Era di Falcone la definizione della "mafia come l'hydra dalle infinite teste". Aggiungeva: "una ne tagli e altrettante ne spuntano". Forse è il male nell'uomo, quello originale come il peccato. Lo si ritrova in ogni sopraffazione. Ormai è d'obbligo per non dimenticare, ogni anno il 23 maggio riandare fisicamente o anche idealmente a Capaci sul tratto di autostrada fatto saltare con cinquecento chili di tritolo dal famigerato gruppo di Totò Riina. Sfrecciavano le auto di Falcone e della scorta... "alle cinque della sera".
Morti, dilaniati in cinque e attorno il finimondo. "Mettetevi in ginocchio. Pentitevi!" gridò ai funerali Rosaria Costa, la moglie di Vito Schifani, il caposcorta, tra le cinque vittime della tragedia. Ogni anno intere scolaresche, rappresentative di tutta l'Italia, vengono a "rinnovare la speranza" sotto l'albero che da Falcone prese il nome. "La mafia non dimentica - diceva Falcone - ha la memoria di un elefante". Noi pure ogni anno, qui a ricordare eroi, tali per caso e solo per avere compiuto il loro dovere.


Per non dimenticare...
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