giovedì 6 agosto 2026

IL GRANDE IMBROGLIO DEL RIARMO

di Torquato Cardilli - In Italia esistono 43 milioni di televisori e altrettanti dispositivi di comunicazione e di informazione, come tablet, iPad e smartphone; la stampa ha una tiratura quotidiana di 1 milione 410 mila copie, ciascuna letta da circa 6 persone. Con questi numeri, sarebbe presumibile che la popolazione italiana sia sufficientemente informata non solo di calcio e di sport, o di fatti di cronaca ripetuti fino alla noia, ma anche di avvenimenti internazionali che incidono sulla nostra vita e di ogni azione del Governo che abbia ricadute sulla collettività. Purtroppo, non è così. È deludente constatare l’abisso di ignoranza su cui gioca la propaganda governativa.

Tv e radio ci danno ogni sera il solito pastone con le dichiarazioni di parlamentari di maggioranza che magnificano l’azione del Governo. Con cadenza ritmica ci forniscono le previsioni dell'orientamento dell’elettorato, che sono sempre le stesse con la variazione dello 0,1%, ma sono assolutamente reticenti nello spiegare al cittadino come vengono spesi i soldi pubblici e quali sono gli oneri aggiuntivi che l’Esecutivo addossa a questa e alla prossima generazione.
Il debito pubblico italiano è di 3.181 miliardi pari al 137% del Pil di 1.652 miliardi. Per dare un’idea più vicina alle tasche della gente è come se una famiglia con uno stipendio o entrata mensile di 1.000 euro facesse una spesa a debito di 1.370 euro.

Nel dicembre 2022, il governo Meloni era insediato da tre mesi, il debito era di soli 2.762 miliardi. L’incremento in meno di quattro anni è stato di 420 miliardi. Li avete visti? A cosa sono serviti?
Nel 2024 il Governo Meloni si è impegnato formalmente, con straordinaria faciloneria, a rientrare nei parametri fissati dal patto di stabilità europeo e cioè a non superare il deficit annuale del 3% rispetto al Pil e a rientrare progressivamente nel debito fino a ridurlo al 60% del Pil. Come? Intervenendo con drastiche riduzioni della spesa pubblica, di oltre 20 miliardi all’anno. Cioè, ritradotto in termini comprensibili, significa che su un’entrata di 1.000 euro la famiglia che prima ne spendeva 1.370 a debito dovrà accontentarsi di ridurre le spese per arrivare progressivamente negli anni a spendere solo 600 euro, tagliando con la sega tutte le spese.
Vi pare che con l’impegno firmato da Meloni ad aumentare le spese per la Nato al 5% del Pil (cioè 82 miliardi), con l’aumento delle spese per finanziare la guerra in Ucraina, con l’obbligo ad acquistare armi americane da regalare all’Ucraina, con gli acquisti di greggio e gas a prezzi triplicati rispetto a quelli russi, con l’accettazione dei dazi americani sia possibile un tale percorso virtuoso? No.

Ma c’è di più. Un altro impegno assurdo: il SAFE (acronimo che sta per Security Action for Europe) istituito il 27 maggio 2025 su proposta della nota pacifista von der Leyen, con la formale approvazione del Consiglio dell'Unione europea (cioè dai Primi Ministri dei 27 paesi) presieduto dal portoghese Antonio Costa sempre sotto l’occhio vigile e arcigno della Presidente della Commissione. Quanti milioni di italiani, che ascoltano distrattamente i notiziari, hanno capito che la parolina SAFE è parte del pacchetto di riarmo dell’Europa (ReArm Europe 2030)? Chi ha capito che il riarmo dell’Europa prevede una spesa, voluta dalla tedesca von der Leyen, di 800 miliardi di euro da ripartire tra tutti i paesi? L’invenzione del SAFE, definito da von der Leyen, in combutta con il cancelliere tedesco che ha varato un piano di riarmo nazionale di 400 miliardi riconvertendo l’industria dell’automobile in industria degli armamenti, fornirà prestiti per un valore globale di 150 miliardi ai paesi che li chiederanno.

