giovedì 5 luglio 2012

E con l’Unità d’Italia nacque il razzismo antimeridionale

Coppola-Ignaziodi Ignazio Coppola - La questione dei meridionali come razza inferiore e la questione meridionale come questione economica. Terminologie, sinonimi e similitudini che attengono e sono alla base, ancora oggi, di una mai realizzata e metabolizzata Unità d’Italia e che significativamente
ed opportunamente avrebbe dovuto essere al centro del dibattito delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia: Ma così purtroppo non è stato. Hanno vinto ancora una volta l’ipocrisia e le verità nascoste di un risorgimento edulcorato da bugie e falsità che si continuano a propinare, senza soluzione di continuità, dalle storiografie ufficiali e scolastiche. Si continua ad ignorare che alla base di una mala unità d’Italia vi fu, come del resto continua ad esserci retaggio di quel passato, una ignobile componente razzistica antimeridionale conclamata e documentata da quei politici e da quei militari che erano venuti a “liberare e civilizzare“ il Sud e la Sicilia. Infatti che non grande considerazione dei meridionali avevano, all’alba dell’Unità d’Italia, alcuni politici e militari del Nord che tale Unità con arroganza rivendicavano di avere contribuito a compiere, ne esistono incontrovertibili testimonianze.

In una lettera inviata il 17 ottobre del 1860 a Diomede Pantaloni e contenuta in un carteggio inedito del 1888, il piemontese marchese Massimo D’Azeglio che fu presidente del consiglio del Regno di Sardegna ed esponente della corrente liberal-moderata tra l’altro così scriveva: “In tutti i modi la fusione con i napoletani mi fa paura è come mettersi a letto con un vaioloso”. Più o meno quello che esattamente 150 dopo canterà in coro con altri leghisti ad una festa del suo partito l’eurodeputato e capogruppo al comune di Milano Matteo Salvini: “Senti che puzza scappano anche i cani, sono tornati i napoletani, sono colerosi e terremotati, con il sapone non si sono mai lavati”. Sembra di risentire il D’Azeglio di 150 anni prima. D’allora niente è cambiato se non in peggio. Nino Bixio il paranoico massacratore di Bronte in una lettera inviata alla moglie tra l’altro così scriveva: “Un paese che bisognerebbe distruggere e gli abitanti mandarli in Africa a “farsi civili. Ma ancora, sulla stessa lunghezza d’onda del colonnello garibaldino, il generale Enrico Cialdini, luogotenente del re Vittorio Emanuele II inviato a Napoli nell’agosto del 1861 con poteri eccezionali per combattere il “brigantaggio” a proposito dei territori in cui si trovò a operare in una lettera inviata a Cavour così si esprimeva. “Questa è Africa! Altro che Italia. I beduini a confronto di questi cafoni sono latte e miele”.

Enrico Cialdini era lo stesso che alcuni mesi prima, nel febbraio del 1861 durante l’assedio di Gaeta, bombardando l’eroica città, non si fece scrupolo di indirizzare il tiro dei suoi cannoni rigati a lunga gittata e di grande precisione deliberatamente sugli ospedali per terrorizzare gli occupanti e fiaccarne la resistenza. E, a chi gli faceva osservare il suo inumano comportamento non rispettoso dei codici d’onore e militari, rispondeva sprezzatamene. “Le palle dei miei cannoni non hanno occhi”. Cialdini si rese poi protagonista degli eccidi e della distruzione, in provincia di Benevento, dei paesi di Pontelandolfo e Casalduni, esecrabili e orrendi al pari di quelli compiuti dai nazisti molti anni dopo e con minor numero di vittime a Marzabotto e a Sant’Angelo di Stazzema, in cui furono massacrati senza pietà uomini, donne e bambini. Negli ordini scritti ai suoi sottoposti, era solito raccomandare di “non usare misericordia ad alcuno, uccidere, senza fare prigionieri, tutti quanti se ne avessero tra le mani”. E dire che del nome di questo criminale, spacciato per eroe, la toponomastica delle nostre città ne ha fatto incetta. E che dire poi del generale Giuseppe Covone mandato anch’esso a reprimere il brigantaggio in Sicilia che, per snidare i renitenti di leva, non si fece scrupolo, avendone piena facoltà che gli derivava dalle leggi speciali, di porre in stato d’assedio intere città, di fucilare sul posto, di torturare, arrestare e deportare, intere famiglie e compiere abusi e crimini inenarrabili? Ebbene, anche il Covone, per non essere da meno dei suoi conterranei predecessori e per difendere e giustificare il suo criminale operato dell’uso di metodi di costrizione di stampo medievale nei confronti dei siciliani, anch’egli, non trovò di meglio, in un rigurgito razzista, di affermare in pieno parlamento che: “Nessun metodo poteva aver successo in un paese come la Sicilia che non è sortita dal ciclo che percorrono tutte le nazioni per passare dalla barbarie alla civiltà”.

