domenica 19 agosto 2012

DALLA DANIMARCA IN SICILIA CON “FURORE”

SirenettaRitorno dalla Danimarca dopo una settimana di vacanza a Copenaghen. Devo confessare che quest’anno ero fortemente indeciso se partire.
Mi sentivo un grande “privilegiato” rispetto al numero sempre più crescente di persone che non si possono permettere nemmeno un fine settimana. Chi per soldi, chi per motivi di salute, chi per tutte e due. Ma alla fine io e mia moglie abbiamo deciso di partire lo stesso perché se si ha la possibilità economica (onestamente conseguita) di concedersi un’opportunità è “ipocrita” fare finta di non averla e “nasconderla” per fingersi poveri come quelli che lo sono per davvero. E poi, tenuto conto che il volo Ryanair da Copenaghen a Trapani costava solo € 20, siamo partiti per conoscere come vive oggi un paese UE moderno fuori dall’area euro i cui stati aderenti sono a rischio default.
Per un siciliano come me, cioè per una persona che pensa che gli uomini sono tutti uguali nei bisogni, nei diritti e nelle aspirazioni ovunque vivano, e che l’unica differenza tra loro è la quantità di volontà e di azione nel reagire contro le difficoltà e le avversità puntando unicamente sulle proprie forze e capacità individuali e collettive, le cose che ho visto ed ascoltato nella terra del principe Amleto sono state per me devastanti eticamente e civilmente.
Danimarca e Sicilia hanno alcuni elementi fondamentali comuni. Sono quasi due sorelle gemelle. Hanno la stessa popolazione, cioè poco più di 5 milioni di abitanti. Sono entrambe geograficamente periferiche rispetto al motore dell’Europa Centrale (Francia e Germania). Sono circondate dal mare. Hanno qualche giacimento petrolifero. L’agricoltura, la pesca, i beni culturali ed ambientali , il turismo ed il mare sono le loro uniche ricchezze. Hanno un bilancio pubblico (statale la Danimarca, regionale la Sicilia) grosso modo equiparabile (sui 26 mld di euro la Sicilia, la Danimarca un po’ di più).
Ponte OresundPerò la Danimarca ha un PIL di 225 mld di euro, mentre la Sicilia di 86. L’aeroporto Kastrup della Capitale di recente è stato considerato il migliore del mondo e rimane il migliore in Europa. Il ponte sullo stretto di Oresund , che la collega con la Svezia (Malmo), è il ponte strallato (cioè non sospeso, ma le cui campate sono tenuto da cavi inclinati ancorati in alto nei piloni di sostegno) più lungo d’Europa (16 Km), per metà a cielo aperto su 40Isola ponte Oresund campate fino ad un isola intermedia dalla quale poi prosegue nel secondo tratto interrandosi in un tunnel sottomarino, è un esempio di eccellenza mondiale dell’ingegneria civile (danese) più avanzata e da solo costituisce meta turistica. Dal progetto all’inaugurazione sono passati “soltanto” 4 anni.
Per ogni figlio lo stato concede un assegno pari a 130 euro. Le coppie sono giovanissime e hanno tutte almeno tre figli, il quarto spesso lo adottano. I matrimoni interrazziali (con neri e cinesi) sono comunissimi. Non mancano quelli con talebani (alcune danesi si convertono e camminano tutte coperte con soltanto il viso scoperto). Tutte le spese sanitarie sono gratuite fino ai 18 anni (apparecchio ortodontico compreso).
Gli studenti di ogni ordine e grado non pagano tasse scolastiche, ricevono gratuitamente tutti i testi, ricevono una “paghetta mensile” dello stato fino a 700 euro per gli universitari , gli studenti delle medie in estate devono lavorare (i maschietti portano giornali nelle edicole, mentre le bambine lavorano nelle pasticcerie), se devono studiare all’estero lo stato gli paga tutte le spese necessarie. Agli studenti viene chiesto solo l’obbligo di essere in regola con gli esami. Ho incontrato una ragazza ventenne, figlia di emigrati trapanesi, laureanda assistente sociale, guadagna già adesso €1.600 mensili ( € 700 di paghetta statale più stipendio provvisorio perché già assunta, prima della laurea, quale assistente sociale in prova).
Tutti lavorano. Lo stipendio medio è di € 3.500 lorde. L’occupazione femminile è pari al 75%. Le tasse vengono pagate dal 98% della popolazione. Gli evasori fiscali sono il 2%, e se vengono scoperti la principale sanzione è l’arresto immediato.
La pulizia delle strade è assoluta e gli operatori sono al lavoro tutto il giorno. Girano nelle strade e nei parchi principali con delle prolunghe a pinza per raccogliere da terra pure i mozziconi delle sigarette. Nessun escremento di cane avvistato in una metropoli di oltre 1,5 milioni di persone. Per pulire nei parcheggi delle biciclette , intricatissimi, ce ne sono pure a due piani, usano degli apparecchi che con delle prolunghe soffiano un forte getto d’aria tra le ruote per convogliare la spazzatura sulla carreggiata dove è subito pronto un camioncino raccoglitore con spatole rotanti. I rifiuti vengono portati in un impianto industriale che nello smaltirla produce energia elettrica per la città (30%) e riscaldamento per le case. All’interno delle abitazioni, infatti, non ci sono caldaie. Per le strade non esistono cassonetti, ne cataste di sacchetti.
