domenica 1 gennaio 2012

Tra realtà e utopia

di Salvo Geraci - Ci siamo! È arrivato quel momento che viene vissuto come il più importante: quello a cavallo di due anni. Un passaggio, che, in qualche modo, è metafora di altro passaggio molto più decisivo. Quello che Emanuele Severino definisce oltrepassare, e che equivale a compiere la propria parabola.
Avrei voluto non esordire con un tema così impegnativo; tuttavia questo pensiero è uno di quelli che battono le tempie, tra gli altri, nei vari "fine e Capodanno". È vero: negli ultimi anni di più, sia per l'età che avanza inesorabilmente (e ciò avviene per tutti), sia per la situazione di salute personale (questo riguarda me).
Avrei voluto non mettere queste frasi. Però, alla fine, le ho lasciate. Perché, nel tripudio di brindisi (champagne, champenoise o spumante nazionale?), di panettoni (con o senza canditi o addirittura Pandoro), di auguri, di abbracci compulsivi magari da persone che non si sono mai incontrate, di messaggi digitati freneticamente (magari inseguendo l'ultimo soggetto al quale non si sono fatti gli auguri tra 400!) e micidiali botti, purtroppo bellissimi da vedersi, tra tutte queste cose spesso viene soffocato proprio l'unico pensiero del quale "la fine e il Capodanno rappresentano la metafora più evidente.
Quest'anno, poi, particolarmente. Non faccio riferimento al 2012 e alla famosa profezia. Intendo piuttosto che la profezia probabilmente si sta dimostrando vera fin da adesso. Ma, come i testi biblici andavano interpretati poiché scritti per gente semplice, forse allo stesso modo noi abbiamo interpretato la profezia letteralmente. Se invece la interpretiamo come un'allegoria, ecco che vediamo il mondo gemere sotto gli insulti che l'uomo rivolge quotidianamente alla natura, vediamo tutto il mondo occidentale stretto in una morsa economica che non ha precedenti, vediamo che i nemici fondamentali da sconfiggere, come la mafia, le varie massonerie, i potentati finanziari e le lobbies (cattive, beninteso!) vivono alla grande. È di tutto questo, cosa diremmo se lo vedessimo in un film? Probabilmente diremmo proprio: "Ma è la fine del mondo!".
Stando così le cose, gli atteggiamenti che provengono istintivamente dall'interno, in genere sono di due tipi: di rassegnazione domata e di ribellione indomita! Ecco: se vi fosse qualche dubbio, noi di questo blog siamo per questa seconda opzione.
Perché dunque la politica al primo posto? Perché essa nasce come "arte del buon governo" e dunque la suprema delle pragmatiche, e cioè quella che sovrintende tutte le altre. Non ha primazia, e tuttavia senza di essa, le altre apparirebbero (come di fatto appaiono...) disordinate, confuse, non riconducibili ad un unico ceppo di pensiero.
Certo. Nessuno di noi ha dubbi sull'imbarbarimento della politica, nessuno di noi ha dubbi sul fatto che l'elemento degenerativo più importante sia stato l'interesse privato, ma già prima (vorrei dire da sempre) il clientelismo e preferenze sullo sviluppo della società in un determinato senso piuttosto che un altro, cominciavano a danneggiare la politica stessa.
Ma è davvero credibile portare a zero fenomeni come il clientelismo che ci portiamo appresso da almeno 2000 anni, e le preferenze verso certe aree sociopolitiche piuttosto che altre? È davvero credibile sopprimere del tutto l’interesse privato?
A mio avviso le risposte più perniciose sono le due seguenti: occorre fare piazza pulita applicando la legge del taglione, oppure, cercare di trovare un equilibrio tra bene e male che costituisca elemento di tolleranza dei vari fenomeni.
Allora non c'è soluzione? È se c'è, quale potrebbe essere? Si sarebbe tentati dal dire che non c'è soluzione... eppure noi riteniamo che ci sia, e che sia quella che apparentemente appare come la più improbabile! Cioè adottare le due scelte: tollerare finché non si può annullare, mantenendo alta la soglia di controllo attraverso strumenti democratici come questo blog; vigilare affinché anche le nostre stesse personali coscienze, col tempo e con la pratica di gestione del potere, se lo gestiamo, vigilare affinché le nostre spalle non incalliscano di compromessi che via via abbiamo dovuto accettare. Vigilare l'uno sull'altro e l'altro sull'uno. E tutto ciò senza atteggiamenti di scontro, se possibile, ma utilizzando la sana via del convincimento, della persuasione.
Probabilmente sono farneticazioni. Probabilmente parliamo di utopie. Eppure la storia in senso lato, compresa quella delle scienze, ci dice che l'utopia non significa sempre un luogo introvabile e quindi qualcosa di irrealizzabile, ma che talvolta, vorremmo dire spesso, l'utopia si realizza! È quando si realizza è veramente dirompente, contagiosa, dilaga!
Per questo è sufficiente che di utopie se ne realizzino anche poche... anche questo piccolo contributo, dato spassionatamente, sempre da più parti, in fondo è una piccola metafora del metodo che propongo, una piccola utopia che si realizza.
Infatti ogni giorno tentiamo di fare qualcosa; ma questo non ci è sufficiente. Cerchiamo anche di incidere con delle minime scalfitture sulle cose concrete. Questo è l'impegno e la promessa per il fatidico 2012!
Davvero tanti auguri dal vostro,

SALVO GERACI

31 dicembre 2011

4 commenti:

  1. bruno la menza2 gennaio 2012 11:11

    mi piace il tema di riflessione di Salvo Geraci.