Ed infine per completare questo “bestiario” di aberrante avversione razziale nei confronti dei meridionali val bene ricordare le parole tratte dal diario dell’aiutante in campo di Vittorio Emanuele II, il generale Paolo Solaroli: “la popolazione meridionale è la più brutta e selvaggia che io abbia potuto vedere in Europa” e poi quanto scrisse Carlo Nievo, ufficiale dell’armata piemontese in Campania al più celebre fratello Ippolito ufficiale e amministratore della spedizione garibaldina in Sicilia: “Ho bisogno di fermarmi in una città che ne meriti un poco il nome poiché sinora nel napoletano non vidi che paesi da far vomitare al solo entrarvi, altro che annessioni e voti popolari dal Tronto a qui ove sono, io farei abbruciare vivi tutti gli abitanti, che razza di briganti, passando i nostri generali ed anche il re ne fecero fucilare qualcheduno, ma ci vuole ben altro”. Questi i documentati pregiudizi razziali di quei “liberatori” che fecero a spese del sud depredandolo, saccheggiandolo uccidendo e massacrando i suoi abitanti, l’Unità d’Italia. Su questi pregiudizi nati per giustificare la politica coloniale e civilizzatrice piemontese che poi furono elaborate le teorie razziali dell’inferiorità della razza meridionale propugnate da Cesare Lombroso, Alfredo Niceforo, Enrico Ferri, Giuseppe Sergi, Paolo Orano e Raffaele Garofalo che si affrettarono a dare una impostazione scientifica ai pregiudizi diffusi ad arte dagli invasori per giustificare politiche di rapine, di spoliazioni e di saccheggi a danno del meridione.

Sui fondamenti antropologici e storici della crisi dell’identità italiana e sulla mancanza di comunicazione interculturale tra nord e sud ne fa una lucida analisi Antonio Gramsci nei quaderni quando sostiene che: “La miseria del Mezzogiorno era storicamente inspiegabile per le masse popolari del nord. Queste non capivano - afferma Gramsci - che l’unità non era stata creata su una base di eguaglianza, ma come egemonia del Nord sul Sud nel rapporto territoriale città-campagna, cioè che il Nord era una piovra che si arricchiva a spese del sud e che l’incremento industriale era dipendente dall’impoverimento dell’agricoltura meridionale”. L’impoverimento del meridione per arricchire il Nord non fu la conseguenza ma la ragione stessa dell’Unità d’Italia. In buona sostanza con l’Unità d’Italia ebbe il sopravvento il disegno e la strategia egemonica dell’imprenditoria e della finanza settentrionale che conquistando e colonizzando il sud ostacolandone in ogni modo la crescita prevaricò ogni ipotesi di sviluppo della nascente economia meridionale.
Significativo in questo senso fu quanto ebbe a dire il genovese Carlo Bombrini prima dell’Unità d’Italia già direttore della banca nazionale degli stati Sardi e amico personale di Cavour e successivamente governatore della Banca Nazionale del Regno d’Italia dal 1861 al 1882: “Il mezzogiorno non deve essere messo più in condizione di intraprendere e produrre”. E negli anni in cui fu a capo della Banca Nazionale tenendo fede a questo sua spiccata vocazione antimeridionalista fu artefice di numerose operazioni finanziarie finalizzate allo sviluppo dell’economia del nord soprattutto nella costruzione delle reti ferroviarie settentrionali per le quali ottenne numerose concessioni a detrimento di quelle meridionali.

Ma riprendendo l’analisi di Gramsci si può in buona sostanza affermare che la origine della questione dei meridionali bollati come razza inferiore nasce dal fatto, a detta dall’illustre intellettuale sardo, che il rapporto nord-sud dopo l’Unità d’Italia fu un tipico rapporto di tipo coloniale che vide le popolazioni del sud defraudate della loro storia, della loro identità culturale e occupate militarmente: Scriveva il filosofo ceco Milan Kundera protagonista della primavera di Praga nel suo “Il libro del riso e dell’oblio” un pensiero che è assolutamente calzante con quanto avvenne alle popolazioni meridionali e ai siciliani subito dopo l’Unità d’Italia: “Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della memoria, si distruggono i loro libri, le loro culture e la loro storia, e qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di altre culture e inventa per loro un'altra storia. Dopo di che il popolo incomincia a dimenticare quello che è stato”.
Ed è proprio quello che è capitato alle popolazioni del mezzogiorno d’Italia nel corso di 150 anni di un forzato e mal digerito processo unitario che ha alle sue origini come abbiamo visto aberranti radici antropologiche, xenofobe, razziste e coloniali. Una colonizzazione ed una occupazione militare del mezzogiorno che al di là delle frasi di aberrante e vomitevole razzismo nei confronti dei meridionali che abbiamo abbondantemente e documentalmente riportato da parte di “liberatori” quali Bixio, Cialdini, Covone, D’Azeglio, Nievo, Bombrini e tanti altri, doveva trovare per questo una giustificazione ed una sua legittimazione ideologica, culturale ed anche scientifica tendente a dimostrare la inferiorità della razza meridionale ed alla gratitudine che si doveva ai settentrionali di esserci venuti a liberare ma soprattutto a civilizzare. E questo fu lo sporco compito assolto con lodevole perizia, in questa direzione, dalla scuola positivista del socialista Cesare Lombroso che assieme ad altri antropologi e criminologi Alfredo Neciforo, Ferri, Sergi, Orano e Garofalo propugnatori del razzismo scientifico e dell’eugenetica misero a frutto i diffusi pregiudizi antimeridionali teorizzando l’inferiorità della razza meridionale.