CanaleTutti i trasporti pubblici (bus, metro battelli, treni) costituiscono un’unica rete integrata assolutamente efficiente che serve ogni più remoto villaggio della Danimarca. Il biglietto o l’abbonamento si possono acquistare con lo smartphone: si compone il numero dell’azienda, si acquista digitando gli estremi della carta di credito, si riceve il logo del codice elettronico che, prima di salire a bordo del mezzo pubblico, si mostra sullo schermo del proprio cellulare ad un lettore elettronico. L’acquisto delle automobili è scoraggiato, viene imposta una tassazione extra superiore al 100% del prezzo della vettura. Non si avverte assolutamente il bisogno di averla. I taxi hanno prezzi bassissimi e sono tutti muniti di portabiciclette. I semafori ti indicano i secondi di attesa per il verde e per il rosso.
Dall’eolico e dal fotovoltaico ricavano almeno il 35% del fabbisogno nazionale di energia. Nel 2025 Copenaghen sarà la prima città del mondo ad emissione zero di CO2. E’ un popolo che ama e difende la natura, vive in simbiosi con essa, fanno tantissimo sport e tanta attività fisica (almeno il 32% va al lavoro in bicicletta). Nella secondaria stazione FS di Valby Station esiste un parcheggio a due piani per oltre 2.000 bici.
Lo Stroget è la strada pedonale tra le più lunghe del mondo. Sono 5 strade che si susseguono a catena per oltre 2 km nel centro storico della città. BiciCi sono negozi di ogni genere e grandezza, dalla gastronomia ai negozi più eleganti ed al più importante centro commerciale (Illum). Affollatissimo di gente, turisti ed artisti di strada per l’intera giornata. Non vi circolano nemmeno le biciclette. Spazzini e vigili urbani vi circolano con vetturette elettriche. La Polizia con i cavalli.
I danesi sono persone allegre, estroverse, socievoli, gentili, laboriosi ed efficienti. Il 90% sono di religione protestante (luterani), mentre i cattolici sono meno del 10%. Comunque non sono mai stati veramente religiosi, e non lo sono neanche adesso. Rimangono dei vichinghi moderni con una religione pagana: l’amore per la natura e per la loro nazione. Poiché lo stato sociale funziona in maniera eccellente (miglior welfare statale del mondo), i sacerdoti, cioè i pastori protestanti, vengono considerati degli assistenti sociali per i soli problemi spirituali (dunque pressoché disoccupati). Infatti si sposano, hanno moglie e figli come tutti gli altri. La Regina Margherita II, venerata dai danesi, è il capo della Chiesa danese (luterana) e la domenica, quando va a messa nella cattedrale, non siede nel palco reale a lei riservato, ma tra i banchi in mezzo ai comuni fedeli.
Oltre il danese, tutti parlano correttamente inglese e tedesco. Infatti, oltre all’obbligo scolastico di studiare almeno due lingue, in televisione e nei cinema, non esistendo il doppiaggio, tutti i film, documentari e quant’altro viene trasmesso in lingua originale con i sottotitoli in danese. I telegiornali hanno poche edizioni giornaliere e durano pochi minuti (10 al massimo), e si occupano solo di qualche notizia politica e di cronaca nazionale, qualcuna sugli USA e il resto del mondo, nessuna sull’Europa dell’euro ed i suoi tormenti che vengono letteralmente ignorati, come se non esistessero sulla carta geografica.
Mangiano sano. Molti cereali, latte , verdure, pesce. Però gli piace gustare le cucine di tutto il mondo. Non a caso uno dei loro ristoranti è stato insignito del riconoscimento di miglior ristorante del mondo (12 stelle Michelin). Istituti dell’ONU hanno definito La Danimarca come il paese con la “migliore qualità di vita del mondo”, il popolo danese come quello “più felice del mondo”.
Eppure, bisogna ricordare che solo nel 1980 la Danimarca era sull’orlo del fallimento, Una battuta che circolava allora tra i cittadini diceva che “la Banca Centrale era la casa più vuota di Danimarca”. Oggi sono quello che sono. Come hanno fatto? Che cosa hanno fatto? Non sono forse uomini e donne come noi, o forse sono degli extraterrestri? Noi abbiamo 9 mesi di sole all’anno, egli altri 3 pure. Da loro in inverno il sole sorge alle 8,30 e tramonta alle 15,30, e la temperatura è meno 10 gradi per 5 mesi. Mettono le candele davanti alle finestre per avere l’illusione di vedere il sole. In estate la temperatura difficilmente supera i 18-20 gradi e dura non più di 2 mesi.
Ed allora, lo posso dire che sono tornato in Sicilia “infuriato”? Non per invidia, ma perché mi rendo conto che dal confronto di due realtà per molti versi speculari, quali sono per l’appunto Danimarca e Sicilia, la Sicilia ed i siciliani non abbiamo davvero nessuna giustificazione per la nostra arretratezza. Siamo , e purtroppo resteremo, quello che vogliamo essere: nel “ cul di sacco” del mondo, a lamentarci di tutto e di tutti, del passato e del presente, e sbranarci l’un l’altro per sopravvivere ma senza alcuna dignità, senza mai formulare e realizzare un progetto fattibile per il nostro riscatto e il nostro futuro. Ci riteniamo speciali ed autonomi, ma non siamo capaci nemmeno di essere dei “normali danesi”.
La Sicilia è piena di filosofi, poeti e letterati, artisti e musicisti.
La Danimarca ha un solo grande filosofo, Soren Kierkegaard, che diceva: “ la vita si vive al futuro, ma si comprende nel passato”. Vale a dire la vita è l’istante proiettato nel futuro, ma che per essere capita deve guardare al passato.

