di Torquato Cardilli - Tranne qualche nostalgico del passo dell’oca e del braccio teso, non v’è persona sensata che non riconosca che la Costituzione italiana, pagata a caro prezzo, sia stata una grande conquista di libertà.
Tra i vari diritti restituiti al popolo (la destra di oggi usa spesso lo slogan popolo sovrano per giustificare le proprie malefatte) c’è quello del voto.
La Costituzione ha tolto dalle mani degli italiani il moschetto di infausta memoria ed ha consegnato loro un’arma più potente, una matita che, come una bacchetta magica, può consentire di realizzare i propri programmi di sviluppo, progresso, di maggiore equità sociale.
L’articolo 48 della Costituzione, nel concedere il diritto di voto, libero da coercizioni e condizionamenti, stabilisce che il suo esercizio è dovere civico. Tutti gli elettori sono cittadini, ma solo chi adempie a questo dovere è un buon cittadino. Se butta la bacchetta magica nella spazzatura, se la vende o la utilizza male, a causa di una propaganda a senso unico, infarcita di menzogne, il cittadino deve solo prendersela con se stesso.
Quelli che si astengono non andando alle urne, non adempiono al dovere del buon cittadino, e possono essere definiti gli ignavi della democrazia. Chi sono gli ignavi? Secondo Dante sono coloro che in vita non hanno mai preso una posizione, né per il bene né per il male, vivendo “senza infamia e senza lode”, per non aver mai scelto tra l’onestà e la viltà. Tra di loro ci sono pure gli angeli che nel momento cruciale, quando Lucifero, il più eminente tra di loro, si ribellò non si schierarono né con Satana né con Dio: per questo vennero ripudiati dal cielo e dalla terra, e collocati nell'anti inferno.
Essere un ignavo è un attributo pesante di chi si mostra indifferente tra il bene e il male, di chi non pensa di intervenire quando è necessario, di chi si sottrae dall’esprimersi nel momento delle decisioni, di chi non si impegna a manifestare, anche sbagliando, il proprio pensiero, di chi non vuole essere coinvolto nella scelta decisiva per indolenza o per ignoranza o peggio per viltà. Il suo profilo, peggiore del partigiano del male, è quello di chi non opera una scelta morale, di chi mette la sua ignoranza sotto le coperte per nasconderla.
Si dice che l’astensione è una possibilità concessa al cittadino: vero, ma il dovere civico imporrebbe di recarsi alle urne e chi volesse a tutti i costi manifestare l’astensione, pur adempiendo al dovere morale ha la possibilità di votare scheda bianca o nulla, come avviene in Parlamento.
Per cosa si andrà a votare nel referendum di marzo? Scegliendo il sì semplicemente per disarticolare la Magistratura come vuole il Governo e la sua maggioranza, scegliendo il no per difenderla dall’assalto della politica. Il partito del sì sostiene, mentendo, che si tratta della riforma della giustizia, e nasconde che la pugnalata alla Costituzione non influisce minimamente sulla durata dei processi, sullo snellimento delle procedure, sulla migliore amministrazione della giustizia, sull’equità dell’iter giudiziario.
Il partito del sì accalappia la buonafede dell’elettore con lo slogan che il giudice deve essere terzo tra l’accusa e la difesa e si accanisce, sulle orme di Gelli e Berlusconi, sullo slogan della necessità di procedere alla separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri. Ma questa cosiddetta terzietà è gia garantita oggi, tanto è vero che nel 60% dei processi il giudice, applicando la legge, non dà ragione all’accusa del PM sia quando questi chiede una condanna esemplare sia quando chiede l’archiviazione.
Inoltre se un PM decide di passare dal suo banco alla cattedra del Giudice e viceversa, può farlo una sola volta nella carriera, normalmente di 40 anni, e deve cambiare regione a garanzia dell’imparzialità di giudizio. E quanti sono questi cambi di funzione? Una percentuale risibile che non supera l’1% dei magistrati.
Ma allora di che si tratta? Lo hanno spiegato a chiare lettere eminenti giuristi, professori e scienziati da Grosso a Zagrebelsky, da Barbero a Pagliarulo, da Bachelet a Manfredonia, da Parisi a Odifreddi ecc. ma anche personalità del mondo della Politica, del Lavoro, dell’Associazionismo, dei Sindacati, della Medicina, delle Arti. Si tratta della disarticolazione dell’organo di garanzia CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) che andrebbe diviso in due Consigli uno per i Giudici e l’altro per i PM, traendo a sorte i membri togati mentre quelli laici di fatto sarebbero nominati dal Governo, con la sovrapposizione di un terzo organismo l’Alta Corte. Alla faccia dei costi e degli sprechi di risorse che potrebbero essere impiegati per il rafforzamento delle strutture, per l’aumento del personale, per l’edilizia carceraria.
Ma il cittadino potrà sentirsi più garantito se i magistrati saranno scelti per sorteggio o per merito? Per capirlo basta rispondere alla domanda: vorreste che il vostro Sindaco sia estratto a sorte oppure che dovendo affrontare un intervento chirurgico vorreste essere operati da un medico estratto a sorte piuttosto che dal migliore della struttura?
Non vorrei dare retta all’antico adagio “in vino veritas” ma pare che in un momento di particolare euforia il Ministro Nordio abbia confessato che la riforma non influisce sulla giustizia e che risulterà utile anche all’opposizione quando andrà al Governo. Come dire che la riforma serve per mettere la Magistratura al servizio dell’Esecutivo.



Lo dico sempre, votare è un diritto dovere e prima che questi bei pensanti ce lo tolgano del tutto dobbiamo andare a votare e voto NO perché la Costituzione NON SI TOCCA.
RispondiEliminaPurtroppo, la disaffezione nei confronti della politica finirà per contaminare anche il voto referendario, l'unico vero strumento di democrazia diretta in grado di far contare e decidere i cittadini. La gran parte degli italiani è digiuna di tecnicismi giuridici e più lo scontro avverrà sulla terzietà del giudice, la composizione dei due Csm, l'Alta corte, la giurisdizione, la gente si sentirà ancora più confusa e sarà tentata di non andare a votare. Per rendere più comprensibile ed efficace la campagna per il NO si dovrebbe puntare sulla credibilità di questo governo e dei promotori della riforma, denunciando tutti i provvedimenti contro la giustizia posti in essere fin dal suo insediamento. Far capire che la separazione delle carriere, con quel che segue, è in perfetta continuità con lo smantellamento dello stato di diritto e della legalità voluti da Berlusconi e Licio Gelli. Posto in questi termini lo scontro diventerebbe più leggibile e ognuno deciderebbe se stare con la magistratura o con i delinquenti.
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