Cesare Lombroso antropologo e criminologo, fu nel periodo immediatamente successivo all’Unità d’Italia che elaborò le sue teorie sulla inferiorità etnica dei meridionali effettuando misurazioni sui crani dei briganti uccisi allo scopo di dimostrare e di ottenere la prova scientifica sulla inferiorità genetica dei meridionali. Lombroso, sfatando il mito di una omogenea razza italica, teorizzò l’esistenza di due tipi di italiani. I settentrionali come razza superiore e i meridionali di stirpe negroide africana razza inferiore. Più avanti, un altro antropologo di scuola lombrosiana Alfredo Niceforo, propugnatore del razzismo scientifico, come il suo maestro, teorizzò l’esistenza in Italia di almeno due razze. Quella eurasiatica (ariana) al Nord e quella eurafricana (negroide) al sud e di conseguenza la superiorità razziale degli italiani del Nord su quelli del Sud. Con un particolare, di non poco conto, che l’illustre antropologo, tutto preso dalla elaborazione delle sue folli teorie, vittima della sindrome di Stoccolma, si era dimenticato di essere nato nel gennaio del 1876 a Castiglione di Sicilia e quindi di appartenere ad una razza inferiore! Niceforo in un suo libro del 1898 “L’Italia barbara contemporanea” descriveva il Sud come una grande colonia, una volta conquistata e sottomessa, da “civilizzare”. Questa ideologia della superiorità della razza nordica, al fine di giustificare le rapine e le spoliazioni nei confronti del Sud, fu diffusa - sostiene ancora Gramsci - in forma capillare dai propagandisti della borghesia nella masse del Settentrione. Il mezzogiorno è la palla al piede - si disse allora come si ripete pedissequamente oggi – che impedisce lo sviluppo dell’Italia.

I meridionali sono - secondo la teoria del Lombroso e dei suoi seguaci - biologicamente degli esseri inferiori, dei semibarbari o dei barbari completi per destino naturale e se il Mezzogiorno è arretrato la colpa non è del sistema capitalistico o di altra causa storica ma del fatto che i meridionali sono di per se incapaci, poltroni, criminali e barbari. Queste teorie portarono poi nel corso degli anni alla discriminazione razziale nei confronti dei meridionali come quando nelle città del nord si era soliti leggere cartelli come questi “vietato l’ingresso ai cani e ai meridionali” e ancora “non si affittano case ai meridionali”. Era questa la conseguenza della campagna xenofoba e razzista avviata con l’unità d’Italia e che dura ancora ai nostri giorni. Come si può alla luce di tutto questo parlare a tutt’oggi di Unità d’Italia o di memoria condivisa tra Nord e Sud quando dalla storiografia ufficiale ai meridionali è stata sempre negata una verità storica che li relega nel ghetto dell’essere cittadini residuali di questo paese? E certamente ancor più non ci si può indignare da parte di insigni rappresentanti delle istituzioni se oggi i meridionali, in occasioni di recenti manifestazioni sportive, si ritrovano a fischiare l’inno di Mameli.

Questi insigni rappresentanti delle istituzioni farebbero bene ad indignarsi per il fatto che a Torino il 26 novembre 2009 è stato inaugurato e riaperto al pubblico il nuovo museo Lombroso ricco di reperti, di fotografie di pezzi anatomici, di crani, di teste mozzate, di documenti e di reperti utilizzati dal criminologo ed antropologo veronese e dai suoi seguaci tendenti a teorizzare la inferiorità della razza meridionale ed a sancire che ancora ai nostri giorni esistono due Italie. Quella del Nord civile e progredita. Quella del Sud barbara e arretrata. Questo in un paese civile sarebbe il minimo per indignarsi e far chiudere da parte di istituzioni responsabili questo deprecabile museo degli orrori e delle menzogne. In Italia purtroppo basta perdere quattro a zero con la Spagna per essere, come sostengono Napoletano e Monti, orgogliosi di una nazionale che unisce gli italiani. Contenti loro.

IGNAZIO COPPOLA
05 luglio 2012

18 commenti:

  1. Interessante e ponderoso articolo di Ignazio Coppola. Documentato, chiaro, animato da uno spirito critico e da una sincera ricerca della verità. Il problema posto da Coppola è indubbiamente molo serio e delicato. Non sono bastati tutti questi anni trascorsi dall'Unità d'Italia per sciogliere completamente i nodi che ancora oggi fanno sentire gli effetti. E ci voleva pure l'inaugurazione per la riapertura del nuovo museo Lombroso a Torino. Io voglio sperare che, almeno le tesi sostenute dal famoso antropologo, siano ormai superate dalla storia. L'enclave leghista, ormai libera del celodurismo bossiano, ha altri gatti da pelare e il nuovo gruppo dirigente con a capo Roberto Maroni avrà un atteggiamento, almeno credo e spero, sempre meno razzista nei confronti dei meridionali. Per il resto, va benissimo che venga alimentato il dibattito sulla base di documenti e testimonianze. Ristabilite verità storiche è un dovere morale e interesse generale. Complimenti all'autore.