Pasquale-Nevone  Pasquale Nevone
  19 agosto 2012
















6 commenti:

  1. Caro Pasquale, mi hai fatto venire ancora di più la voglia di abbandonare questo poco più che terzo mondo dove ci si azzanna per un parcheggio, per un tozzo di pane, per un lavoro che non arriva mai, dove l'indisciplina automobilistica raggiunge livelli afghani (ogni riferimento al traffico di Kabul non è casuale), dove bisogna fare interminabili file per tutto, per effettuare un pagamento ma anche per pagare un capo di abbigliamento comperato all'Oviesse.

    E' vero, la Sicilia è piena di filosofi, poeti, letterati ecc., cosa assolutamente positiva e degna di considerazione, perchè, alla fine è lì che il genio dell'uomo lascia tracce più profonde, ma dobbiamo considerare anche il rovescio della medaglia, infatti in Danimarca hanno soltanto un filosofo, Kierkegaard, ma in compenso vivono in questo mondo alla grande e non hanno i problemi esistenziali, la povertà e il sottosviluppo di cui la nostra Sicilia si dibatte.
    Allora ci tocca dire, a malincuore, che i nostri poeti, filosofi e letterati non sono altri che figli della mancanza di lavoro, della povertà; insomma, il poeta è più o meno un classico "schiffarato" che scrive e compone per ammazzare il tempo.
    La legge del progresso universale, ben rappresentata da nazioni coma la Danimarca, la Svezia, la Finlandia (stiamo parlando del Nord del mondo, non soltanto in senso geografico) sembra non essere valida per la nostra Sicilia.
    E' inutile, oltre che frustrante, fare i paragoni con gli standard danesi; non si può paragonare il nostro 52% di evasione fiscale al loro 2% nè il fatto che quel 2%, ove venga scoperto non la fa franca mentre da noi la situazione è un tantinello diversa.
    C'è poco da discutere, noi siamo almeno con cento anni di arretratezza, rispetto a loro.
    Anche la famosa città di Mahagonny di Brechtiana memoria, pur negli eccessi cui si abbandona (cibo, sesso, alcool, violenza)dopo essere stata miracolosamente risparmiata da un tremendo temporale, ci dà una lezione di civiltà quando ci fa sapere che la colpa più grave che si possa, lì, commettere è quella di non pagare i debiti.
    Nella nostra Sicilia non è rispettata nemmeno questa elementare regola di convivenza civile, altro che Danimarca.
    Il buon Pasquale ha pienamente ragione ad essere incazzato, e lo sono anch'io, e anche un poco invidioso dei danesi.
    Ma siccome siamo nel secolo vantunesimo e in uno stato di diritto, non possiamo restare incazzati e magari un pò invidiosi della fortune altrui, dobbiamo fare tutto il nostro possibile affinchè finalmente le cose nella nostra Sicilia comincino a cambiare veramente, magari eleggendo un degno governatore il prossimo ottobre.

