martedì 11 luglio 2017

Rapporto Debito/Pil: Nodo Scorsoio dell’Italia

3percentodi Francesco Salvatore - Siccome il PIL è la somma delle spese (pubbliche e private) fatte in un anno, per un paese come l’Italia che tenta di uscire dalla crisi il rapporto Debito/PIL è una trappola asfissiante:
si può ridurre solo diminuendo il Debito (leggi risorse per investimenti pubblici) o aumentando il PIL (leggi risorse che vengono spese).

Poiché l’ammontare del Debito è principalmente influenzato dagli interessi che corrono - per l’appunto - sul debito pubblico, i margini di correttivo sono praticamente inesistenti o quanto meno limitati al controllo della spesa pubblica con manovre di “spending review”.
Peccato solo che i tagli di spesa pubblica si traducono in riduzione di PIL e, conseguentemente, in aumento del rapporto Debito/PIL.

Ci sarebbe allora la strada dell’incentivo degli investimenti che, in quanto spese, produrrebbero un aumento di PIL e, conseguentemente, la riduzione del rapporto Debito/PIL.

Peccato però che le risorse per gli investimenti:
· pubblici si possono ottenere solo attraverso l’aumento del Debito pubblico e quindi implicano la crescita del rapporto Debito/PIL;
· privati sono ostacolati dalla forte pressione fiscale; che, se ridotta potrebbe stimolarli. Ma qui sorge un'altra complicazione: la minore spesa fiscale riduce a sua volta il PIL e quindi aumento ancora il rapporto Debito/PIL.

Una situazione del genere con il trascorrere del tempo, in termini scacchistici, porta solo allo scacco matto e, in termini economici, al fallimento o default se più aggrada l’anglicismo.

Debito pubblicoIn questa analisi si potrebbe scendere più a fondo, considerando i moltiplicatori connessi alle manovre sul fronte delle variabili in gioco - Debito e PIL -, ma servirebbe solo a perdersi in tecnicismi che non cambiano la sostanza delle cose: con le regole attuali l’Italia è destinata a pagare il Debito (che attualmente supera i 2200 miliardi di euro) con il risparmio delle famiglie (che attualmente si aggira sugli 8000 miliardi di euro).

Un epilogo meno drammatico si potrebbe avere modificando le condizioni a contorno, cominciando a chiedersi perché il rapporto Debito/PIL deve essere inferiore al 3%.

Guy Abeille inventore 3x100In tal senso è illuminante sapere che il paletto del 3% venne fissato nei primi anni ‘80 da un giovane uscito dall'Ensae (École Nationale de la Statistique et de l'Administration Économique), tal Guy Abeille che, per sua stessa ammissione, è privo si qualsiasi fondamento scientifico: “Prendemmo in considerazione i 100 miliardi del deficit pubblico di allora. Corrispondevano al 2,6% del PIL. Ci siamo detti: un 1% di deficit sarebbe troppo difficile e irraggiungibile. Il 2% metterebbe il governo sotto troppa pressione. Siamo così arrivati al 3%. Nasceva dalle circostanze, senza un'analisi teorica” e ancora: “Abbiamo stabilito la cifra del 3% in meno di un'ora.

Francois MitterrandÈ nata su un tavolo, senza alcuna riflessione teorica. Mitterrand aveva bisogno di una regola facile da opporre ai ministri che si presentavano nel suo ufficio a chiedere denaro […]. Avevamo bisogno di qualcosa di semplice. Tre per cento? È un buon numero, un numero storico che fa pensare alla trinità”.
Allora, se questo 3% non è stato tratto dalle tavole di Mosè né ha fondamento scientifico è una convenzione che, come tale, è modificabile con il senno del poi… a meno che non faccia comodo a qualcuno.

Giusto per chiudere con un dato ufficiale: prima della crisi (2007) gli investimenti pubblici in Italia e Germania erano allo stesso livello. Da allora quelli tedeschi sono aumentati del 37% e in Italia sono calati del 26%.
Un indicatore che induce a riflettere su come stanno effettivamente le cose.

Francesco Salvatore okFrancesco salvatore
11 Luglio 2017

Il contatore del Debito pubblico italiano, clicca per visualizzare













12 commenti:

  1. Mi ricorda tanto il famoso 1,7% promesso dal bomba e Padoan poi rivelatosi lo 0,9.

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  2. Vincenzo La Rosa12 luglio 2017 06:41

    In assenza di sovranità monetaria, non c'è rapporto che tenga....

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  3. La frase completa era tre è il numero perfetto se va bene per il comune di Parigi può andare bene per l Europa.