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  2. L'articolo di Coppola ci indigna e ci fa fremere di rabbia perchè ci ricorda e ci dimostra perchè la sicilia ed i napoletani sono razza inferiore indicati dai nordisti terroni, quando vogliono essere leggeri, mafiosi e camorristi e parassiti, quando sono al naturale. Con il medico-psichiatra-criminologo-antropologo "ebreo" Lombroso addirittura hanno costruito una teoria pseudo-scientifica sul come la razza meridionale sia inferiore e criminale. Salvo naturalmente qualche lodevole eccezione come verga, pirandello, quasimodo, tomasi di lampedusa, sciascia, camilleri etc. continua...

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    1. Mi voglio soffermare sulla figura di lombroso. Innanzitutto il primo museo di psichiatria e criminologia fu aperto a torino nel 1898. Il dott. marco ezechia lombroso, come si evince dal nome era ebreo e figlio di ebrei. Per cancellare questo peccato originale cambiò il suo nome da marco ezechia a cesare evidentemente preconizzando i tempi, essendo egli non di razza ariana, infatti sarebbero arrivati i nazisti, fascisti ed i savoia che avrebbero firmato le leggi razziali ed anche il dott. lombroso sarebbe andato a finire in un forno crematorio. CMQ mi soffermo velocemente sulle sue teorie: egli asseriva il concetto di criminale per nascita, l'origine criminale è insita nelle caratteristiche anatomiche del criminale (fisiognomica). La ricerca spasmodica per dimostrare le sue teorie psudo-scientifiche lo portarono a partecipare come medico militare alla campagna contro il brigantaggio scatenata contro il sud dai piemontesi, dopo l'unificazione. Il suo percorso fu: incaricato di clinica psichiatrica università di pavia, direttore del manicomio di pesaro e ordinario di medicina legale nel carcere di torino, dove studiò i detenuti ed i loro cadaveri per convalidare le sue teorie sull'uomo delinquente. Chissà se fosse vissuto al tempo dei nazisti e di HITLER chi dei due avrebbe giudicato l'altro razza inferiore...e chissà il dott. lombroso come avrebbe giudicato un certo bossi, ai suoi tempi certamente sarebbe andato a finire in un manicomio criminale ed avrebbe studiato il cranio del leghista! Ma ora mi sorge un dubbio...che il lombroso sia stato un leghista ante litteram? E pensare che gli utili sicilioti hanno portato 61 collegi (parlamentari) nelle mani di berlusconi che colpevolmente, con la complicità dei nostri ascari, ci ha buttato nelle mani dei leghisti !!

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    2. Bisogna stare attenti a non farsi male da soli. Mischiare lettere e documenti che appartengono ai materiali (reali ma marginali) del passato, con i dibatti sull'attualità, non solo è fuorviante, ma anche dannoso e non poco.Attaccarsi a Lombroso e al suo folcloristico museo, che non mi sembra nè visitato nè osannato, mi suggerisce "solo" di fare una petizione per chiuderlo, non già perchè anti meridionale, ma perchè appartenente a una sootocultura che deve dispiacere a tutti e non solo alla gente del sud. Anzi mi viene in mente che sarebbe l'ora di seppellire cristanamente il cervello del mazziniano Passannante che non fa bella mostra al nord, ma nella centralissima Roma. Interroghiamoci piuttosto sulla morte di Eleonora di Fonseca, dei Fratelli Bandiera e di Carlo Pisacane. Leggiamo meglio le biografie di Sangiuliano, La masa, Crispi e dei deputati e senatori meridionali, prima di prendercela con gli altri. Comunque non credo che oggi si pongano questioni di razzismo interno nel nostro paese e di questo io ne sono testimone, con Riotta, Sorgi,Mineo, Calabrò, Mughini, Isgrò, Pinelli, Capuano,Sayeva e potrei continuare a lungo includendo due miei amici calabresi che vivono felicemente nel quartiere degli Olmi a Milano. Per un Lombroso del passato remoto, c'è sempre un Interlandi del passato prossimo.Ma oggi io non conosco loro seguaci, nè palesi nè nascosti e allora lasciamo andare questa "questione" e concentriamoci sui problemi di tutto il paese e su quelli specifici,nostri, del nostro continente siciliano.FGM

