venerdì 24 agosto 2012

DEBITO ECOLOGICO NORD SUD

Terra-mangiatadi Giuseppe Vullo - Oltre che il debito pubblico (che si potrebbe non pagare), per l'umanità esiste un debito più grave, che è impossibile non pagare, cioè "IL DEBITO ECOLOGICO".
Il 22 agosto è stato il giorno del "Overshoot Day", il giorno in cui la terra finisce le risorse rinnovabili, consumate dall'uomo invece che in un anno... in 7 mesi e 22 giorni. Da questo momento in poi si crea il debito ecologico. Ma non tutti gli uomini e nazioni hanno lo stesso debito. Ci sono nazioni fortemente indebitate e ci sono popolazioni mondiali fortemente in credito.
E' come la statistica del pollo... c'è chi ne mangia 2 e c'è chi non mangia nulla, però come il debito pubblico ti ritrovi sulle spalle "un debito" che altri essere umani scialacquatori ti hanno messo Pianeti necessari per reggere il ritmosulle spalle... senza mangiarne e neanche berne!! Già oggi con il ritmo dei consumi corrente avremmo bisogno 1 terra e mezza. Nel 2050, 2 terre. Ma ci sono nazioni che consumano molto di più, per es. gli Stati Uniti avrebbero bisogno di 4,05 terre, l’Italia 2,55, la Russia 2,48, il Brasile 1,65, la Cina 1,20, l’india (nientemeno) 0,49. Media mondiale 1,56.
Se tutti gli esseri umani hanno bisogno lo stesso spazio ambientale e le stesse risorse, ci sono individui fortemente indebitati e altri fortemente in credito. Su questa idea di giustizia ambientale si basa il concetto di "DEBITO ECOLOGICO". Il NORD del mondo è fortemente indebitato nei confronti del SUD del mondo. Tutto ciò è iniziato con il colonialismo e continua ad aumentare giorno dopo giorno. Sono due i motivi principali che dimostrano che il nord è indebitato nei confronti del sud. Il primo è dovuto allo sfruttamento delle risorse e delle materie prime a basso prezzo, che non include il danno ambientale nel luogo dove si estrae e si trasforma la materia prima, sommato al danno planetario per es. l’effetto serra, tutto ciò per consentire la bella vita ai consumisti dei paesi del nord, tra cui principalmente americani ed europei.
Secondo motivo occupazione di spazio ambientale (atmosfera, acqua, terra) gratuito o a buon mercato per il deposito dei residui produttivi. Pertanto poste queste premesse se si da un valore di denaro al debito ecologico, le nazioni sottosviluppate, che hanno un debito estero nei confronti di quelle sviluppate è dimostrato che questo è ampiamente ripagato dal debito ecologico che il NORD ha verso il SUD del mondo. Anche noi europei ed italiani, a cominciare dai leghisti, abbiamo poco da lamentarci contro gli immigrati che bivaccano ai semafori chiedendo pochi centesimi per sopravvivere, essi sono figli di quelle nazioni che abbiamo colpevolmente sfruttato.
Vullo Pino   Vullo Giuseppe
  
24 agosto 2012

4 commenti:

  1. Argomento serissimo quello del debito ecologico. Complimenti davvero caro Pino.
    Consentimi comunque di dire che parte di questo debito lo abbiamo anche in casa nostra, in Italia. Infatti la raffinazione del nostro petrolio a Gela, Melilli, Milazzo e la sua esportazione al Nord Italia riproduce lo stesso rapporto. Inquinamento ambientale e malattie tumorali, nonchè nascite teratogene (neonati gravemente deformati) ad altissimi livelli numerici. Lo stesso dicasi per l'ILVA di Taranto, in questi giorni sugli scudi della cronaca.E così Ravenna,a tanti altri luoghi.
    Ed allora il problema è sempre lo stesso: che fare?
    Una delle due: o gli industriali, con la collusione dei governanti dei loro paesi e di quelli sfruttati, si ravvedono, si fermano ed attuano una politica di produzione onesta ed ambientalista, oppure i cittadini indignati per questi scempi naturali e politici anche loro si ravvedono, si fermano e cambiano e riducono i loro consumi.
    Diciamocelo chiaramente, sarebbe giusto fare tutte e due le predette cose, ma sappiamo che l'ingordigia di lucro dei produttori di beni e servizi è pari a quella edonistica dei consumatori. Dunque sono strade impraticabili, purtroppo.
    Ed allora, credo che , come la storia insegna, l'umanità cambiera comportamento solo quando sbatterà la faccia al muro, cioè quando si troverà che non può più mantenere il suo tenore di vita come è stata abituata ad avere fino a quel momento.
    Insomma, l'argomento in oggetto è un altro di quelli che dimostra che dentro l'animo umano alberga, in tutta la sua immutata potenza, l'indole primordiale di egoismo e di sopraffazione per soddisfare i propri istinti, più che i propri bisogni. La ragione e l'etica escono sempre sconfitti dallo scontro con essa.

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  2. ignazio coppola25 agosto 2012 18:09

    Il tema del debito ecologico trattato con molta puntualità e sensibilità da Giuseppe Vullo e con altrettanta sensibiltà e puntualità ripreso nel suo commento da Pasquale Nevone è di quelli che meritano profonde ed opportune riflessioni che attengono ad una concezione della storia, della economia e della politica per cui l'uomo nel corso dei secoli nello sfruttamento egoistico dei propri simili, sopratutto i più deboli, ha costruito le proprie fortune e le proprie ricchezze riducendo in schiavitù popoli e colonizzando e sfruttando le risorse dei paesi conquistati. Così è stato e così sempre sarà. Lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo,l'arricchirsi di un popolo a danno di un altro popolo sono purtroppo le ripugnanti regole di un divenire che ha accompagnato nella sua lunga e travagliata storia il consorzio umano. E credo che questo debito ecologico retaggio della storia tra vincitori e vinti,tra colonizzatori e colonizzati, tra sfruttatori e sfruttati oggi come opportunamente rilevato da Vullo e ripreso da Nevone si traduce, con tutte le conseguenze, in un rapporto di dipendenza geografica tra Nord e Sud del mondo e tra Nord e Sud del nostro paese, dove in entrambi i casi è sempre il sud a pagarne le conseguenze in termini economici e di debito ecologico in cui lo stesso sud risulta sul piano etico e morale fortemente creditore nei confronti del Nord e per cui la ragione e l'etica finiscono, come sostiene Nevone, sconfitte dall'indole primordiale e dall'egoismo degli uomini. Per quanto ci riguarda il discutere ed il riflettere in maniera critica ed in termini di condanna di questo stato di cose è un tentativo di stare in pace con la nostra coscienza di spettatori e di testimoni del nostro tempo

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  3. Purtroppo, molta gente, sia tra la classe dirigente, sia tra noi poveri spettatori, percepisce queste tematiche come qualcosa di secondario, come qualcosa di astratto fondata su mere questioni di principio. In realtà c'è ben poco di astratto, e l'incapacità di afferrare l'urgenza della situazione determina un sempre maggiore restringimento dell'area e dei tempi di un possibile incisivo intervento

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  4. Bisogna diffondere la cultura della decrescita, delle transition town, la resilienza, la permacultura. Bisogna studiare un pò. CMQ studiare per sapere, sapere per conoscere, conoscere per agire. Chissà cosa ne pensano Crocetta, Ferrandelli, Cancelleri e magari Musumeci.

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