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    1. In Danimarca pure il caffè o il giornale si pagano con carta di credito o bancomat. L’uso del contante è ridotto ai minimi termini. Anch’io inizialmente prelevavo contante, ma dopo un paio di giorni mi sono adeguato. E’ comodissimo ed impieghi meno tempo, perché alla cassa la prima cosa che ti danno è la macchinetta del POS per inserire la carta. La procedura è molto semplificata : inserisci l a carta e digiti un tasto verde. Fatto! Le code durano secondi.
      Si, caro Nino, lì ho avuto la sensazione che la letteratura sia occupazione per “perditempo”. Invece hanno molti illustri scienziati nella fisica e, soprattutto, in astronomia dove eccellono. Ho visitato il loro Planetario che è il più importante dell’Europa occidentale.
      Hai ragione, non possiamo lasciarci andare. Dobbiamo reagire. Ma credo che questo sia possibile certamente ed immediatamente a livello di singoli individui, ma come comunità ormai non ci credo più: siamo troppo individualisti. Gli altri concittadini li riteniamo nostri acerrimi nemici da annientare o rendere innocui per i nostri interessi.
      L’unica e ultima possibilità di riscatto, forse, è costruire una piccola comunità di uomini nuovi che siano da battistrada per tutti e che sappiano resistere alla forza di inerzia della maggioranza. E’ molto arduo.

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  2. Pasquale mettere a confronto la danimarca con la sicilia mi sembra abbastanza arduo ed improponibile. Semmai si può fare un confronto tra simili, che so con la sardegna, la corsica, malta...CMQ la tua rabbia e la tua delusione che sfocia in impotenza fino a rasentare la depressione, la capisco perchè anch'io provo gli stessi sentimenti. Penso CMQ che la principale differenza tra la danimarca e la sicilia sia il popolo, il clima ed i politici. E' vero anche che i danesi hanno un solo filosofo e noi ne abbiamo tanti compresi poeti e scrittori. Ma non dimentichiamo che questo paese delle meraviglie ha il più grande scrittore di favole. Hans Christian Andersen. Ti ricordo che tra le tante favole ha scritto, oltre che la principessa sul pisello, il brutto anatroccolo, i bei vestiti dell'imperatore...meglio conosciuta come..."il re è nudo"...ecco forse quest'ultima si potrebbe, come metafora, abbinare alla nostra terra. Tornando dai paesi del nord e guardando le cose con gli occhi di bambino...allora esclameremmo..."la sicilia è nuda" !!!

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    1. Non credo siano comparabili Sicilia con Sardegna e Malta. Loro sono troppo piccoli e non hanno i numeri, la storia e le risorse che abbiamo noi. E’ un po’ come il pugilato: sul ring devono salire due pugili di uguale categoria. Danimarca e Sicilia sono due pesi medi, mentre la Sardegna è un peso leggero e Malta un peso piuma.
      Piuttosto, caro Pino, anch’io penso che la differenza di fondo stia nella triade clima, popolo e politici. Sul clima non ci possiamo oggettivamente fare niente, quello ce lo dà il buon Dio e ci dobbiamo convivere. Sul popolo e i politici, invece, sicuramente si può intervenire.
      La Danimarca, ad esempio, ha la monarchia e la bandiera più antiche del mondo.Il re Danese è stato il primo in Europa a concedere nel 1800 la costituzione al popolo e a ridurre il proprio ruolo da monarca assoluto a monarca puramente rappresentante della storia e del sentimento nazionale. Noi , repubblicani, ci ridiamo sopra. Invece ai danesi quando ne parlano lo sottolineano con orgoglio , gli luccicano letteralmente gli occhi, ne vanno fieri. Ti giuro. Li ho visti con i miei occhi. L’ho ascoltato da guide danesi che parlavano in italiano. E la stessa cosa accade per i loro politici che garantiscono il welfare e il benessere sociale.
      Un popolo che non è orgoglioso della sua storia, di essere nazione, di avere e di darsi i migliori governanti , cioè la Sicilia e gli Italiani, non merita alcun rispetto. E infatti loro non ce l’hanno per noi. Amano la nostra terra , il sole, l’arte e la cucina. Ma noi no. Ho percepito che con molta discrezione e compassione ci considerano dei cialtroni, degli scialacquatori, degli imbroglioni, ma anche antidemocratici. La guida ci disse che in Danimarca chi vuole lavorare può farlo subito ed avere un reddito soddisfacente, quindi anche chi non ha studiato molto, mentre in Italia devi emergere socialmente per potere avere un reddito soddisfacente ( per loro soddisfacente significa almeno 2000 euro nette mensili).
      Che gli diciamo?