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  3. Caro amico Coppola, mi metti in seria difficoltà. Hai fatto un ponderoso articolo, ricco di memorie e documenti, un lavoro notevole ed appassionato sulla questione meridionale e, al suo interno, di quella siciliana.
    Ma, ecco la mia difficoltà, a fronte di un tuo così encomiabile sforzo su un tema così complesso e immutato provo pudore e dispiacere ad esprimere un personale commento. Da parecchi anni, infatti, non condivido più l’abbondante e ripetitiva lettura e narrazione della storia dell’unita d’Italia come 150 anni solo di soprusi, rapine e vessazioni del Nord ai danni del Meridione e, in particolare, della Sicilia, vista sempre come una “vergine” bella, ricca, colta, generosa e “stuprata” con la violenza più bieca.
    Avrei bisogno di tempo e spazio almeno pari a quello da te impiegato in questo articolo per esprimere, sia pure sinteticamente, le motivazioni più forti del mio dissenso. Ma non mi sembra il caso, considerato tra l’altro che la calura spietata di questi giorni non ci dà la tregua necessaria per farlo.
    Pertanto dico soltanto, e chiedo venia se la sintesi forzata può dare un tono apparentemente cinico alle mie poche osservazioni, che anche e soprattutto i Siciliani sono “colpevoli” della loro “cattiva” storia. Doverano quando la storia bussava alla porta della loro casa, quando gli altri gli manifestavano la volontà e le azioni per entrarle dentro per comandare e rapinare? Erano dove sono sempre stati: seduti sulla sedia davanti all’uscio a guardare la storia che passava davanti , o più spesso sopra di loro, ad invitare il potente di turno ad entrare esortandolo con la proverbiale frase “assa mancia, quannu l’avi mi runa!”.
    Non abbiamo mai avuto il “piacere”, il “gusto” di elaborare un nostro “progetto di nazione”, né tanto meno di lottare strenuamente per difenderlo e attuarlo.
    Chi è causa del suo mal, piaga se stesso! E i Siciliani continuiamo a piangere, a lamentarci, a fare i “professionisti dell’accattonaggio mentale”: “ ma picchì, ca viamu a fari”.
    Cosa potevamo fare? Ma per Dio, potevamo e dovevamo fare la cosa più ovvia del mondo: “tirare fuori le palle e i denti, e dare filo da torcere fino all’ultimo sangue”.

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    1. La Sicilia storicamente è stata sempre terra di conquista.
      A causa della sua posizione centrale nel Mediterraneo è stata più volte soggetta ad influenze esterne che hanno contribuito a renderla una terra con una storia molto complessa e travagliata grazie anche ai diversi popoli che vi si sono insediati, quali, ad esempio, greci romani, arabi, normanni, svevi, angioini e aragonesi.
      Ma non è vero che i siciliani non hanno mai avuto il picere e il gusto di lottare.
      Ti sei dimenticato, Pasquale, dei Vespri Siciliani?...
      di come a Palermo,sul Sagrato della Chiesa del Santo Spirito, il 31 marzo del 1282, scoppiò, infatti, la prima scintilla della Rivoluzione del Vespro e della successiva guerra di Liberazione, guerra che sarebbe durata complessivasmente novant'anni, nel corso dei quali il Popolo Siciliano avrebbe compiuto prodigi di valore?

      Il discorso sull'incapacità del popolo siciliano di tirar fuori gli attributi dovrebbe essere contestualizzato.
      Un popolo di contadini, magari in difficoltà perenne a causa di stenti e povertà, non è che ha proprio voglia di alzarsi una mattina e di dichiarare guerra agli oppressori.
      Per organizzare una rivolta che abbia buone probabilità di successo ci vogliono lieder capaci e carismatici, ci vuole tanto tempo affinchè certi concetti penetrino nella coscienza di un popolo, ci vogliono veri e propri movimenti di azione popolare.
      Invece gli uomini più svegli, i più ambiziosi, quelli che avevano voglia di eccellere, sono finiti sempre col diventare mafiosi, anzichè politici veri e propri, col risultato di rendere il popolo già sotto la dominazione e l'occupazione di popoli forestieri, anche sotto il giogo mafioso che è ancora peggio.
      La conclusione di questo ragionamento è quella che è sotto gli occhi di tutti, infatti abbiamo una classe politica siciliana di basso livello, che in campo nazionale non conta niente, anche se abbiamo qualche carica istituzionale come la presidenza del senato; una classe politica che NON si è fatta valere nemmeno ai tempi del 61 a zero di berlusconiana memoria.
      A questo punto sarebbe anche ora che venisse spazzata via con il voto, che il popolo siciliano prendesse per le mani il suo destino e che finalmente desse un segnale forte anche alla politica romana.
      Ecco, bisogna "tirare fuori le palle e i denti, come dice molto bene l'amico Pasquale!!!

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  4. Un argomento sempre scabroso e attuale, che affonda le sue radici nella storia. Sappiamo benissimo come veniva considerata la Sicilia nell'antica Roma, cioè il granaio dell'impero. Conosciamo le nefandezze di cui si macchiarono Verre e compagni spogliando la Sicilia di tutti i suoi beni per farne godere Roma.
    Io mi permetto in questa sede di commento di citare l'inizio del libro "TERRONI" di Pino Aprile.
    Confesso che la lettura di questa pagina mi ha scioccato, per quello che andavo leggendo e perchè non conoscevo tutte queste cose, non avendo mai approfondito l'argomento.
    (continua)

