martedì 28 agosto 2012

LO SAPEVATE CHE...

Che-cosa-è-lo-spreaddi Anna Maria Corradini - Il linguaggio cambia continuamente. Il famoso vocabolario Zingarelli, per citare uno dei più noti, nostalgico compagno della scuola media e superiore,
si aggiorna quest’anno di oltre 1500 nuove parole e significati?
Una valanga di termini viene ad arricchire la nostra lingua. Ma di che si tratta? La società odierna è caratterizzata dalla velocità di comunicare. Le informazioni dai mass media alle persone viaggiano con grande rapidità, allora nasce l’esigenza di rendere celere il modo di comporre messaggi, testi per interagire. La lingua si arricchisce di nuovi termini ma si sta anche trasformando radicalmente. Nell’arco di un decennio la Rete avrà un suo linguaggio universale espresso con molti acronimi, abbreviazioni e poca punteggiatura. Già questo avviene ormai da tempo. Si tende ad esprimersi nella scrittura del cyberspazio con simboli, codici, ideogrammi, cioè con una grafica che indica, non il suono delle parole, ma l'idea che esse rappresentano: un esempio sono i geroglifici egiziani, i caratteri cuneiformi dell’antica Babilonia, o ancora, il cinese e il giapponese.
Tuttavia esiste una tendenza universale a comunicare con icone e simboli comprensibili in tutte le lingue. Un tipico esempio sono gli emoticon o smiles che esprimono vari sentimenti, come la tristezza, la gioia, e quant’altro, comprensibile in tutte le latitudini. Si sta verificando una vera rivoluzione che partendo dal mondo virtuale, influenzerà in modo radicale anche il mondo reale. Grazie a queste icone, con tre o quattro caratteri si può manifestare un grande numero di emozioni, e non è poco.
In un futuro non lontano, oltre all'italiano che viaggia nella Rete, potrebbe cambiare anche quello scritto su carta. In che modo? Come tutti i fenomeni di cambiamento di massa, esso non avverrà all’improvviso, ma gradualmente, e posso dire che è già in corso. Chi sulla carta, un banale "per" non lo scrive "x", "qualcuno" lo fa diventare "qlc" e "comunque" non lo abbrevia a "cmq"? Questo fa parte dei cambiamenti più o meno accelerati nella storia della lingua che si adegua al mondo sociale in evoluzione e al modo di comunicare. Tuttavia la cosa che maggiormente offende l’intelligenza è la lingua della politica, dei media, ormai irrimediabilmente adeguati al sistema comunicativo del politichese, mirato a diventare sempre più incomprensibile per prendere in giro la gente, che ignara assorbe e ripete senza comprendere il più delle volte, vittima di questa azione di plagio di massa.
E’ sconcertante come si faccia ricorso a termini e sigle astrusi, di cui non si conosce il significato, adatti solo per gli addetti ai lavori. Tale procedura è esistita anche in passato, ma oggi si è accentuata specialmente da quando si discute di crisi economica. Un Nasdaqesempio? Eccolo: sapete cos’è il Nasdaq? Quante persone ne conoscono il significato se non quelli che lavorano nel settore? Io pensavo che fosse il socio segreto di Superman, almeno dal nome sembrava tale. Invece sapete cos’è? E’ l’abbreviazione di National Association of Securities Dealers Automated Quotation (ovvero: "Quotazione automatizzata dell'Associazione nazionale degli operatori in titoli"). E’ il primo esempio al mondo di mercato di borsa elettronico. E ancora: il Dow Jones, altro nome sconosciuto. Parrebbe il fratello anoressico di Britget Jones (la protagonista mangiona del film “ Il diario di Britget Jones” per intenderci). Invece il Dow Jones (Dow Jones Industrial Average) è il più noto indice della borsa di New York. E ancora: cos’è il bund? Una bomba a man o di ultima generazione dell’artiglieria tedesca? No, si tratta di titoli di Stato decennali emessi dalla Germania. Infine sapevate che i BTP sono i Buoni del Tesoro Poliennali italiani di durata decennale? A primo impatto sembrerebbe la sigla di una band di metallari. Cos’è lo spread? Una bibita ghiacciata alla menta?
Dopo aver compreso cosa sono i bund e i btp, allora entra in campo lo spread che rappresenta la differenza percentuale fra il rendimento dei Bund tedeschi e deiBOND Btp italiani. Cos’è il rating? Un comodo pagamento rateale a tassi agevolati? No. E’ è un giudizio che viene espresso da un soggetto esterno, l’agenzia di rating, sulle capacità di una società, un’azienda e anche uno Stato, di pagare o meno i propri debiti per far fronte agli impegni presi con i creditori. Le agenzie di rating maggiori sono Moody's, Standard&Poor's e Fitch, americane, che promuovono o bocciano gli Stati secondo una logica che non sta né in cielo né in terra. Pe r fortuna nell’altro mondo non esiste l’euro o il dollaro (almeno spero). Così la nostra vita, il nostro futuro e quello dei nostri figli vengono lasciati nelle mani di “tecnici” e apprendisti stregoni che si comportano come i medici medioevali: dicendo di curare la malattia, uccidono il paziente.
Abbiamo bisogno di un linguaggio elementare, senza usare termini incomprensibili, a spiegare cosa ci sta succedendo davvero: le origini della crisi, le balle che ci raccontano, come fare a uscirne.
Bisogna avere fiducia nella razionalità degli uomini, nel fatto che comprendendo la realtà, possa generarsi una consapevolezza e quindi un comportamento diverso. E il default? Il nome di un personaggio di Walt Disney? No, indica il fallimento per insolvenza nei pagamenti, in parole povere l’Italia sta fallendo o potrebbe fallire, o è già fallita? E infine la spending review, che non è il titolo di una romantica pellicola di un film hollywoodiano degli anni Quaranta, ma per traduzione letterale dall’inglese indica la “revisione della spesa” cioè un metodo in lingua internazionale molto efficace per licenziare i lavoratori e creare disoccupati. Volete sapere l’ultima? Quando più di anno fa a proposito di Berlusconi e delle sue amichette, si parlò di escort, pensai che si trattasse della mitica autovettura Ford. Poi ho riflettuto: che se ne farebbe di una vecchia escort Berlusconi? Quando compresi, mi sentii ridicola. Altro che vecchia! Si trattava di ragazze giovani e belle, a dir poco. Il vocabolo è stato preso di peso dall’inglese e indica una “prostituta di alto bordo”, o meglio una “accompagnatrice”. Perché non usare la parola italiana? Mistero. Forse no. Fa solo parte del gioco, un gioco pericoloso a cui tutti partecipiamo.

