Il 25 aprile 1945, gli Alleati entrarono a Milano e misero fine al Nazifascismo, e alla Repubblica di Salò. Caddero miseramente, appesi a testa all'ingiù. Troppo avevano inalberato la cresta. Merito, oltre che degli eserciti Alleati, fu dell'opera coraggiosa dei partigiani, sopravvissuti e di quelli uccisi. Allora "Bella ciao!", sia l'inno che risuoni per tutte le valli e contrade d'Italia.
L'eroismo dei tanti, anche anonimi, che crearono l'Italia nuova, risorta dalle macerie della guerra voluta caparbiamente dalla dittatura nefasta, che per essere sconfitta, ha dovuto produrre morti e macerie. Tutti i "25 aprile" sarà festa sacrosanta della Italia rinata e della sua carta di identità. I 139 articoli della Costituzione, nel rispetto fondamentale della persona e dei suoi nativi diritti alla vita e al lavoro, fondano la democrazia, sistema invidiato da chi professa la dittatura come ideologia di vita. La democrazia ha garantito il nostro Paese per un percorso irreversibile. L'Italia è antifascista. Se ne faccia una ragione chi oggi dichiara ipocritamente di celebrare San Marco e non la liberazione, per non dichiararsi Italiano. Se Vannacci può blaterare in questa direzione, perché la libertà che la Costituzione impone che "si può non condividere il pensiero diverso, ma bisogna battersi perché l'altro lo possa esprimere". La Costituzione, che gli ha dato pane e lavoro, garantisce pure le sue idiozie in libertà.
Grazie ai martiri di Marzabotto, delle "Fosse Ardeatine", a quelli di Sant'Anna di Strassema e dei tanti caduti per garantire la libertà dal tiranno che ha prodotto leggi razziali, togliendo libertà di parola e torturando fino alla morte (vedi il caso Matteotti) gli oppositori politici di un regime che ha seppellito di tanti martiri i sogni e gli ideali. Mussolini, che oggi si tende a rivalutare, ha causato distruzione e morte, ha prodotto le leggi razziali, si è imbarcato, senza mezzi, in una guerra perduta in partenza. "Gli bastavano 1500 morti per sedersi al tavolo del vincitore", così alleato del disumano "teutonico caporale", il 10 giugno 1940 ci trascinò in guerra. Voleva anche lui dominare il mondo senza scrupoli, facendo morti e deportazioni.


Condivido ogni parola, che deve essere urlata, non più sussurrata con un filo di voce; i tempi non lo consentono. Può qualcuno, chiunque esso sia, compreso il Presidente del Senato, seconda carica dello Stato, pretendere di mettere sullo stesso piano i caduti della Resistenza con quelli della Repubblica di Salò? Direi proprio di no, in quanto i partigiani caduti sono morti per un fervido ideale di libertà, mentre i “repubblichini” , unitamente ai nazisti si sono macchiati di crimini atroci, soprattutto nei confronti dell’inerme popolazione civile.
RispondiEliminaCerto è pur vero che tanti giovani che hanno aderito a Salò sono stati costretti a farlo sotto pena di fucilazione, che in molti non hanno compreso la difficoltà di un momento storico particolare, segnato dalla fuga di una monarchia inetta d insulsa che, dopo aver consentito vent’anni di dittatura fascista, all’indomani dell’8 settembre ‘43, lasciava il Paese in balìa di se stesso, senza una catena di comando e controllo, ma non è possibile mettere sullo stesso piano partigiani e camicie nere. La resistenza sì erge infatti, sulle fondamenta di una sofferta dissidenza nei confronti di uno dei regimi più sanguinari della storia, dissidenza segnata e colpita dall’assassinio, dal confino, dall’esilio volontario, dalla clandestinità, dalle leggi razziali, dalle sentenze farlocche di un tribunale speciale ( vige da secoli un principio di civiltà giuridica che assicura il diritto di ogni cittadino di essere processato dal giudice naturale precostituito per legge) dal dolore di dover mettere da parte la speculazione intellettuale per imbracciare le armi non solo contro un nemico invasore, ma probabilmente anche contro il proprio compagno dí giochi, contro la persona con cui magari si sono condivise le prime esperienze di vita. Sì perché la lotta liberazione è stata anche questo, una guerra civile durissima che ha messo un’intera generazione di italiani di fronte al dubbio, di fronte ad una scelta di campo, nell’incertezza di stare dalla parte giusta della storia. Tutto ciò, quindi, non autorizza nessuno ad utilizzare il più becero dei revisionismi : sul sangue dei partigiani è stata fondata una delle democrazie più moderne della storia e chi non lo riconosce è fuori dal tempo ed indegno di ricoprire ruoli nell’ambito di istituzioni in cui, probabilmente, non ha mai pienamente, ciecamente, creduto.
È una festa Comunista di comunisti che se ne sono ignobilmente impossessati, buttandone fuori ed etichettandoli come fascisti tutti quelli che non la pensano come loro. Pertanto, NON È LA MIA FESTA
RispondiEliminaNino, sei proprio fissato con i " comunisti", come esistessero ancora e come se esistesse ancora una sinistra o una destra in questo paese.
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