I prestiti sono sottoposti a due clausole capestro inderogabili: i fondi debbono essere spesi esclusivamente per forniture militari (ripeto militari e non di welfare) mediante appalti comuni (con almeno due paesi partecipanti) e gli appalti devono garantire una spesa massima del 35% per armi provenienti da paesi estranei all’UE, compresa l’Ucraina, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera, Canada e USA. Bel modo di rafforzare l’Europa comune!
Immaginiamo bene come queste clausole, (con la scusa della spesa per la difesa) costituiscano un invito a nozze per i fabbricanti di morte già pronti a fiondarsi sugli appalti miliardari come avvoltoi.
Per l’Italia ha firmato l’approvazione del SAFE la premier Meloni, quella che solo 4 anni fa urlava all’Europa e alla von der Leyen “è finita la pacchia”.
Nel momento in cui si dice agli italiani che per il taglio temporaneo delle accise ci sono solo 120 milioni, il Ministro degli Esteri annuncia giulivo, come se avesse vinto alla lotteria o avesse riportato un successo diplomatico, di aver prenotato il prestito a debito di 14,9 miliardi. I media si guardano bene dal pronunciare la parola “debito” e diffondono l’espressione, meno comprensibile per il popolo, che il prestito comporta “uno scostamento di bilancio”, come dice il Ministro Giorgetti.

Va spiegato a chi per prenotare una mammografia o una tac deve aspettare un anno che non ci sono soldi per una sanità più efficiente, mentre il governo che già si è impegnato con il patto di stabilità a drastici tagli, spenderà allegramente a debito 14,9 miliardi aggiuntivi per l'acquisto esclusivamente di carri armati, missili, cannoni e droni. Si preferisce considerare questo un debito buono e produttivo, mentre quello per finanziare sanità, istruzione, infrastrutture, welfare è considerato debito cattivo e quindi non sottoscrivibile.
Il debito SAFE ha una durata a lungo termine di 45 anni e il capitale andrà rimborsato integralmente entro il 2071 quando questo governo sarà bello e defunto, mentre quello che verrà si troverà sul groppone questo onere da far pagare ai cittadini italiani della prossima generazione, non ancora nati.
Per il momento si sono prenotati al SAFE, i seguenti paesi in miliardi di euro: Belgio 8,34; Bulgaria 3,2; Croazia 1,7; Cipro 1,18; Ceca 2,06; Danimarca 0,46; Estonia 2,4; Finlandia 1; Francia 15,09; Grecia 0,78; Italia 14,9; Lettonia 3,49; Lituania 6,37; Polonia 43,75; Portogallo 5,84; Romania 16,68; Slovacchia 2,31; Spagna 1. Come si noterà la Germania fa per conto suo come Austria, Svezia e Paesi Bassi.

Al cittadino non viene spiegato che il debito SAFE prende il posto dei BOT e dei CCT, né che si tratta di una pessima operazione finanziaria. Nel SAFE la Commissione Europea emette dei bond sul mercato internazionale, su cui paga un interesse, per raggranellare i 150 miliardi che poi vengono versati in prestito agli stati richiedenti. Questi ultimi dovranno pagare gli interessi annuali alla Commissione che li girerà alle multinazionali straniere (banche, fondi di investimento) e non più come nel caso dei BOT o CCT al popolo sottoscrittore.
Avete mai visto una triangolazione del genere come fattore di economia?
Oltre al capitale ed agli interessi graveranno sui paesi fruitori, anche i costi amministrativi, di gestione della liquidità, legali e di consulenza.

Tirando le somme a chi conviene indebitarsi ulteriormente per comprare armi prodotte in buona parte fuori di Europa da regalare in parte a terzi e pagare gli interessi a multinazionali straniere, tagliando sui servizi essenziali?

Torquato Cardilli

06 agosto 2026

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