mercoledì 25 aprile 2012

LETTERA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MARIO MONTI

Coppola-IgnazioEgregio Presidente,
sono uno dei tanti pensionati assieme ai tanti lavoratori dipendenti ed autonomi ai quali Lei ha chiesto di fare sacrifici e di stringere la cinghia per salvare il paese dal default.
Ancora, avendo completato a mala pena la scuola dell’obbligo, non ho capito bene, al pari delle altre parole rating e spread, il loro effettivo significato. Ma poiché Lei le pronunzia, ogni qual volta, in maniera così suadente, serafica e rassicurante mi fido pienamente e sono convinto della sua missione che è quella di salvare il paese.
Sono tanto sicuro che Lei riuscirà con questo suo fare rassicurante e convincente, che non è quello del suo predecessore Silvio Berlusconi che aveva tutta l’aria di prenderci in giro, nella titanica impresa e nel segno della “equità” a salvare noi poveracci salvaguardando le nostre pensioni, i salari ed i livelli occupazionali e per questo non c’è proprio da dar credito ai suoi detrattori che la indicano come il paladino delle finanza e dei banchieri e addirittura lo paragonano a Supeciuk l’eroe negativo dei fumetti creato da Max Bunker e che al contrario di Robin Hood prende ai poveri per dare ai ricchi. Queste malelingue, infatti, non fanno altro che ripetere che alla fine pagheranno, come sempre, i soliti noti e non gli ignoti evasori fiscali e ancor meno i soliti ricchi essendo, a loro dire,impensabile che, da parte sua, sia applicata in alcun modo ed in qualche misura la patrimoniale nei confronti della parte più ricca del paese.
I suoi detrattori continuano a dire che Lei da buon economista dovrebbe sapere che continuando ad aumentare le accise sulla benzina e sul gasolio dovrebbe rendersi conto che l’aumento del carburante da trazione in un paese come il nostro, dove il trasporto su gomma (concepito a suo tempo per favorire la Fiat) incide per l’80% e il 20% solamente su ferrovia, accrescerà di conseguenza il costo del trasporto con evidenti riflessi sui consumi. I suoi detrattori continuano con ostinazione a dire che lei, da buon economista, dovrebbe sapere poi che, come sta facendo ad ogni piè sospinto, aumentando l’IVA riduce i consumi contraendo di fatto la produzione e diminuendo l’occupazione nel paese. Dicono che questi sono principi elementari di economia che anche i suoi stessi bidelli della Bocconi conoscono. Evidentemente costoro non hanno mai frequentato le sue magistrali lezioni di economia.
E poi caro Presidente mentre era impegnato con il suo governo ad abolire l’articolo 18 qualcuno avrebbe potuto e dovuto spiegarLe che lo stato italiano è in credito di ben 98 miliardi di Euro (ben quattro manovre finanziarie) nei confronti di 10 società concessionarie che hanno in Italia la gestione delle macchinette mangiasoldi che appestano bar, tabaccherie e i locali pubblici d’ogni genere nel nostro paese: Concessioni per gioco d’azzardo a go-go per tutti tranne da sempre per l’apertura del Casinò a Taormina cittadina a grande vocazione turistica che ha il solo torto di essere allocata geograficamente al sud. Si Presidente ben 98 miliardi di euro che su accertamenti della Guardia di Finanza e della Corte dei Conti 10 società, dietro cui a quanto pare vi sono come al solito politici ed organizzazioni poco trasparenti, devono ai Monopoli e allo Stato Italiano in virtù di una convenzione sottoscritta e mai rispettata e di un collegamento telematico che non ha mai funzionato. Ma è ormai un dato di fatto incontrovertibile che questo paese si regge essenzialmente sul gioco d’azzardo tra casinò, bingo, macchinette mangiasoldi, gioco del lotto, Superenalotto, 10 al lotto, ippica, totocalcio, calcio scommesse, gratta e vinci, infoline, video poker e quant’altro per un totale di 70 miliardi di euro all’anno. Tale è il gettito che viene allo Stato dai giochi per cui alla luce di tutto questo il nostro lo si può considerare, con buona pace dell’etica e della morale che dovrebbe esser alla base di uno stato progredito e moderno, al contrario a pieno titolo, uno stato biscazziere. A questo ci siamo ridotti caro presidente a dover mettere in maniera così ignobile le mani nelle tasche degli italiani per spremerli e spennarli come polli salvo poi attraverso sketch pubblicitari invitarli a giocare con moderazione dopo aver reso dipendenti dal gioco e ludopatici quasi un milione di italiani.
Era tanto impegnato, con il suo governo, nell’abolire l’articolo 18 che si è pure scordato di disdire il contratto con la Lockheed Martin per i 135 caccia bombardieri F-35 che costeranno allo stato italiano ben 17 miliardi di euro. Si ricorda bene presidente? Quella stessa Lockheed dello scandalo diventato famoso, nel lontano 1976, per le mazzette pagate per svariati miliardi di lire ad Antilope Koppler (nome in codice di un politico italiano di primissimo piano) per favorire l’acquisto degli aerei C-130 e di cui certamente, a quei tempi Lei era giovane, avrà memoria. E con la Lockheed e con siffatti precedenti si può correre a tutt’oggi il rischio di sentir ancora puzza di bruciato. Ed infine per concludere i suoi detrattori insistono nel dire che in Afghanistan continuano a morire senza alcuna ragione tanti giovani italiani con costi economici ingiustificabili di centinaia di milioni di euro per una missione di pace che proprio di pace sembra non sia. In definitiva i suoi detrattori sostengono che abolendo sprechi, recuperando quanto dovuto allo stato italiano dagli evasori, riducendo inutili spese militari, aggredendo i grandi patrimoni, costringendo le banche, gli istituti finanziari ed assicurativi a fare a favore delle imprese investimenti produttivi e non speculativi si potrebbe arrivare alla conclusione di salvare L’Italia e far crescere il paese. Parole d’ordine: “Salva Italia” e “Cresci Italia” da Lei coniate e delle quali i suoi detrattori se ne sono indebitamente appropriate. Io caro presidente, nel segno della “equità” sto con Lei. La mia modesta pensione è a sua completa disposizione e del paese, ne faccia ciò che più e meglio le aggrada e al riguardo mi riservo di comunicarLe il numero del mio conto corrente bancario che come da disposizione legislativa del suo governo ho aperto in questi giorni, e sul quale ho provveduto all’accreditamento del modesto frutto dei miei tanti anni di lavoro. Sono nelle sue mani
Con affetto, stima e riconoscente per quanto ha fatto e continuerà a fare per il sottoscritto e per il paese e ancora grazie per averci generosamente dato la possibilità di pagare in “comode” rate la tassa sull’IMU.
Con eterna gratitudine suo devotissimo
Ignazio Coppola
25 aprile 2012

