domenica 19 luglio 2026

OCCHIO PER OCCHIO?

di Domenico Spatola - Era la legge del taglione. Il "borghese piccolo piccolo" si fa giustizia da sé e pretende l'applauso. "Il presidente Mattarella si passi la mano sulla coscienza". Arrogante il Roggero, come a dire: "io ho fatto il mio dovere, adesso il presidente faccia il suo". Vuole premiazione da eroe. Ma lei, signor Mario, non ritiene di avere agito di impulso, in istintività belluina e per vendetta? Discutibili le sue motivazioni, che non legittimano il "fai da te", da lei adottato.

I caw-boys in America tentano, su tale ideologia, di rifondare il loro Stato e Trump, da promotore dà il cattivo esempio. In Italia, emuli a tenergli bordone, sono la Melone, i Vannacci e i Salvini e la canea di chi vuole agire per istinto e sull'onda della emotività. Si ragioni! Non ci si può fare giustizia da sé, altrimenti si ritorna alla logica della giungla, del più forte, e dell'occhio per occhio. 
La sua misura è andata oltre, signor Roggero. Vuole anche l'applauso? Non ha ripensamenti? Le dànno ragione Vannacci e Salvini e chi vuole imporre la legge del più forte alla forza del diritto. Di tali consensi mi vergognerei. Un minimo di pentimento, da lei, persona matura e navigata, ce lo saremmo aspettato. 

La grazia verrà di conseguenza. L'emotività non è "stato di necessità". Lei non ha ucciso all'interno del negozio, dove si sarebbe potuto parlare di "legittima difesa". Lei ha rincorso i ladri, che fuggìvano e con pistola in mano. Questa vera, e non il giocattolo ostentato dalle sue vittime. Si è comportato come il "borghese piccolo piccolo", impersonato da Alberto Sordi nell'inquietante film di Monicelli.

Frà Domenico Spatola
19 luglio 2026

8 commenti:

  1. QUELLO CHE PENSO?
    E' TUTTO NEL MIO POST DI OGGI:
    "L'ONOREVOLE" GIOIELLIERE
    Il caso Roggero è l'ennesima dimostrazione di come una parte della politica preferisca fabbricare martiri in serie piuttosto che confrontarsi con la fastidiosa ostinazione dei fatti. Del resto, la realtà ha un difetto imperdonabile: non sempre si presta agli slogan. Vanno meglio le balle.
    Naturalmente, nessuno può gioire per quanto è successo, per i due morti, il ferito e neppure per la condanna di un uomo, ma c'è una sentenza.
    Una sentenza motivata nero su bianco che spiega perché la legittima difesa è stata esclusa, sulla base delle prove e dei filmati: l'aggressione era già terminata, i rapinatori stavano fuggendo. In quel momento non esisteva più nessuno pericolo di vita per il gioielliere e le uccisioni diventano quindi omicidio.
    Si può contestare quella decisione, impugnarla, criticarla, discuterla, perché quelli erano rapinatori e non clienti e che non glielo avesse ordinato il dottore di andare a rapinare.
    Ma quello che non si può fare, se si conserva ancora un minimo di onestà intellettuale, è comportarsi come se quelle motivazioni fossero state scritte con l'inchiostro simpatico, invisibili agli occhi di chi preferisce leggere soltanto i titoli che confermano le proprie convinzioni.
    E invece c'è chi va in carcere a rendere omaggio al condannato e arriva perfino a proporgli una candidatura politica honoris causa per la condanna come titolo da inserire nel curriculum, una medaglia da appuntare sul petto, un requisito preferenziale per entrare nell'arena elettorale. Nella legge elettorale le vogliono chiamare "preferenze" e non più nomine.
    Il processo si trasforma così in un casting, la sentenza in un volantino e la propaganda in un'agenzia di collocamento. È il trionfo del marketing politico sulla cultura delle istituzioni: dove il consenso conta più del diritto e la narrazione vale più della documentazione.
    La cosa più preoccupante è che questo metodo continua a funzionare. Basta uno slogan ripetuto fino allo sfinimento, come un jingle pubblicitario che entra in testa a forza di essere trasmesso, e una parte dell'opinione pubblica smette di leggere, di verificare, di distinguere tra ciò che una sentenza afferma davvero e ciò che conviene raccontare. I fatti vengono messi in panchina, mentre le semplificazioni giocano titolari.
    Non è la politica che eleva il livello del dibattito: è il dibattito che viene abbassato fino a trasformarsi in una curva da stadio, dove non contano più argomenti, prove o motivazioni, ma soltanto il tifo per la propria maglia. E quando le emozioni prendono il posto dei fatti, quando gli slogan sostituiscono le sentenze e il consenso diventa più importante della verità, la propaganda non deve nemmeno vincere: trova già il campo libero.

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  2. Salvini lo vorrebbe addirittura candidare senza tener conto che una pena detentiva superiore ai sei anni comporta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici! Beata i….

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    1. Sapete chi ha scritto la legge che ha previsto la condanna per Roggero? Lui il cazzaro verde della Lega.

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  3. Se la grazia l'ha chiesta anche Salvini non c'è speranza.

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  4. Vorrei chiedere a Salvini....
    se fossero stati uccisi due maranza avrebbe chiesto ugualmente la grazia?

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  5. Il fatto deplorevole e vergognoso è che tutto il CDX piu’ la news entry del Generale, con tutti i problemi che ci sono , focalizzano i loro argomenti su un Sig. Pistolero ( già recidivo) condannato da tutti i tre gradi di giudizio !!! Siamo arrivati alla follia totale…… nei loro programmi aggiungeranno un piano magari triennale per il Fair West Italy!!!!

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  6. Hai ragione Francescio, siamo alla follìa. Vogliono il presidente della Repubblica una marionetta da manovrare a loro piacimento. E l'affaire Minetti, non ci voleva. Errore gravissimo. Cosa ci aspetta la prossima legislatura? Fine della democrazia

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  7. “Il borghese piccolo piccolo sotto radiazioni social” è il titolo di un articolo, sul manifesto, di Alberto Piccinini che racconta degli anni che Rete4 si coccola il gioielliere pistolero. Il caso Roggero non è legittima difesa: la sentenza dei giudici è giusta e corretta. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna perché mancavano i tre requisiti della legittima difesa: il pericolo non era attuale, era ampiamente discutibile la proporzione tra offesa e difesa, la reazione non era necessaria. La decisione è in linea con i principi vigenti nel nostro ordinamento. Considerata l’età del condannato la pena non sarà scontata per intero in carcere. Allora perché, con in testa Meloni, la destra fa a gara a chi lo difende di più. La Lega valuta la candidatura improponibile e Nordio avvia l’istruttoria per la grazia. Francesco Pallante, sul manifesto, ha scritto: “E’ questa la destra italiana, oggi: una destra che, urlando all’unisono allo scandalo per la condanna del gioielliere, invoca il ritorno delle Erinni. Da non sottovalutare il conflitto istituzionale per gli attacchi alla Magistratura e al Presidente della Repubblica.

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