di Torquato Cardilli - Se Trump e Netanyahu avessero fatto gli studi classici si sarebbero certamente imbattuti in letture interessanti, maestre di vita. Loro non conoscono la più nota commedia del rinascimento di Machiavelli, la Mandragola che è una feroce satira contro i peccati del potere e della società, la cui corruzione e ipocrisia si regge sulla finzione, né la commedia degli inganni (The Comedy of Errors) di Shakespeare.
Perché questo riferimento letterario? La spiegazione è racchiusa in un vecchio proverbio toscano ("essere come i ladri di Pisa") per indicare che due finti nemici o finti amici litigano di giorno ma vanno a rubare insieme di notte.
Trump e Netanyahu fingono di essere in disaccordo in pubblico, ciascuno per motivi opposti di politica interna, ma in realtà sono d'accordo e agiscono d’intesa sottobanco per il medesimo interesse, il potere. La loro è un’alleanza rocciosa tra personaggi con armadi pieni di scheletri, che però potrebbe sgretolarsi all’improvviso, pronti al ricatto reciproco.
Netanyahu, in risposta ad un annuncio di Trump secondo cui a Tel Aviv si fa ciò che ordina Washington, ribatte che l’amicizia per quanto incrollabile deve tener conto delle mutue esigenze (tradotto Trump parla a vuoto). Chi mettesse a confronto il ping-pong delle dichiarazioni contrastanti, dell’uno e dell’altro, smentite regolarmente dai fatti, non avrebbe difficoltà a dedurre che i due statisti hanno perso il senno.
Sarebbe un gioco divertente, se non fosse fatto a spese di popoli martoriati. L’orrore per le atrocità dei bombardamenti israeliani contro Gaza, Beirut, Teheran non smuove di un millimetro la coscienza americana, anzi è una sfida a chi arriva primo nella prova di forza bestiale. Né l’Europa, impegnata com’è a gettare benzina sul fuoco della guerra Russia-Ucraina, scartando ogni ipotesi di sforzo diplomatico, leva una voce in nome del diritto internazionale.
Se Trump dice che l’Iran ha ricevuto un colpo mortale, Netanyahu risponde che bisogna continuare a menargliele di santa ragione; Trump ribatte che la capacità missilistica dell’Iran è fuori uso, ma l’altro lo nega; Trump ordina di smetterla di bombardare il Libano e quello risponde che non si fermerà nonostante le migliaia di morti civili fino a quando non avrà annichilito Hezbollah.
Ovviamente le telefonate tra i due sono colorite e ricche di epiteti volgari, come si usa secondo il galateo dell’inquilino della Casa Bianca. Alla sfuriata contro il pazzo fottuto, Netanyahu risponde che con Donald ci sono solo divergenze tattiche, e che i leader europei che hanno rifiutato l’azione di forza per tenere aperto lo stretto di Hormuz sono dei conigli senza fegato.
Questo gioco delle parti fa comodo ad entrambi. Trump vede avvicinarsi lo spettro della catastrofe delle elezioni di novembre per il rinnovamento della Camera ed ha bisogno di rassicurare la sua opinione pubblica delusa e inquieta sulla fine della guerra nel Golfo, mente Netanyahu, con la stessa scadenza elettorale, dimostra ai falchi del suo Governo che vorrebbe fare all’Iran e al Libano una guerra senza quartiere, ma che è impedito dall'alleato.
Trump sostiene di avere il pieno controllo dello stretto di Hormuz che però resta chiuso dall’Iran fino a quando Israele continuerà ad aggredire il Libano. Se Trump annuncia che l’accordo è quasi fatto (refrain che ripete da mesi), Netanyahu risponde che non si fermerà fino al raggiungimento dei suoi obiettivi. Ma i persiani sono un osso duro, sono gli stessi descritti da Eschilo, con un’identità nazionale sublimata dalla sofferenza. La sconfitta che subirono a Salamina ad opera dei greci trovò il suo contrappasso nella ritirata tragica e disperata dei mercenari greci invasori in un paese fiero e ostile, descritta nella anabasi di Senofonte.
I due alleati, che agiscono come attori navigati in una specie di commedia dell’arte all’italiana, recitano a soggetto, improvvisando all’istante con posizioni e dichiarazioni senza senso, pur partendo dallo stesso canovaccio di delirio di onnipotenza: da una parte l’America si ritiene padrona del mondo e mostra muscoli e bombe a tutti, dall’altra Israele proclama di essere votata alla distruzione dei popoli vicini, fedele alla promessa messianica di quella terra, concessa dal Dio della Bibbia con l'autorizzazione ad impossessarsene ad ogni costo. La condotta mercuriale di Trump, personaggio totalmente inaffidabile tranne che per Meloni, pronto ad offendere trivialmente chiunque non gli dia ragione, si conferma in ogni post o tweet o intervista come assolutamente mendace. Promette la fine di ogni guerra oppure che quella con l’Iran è ad un centimetro dalla pace ma nello stesso giorno è capace di contraddirsi e minaccia, con continui ultimatum, di ridurre, con il fuoco e le fiamme, l’avversario all’età della pietra.
Trump si professa portatore di democrazia e di ordine ma ha aggredito il Venezuela, ha minacciato la Groenlandia, ha aiutato in armi e in sostegno politico lo sterminio di Gaza, ha bombardato l‘Iran, ha messo sotto assedio criminale Cuba. Il suo degno compare Netanyahu sostenendo di combattere per la difesa di Israele dimostra di essere a capo di un Governo colonialista ed espan-sionista che ha raso al suolo Gaza con 100 mila morti civili, che si è impossessato del 70% di quella striscia, che ha colonizzato l’intera Cisgiordania, che ha già tagliato in due il Libano, che ha espulso dalle maggiori città (Beirut, Sidone, Tiro) 2 milioni di cittadini condannati all’esilio: non potranno mai più tornare nelle loro case rase al suolo ridotte in un cumulo di macerie per giunta contaminate da bombe con agenti batteriologici.
Purtroppo, di fronte a questa terrificante realtà l’Europa è completamente assente, imbullonata ad una politica contraria agli interessi dei suoi popoli, imposta da una Commissione del tutto contraria ai principi di solidarietà e cooperazione, interessata solo a nascondere i propri errori e a proteggere il proprio orgoglio in una guerra a tutti i costi contro la Russia a scapito degli ukraini..
Torquato Cardilli
13 giugno 2026


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