    Vorrei tentare umilmente di implementarlo con una qualche considerazione.

    L'interesse privato nella gestione della cosa pubblica sarebbe ben poca cosa, a mio avviso, se non fosse accompagnato da un'altra esigenza:
    la voglia di sopraffazione degli altri.
    Ho percepito nella mia esperienza politica (breve, distratta, dilettantesca) ums forte sensazione di questa esigenza.
    Per sentirsi forti si deve percepire la debolezza degli altri, degli avversari, dei nemici con un'analisi superficiale delle loro idee, delle loro istanza.

    Forse la vera utopia e' il ritorno alla supremazia del pensiero, senza filtri ideologici, con una capacita' di mettere in discussione se stessi.

    L'offesa massima riscontrata negli ultimi anni contro il pensiero e' stata la presenza di figure supponenti, vuciazzare, arroganti.
    Il potere mediatico della tv ha fatto emergere figure arroganti, prevaricatrici, offensive per il pensiero altrui a prescindere.
    Persone miti nella vita quotidiana trasformarsi in bidoni di spazzatura da riversare contro l'interlocutore.
    Intellettuali alla Sgarbi, portatori di culture immense, apostrofare con "capra, capra, capra" la vittima televisiva di turno.
    Il popolo festante divertito non si accorgeva che dietro i Bondi, i santanque, gli stracququanei, si celava la voglia di cremazione del loro cervello.
    Dalle ceneri delle idee esce fuori il governo dei potentati veri: le banche, il denaro, la finanza senza regole, l'avere in sostituzione di qualsiasi forma di essere.
    Con l'unico motto stampato all'ingresso del recinto: chicazzoseisenonhai?
    In poche parole ; noi decideremo chi sei regolando giorno per giorno la tua capacita' di avere qualcosa, escludendo naturalmente la possibilita' di farti pernsare.
    L'era postideologica e' diventata, purtroppo, l'era della mancanza di idee.
    Ecco l'utopia: torniamo alle idee.

    RispondiElimina
  2. Un pò per accontentare Giangiuseppe,ma anche perchè il tema proposto da Salvo Geraci è molto allettante ed invita a farlo,ritengo opportuno intervenire con alcune considerazioni,sia per contribuire sull'argomento in questione sia perchè ciò possa servire,in qualche modo,a conoscersi.
    Premesso che concordo sul primato della politica -di cui mi riconosco,ahimè,appassionato-, ma limitatamente e riguardo alle scienze ed alle altre attività umane,non posso non costatarne la sua subalternità e strumentalità rispetto ad altri concetti quali il bene e il male,sicuramente più profondi ed impegnativi.
    In quanto strumento,appunto,essa non può essere buona nè cattiva,come può esserlo,imvece l'uso che di essa può farsene.
    Nel corso della storia,infatti, pagine difficili se non addirittura tragiche della politica si sono alternate a pagine positive e memorabili.
    E'stato sempre e comunque l'uomo,e quindi la sua capacità e libertà di bene o male ,a determinare quei momenti e non un riferimento vago ed astratto ad un concetto di "Politica" da privilegiare e salvare ad ogni costo.Primato si,mediazione si,ma sempre all'interno di un sistema e di un ordinamento orientato al perseguimento del bene comune.
    Tutto ciò che è da chiedersi,in buona sostanza alla singola persona impegnata in politica e predisposta al bene è,per dirla con Sturzo, "...essere se stessi..." nella coerenza assoluta e sino al sacrificio personale.
    ...altro che idee!!!!!

    RispondiElimina
  3. http://www.youtube.com/watch?v=vYxryK7Zkjc&feature=related


    Ci sono anche quelle vere.. e molto pericolose.. di Utopie.

    Buon Anno da ... Tom...

    RispondiElimina
  4. Penso che anche la politica può essere Buona o Cattiva: nella misura in cui le persone preposte la producano attraverso idee buone o cattive proprie del loro essere...
    Occorre però che queste persone usino al meglio libertà e volontà per impegnarsi e far prevalere il bene comune. Occorre resistere anche alla sopraffazione con la forza sana che deriva dall'essere ciò che si è nel pensiero e che si concretizza nelle opere...
    A volte anche "l'utopia si realizza" al di là di ogni impedimento!

    RispondiElimina