La nuova proposta di legge truffa targata Meloni è stata depositata in Parlamento il 4 giugno. Essa, ancora peggiore della precedente, fa scattare il premio di maggioranza di coalizione al raggiungimento del 42% dei consensi espressi. Senza dibattito sugli emendamenti proposti dall’opposizione è stata approvata dalla Commissione affari costituzionali e in pochi giorni è approdata all’Aula.
La parola d’ordine del Governo è che bisogna fare in fretta, prima che scocchi l’ultimo giro della giostra; i tempi di discussione saranno contingentati per consentire ai parlamentari di andare al mare a cose fatte.
Cambiare le regole del gioco all’ultimo minuto è politicamente immorale e suona come una sonora presa in giro degli italiani, da parte di chi ha collezionato più fallimenti che riforme.
Il centrodestra voleva dividere l'Italia con il verbo leghista dell'autonomia differenziata; la Corte Costituzionale l’ha fatta a pezzi smontandola come tanti mattoncini di Lego.
Seguendo il, mai vituperato abbastanza, piano Gelli-Berlusconi, la coalizione FdI, FI, Lega voleva la separazione delle carriere nella giustizia, ma il referendum popolare ha dato una sberla a Meloni, Nordio e compagni di cordata, di cui si sente ancora l’eco.
Terzo obiettivo il premierato assoluto, per demolire l’architettura costituzionale disegnata 80 anni fa da emeriti giuristi.
A palazzo Chigi, dopo aver perso il referendum sulla giustizia, ci si è resi conto che se avessero tentato di cambiare ancora la Costituzione, il popolo si sarebbe ribellato nel referendum confermativo con un NO gigantesco che avrebbe spezzato le ossa della coalizione di Governo.
Occorreva dunque ricorrere a uno stratagemma insidioso e cioè nascondere il premierato in una legge ordinaria, cioè quella elettorale prevista da quel genio dei privilegi della Casellati (che non ha ancora riposto nel cassetto il sogno di salire al Quirinale).
Per garantirsi il raggiungimento dell’obiettivo, il Governo ha vietato a tutti i suoi parlamentari di cambiare neppure una virgola al testo blindato, così come aveva fatto per la riforma della giustizia. In questo modo il Governo rende inutile ogni discussione e spoglia il Parlamento della sua natura di organo democratico pluralista, per rivestirlo con la divisa imposta da chi comanda.
Tutto lo squallore della classe politica di destra è stato reso evidente in sede di discussione generale in Aula. La ministra Casellati è stata lasciata sola al banco del Governo per infiorettare, con uso di espressioni retoriche, il testo a quattro gatti della maggioranza e ai deputati dell’opposizione che l’hanno contestata.
Per il Governo l’importante è fare presto per vincere le elezioni col trucco, prima che la Corte Costituzionale faccia naufragare la legge. A quel punto i giochi saranno fatti.
L’elettore si illuderà di partecipare ad un esercizio democratico mentre assumerà le vesti di timbratore di una scheda già compilata come si fa per la tessera fedeltà di un supermarket. Quali sono le colonne portanti della nuova legge che spoglia l’elettore di ogni potere di scelta del candidato preferito?
-. Obbligo di indicazione del candidato premier da parte di ciascuna coalizione, come dire che il premier è eletto dal popolo e non più scelto dal Presidente della Repubblica (a questo punto fanno ridere i contrassegni Berlusconi premier, Salvini premier, presentati alle ultime elezioni)
-. Liste bloccate per cui l’elettore è costretto a dare il voto senza poter scegliere il suo candidato. Chi decide il rilascio della tessera parlamentare è il capo del partito. Non c’è più pluralismo politico, ma verticalizzazione gerarchica per cui sarà premiata la fedeltà cieca più che la competenza e il merito. Meloni, la sorella d’Italia, il Bignami e il Donzelli devono già regolare il traffico dei questuanti di fronte al loro ufficio in vista della preparazione della lista dei vincitori della lotteria nazionale 2027.
-. Demolizione del principio democratico della rappresentanza popolare vietando la partecipazione alle elezioni a quelle coalizioni o partiti che non siano già costituiti in gruppo parlamentare al 31.12.2025. Disposizione chiaramente anti democratica, ad excludendum, contro il nuovo partito di Vannacci, per ricondurlo nell'alveo della coalizione.
-. Premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato alla coalizione che abbia raggiunto il 42% dei consensi di modo che sia assicurato il 57% dei seggi al vincitore (cioè 220 seggi su 400 alla Camera e 113 su 200 al Senato). Sistema machiavellico per alterare il principio di proporzionalità e di eguaglianza del voto: quello dato al partito vincente varrà il doppio.
Ma ci sono anche effetti perversi nascosti: con una maggioranza del 57% il Governo deciderà chi sarà il prossimo Presidente della Repubblica, i giudici della Corte Costituzionale, i componenti laici del CSM, tutti gli incarichi delle aziende pubbliche o partecipate oltre ad un apparato burocratico amministrativo completamente asservito. Insomma sarà realizzato il sogno berlusconiano del regime, a meno che Mattarella alzi la paletta dell’alt.
Torquato Cardilli
30 giugno 2026
-. Liste bloccate per cui l’elettore è costretto a dare il voto senza poter scegliere il suo candidato. Chi decide il rilascio della tessera parlamentare è il capo del partito. Non c’è più pluralismo politico, ma verticalizzazione gerarchica per cui sarà premiata la fedeltà cieca più che la competenza e il merito. Meloni, la sorella d’Italia, il Bignami e il Donzelli devono già regolare il traffico dei questuanti di fronte al loro ufficio in vista della preparazione della lista dei vincitori della lotteria nazionale 2027.
-. Demolizione del principio democratico della rappresentanza popolare vietando la partecipazione alle elezioni a quelle coalizioni o partiti che non siano già costituiti in gruppo parlamentare al 31.12.2025. Disposizione chiaramente anti democratica, ad excludendum, contro il nuovo partito di Vannacci, per ricondurlo nell'alveo della coalizione.
-. Premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato alla coalizione che abbia raggiunto il 42% dei consensi di modo che sia assicurato il 57% dei seggi al vincitore (cioè 220 seggi su 400 alla Camera e 113 su 200 al Senato). Sistema machiavellico per alterare il principio di proporzionalità e di eguaglianza del voto: quello dato al partito vincente varrà il doppio.
Ma ci sono anche effetti perversi nascosti: con una maggioranza del 57% il Governo deciderà chi sarà il prossimo Presidente della Repubblica, i giudici della Corte Costituzionale, i componenti laici del CSM, tutti gli incarichi delle aziende pubbliche o partecipate oltre ad un apparato burocratico amministrativo completamente asservito. Insomma sarà realizzato il sogno berlusconiano del regime, a meno che Mattarella alzi la paletta dell’alt.
Torquato Cardilli
30 giugno 2026


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