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  3. Caro Pasquale,
    ciò di cui parli è “civiltà”. Infatti, a mio avviso, l’accezione di civiltà discende dalla somma di due elementi; uno che appartiene alla collettività e un altro che appartiene ai singoli.
    Quello che appartiene alla collettività, consiste, nella cultura, intesa nel più lato significato del temine.
    E per quanto riguarda l’istanza dei singoli, ritengo, che si concretizzi nella capacità di esprimere la propria sensibilità.
    Dunque la civiltà, ritengo che discenda da una relazione dinamica, dialettica e biunivoca, tra cultura del gruppo cui ci si sente di appartenere e sensibilità del singolo.
    Ciò significa che – se è vero ciò che dici – ed io sono fermamente convinto che il tuo spirito di osservazione ti abbia consentito di fare un’analisi precisa, allora è vero che la Sicilia sconta un’arretratezza, in termini di civiltà, di molti lustri.
    Ciò che io mi domando, tuttavia, a questo punto, è “che cosa occorra effettivamente fare”; che atteggiamento si debba assumere, anche in questa fattispecie, dai singoli e dai gruppi.
    Dobbiamo impegnarci in approfondite analisi? Dobbiamo ricercare senza tregua, il bandolo storico-sociale della matassa? Oppure tutto questo non serve; e, in effetti, è stato fatto da tanti prima di noi, illustri pensatori ed esperti conclamati negli aspetti economici e socio antropologici.
    Non sarebbe più utile, invece, cercare, una volta per tutte, di comprendere quali (se ce ne sono) possano essere le soluzioni?
    Anche qui, io penso, che il cambiamento (perché tutto ruota intorno a questo) non può e non deve essere soltanto un compito dei singoli o della collettività.
    Deve essere uno sforzo congiunto insieme affinché – mi si lasci passare il concetto – si possa dare una spinta acceleratrice alla ruota dell’evoluzione che sembra, ormai da tempo, essersi rallentata o addirittura bloccata.
    È ovvio che questo fenomeno è anche il risultato di forze che, in Danimarca, non sono state certamente presenti; parliamo del fenomeno mafioso, dei servizi deviati, della massoneria, e della chiesa. Nel bene e nel male!
    Allora sarà possibile questo cambiamento senza riuscire a liberare la nostra società da questi condizionamenti indefettibili? Io credo che il siciliano sia relativamente colpevole, infatti, la sua stessa singola vita, e quella della sua famiglia, sono condizionate dai predetti poteri.
    Siamo, ancora più che nel resto d’Italia, sul ciglio di un burrone. La differenza con il resto del Paese è che noi siamo esercitati ad esserlo; e da tanto.
    Dunque, se, infine, non diamo fiato alle trombe della nostra intelligenza, della nostra volontà, e, soprattutto, del nostro coraggio, a noi anziani o maturi non resta altro che concludere la nostra vita rintanati in un luogo dove ci sia assicurato il minimo sindacale di vivibilità, ed ai nostri figli, non resta altro che emigrare. E se, se siamo onesti con noi stessi, dobbiamo avere la forza d’incoraggiarli.
    Caro Pasquale, è una visione senza chiaro scuri; del resto è quella che viene fuori dal tuo articolo.
    Che la Provvidenza ci aiuti, considerato che non siamo in grado di farlo da soli.