    Replica la storia del pil del 71 che è stata funzionale agli interessi degli Stati uniti e così è nata l'economia monetaria moderna agganciata al pil un valore non scientifico ipotetico e contraddittorio ma si è fatto in modo che tutti accettassero il pil come metro per misurare l'economia di uno stato. Poche persone sanno come si determina il pil la massa popolare lo identifica con il reddito di uno stato perché gli lo fanno credere ma non è così il reddito di uno stato si determina in modo classico ossia come la somma di tutti i redditi dei singoli cittadini. Non a caso fin dall'antica Grecia si affermava che era la ricchezza dei cittadini che rendeva ricca la città. Per non essere prolisso faccio un solo esempio gli oneri finanziari che lo stato paga alle banche come interesse sul debito pubblico stante che per le banche sono un utile nel computo del pil vengono considerati attivi ma sono attivi per le banche e passivi per noi cittadini che dobbiamo pagare le tasse quindi se aumentano gli oneri finanziari aumenta il pil nazionale ma i cittadini hanno meno benessere economico perché dovranno pagare più tasse o subire dei tagli alla spesa pubblica. Quando i politici tagliano la spesa pubblica per interesse di categoria non tagliano mai i costi della politica ma i servizi resi ai cittadini. Lo fanno anche gli stellati nei comuni dove amministrano vedi i poltronifici di Roma capitale vedi il comune di Bagheria che con un bilancio comunale disastroso si crea una società con un consiglio di amministrazione che prende un sacco di soldi lo ha fatto la Raggi triplicando gli amministratori delle partecipate prima era uno adesso sono tre per ogni partecipata significa tre poltrone d'oro assegnate dal sindaco ossia dal movimento 5 stelle quindi stesse politiche crocettiste oneste per carità ma deleterei per le tasche dei cittadini.

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  4. Armando Pupella12 luglio 2017 09:11

    Diminuite l'enorme spesa asociale ed improduttiva che, gravando anche su lavoratori e aziende, danneggia la competitività del made in Italy con conseguente decadenza economica-morale-sociale-occupazionale-demografica.
    Troppe auree poltrone superflue e/o in eccesso nella Camera dei Deputati, nel Senato, dall' Etna alle Alpi. Deputati e Senatori sono quasi il doppio di quelli degli enormi USA con 300 milioni di abitanti.
    NO WORK WITHOUT COMPETITION! NIENTE LAVORO SENZA COMPETITIVITA'.
    Il lavoro non arriva per legge o per decreto legge ! Ma con la COMPETITIVITÀ che si può ottenere senza rompere le tasche a noi italiani; tasche nell'accezione di portafoglio e logorio psicofisico.
    Col terrificante debito pubblico che abbiamo dobbiamo continuare ad indebitarci?

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  5. Il rapporto debito/pil, in una società solidale lo si stabilisce all'interno di uno stato, in funzione delle condizioni di Pil che si relaziona coi bisogni dello stato sociale . È come in una famiglia che tiene sotto controllo la spesa, entrate economiche, redditi da lavoro soprattutto, ed uscite di spesa. Ma uno stato serio, prima di ogni cosa, abbatte e punisce severamente corruzione ed evasione fiscale. I conti per la relazione debito/pil, saranno sensibilmente diversi.

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  6. L'evasione fiscale è una grande invenzione per i fessi che ci credono, quasi tutta la tassazione è spostata sulle imposte indirette su cui non si può evadere. Banche multinazionali e assicurazioni hanno regimi particolareggiati che gli consentono di pagare il 50% di imposte cosi come anche le strutture ad holding.

    Siccome rende politicamente vendere che c'è l'evasione fiscale come problema allora tutti stanno a sparare cazzate sull'evasione non è un caso che in Inghilterra in Austria in America i governi non parlano di evasione noi abbiamo un paese con un gettito fiscale che ruba oltre il 70% del reddito da lavoro e di impresa e si deve leggere che c'è l'evasine fiscale ci vorrebbe la mattanza dei politicanti altro che evasione.

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    1. Beh, come mai i datori di lavoro normalmente dichiarano di guadagnare meno dei loro operai? Quanti gioiellieri, avvocati, venditori di automobili, ecc. dichiarano meno dei loro commessi e collaboratori?
      È questa evasione oppure no?

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  7. Premesso che il parametro 3% è arbitrario e modificabile, così come pure sforabile, la situazione non sarebbe molto diversa se fosse fissato al 4,5%.

    Gli interessi sul debito pubblico sono pesanti ma in fortissimo calo da quando esiste l’euro (e non abbiamo saputo trarre profitto da questa riduzione) e in ulteriore costante calo negli ultimi anni sia per la politica della BCE sia per la struttura del nostro debito in cui pesano non poco i titoli di lunga durata (i titoli di medio-lungo periodo emessi negli anni 80 e 90 davano un rendimento oggi inimmaginabile).

    Nel 2016 abbiamo speso 66,5 miliardi di interessi contro 83,5 miliardi del 2012, 77,5 miliardi del 2013, 74,3 nel 2014, 68,2 nel 2015, per esempio.

    Tanto per dare un ordine di grandezza che consenta di cogliere i rapporti tra interessi e debito, si tenga presente che nel 2015 l’ammontare delle emissioni di titoli di Stato è stato di 410 miliardi e nel 2014 pari a 455,3 miliardi.
    In ogni caso, si tratta di emissioni superiori alle scadenze: nel 2015 il volume dei titoli di Stato in scadenza è stato pari a 378 miliardi e nel 2014 pari a 391,8 miliardi (le cifre sono ricavate dal Rapporto sul Debito Pubblico del 2015 a cura del Ministero dell’Economia e delle Finanze).

