venerdì 6 febbraio 2026

PROCEDIMENTO E CONTENUTO DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE

di Torquato Cardilli - Il metodo seguito nell’iter di approvazione della riforma costituzionale denota il pessimo stato di salute della nostra democrazia parlamentare. Alla Camera già esistevano varie proposte parlamentari di modifica costituzionale, ma nessuna di esse prevedeva il sorteggio per la composizione del CSM, né il suo spacchettamento, né l’istituzione di una nuova Corte di giustizia disciplinare.
Il Governo, con atto d’imperio, ha presentato e imposto il suo progetto, per cui la riforma non è stata il prodotto di un'iniziativa parlamentare, nè il frutto di un confronto di idee. La democrazia fondata sul dialogo tra tutte le forze (come fu nell’Assemblea costituente nel 1946) è stata sottoposta ad una pesante torsione sulla base del principio (tipo marchese del Grillo) secondo cui chi vince le elezioni comanda e non conosce ostacoli.

Sul testo della riforma nessun parlamentare della maggioranza ha mosso un sopracciglio, né ha presentato un solo emendamento, nonostante la presenza di novità assolute su cui, durante le audizioni preliminari, vari studiosi e autorevoli giuristi avevano segnalato perplessità per vizi di forma e di contenuto.
Nessun parlamentare di maggioranza, schiacciando i suggerimenti dell’opposizione, come si schiaccia il bottone di voto, ha sentito l’esigenza di difendere la dignità e il ruolo del Parlamento. Le storture sono state mantenute e i miglioramenti suggeriti dall’opposizione respinti pur di arrivare in fretta al testo definitivo.

Scendendo nel merito si può dire che la riforma è stata ideata come pura vendetta della politica che non ammette (da Berlusconi in avanti) che possano essere perseguiti i reati dei politici. Bisognava indebolire il potere giudiziario per poter realizzare l’ulteriore rafforzamento dell’esecutivo in vista della introduzione del premierato.
I problemi della giustizia penale sono molti e restano irrisolti: su di essi al cittadino chiamato al referendum non viene data nessuna risposta.
Come ho già scritto, la riforma della Costituzione non è una quisquilia di poco conto. La sostituzione di un suo muro maestro avrebbe richiesto il coinvolgimento di tutto il parlamento, invece con una maggioranza blindata e irreggimentata è stata approvata la separazione delle carriere di Giudice e di PM, che saranno controllate da due distinti CSM indeboliti perché privi del potere disciplinare affidato alla nuova Corte di giustizia.

Apro qui una parentesi ventilando una palese incostituzionalità perché il verdetto della nuova Corte è appellabile solo di fronte alla stessa Corte, seppure con diversa composizione, e si nega al magistrato ricorrente ciò che è invece garantito a tutti i cittadini sul ricorso in Cassazione.
È inutile ripararsi dietro la foglia di fico che il testo approvato conferma l’indipendenza della Magistratura senza che questa abbia gli strumenti di autogoverno. Una simile declaratoria vuota esiste anche in demokrature autocratiche come Russia, Cuba, Iran, Egitto ecc.. La differenza sta nei poteri effettivi attribuiti agli organi di garanzia.
La propaganda governativa ha cercato di inculcare nel cittadino la convinzione che il PM sia l’avvocato dell’accusa e che il Giudice debba essere terzo senza alcuna commistione di carriera, con ciò distorcendo la verità etico--professionale. Il PM che ancor oggi ha una cultura e una formazione identica a quella del Giudice, è il difensore della legalità, conduce le sue indagini non per accusare ma per ricercare la verità e far trionfare la legge. Ha perciò l’obbligo di evidenziare gli elementi in favore dell’accusato, mentre l’avvocato difensore può impunemente nascondere le prove di colpevolezza del suo assistito.

Se il PM non adempie al suo obbligo correttamente, viola la legge e la prova ci è fornita dal caso del Procuratore De Pasquale che, nel processo tangenti Eni, non ha esposto le ragioni in favore degli accusati ed è finito sotto processo.
Conseguenza della riforma è che il futuro PM, destinato ad abbandonare la forma mentis del Giudice, si trasformerà in uno spietato persecutore dell’imputato tipo Procuratore Javert ne “I miserabili”.
Il nuovo CSM dei PM finirà per alimentare un ruolo di protagonismo accusatorio e giustizialista e adotterà un criterio di valutazione basato sul successo in termini di condanne ottenute nei vari processi. E questa sarebbe la garanzia per il cittadino di una giustizia giusta?
Il Governo e la maggioranza bovina si rendono conto dello sconvolgimento che la riforma causerà su una giustizia lenta e farraginosa non avendo messo un euro per il rafforzamento delle strutture e per la semplificazione delle procedure? Anziché riparare i danni di quel genio di Cartabia che ha introdotto l’obbligatorietà della querela della parte offesa per procedere, ora si aggiunge la pensata di Nordio secondo cui .prima di perquisire o arrestare un presunto reo bisogna avvertirlo in anticipo.

Roba da Alice nel paese delle meraviglie.
Il PM non potrà più avere il ruolo decisivo nello svolgimento delle indagini e dovrà fidarsi della polizia giudiziaria non più alle sue dirette dipendenze, Il PM potrà intervenire solo come consulente della polizia giudiziaria dato che la fase delicata della ricerca della notizia di reato e delle successive indagini verrà affidata a organi che dipendono dall’esecutivo (Polizia dal Ministeri Interno, Carabinieri dal ministero Difesa.e Guardia di Finanza dal Ministero dell'Economia)., senza la guida e supervisione di un Magistrato.
Ora che la riforma è fatta, se confermata dal referendum, avrà conseguenze molto spiacevoli per gli avvocati difensori e per gli imputati che avranno a che fare non più con un PM, teso all’accertamento della verità, ma con un PM mastino, vero avvocato dell’accusa, che non mollerà mai la presa fino ad ottenere la condanna.

Infine la fase attuativa della riforma sarà tutt’altro che agevole, sia sul piano tecnico (entro un anno), sia su quello politico, a partire dalla ricollocazione nei diversi ruoli degli ottomila magistrati in servizio per arrivare alla diversificazione dei concorsi di accesso e alla moltiplicazione delle spese senza aumentare minimamente l’efficienza.
Si è dunque arrivati alla eterogenesi dei fini con il risultato che questo piatto sarà indigesto proprio per chi volendo la riforma dice di avere a cuore l’eguaglianza dei cittadini.

Torquato Cardilli

6 Febbraio 2026

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