L’antisemitismo non va confuso con la critica al sionismo messianico del Governo di Israele che rivendica il possesso di tutta la Palestina, come lascito divino secondo la Bibbia. Israele vorrebbe che quella assegnazione fosse riconosciuta dall’intera umanità, contro ogni regola di convivenza internazionale, contro il diritto codificato nella carta dell’ONU, contro i principi di umanità attraverso lo sterminio, l’espulsione, la sottomissione dei palestinesi che lì vivono da duemila anni.
Del resto, le otto crociate cristiane, vere spedizioni militari indette dal papato tra il 1095 e il 1274, avevano l’obiettivo principale di conquistare la Terra Santa sottraendola ai musulmani che la governavano, non certo agli ebrei sparsi nel mondo, per crearvi dei regni cristiani e liberare il Santo Sepolcro. La più autorevole testimonianza ci fu offerta da san Francesco che nel 1219 si unì alla quinta crociata per predicare il Vangelo e incontrare il Sultano Malik al-Kāmil come simbolo universale di pace e di incontro interreligioso.
Dopo la Seconda guerra mondiale, tutti hanno aperto gli occhi, anche quelli che non avevano voluto vedere, orripilati dalla ferocia nazista che aveva attuato un programma scientifico di eliminazione di tutti gli ebrei in Europa, con ogni sistema che andava ben oltre la spoliazione dei beni, la deportazione forzata, l’umiliazione fisica nei lager, la marchiatura, la tortura, l’inedia, la riduzione degli esseri viventi a larve umane, le fucilazioni, per terminare con lo sterminio della shoah.
Solo allora la coscienza delle nazioni ebbe un moto di compassione, di solidarietà, di slancio, di protezione del popolo ebraico che si era raccolto in Palestina, territorio sotto il mandato britannico, terra maledetta più che santa ,nella quale le prime manifestazioni di terrorismo avevano la firma dei sionisti radicali contro gli inglesi e contro i palestinesi.
Le vicende che hanno portato al ritiro dalla Palestina della Gran Bretagna, alla risoluzione 181 dell’Onu di spartizione di quella regione in due stati, uno ebraico e l’altro arabo, sono troppo note per ripeterle ancora una volta.
Da allora gli Stati arabi rifiutando il dettato dell’ONU, hanno cercato più volte di respingere con le armi gli ebrei considerati usurpatori della propria terra.
Il nuovo stato di Israele dotato di armamenti più sofisticati, contando sul consistente appoggio politico e militare degli Stati Uniti, con un esercito guidato da ufficiali istruiti, portatori della cultura e tecnologia europea ebbe la meglio nelle guerre del 1948, del 1956, del 1967 impadronendosi con le armi del territorio che l’ONU aveva destinato allo stato palestinese.
La successiva guerra del 1973, detta del Kippur, si concluse con un pareggio, interpretato dall’Egitto come sufficiente per aver recuperato il Sinai sottrattogli nel 1967 e riscattato le umiliazioni subite. Così accettò il negoziato di pace con Israele di cui riconobbe formalmente l’indipendenza e il diritto all’esistenza secondo i principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite.
A partire dagli anni ‘80 e ‘90 la società israeliana che aveva avuto l’innesto di ebrei provenienti dall’Urss e dai paesi dell’Europa orientale (basta ricordare che ben sei primi ministri da ben Gurion a Peres erano immigrati dall’ Ucraina, Bielorussia, Russia, Polonia) mutò atteggiamento verso gli arabi di Palestina, dando sfogo alla pretesa messianica di impadronirsi di tutta la terra compresa tra il fiume Giordano e Gaza.
I nuovi ebrei (40% dalla Russia e paesi satelliti e il 7%dalla Polonia) scampati alla repressione nazista, e all’oppressione sovietica esprimevano tutta la sete di rivincita per realizzare il sogno biblico della grande Israele a scapito degli arabi palestinesi.
La frustrazione palestinese nel vedersi negato il diritto all’esistenza di uno stato autonomo di Palestina, il dolore per le ripetute espulsioni dalla terra in cui erano nati, le continue umiliazioni dell’apartheid, finirono per scavare un fossato di rancore antiisraeliano e la proliferazione del terrorismo internazionale rivolto contro i paesi che sostenevano Israele.