Anna-Maria-Corradini   Anna Maria Corradini   28 agosto 2012


4 commenti:

  1. Illustre dottssa Corradini è un piacere leggerla. Perchè è sempre utile conoscere il pensiero del gentil sesso. Sarebbe oltremodo piacevole se ogni tanto ci gratificasse anche con qualche commento ed opinione, per il lavoro che autorevoli bloggers svolgono su questo cyber-spazio. Ho letto con interesse il suo articolo sulle oltre mille parole che hanno invaso il nostro dizionario, parecchie di queste parole propinateci quotidianamente dai massmedia, sono mutuate dal linguaggio economico-finanziario- borsistico anglosassone e parecchie di queste parole, purtroppo per noi non hanno un significato piacevole. Nasdaq, spread, bund, btp, tan, taeg etc. Noi di "decrescita felice" siamo contro questa terminologia, perchè anglosassone, e soprattutto per il significato che esprimono, che è l'esatto contrario di ciò in cui noi crediamo. Noi vogliamo che siano cambiati i paradigmi sia del linguaggio sia della sostanza di questa terminologia. Esempio noi siamo per l'abolizione del debito, noi siamo per la decrescita, per la "RESILIENZA", per la "permacultura per l'autoproduzione, per la transizione delle città, per renderci più autonomi o meno schiavi dal petrolio. Quindi per dipendere il meno possibile dallo "SPREAD" del povero...(si fa per dire) prof. Monti. CMQ, Le auguro buon lavoro...

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  2. Anna Maria Corradini29 agosto 2012 15:53

    Grazie per le gentili parole. Quel che lei dice è profondamente vero e saggio. Manca oggi la cultura della semplicità, che è quella più importante, per ritrovare la propria identità di esseri umani. Il linguaggio è solo un aspetto del cambiamento che la società sta subendo in tempi rapidi, ma si tratta di metamorfosi che spesso non portano a nulla. Esistono molte sovrastrutture vuote, che sono dei grandi e magnifici contenitori, senza contenuto. Anche il linguaggio sta assumendo questa connotazione. L'uomo odierno deve fermarsi, riflettere e cominciare a riempire di sostanza questi enormi involucri. E' ormai tempo di recuperare una dimensione di dignità individuale e universale
    cordialmente