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  5. PINO APRILE: TERRONI
    Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni.
    E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni "anti-terrorismo", come i marines in Iraq.
    Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero libertà di stupro sulle donne meridionali, come nei Balcani, durante il conflitto etnico; o come i marocchini delle truppe francesi, in Ciociaria, nell'invasione, da Sud, per redimere l'Italia dal fascismo (ogni volta che viene liberato, il Mezzogiorno ci rimette qualcosa).
    Ignoravo che, in nome dell'Unità nazionale, i fratelli d'Italia ebbero pure diritto di saccheggio delle città meridionali, come i Lanzichenecchi a Roma.
    E che praticarono la tortura, come i marines ad Abu Ghraib, i francesi in Algeria, Pinochet in Cile.
    Non sapevo che in Parlamento, a Torino, un deputato ex garibaldino paragonò la ferocia e le stragi piemontesi al Sud a quelle di «Tamerlano, Gengis Khan e Attila».
    Un altro preferì tacere «rivelazioni di cui l'Europa potrebbe inorridire». E Garibaldi parlò di «cose da cloaca».
    Né che si incarcerarono i meridionali senza accusa, senza processo e senza condanna, come è accaduto con gl'islamici a Guantànamo. Lì qualche centinaio, terroristi per
    definizione, perché musulmani; da noi centinaia di migliaia, briganti per definizione, perché meridionali. E, se bambini, briganti precoci; se donne, brigantesse o mogli, figlie,
    di briganti; o consanguinei di briganti (sino al terzo grado di parentela); o persino solo paesani o sospetti tali. Tutto a norma di legge, si capisce, come in Sudafrica, con l'apartheid.
    Io credevo che i briganti fossero proprio briganti, non anche ex soldati borbonici e patrioti alla guerriglia per difendere il proprio paese invaso.
    Non sapevo che il paesaggio del Sud divenne come quello del Kosovo, con fucilazioni in massa, fosse comuni, paesi che bruciavano sulle colline e colonne di decine di migliaia di profughi in marcia.
    Non volevo credere che i primi campi di concentramento e sterminio in Europa li istituirono gli italiani del Nord, per tormentare e farvi morire gli italiani del Sud, a migliaia,
    forse decine di migliaia (non si sa, perché li squagliavano nella calce), come nell'Unione Sovietica di Stalin.
    Ignoravo che il ministero degli Esteri dell'Italia unita cercò per anni «una landa desolata », fra Patagonia, Borneo e altri sperduti lidi, per deportarvi i meridionali e annientarli
    lontano da occhi indiscreti.
    Né sapevo che i fratelli d'Italia arrivati dal Nord svuotarono le ricche banche meridionali, regge, musei, case private (rubando persino le posate), per pagare i debiti del Piemonte e costituire immensi patrimoni privati.
    E mai avrei immaginato che i Mille fossero quasi tutti avanzi di galera.
    Non sapevo che, a Italia così unificata, imposero una tassa aggiuntiva ai meridionali, per pagare le spese della guerra di conquista del Sud, fatta senza nemmeno dichiararla.-----------

    Potrei continuare, ma preferisco fermarmi qui, perchè anche soltanto a rileggerle, queste cose mi fanno star male.
    Pasquale ha posto in evidenza gli errori dei siciliani, ma per tirare fuori le palle e i denti ci sarebbero volute persone dalle straordinarie qualità e carisma in grado di suscitare l'indignazione e l'incazzatura totale necessarie per far sollevare un popolo di contadini, magari a disagio per una cattiva qualità di vita dovuta a povertà e stenti.

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  6. Bravo Nino per i tuoi commenti che rilanciano l'argomento.
    Intanto, hai visto che ci vuole molto tempo e spazio per esporre un pò più compiutamente i ragionamenti su questa "dannata" storia dell'unità d'italia? Infatti già l'amico Coppola è stato "costretto", e giustamente, a prendersi uno spazio notevole per esporre la sua lettura delle problematiche.
    Io voglio arrivare a rimanere sintetico. I "Vespri Siciliani", a parte che 90 anni di guerriglia rispetto a 2500 anni di storia sono un episodio (sul quale c'è pure molto da discutere), mi ricorda l'invio dell'esercito italiano a Palermo nel 1982 per l'ordine pubblico dopo l'uccione del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
    Ancora, quando agli inizi dell'Unità si compivano quei misfatti rivordo che uno dei Predidenti del Consiglio fu Francesco Crispi, di Ribera (AG), a un certo punto il Ministero degli Esteri fu assunto da lui "ad interim" e gestito "de facto" dal sottodegretario Sen. Abele Damiani, di Marsala (TP), Patriota della prima ora insieme a Crispi contro i Borboni che si rifugiava a Malta in attesa dello sbarco dei Mille che preparò con il supporto dei suoi "picciotti".
    Ancora, in merito a tutte le sovercherie materiali, sessuali e morali subite, ripeto: dove eravamo milioni e milioni di cittadini, anche se sudditi? Gli ignoranti ed i contadini li abbiammo equamente distribuiti al Sud, al Centro e al Nord? Cos'è che li distingue in individui attiti e rerattivi e no?
    Penso la risposta sia questa: se io prendo uno schiaffo immeritato devo rispondere subito con un altro schiaffo, che verrà considerato la giusta e meritoria reazione morale ad un insulto subito. Ma se io non restituisco subito quello schiaffo, ma me lo tengo, mugugno, chiedo l'elemosina, o lo restituisco dopo anni nell'anonimato e con vigliaccheria, allora in quel caso avrò perso ogni credibiltà e ragione.Sarò diventato un "pusillanime" e come tale verrò trattato. Questo avviene in tutto il mondo da sempre.
    Per il momento mi devo fermare. Dedvo andare a mare con la famiglia, anzi mezza.
    Quando torno, potrebbe darsi che dirò qualcos'altro. Caro Nino, quà peggio della "metropolitana va a finire", forse " a schifiu finisce".

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  7. Complimenti per il bellissimo ed interessante articolo e ancor di più per l'avvincente dibattito pieno di spunti di riflessione.

