giovedì 16 aprile 2026

L’EFFETTO RINCULO

di Torquato Cardilli - La Presidente del Consiglio, che ama tanto passare in rassegna i reparti schierati in alta uniforme o in tenuta da combattimento, potrebbe farsi spiegare dal suo consigliere militare e dagli altri generali che le scodinzolano intorno adoranti, quale sia il contro-effetto di uno sparo.
Che sia di pistola, di fucile o di cannone il contro-effetto è sempre lo stesso, anche se varia di intensità in relazione alla potenza di fuoco dell’arma: si chiama rinculo.

Il concetto traslato in politica dà il medesimo risultato sia che si tratti di una bugia pietosa d’occasione sia di una iperbolica promessa elettorale campata in aria, ma rivenduta con manipolazione delle coscienze. Più potente è la sparata e più forte è la reazione negativa perché indigesta, specialmente quando l’inganno tocca le tasche di ciascuno o quando si tenta di abbattere l’impianto costituzionale. In quest’ultimo caso il rinculo è fortissimo.

La storia politica nazionale ne ha dato conferma in più di un’occasione, ma la leader del partito al Governo è stata una pessima alunna che non ha imparato la lezione.

Nel 2006 provò Berlusconi, all’apice del suo successo, a modificare la Costituzione per piegarla ai propri interessi. Il popolo gliela bocciò. Da quel momento l’eco del boato del rifiuto popolare attraversò tutto il paese e la stella del cavaliere, azzoppato da scandali di letto, incominciò a declinare fino a quando fu disarcionato da Draghi e Trichet che scrissero congiuntamente dalla BCE una lettera di licenziamento per l’allarme sulla tenuta dei conti pubblici, ormai fuori controllo.

Dieci anni dopo, ci riprovò Renzi che, ringalluzzito dal 42% dei voti presi alle elezioni europee, credeva di avere già in tasca il paese intero. Anche lui si cimentò con la riforma costituzionale, spacciata per modernizzazione, con la finta abolizione del Senato. Il popolo mangiò la foglia e gli negò il successo sbattendogli in faccia un voto negativo devastante per la sua immagine e la sua ambizione di entrare a far parte del ristretto gruppo dei grandi politici italiani. Tuttavia con dignitosa correttezza e rispetto istituzionale si dimise immediatamente da Presidente del Consiglio e dalla guida del partito.

Anche il Segretario della Lega Salvini, tuttologo parolaio a vanvera, nel 2019 dopo aver riscosso alle elezioni europee un tondo risultato di 10 punti superiore a quello ottenuto nelle elezioni politiche dell’anno prima, da smargiasso avventuriero pensò di invocare il sostegno popolare per i pieni poteri. La sua ambizione smodata fu bruciata in qualche giorno e estromesso dal Governo.

Per venire ai giorni nostri anche la Presidente del Consiglio Meloni, obnubilata dal potere e dall’autocompiacimento, ha percorso la stessa strada. Ha personalmente firmato, insieme a quella caricatura di Ministro della giustizia Nordio, una riforma costituzionale di pura rivalsa contro i Magistrati ritenuti troppo invadenti e non collaborativi con il Governo, dimenticando che essi, proprio per dettato costituzionale, sono soggetti soltanto alla legge.

La riforma blindata da palazzo Chigi con ordine tassativo di accettarla così come era, è stata approvata senza alcun minimo mutamento nei quattro passaggi parlamentari da una maggioranza belante.

Il popolo è rimasto molto deluso dal fatto che il Governo, con metodo da "democratura" volesse in qualche modo coartare la Magistratura, spaccando tra l’altro il CSM, perché non deviasse dalla sua linea politica. Per nulla intimoriti dalle sparate a tutto volume con terrorismo mediatico, gli elettori sono corsi in massa alle urne. Risultato: riforma cancellata con uno scarto di voti che non ammette altre interpretazioni se non la pietra tombale sul testo che avrebbe fatto scricchiolare tutta l’architettura costituzionale basata sui controlli e sull’equilibrio dei poteri.

Giorgia Meloni che, in cuor suo, sedotta dai cattivi consiglieri, sperava nella incoronazione a regina d’Italia repubblicana; invece il 23 marzo ha subito il primo smacco politico, senza appello, che ne ha offuscato l’immagine. Con faccia di bronzo è rimasta incollata alla poltrona scaricando su altri la responsabilità del fiasco.

Il rinculo, come il danno reputazionale è stato potente. C‘è da domandarsi con quale faccia potrà presentarsi ai vertici internazionali se non con quella della perdente.

Aveva illuso che avrebbe riscritto la storia d’Italia: si è rivelata incapace di apportare al Paese quel miglioramento promesso, mentre è stata abilissima nel piazzare le sue fedeli pedine parenti, amici e camerati in tutti i gangli amministrativi del paese. In politica estera non ne ha azzeccata una inchinandosi vergognosamente prima a Biden e poi con maggior gradazione a Trump, nonché alla von der Leyen.

Ha accettato supinamente il regime sanzionatorio non solo in economia contro la Russia, deleterio per la nostra economia, ma persino in ambito artistico-sportivo-culturale. Seguendo le direttive del capitalismo squalo ha rinunciato al gas russo (ma adesso l’Eni si è svegliato) per acquistarlo dall’America ad un costo quadruplo. Ha creduto di giocare la carta della simpatia e dell’obbedienza con quel capitan fracassa di Trump che bada solo ai soldi per sé e per la sua cricca , che le ha imposto i dazi senza negoziato e l’acquisto di armi da regalare all’Ucraina nonché di portare la spesa militare al 5% del PIL, caricando sulle spalle di chi deve ancora nascere un fardello debitorio insopportabile.

Non avendo saputo seminare ora si è trovata improvvisamente in un cul de sac a causa della devastante politica di aggressione e sterminio del duo dell’illegalità Usa-Israele contro Gaza, la Cisgiordania, il Libano e l’Iran.

Pur avendo le spalle coperte dall’art.11 della costituzione che ripudia la guerra, si è fatta irretire tanto da firmare un accordo di natura militare con l’Ucraina, da assecondare gli Stati Uniti nell’aggressione al Venezuela giustificata come legittima, da non condannare Israele per il criminale sterminio dei palestinesi, né per le ripetute aggressioni in Libano del contingente Unifil affidato all’Italia, da peccare di ignavia (non condanno e non approvo), nonostante la grossolana e folle minaccia di cancellare la civiltà persiana nella combinata, ripetuta aggressione di Israele e Stati Uniti contro l’Iran.

Si è improvvisamente ricordata del suo ruolo quando il bullo di Mar a Lago , che fa la guerra come se fosse un videogioco, assistito da un gabinetto di fanatici, ha insultato il Papa.

Questa volta ha reagito con fermezza. Meglio tardi che mai.

Torquato Cardilli
16 aprile 2026

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