sabato 23 maggio 2026

Sulla strada di Capaci... Ricordare per non dimenticare...

di Domenico Spatola - Quante mafie ci sono? Forse una sola... ma dal volto proteicamente cangiante da farle apparire infinite. Tutte le volte che si tende a sopraffare l'altro, pur avendo torto, ma solo per lo sfizio di dire: "Io sono io...". Cosa direbbe oggi Falcone del panorama storico che ci si presenta? Cosa fanno Trump e Netanyahu con i loro sgherri e scagnozzi nella Striscia di Gaza e in Libano? Cosa hanno fatto gli Israeliani alla flotilla Pacifica, venuta a non condividere quello strazio. Auschwitz riprodotto come "sindrome di Stoccolma" dai discendenti delle vittime di allora, diventati a loro volta carnefici. Scene inguardabili, da umiliazione della dignità umana, parodia di quello che avevano compiuto i nazisti sui loro antenati. 

Era di Falcone la definizione della "mafia come l'hydra dalle infinite teste". Aggiungeva: "una ne tagli e altrettante ne spuntano". Forse è il male nell'uomo, quello originale come il peccato. Lo si ritrova in ogni 
sopraffazione. Ormai è d'obbligo per non dimenticare, ogni anno il 23 maggio riandare fisicamente o anche idealmente a Capaci sul tratto di autostrada fatto saltare con cinquecento chili di tritolo dal famigerato gruppo di Totò Riina. Sfrecciavano le auto di Falcone e della scorta... "alle cinque della sera". 
Morti, dilaniati in cinque e attorno il finimondo. "Mettetevi in ginocchio. Pentitevi!" gridò ai funerali Rosaria Costa, la moglie di Vito Schifani, il caposcorta, tra le cinque vittime della tragedia. Ogni anno intere scolaresche, rappresentative di tutta l'Italia, vengono a "rinnovare la speranza" sotto l'albero che da Falcone prese il nome. "La mafia non dimentica - diceva Falcone - ha la memoria di un elefante". Noi pure ogni anno, qui a ricordare eroi, tali per caso e solo per avere compiuto il loro dovere.

Frà Domenico Spatola
23 maggio 2026

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