venerdì 28 agosto 2026

LA DIPLOMAZIA DI VATICANO E USA E LA NARCOLESSIA EUROPEA

di Torquato Cardilli - Si racconta che nel 1945, alla conferenza di Potsdam tra i vincitori della seconda guerra mondiale, gli alleati per frenare le pretese di Stalin sottolinearono che l’Italia non poteva essere punita in modo eccessivo per il peso politico e morale della presenza del Papa, vescovo di Roma. Il dittatore sovietico, ateo, chiese in modo cinico “quante divisioni ha il Papa?” per ridicolizzare l’influenza del Pontefice privo di qualsiasi forza militare. Da allora, mentre sono caduti regimi e ideologie, la Santa Sede, nonostante gli scossoni interni, è riuscita a mantenere intatto il suo magistero di pace e di richiamo ai diritti umani.

Il papa Leone XIV, dall’assunzione del suo pontificato, non ha mai cessato un attimo di invitare i grandi della terra a deporre le armi per una pace “disarmata e disarmante”, ma è stato poco ascoltato. Nondimeno non si è rassegnato. Di fronte alla carneficina della guerra tra Russia e Ucraina e della mattanza in Palestina ha sempre elevato la sua voce di condanna. Da ultimo al meeting di Rimini si è riferito all’inutile strage del conflitto invitando i leader a trovare una via d’uscita diplomatica dalla trappola delle continue rappresaglie sempre più sanguinose. Senza propaganda ha messo in moto la sua diplomazia, prima con il cardinale Zuppi per una trattativa sui bambini rapiti dai russi e sullo scambio di prigionieri, poi con il cardinale Pizzaballa in aperta critica al Governo di Israele per la strage indiscriminata a Gaza e per il terrorisno dei coloni in Cisgiordania, ed ora con il Sostituto Segretario di Stato, cioè ministro degli Esteri, cardinale Gallagher che si è recato a Mosca.

La riservatezza che accompagna questi passi non consente di avere informazioni dirette sui colloqui con il Ministro degli Esteri russo Lavrov (si parla di mediazione su un nuovo consistente scambio di prigionieri) ma resta il fatto dell’importanza dell’apertura di un varco diplomatico nel muro di incomunicabilità degli schieramenti, come passo iniziale verso la pace. Ciò che conferisce un significato particolare alla missione di Gallagher è la contemporanea visita a Mosca di John Ratcliffe, capo della CIA, su mandato di Trump, per dare un segnale politico alla Russia dopo aver acquisito all’Ucraina il consenso a non bombardare la capitale russa. 

Di fronte alla scelta dell’opzione diplomatica anche da parte degli Stati Uniti, desta stupore la narcolessia dell’Europa, che procede come un automa, legata al bellicismo di von der Leyen e Kaja Kallas incuranti del danno economico e del peso sociale molto significativo per tutti i paesi dell’Unione europea derivante dal perdurare della guerra.
La propaganda al seguito dei leader dell’UE, veri narcisi, poveracci senza idee, interessati solo a nascondere la propria inconcludenza pur di preservare il loro effimero potere, insiste nell’attribuire alla Russia l’intenzione di invadere l’Europa, ipotesi del tutto irrealistica e campata in aria dato che in quattro anni di guerra ha riportato modesti successi territoriali sull’Ucraina al costo di centinaia di migliaia di vittime. Eppure in ogni talk show autorevoli politici, politologi e commentatori esperti di difesa agitano lo spauracchio russo per far ingoiare al popolo sacrifici e spese assurde per un riarmo inutile, ma valido per le multinazionali delle armi.
Tutti gli attori sul campo vogliono salvare la faccia a partire dalla Russia che non è riuscita nel suo intento, per passare all’Ucraina che non sa come giustificare le enormi distruzioni subite avendo rifiutato l’approccio negoziale, agli Stati Uniti, sobillatori e iniziatori con Biden della guerra, per finire con i cosiddetti “volenterosi” europei, che imprudentemente hanno scommesso sulla vittoria ucraina ed hanno imposto sacrifici ai loro popoli. Volenterosi di che? Della continuazione del conflitto?

È evidente, per quanto doloroso, che l’Ucraina non potrà tornare allo status quo ante, e che la Russia non otterrà quanto richiesto, ma è altrettanto innegabile che non si può proseguire nella follia di una guerra infinita, ormai senza obiettivo. E’ arrivato il momento di sostituire la forza delle armi con la forza della diplomazia.
L’Europa non ha ancora risposto alla proposta di nominare un suo negoziatore, né lo ha individuato. Negoziare non significa mettersi per forza d’accordo, ma verificare se è possibile una trattativa, già intrapresa quattro anni fa e bloccata dalle pressioni congiunte di Usa e Gran Bretagna. Ne guadagneranno tutte le parti in causa inclusi gli europei.

Torquato Cardilli

28 agosto 2026

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