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    1. Riccardo, questo blog è aperto al contributo di chiunque e non richiede alcuna registrazione. Nel caso, però, fossi interessato a partecipare ai nostri incontri, a scrivere un tuo articolo, sarebbe utile avere un tuo riferimento, per esempio la tua mail. Cordialità

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  8. Cari amici sono tornato dal mare.
    Mi ripromettevo di dire qualcos'altro sull'argomento, perchè è davvero interessante, dire quasi emblematico, riassuntivo di tutti i nostri problemi. Pertanto, ribadisco ancora un plauso a Coppola e agli amici commentatori.
    Purtroppo, questa mattina a mare mi sono depresso moltissimo, dopo però una gran quantità di risate con i miei cognati, a cuasa della notizia nella cronaca di Palermo di Repubblica di oggi sull'ultima nomina di Lombardo: il dott. Trafficante (vero cognome), commercialista di Burgio, è stato nominato consigliere Sindaco della Sicilia E-servizi, ma non può prendere possesso della carica perchè è in galera da una settimana per stalking.
    Ma non finisce quà. La Repubblica riporta che Lombardo ha intenzione di fare saltare il quadro politico siciliano, e di (sintiti,sintiti) di allearsi con Grillo che, in fondo, non ha parlato male dell'MPA.
    Allora, contestualizziamo il dibattito storico. Se i Siciliani hanno eletto con oltre 1 milione e 800 mila voti un tale Governatore, e se lo tengono, che cosa vogliamo che pensino i Nordisti. FRa non molto penso che lo sapremo. Infatti non penso che Grillo si lascerà sfuggire un commento su quanto sopra.
    Ed allora, per finire, un appello a me stesso e a tutti noi:lasciamo in pace la storia, occupiamoci "urgentemente" del presente perchè, altrimenti, avremo un futuro peggio del nostro passato e presente messi insieme.

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  9. Dovremmo fare un bel RESET. Ragazzi abbiamo scherzato. La Sicilia dei tempi passati non esiste più; siamo tutto un altro popolo rispetto alle stronzate di Salvini e dell'ultimo Maroni.
    Se la storia è maestra di vita, ormai noi sappiamo come vivere, come comportarci, abbiamo le palle che ci girano a elica e pertanto consigliamo vivamente a chi non è con noi di non avvicinarsi pena l'evirazione politica.
    D'altronde, se andassimo ad esaminare il referendum con il quale la Sicilia decise, tanto tempo fa, di unirsi all'Italia, scopriremmo tante di quelle irregolarità, come, ad esempio, quella di fare votare soltanto chi notoriamente era a favore e, per giunta, senza il segreto dell'urna e con la minaccia delle armi spianate, che qualsiasi corte di giustizia di questo mondo non potrebbe fare a meno di dichiarare illegittimo tale referendum.
    E allora di cosa stiamo parlando?
    Facciamo un bel ricorso alla corte dell'AIA o presso qualche tribunale atto allo scopo, annulliamo quel referendum falso e infame e mettiamoci a vivere sfruttando le nostre ricchezze petrolifere, agricole, pastorizie e quant'altro.

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  10. IGNAZIO COPPOLA10 luglio 2012 19:17

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    Per non farsi male da soli parafrasando la frase iniziale dell’intervento del prof. Francesco Gallo, ritengo, sarebbe opportuno una volta per tutte rimuovere la "damnatio memoriae" a cui la storiografia ufficiale e scolastica ha condannato, disinformandole e falsando verità, da 151 anni a questa parte intere generazioni d'italiani. Di una memoria per tanto tempo negata agli italiani e di tante verità nascoste e sulle quali una storiografia compiacente e di maniera ha steso pietosi veli e ingannato intere generazioni. Diceva lo scrittore irlandese Joe Swift: " la felicità è l'estasi perpetua di essere ingannati a dovere" e per tutti questi anni le storiografie ufficiali e scolastiche hanno mandato in estasi intere generazioni d'italiani. Ormai credo che sia tempo di squarciare questo velo pietoso su una storia manipolata ad "usum delphini". “Che cosa è la storia dopo tutto? - sosteneva a tal proposito il poeta e romanziere Jean Cocteau - La storia è fatta di avvenimenti che finiscono per divenire leggende e le leggende bugie e falsità che finiscono per divenire storia". In buona sostanza si riferiva a quella storia scritta dai vincitori. Ripercorrere la vera storia e ribadire, a differenza da quanto propinatoci dalle iconografie risorgimentali, che il processo unitario si è realizzato essenzialmente sulla pelle delle popolazioni meridionali non propriamente liberate, ma bensì conquistate, colonizzate e “civilizzate" e ancor più disprezzate come razza inferiore dagli stessi conquistatori prima e dalla teorizzazione razzista della scuola positivista del Lombroso e dei suoi discepoli poi ritengo per questo sia un atto dovuto. Ripercorrere la storia e ribadire con documenti inconfutabili, e ce ne sono ad iosa e per niente marginali, che Garibaldi non fosse un eroe più di quanto lo si è dipinto sinora, che la spedizione dei mille fu una grande mistificazione storica, che Vittorio Emanuele II (e con lui tutta la stirpe dei Savoia) non fu affatto il re galantuomo tanto enfaticamente riportato sui libri di storia e che i piemontesi non furono per niente i liberatori, ma senza pietà, con i vari Cialdini, Govone, Pallavicini, La Marmora e Bixio e tanti altri, conquistatori e protagonisti di eccidi e sopraffazioni nei confronti delle genti e delle popolazioni del Sud, significa altresì rendere omaggio con una atto di giustizia e di verità alle popolazioni meridionali ed alla Sicilia che al processo unitario hanno dato da sempre il loro peculiare contributo. E proprio per questo, per arrivare ad una memoria condivisa (“Questo è un paese senza memoria - diceva Leonardo Sciascia - e io non voglio dimenticare”) che bisogna dare cristiana sepoltura al cervello di Passannante come altrettanta cristiana sepoltura sarebbe opportuno dare a quei crani ed ai resti orrendamente esposti al museo Lombroso di quei briganti meridionali oggetto degli studi dell'ebreo veronese che a quanto pare alla fine tanto briganti non erano. Continua...