Nessuno in occidente ha capito che con le sistematiche violazioni di Isaele del diritto internazionale, con le bombe e i soprusi non sarebbe stato sradicato il terrorismo. Israele ha approfittato di ogni occasione per ribadire, nel silenzio colpevole dell’Europa, la sua pretesa su tutta la Palestina, non curante del fatto che ogni giovane reso orfano, sopravvissuto alla carneficina non aveva scelta diversa se non quella di crescere nell’odio e finire con l’adesione a formazioni terroristiche per vendicare i palestinesi costantemente umiliati, depredati, sfrattati per motivi abietti dalle loro case, dai poderi, dai negozi, dalle tendopoli, assediati per fame, per sete, per medicinali.
È un fatto che le potenze democratiche pur riempiendosi la bocca con cinismo e ipocrisia dei principi sacri del diritto, in concreto non hanno fatto nulla per fermare il massacro di Gaza, il colonialismo brutale in Cisgiordania, l’occupazione del sud Libano.
Non hanno esitato un istante a varare a ripetizione pacchetti di sanzioni contro la Russia per l’occupazione di una piccola fetta di Ucraina, ma hanno fatto finta di niente per i massacri del Medio Oriente e per gli schiaffi continui che Israele affibbiava alla legalità internazionale e alle Nazioni Unite.
Israele si sente impunemente autorizzato nella continuazione della guerra di sterminio e di annientamento come soluzione finale della tragedia palestinese.
Il primo ministro Netanyahu, indiziato come criminale di guerra, e la stretta cerchia dei truci ministri fondamentalisti che si comportano con i palestinesi con metodi che ricordano il sadismo e la ferocia della Gestapo, vogliono l’annientamento di quanti si oppongono alla realizzazione del grande Israele come unica potenza politica e militare del Medio Oriente.
Ogni giorno che passa, Israele conferma la sua natura di Stato colonialista, razzista, che sistematicamente ignora le risoluzioni dell’Onu, che viola quotidianamente il diritto internazionale, che tratta a pesci in faccia tutti gli stati democratici europei, che tradisce gli impegni solenni presi in ogni contatto internazionale da Camp David, a Oslo, a Lisbona, a Venezia, a New York.
Perché l’Occidente, che sproloquia sostenendo a voce la realizzazione dei due stati, ha tollerato senza la minima reazione, anzi con indifferenza, l’approvazione della legge voluta da Netanyahu, con l’appoggio dei ministri estremisti Ben Gvir e Smotrich, votata a schiacciante maggioranza (69 si e solo 9 no) dal parlamento israeliano che nega ogni ipotesi dello Stato di Palestina? Perché si è taciuto sull’approvazione della legge di reintroduzione della pena di morte solo per i palestinesi?
Il diritto internazionale non vieta l’acquisizione territoriale con la forza? O questo divieto vale solo per la Russia?
La nostra Costituzione non vieta ogni discriminazione per sesso, religione, ceto sociale, razza, convinzioni politiche?
Le scene dell’arrembaggio in puro stile pirata delle barche della flottiglia con bandiera italiana in acque internazionali o europee ed il trattamento inumano e degradante (torture, abusi sessuali, pestaggi, ossa rotte, insulti, sputi, reclusione di 40 persone in ogni container, richiamando alla memoria i funesti vagoni) riservato ai volontari pacifici e inermi da parte di sgherri dell’esercito israeliano assomigliano all’umiliazione che i nazisti infliggevano agli ebrei negli anni ’30 del secolo scorso.
Rapire in acque internazionali i volontari della pace, trattati come se fossero cani selvaggi, deve scuotere dalle fondamenta l’immobilismo del nostro Governo dei patrioti, soprattutto considerando che Netanyahu ha voluto congratularsi personalmente con i suoi feroci commandos .
È inutile che Tajani ricorra al vetusto sistema della convocazione dell’ambasciatore israeliano per i soliti convenevoli spacciati per protesta o che chieda le scuse o che scriva all’Europa piagnucolando.
È ora di finirla con la favola che Israele è l’unica democrazia del Medio Oriente. Oggi Israele è uno stato canaglia e come tale va trattato.
Per le strade di Gerusalemme, Hebron, Ramallah risuona il lugubre urlo nazista “Juden raus”, trasformato in “Arabish raus”. È intollerabile che si continui a gridare ipocritamente all’antisemitismo. La condanna di Israele, guidato da un governo canaglia che ha introitato tutti i sistemi di tortura, di ferocia nazisti con l’aggiunta dell’ipocrisia farisaica, come aveva denunciato due mila anni fa l’ebreo Gesù, non è antisemitismo, ma adesione al diritto internazionale. Israele va fermato e sanzionato. È anche una questione di difesa dell’onore italiano ed europeo.
Torquato Cardilli
23 maggio 2026
Torquato Cardilli
23 maggio 2026




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