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    1. Pasquale Nevone20 agosto 2012 23:50

      Caro Salvo, grazie per il tuo commento perché nel tuo argomentare sai essere magistrale nel mettere insieme ed armonizzare logica e pragmatismo, analisi teorica e riferimenti sociologici, sogni e realtà, comprensione e compassione, solidarietà e contestazioni. Insomma sai contemporaneamente volare alto e planare rasoterra. Sei eccezionale. Mi compiaccio immensamente. Sono cose che anch’io condivido e cerco di praticare come posso.
      Ma veniamo al dunque. Secondo me hai centrato il nocciolo del problema: i siciliani di oggi che civiltà siamo? Ma intanto siamo una civiltà? Verso quale civiltà voglio progredire? E poi, che cosa possiamo effettivamente fare? Una cosa è certa dobbiamo fare uno sforzo comune, singoli e collettività, per uscire dalla palude. Nessuno da solo, per quanto munito di grandi doti, può essere il nostro “Re vichingo” che ci guida alla rivolta, alla libertà ed al dominio sulla nostra vita. Anche perché quei re avevano un popolo, diciamo pure dei clan o tribù, che li seguivano ciecamente e fedelmente.
      Una tale sinergia in Sicilia è sconosciuta e impraticabile: troppi egoismi ed individualismi, generosità apparenti ed invidie e vendette occulte. Da un po’ di tempo mi sono convinto che il siciliano ha un DNA etnoantropologico autodistruttivo. Tutti i popoli guardano ai fatti della loro vita sociale. Se non gli piacciano li cambiano. Se trovano resistenze lottano uniti fino alla vittoria o alla sconfitta. Noi osserviamo in silenzio, parliamo per divagazioni, rimuginiamo come sopravvivere e pratichiamo il “calati iuncu ca passa la china”. Sbagliatissimo. E la mia più grande delusione sono i giovani, per fortuna pochi (ma quanti effettivamente?), che con i loro propositi mi disarmano.
      Per spiegarmi meglio, ti racconto un altro episodio vissuto in questa vacanza in Danimarca.
      Appena sceso dall’aereo a Billund, mi ritrovo all’uscita nel piazzale per prendere il bus che mi avrebbe portato a Vejle da dove poi proseguire in treno per Copenaghen. Chiedo informazioni all’autista con il mio inglese stentato che dal mio accento capisce che sono italiano. Subito mi si avvicinano tre ragazzi ventenni , una ragazza con due cugini, contenti di sentire parlare italiano e mi aiutano nella faccenda. Poi cominciamo a parlare. I tre cugini sono nati in Danimarca e sono figli di emigrati di Campobello di Mazara. La ragazza è la laureanda assistente sociale che cito nell’articolo. Suo padre venne con la moglie a Copenaghen 32 anni fa, ed ha poco più di 50 anni. Ha aperto un ristorante italiano. Pochi anni dopo lasciò la Danimarca per nostalgia e tornò a Campobello per fare qualunque cosa. Dopo due anni è risalito di nuovo in Danimarca. Qualche dopo ha rifatto la stessa esperienza. Poi ha smesso questo sali e scendi, ma due volte all’anno scende al paese per vedere la famiglia. Ebbene tutti e tre i ragazzi, compresa la studentessa con € 1.600 mensili provvisori, mi dicevano convintissimi che hanno deciso che loro scenderanno per sempre in Sicilia perché lì ci hanno la famiglia, i nonni. Uno dei due ragazzi mi diceva che sta mettendo i soldi da parte, poi molto presto scenderà giù e si comprerà due case, una in paese e una al mare. Alle mie affettuose rimostranze per fargli comprendere che i loro ragionamenti erano una “pazzia”, che non conoscevano minimamente che situazione c’è in Sicilia, ed alla mia domanda che la proprietà di due case non ti risolve un bel niente ma che invece ci vuole un lavoro, il ragazzo mi rispose che intanto scendeva e poi si vedeva, qualche cosa da fare si sarebbe trovato. Ho insistito con delicatezza. Dopo un po’ hanno taciuto, sono rimasti un po’ imbronciati sulle loro, ed avevano la tipica espressione di chi pensava che dicevo delle fesserie e che loro era convintissimi di stare per fare una cosa “dritta”.
      E allora, se tre giovani di 20 anni , nati in Danimarca ed in possesso già del denaro per comprarsi due case nel paese natio dei loro genitori, la pensano così non si tratta di DNA etnoantropologico contro il quale ogni obiezione è una lotta contro dei mulini a vento?

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