giovedì 13 giugno 2013

LE BARRICATE EVANESCENTI

Andrea Arenadi Andrea Arena - Per la Magistratura risulta sempre molto difficile riuscire a dimostrare la volontà di una parte delle Istituzioni che, col pretesto di difendere i cittadini, hanno eretto barricate evanescenti contro mafie, eversione, evasione e ricatti delle grandi proprietà.
Alcuni corpi dello Stato, da un lato hanno combattuto le mafie conseguendo buoni risultati, dall'altro hanno provato a scendere a patti con loro dopo aver fatto "concessioni" e subìto vari attentati intimidatori. Tra le "concessioni" spicca, ed è provata, la tardiva perquisizione nell'abitazione di Totò Riina avvenuta il 2 Febbraio del 1983, mentre l'arresto risale al 15 Gennaio dello stesso anno. Nella sua deposizione, il pentito Giovanni Brusca riferisce sullo “svuotamento” dell'abitazione avvenuto nei giorni successivi all'arresto di Riina: “Il primo giorno furono portati via vestiti, fotografie, documenti che potevano interessare a loro e poi il secondo, il terzo, il quarto giorno io riferivo a Leoluca Bagarella, e Bagarella a volte si metteva a ridere soddisfatto di quello che stava accadendo, mi dissero che avevano avuto il tempo di modificare la struttura della casa, siamo riusciti a togliere tutto"; le successive indagini provarono infatti che l'abitazione, a svuotamento avvenuto, era stata addirittura ritinteggiata, tutto ciò prima della perquisizione.
Analoghe contraddizioni si riscontrano nella lotta al terrorismo, che ha visto Corpi di Polizia in prima linea a combatterlo, mentre nello stesso periodo i Servizi Segreti erano coinvolti in tutte le stragi eversive attraverso deviazioni di parte degli stessi Servizi e della Polizia di Stato (banda della uno bianca).
Le grandi proprietà industriali, dal canto loro, hanno offerto lavoro a decine di migliaia di cittadini, ma hanno tenuto sotto scacco, con la minaccia di licenziamenti e dismissioni, i Ministeri competenti spesso compiacenti, mentre parte della Magistratura, che svolgeva indagini sulle inadempienze, si distraeva volentieri. Da notare che durante lo stesso periodo venivano approvate leggi che foraggiavano le grandi proprietà con denaro pubblico.
E' di tutta evidenza la continuità di comportamento esecrabile tenuto da una parte delle Istituzioni coinvolte nei fatti citati in parte ancora in corso. Gli slogan di personalità politiche ed istituzionali che cantano vittoria contro mafie e malaffare, sono molto in voga ma sembrano scongiuri, il tentativo di distorcere la realtà non cambia comunque i fatti.
In particolare si è consentito alle mafie di espandersi su tutto il territorio nazionale infiltrando persino le stesse Istituzioni.
Si può riassumere affermando che la battaglia contro il potere mafioso, quello economico e l'eversione, abbia visto le Istituzioni erigere barricate evanescenti, in qualche caso ancora in piedi, e lo Stato vincere qualche battaglia ma perdere la guerra; limitarsi a citare solo alcune vittorie non rende giustizia agli eroici servitori dello Stato che hanno lasciato la vita sul campo.
Andrea Arena
13 giugno 2013
P.S. Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo che stimola curiosità per i tanti dubbi sulle vicende della nostra storia recente, rimaste tuttora oscure. Andrea Arena, da qualche tempo nostro lettore e commentatore, si cimenta come autore con questo suo primo lavoro. Originario del messinese, vive a Palermo da lungo tempo. Una intesa attività lavorativa in settori diversi e innumerevoli esperienze. Appassionato di politica e attento osservatore degli avvenimenti italiani. Ama il bricolage, appassionato di astronomia, pesca, burraco, e amante della buona cucina e grande viaggiatore.
Benvenuto su PoliticaPrima e buon lavoro.
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4 commenti:

  1. Mi chiedo se esiste uno stato nello stato.
    Mi chiedo se esista in Italia un contenitore che comprenda in maniera trasversale potenti e potentati.
    Mi chiedo se esista in Italia un qualcosa che tenga insieme pezzi della politica, della finanza,della borghesia, della imprenditoria, della magistratura, delle forze armate, delle mafie tutte,delle alte dirigenze pubbliche e private.
    Mi chiedo anche cosa fare se qualcosa del genere esistesse davvero.
    E mi chiedo anche come potrebbe chiamarsi,se esistesse, una simile organizzazione.

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    1. <ce l'ho: "L'Italia delle vergogne", oppure " Le vergogne d'Italia" ed infine: "Io mi vergogno, loro no"

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  2. Pasquale Nevone14 giugno 2013 12:54

    Ogni giorno che passa conferma che in Italia da troppo tempo si è rotto qualcosa di importante nella macchina dello Stato e nella sua struttura democratica di Stato di diritto.
    Ma da altrettanto troppo tempo non si è provveduto ad individuarlo ed estirparlo definitivamente.
    Oggi sembra che sia troppo tardi. Nei cittadini perbene e comuni sembra anche che si sia radicata la rassegnazione per l'impotenza civile e politica a ripristinare la legalità, l'efficienza e la solidarietà.
    "Loro" hanno vinto, o quantomeno sono soli al "comando" e indisturbati.
    Vedi le notizie di oggi sui magistrati Ingroia, Messineo, Di Matteo ed il processo sulla trattativa Stato-Mafia che,a quanto pare, potrebbe essere trasferito altrove, chissà dove, magari al "solito" tribunale di Perugia.

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  3. “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!”

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