    Anna Maria Corradini

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  3. Gentile Dottoressa, condivido buona parte delle cose che Lei sostiene. Il tema che propone, è particolarmente complesso; siamo, infatti, nell'ambito della meta-comunicazione.
    Entrando nella fattispecie, mi sembra opportuno precisare che, adesso che ho passata la boa dei sessant'anni, sono diventato molto meno intransigente di quando ne avevo trenta.
    Allora, infatti, un "qual è" scritto con l'apostrofo mi faceva andare in bestia; oggi sono molto più tollerante, probabilmente anche perché rispetto ad errori di questo tipo (vedi l'accento grave o acuto sulle e finali di perché, benché, finché...) oggi non c'è più la minima cura. Se dovessi permetterti di correggere una persona amica, ti risponderebbe immediatamente che sono errori che commettono pure in televisione e nei giornali (e questo ovviamente, ai loro occhi, appare come una legittimazione).
    Io penso, che in futuro sempre più si adotteranno linguaggi diversi, che purtroppo costituiranno binari sui quali si muoveranno persone e categorie specifiche. Intendo, per esempio, un linguaggio o gergo di coloro i quali, anche non professionalmente, praticano la fisica quantistica, uno che riguarda coloro che si occupano di letteratura e così via per ogni tipo di contenuti (ricordo ancora la sorpresa manifestata da molti quando in facebook mi permisi di usare il termine "festinarono"... d'altronde io rispetto il linguaggio semplificato degli altri (che talvolta non supera un vocabolario di trecento parole) per esprimere idee e sentimenti semplici, e non vedo né accetto che debba essere io a contribuire ad abbassare la soglia di qualità del linguaggio
    Uno dei punti fondamentali riguarda il senso della parola ed i suoi csignificati.
    Non v'è dubbio che il possesso di un vocabolario articolato e complesso consente di esprimere e rappresentare concetti, sensazioni e paradigmi in quantità maggiore che un linguaggio semplificato... ed ovviamente anche un linguaggio di maggior qualità! Non possiamo dimenticare, infatti, che il linguaggio è una delle funzioni dell'intelligenza, dell'immaginazione e, più in generale, dell’attività cognitiva.
    Il discorso potrebbe continuare ancora molto a ungo, ma preferisco, almeno per il momento, fermarmi qui, esprimendo il mio compiacimento per il fatto che Lei abbia scelto di introdurre un argomento di tale spessore. Del resto si tratta di materia assolutamente consentanea con lo spirito del blog, che, come strumento primario, si serve proprio della comunicazione.

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  4. A.M. Corradini31 agosto 2012 19:37

    Gent.mo dott. Geraci, trovo interessanti le sue opinioni e aggiungo qualche riflessione. E' inevitabile, anzi auspicabile che la lingua si evolva, in caso contrario parleremmo ancora il latino. Tale fenomeno dimostra che il linguaggio è dinamico e rivela la vivacità culturale di una nazione. E' naturale che l'italiano si arrichisca di nuovi termini, anche stranieri. Ben vengano! La mia critica ironica si basa sul fatto che i mass media e i politici dovrebbero rendere più fruibile e comprensibile la comunicazione usando anche sigle e terminologie nuove, ma cercando di elaborarle in modo più chiaro possibile. In merito poi agli strafalcioni grammaticali usati in modo indiscriminato da giornali e televisione, bisogna fare una differenza sostanziale. Adoperare "qual'è" al posto di "qual è" resta inaccettabile, in quanto mina la struttura stessa della grammatica italiana. L'apostrofo infatti non va messo perché non si tratta di un'elisione ma solo di una parola tronca, come nel caso di 'fin ora', 'pover uomo' ecc., quindi va corretto chi lo usa impropriamente, anche se si tratta di amici e parenti. Dovrebbero anzi ringraziarla. Il caso più clamoroso resta l'apostrofo con l'uso dell'articolo indeterminativo 'un', che non potrà mai essere apostrofato in quanto esiste solo come 'un'. Lei è una persona colta e preparata, si vede da come scrive, capirà che il mio intervento mira solo a sottolineare che tutti i neologismi possono essere accettati sempre e comunque, non inficiano le fondamenta strutturali linguistiche. Condivido che si può anche fare confusione sull'uso di accenti gravi e acuti, che riguardano più la fonetica e la pronunzia di una 'e' aperta o chiusa, ma la grammatica di base,dovrebbe essere rispettata. Ciò vale per qualsiasi lingua. L'italiano parlato duecento o cento anni fa, è certo superato e antiquato, ma nessuno si sarebbe mai sognato di dire per assurdo "ho stato" al posto di "sono stato", mai, in nessuna epoca, nemmeno oggi. Certe regole restano dunque intoccabili. Ha perfettamente ragione quando afferma che indignarsi è inutile, se non sterile, ma non è questione di età, è solo un fatto legato all'intelligenza della persona. Mi creda, lei è più che giovane e vitale, lo dimostra con le sue acute e analitiche osservazioni. Grazie e a presto A.M. Corradini

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