    Allora, che gli interessi rendano più difficile la restituzione di un debito è lapalissiano, oserei dire, ma il reale problema è che non abbiamo capacità di rimborsare il debito e di conseguenza gli interessi continuano a pesare parecchio nonostante i tassi bassi.

    Che la speding review generi riduzione del PIL è alquanto discutibile.
    La nostra macchina pubblica sperpera denaro su ogni fronte. Una razionalizzazione delle risorse umane e un controllo più accurato sulla spesa pubblica, contrastando seriamente corruzione, clientelismo e familismo consentirebbe di risparmiare ingenti somme di denaro che potrebbero essere destinate a promuovere attività produttive, sostenere progetti nuovi, creare posti di lavoro produttivi (mentre abbiamo posti di lavoro che producono solo uno stipendio a chi lo percepisce a totale costo senza benefici per la collettività).

    La verità è che nessuno ha mai svolto una vera politica di spending review.

    Ci hanno sbandierato risparmi per 30 miliardi, ma se andiamo a spulciare i documenti ci rendiamo conto che la spesa non è stata tagliata, ma soltanto spostata da un capitolo di bilancio all’altro.
    Tra il 2014 e il 2016, la spesa pubblica è rimasta stabile passando da 830,1 miliardi di euro nel 2014 a 829 miliardi di euro nel 2016. Secondo gli ultimi documenti di finanza pubblica, la spesa rimarrà più o meno stabile anche nel 2017, arrivando a 826,9 miliardi di euro.

    Anche una seria riforma fiscale (e semplificazione) potrebbe portare molto ossigeno alle casse pubbliche. L’evasione IVA, IRPEF e contributiva è notevole: si stima in 110 miliardi all’anno .
    L’uso intelligente delle banche dati e alcuni piccoli accorgimenti potrebbero ridurre molto l’area di elusione fiscale che caratterizza non solo artigiani, commercianti, professionisti, piccole imprese ma anche il lavoro dipendente o per meglio dire il secondo lavoro in nero svolto da coloro che si vantano di pagare sino all’ultimo centesimo. Inoltre, serve introdurre una reale progressività fiscale e abbandonare l’idea fallimentare che la ricetta per la crescita sia la riduzione generalizzata delle tasse.

    Le imposte indirette rappresentano circa il 45% delle imposte erariali; affermare che il tema dell’evasione è una invenzione per fessi perché “quasi tutta la tassazione è spostata sulle imposte indirette” … è un argomento inconsistente che qualifica chi lo sostiene. Basta qualche sguardo a http://www1.finanze.gov.it/finanze2/entrate_tributarie/index.php?page=4#box_grafici per avere cognizione di ciò che si afferma.

    Appuntare lo sguardo al parametro del 3% rischia di incoraggiare politiche fallimentari che hanno fatto esplodere il debito pubblico e prodotto una inefficiente macchina pubblica, gioia di corrotti e corruttori.

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  8. Non c'è alcun dubbio che le sorti del nostro Paese, il futuro dei giovani, la qualità della vita degli italiani, dipendono esclusivamente dalla politica economica che si sceglierà di intraprendere. I governi fin qui succedutisi, compresi quelli cosiddetti tecnici, hanno dimostrato di navigare a vista e di non essere all'altezza di affrontare i problemi, magistralmente evidenziati dal bravo Francesco Salvatore. Finchè saremo schiavi di un debito pubblico così pesante (il terzo più alto al mondo), e senza una strategia per ridurlo, non sarà possibile prevedere un futuro migliore per le nuove generazioni. Certo, un debito pubblico così spaventoso non può essere attribuito agli ultimi governi, ma è pur vero che anche quelli della “seconda Repubblica” non solo on lo hanno diminuito ma lo hanno addirittura aumentato. Eppure abbiamo sperimentato sia governi di “sinistra” che di “destra” nelle loro varie articolazioni e declinazioni. C’è un solo soggetto politico da sperimentare, piaccia o non piaccia, populista o meno che sia. Leviamoci al più presto questo dente e prepariamo le valigie, in caso di un eventuale, definitivo fallimento.

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  9. Questo è un tema poco conosciuto rispetto a quanto se ne parla.

    Sebbene la materia, se approfondita, richiede una certa dimestichezza non solo con i numeri ma con il metodo con cui sono stati ricavati e, quindi, sul loro significato, nei suoi aspetti più generali, come dimostrato anche dal pregevole intervento di Sergio Bagnasco, è alla portata di tutti o, almeno, di coloro che volutamente non decidano di negare l'esistenza de problema o considerarlo inevitabile o ignorarlo ovvero non considerarlo affare suo.

    Trattandosi di un tema che non solo incide sul presente e il futuro prossimo ma che investe le future generazioni ritengo altrettanto grave che l'informazione non cerchi di sensibilizzare e istruire coloro che non hanno potuto apprendere i fondamentali dell'economia.

    Ancora una volta vale il detto popolare romano: "l'ignoranza nun costa gnente ma...se paga cara"

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  10. non mi intendo di pil mi pare però che l'italia si stia riprendendo e questo agli sfasciatori rode.

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