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  11. IGNAZIO COPPOLA10 luglio 2012 19:18

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    E a tal proposito Antonio Gramsci ebbe a scrivere su Ordine Nuovo: “Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e a fuoco l'Italia meridionale squartando, fucilando e seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati infamarono con il marchio di briganti". E purtroppo sono stati questi scrittori salariati, come opportunamente li definì Gramsci, che per tutti questi anni sino ai nostri giorni scrivendo per compiacenza la verità per conto dei vincitori hanno mistificato la storia di questo nostro paese.
    Infine mi sorprende il Prof Gallo Mazzeo quando sostiene convintamente che in Italia non esiste al giorno d'oggi alcuna forma di razzismo antimeridionale perché, a suo dire, non esistono eredi di Lombroso (passato remoto) e dei teorizzatori della inferiorità della razza meridionale. E' strano come non si sia accorto che costoro esistono eccome e che rispondono al nome di Bossi, Salvini, Borghezio, Calderoli e tanti altri di "pura" razza padana e che purtroppo nel nostro paese hanno ancora voce in capitolo.
    Si può essere infine d'accordo con il Prof Mazzeo quando sostiene che oggi è opportuno concentrarsi sui problemi di tutto il paese senza però, a mio avviso, commettere l'errore di dimenticare che questi problemi sono il retaggio e l'eredità di 151 anni, per quanto detto, di mala unità d'Italia prima, e dell'ascarismo, poi, della nostra classe dirigente regionale che per servilismo al potere centrale ha tradito reiteratamente la Sicilia e la sua autonomia. Ed in questo ha perfettamente ragione l’amico Pasquale Nevone. Oggi alla luce di quanto sta avvenendo nel nostro paese credo che sia ancora di più pressante attualità la riproposizione della mai risolta “questione meridionale" nata appunto con l'Unità d'Italia ed alla quale si contrappone oggi strumentalmente da parte dei nordisti assortiti in una eterogenea composizione che va dai leghisti a Chiamparino e a Cacciari. “La questione settentrionale” e poi per quanto ci riguarda più specificatamente vi è l'esigenza di mettere al centro del nostro dibattito la “questione siciliana”. Tema, per quanto detto, troppo spesso ripudiato dalla nostra classe politica regionale da sempre affetta dalla sindrome di Stoccolma. E ora di tirare fuori le palle e i denti come opportunamente sottolineava qualcuno e i vari interventi di Gattuso, di Vullo e di Pepe, con in quali mi ritrovo in completa assonanza, ritengo che vadano opportunamente in questa direzione. Intereventi dettati dalla esigenza di dibattere su avvenimenti e su una storia che ci è stata da sempre negata mettendo al centro delle nostre riflessioni la “Questione siciliana” come questione di una Sicilia tradita nelle sue aspettative da una mai metabolizzata mai realizzata Unità d’Italia prima e poi, via via nel tempo sino ai nostri giorni, tradita ancor di più da una classe politica ascara e asservita da sempre al potere centrale. E questo, della attualità della questione siciliana, in occasione della imminente scadenza elettorale regionale, credo che debba e possa essere un interessante elemento di riflessione del dibattito all’interno di PoliticaPrima.

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  12. E' soprattutto interessante il dibattito che ha suscitato l'amico Ignazo

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  13. Caro Coppola, il razzismo è roba seria e pericolosa, ma la sottocultura di qualcuno del "profondo nord" non merita questa importanza e questa definizione, si tratta solo d’ ignoranza periferica e pagana e non importa se organizzandosi, possa essere riuscita a guadagnarsi qualche posto in parlamento. Di razzismo, ripeto e di lombrosismo, per fortuna di tutti, non c'è traccia, né a Milano, né a Torino, né a Genova e per aggiuntiva fortuna, neanche a Palermo, Bari e Napoli. Il saggista Aprile non m'interessa: leggiamo la storia vera (vedi Renda, Lupo, Giarrizzo, Vittorio) e occupiamoci del presente e del futuro. FGM

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  14. La questione meridionale mina l’unità italiana ed europea
    http://www.ilcittadinox.com/blog/la-questione-meridionale-mina-lunita-italiana-ed-europea.html
    Gustavo Gesualdo
    alias
    Il Cittadino X

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