato e di povertà relativa è un crimine contro la società e contro l'uomo. I politici invece di cianciare di formule, di alleanze più o meno cervellotiche ed ipocrite facciano delle proposte per il "lavoro giovanile", rinuncino ad un pò del loro stipendio a cominciare da Crocetta, Miccichè, e onorevoli chiacchieroni, facciano una proposta programmatica. Di converso i padri o i nonni potremmo rinunciare alla tredicesima o parte del salario, purchè venga istituito un fondo per l'occupazione giovanile. Se poi vogliamo aspettare che i giovani da "poveri relativi diventino poveri assoluti" e quindi costretti a scendere nelle piazze con azioni magari violente...dopo non piangiamo lacrime di coccodrillo. Candidati alla regione sicilia fateci sapere qualè la vostra proposta per il lavoro. Le alleanze non ci interessano, ok?

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