P.S.

Ignazio Coppola è un nuovo collaboratore di PoliticaPrima. Benvenuto tra noi.
***

8 commenti:

  1. GRANDIOSO !!!!!!!!!!!!!!!
    Propongo di mandare per davvero questa lettera a Monti, di fargliela arrivare a qualunque costo, magari affidandola a qualche politico di primo piano, meglio se siciliano, in quanto, per ragioni logistiche, più accessibile...e però, mi rendo conto che il prof. Monti conosce benissimo le istanze e i suggerimenti espressi nella lettera, per cui temo che sarebbe tempo perso quello utilizzato per fargliela recapitare.

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  2. GIUSEPPE ARENA25 aprile 2012 08:27

    Sono d'accordo, potremmo firmarla tutti anzi più che tutti.
    Facciamola nostra e ognuno ne invii una copia al Presidente.
    Complimenti all'autore.
    GIUSEPPE ARENA

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  3. Nulla di meno ci si sarebbe potuto attendere da una persona di valore come Coppola. Nè io, come amico, avrei potuto attendere qualcosa di meno. Spero che Ignazio mi ricordi con la medesima stima con la quale io ricordo lui! Grazie anche per questo a PoliticaPrima

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  4. Le cose scritte, molto bene, da Ignazio Coppola sono verissime al centesimo.

    Con sottile ironia, Coppola pone in evidenza lo strabismo sociale dell'attuale governo.

    Rapido, decisionista, inflessibile, quasi spietato quando si rivolge ai deboli, al massimo una lacrimuccia, o la solita frase ''LO CHIEDE L'EUROPA''.

    Io per essere estremamente chiaro, non mi sento di dare un giudizio del tutto negativo su questo governo, ma le cose che non condivido sono tante.

    Forse il ricordo del governo precedente e' troppo fresco, vent'anni o quasi di Berlusconismo, mi portano a non essere sereno nel giudizio su Monti, quando lo ascolto o lo vedo in tv, in automatico penso al suo predecessore e tiro un sospiro di sollievo, ma questo ''bonus'' sta per esaurirsi.

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  5. Signor coppola io non la conosco personalmente ma le do il benvenuto in questo blog dove anch'io esercito un piccolo azionariato intellettuale e di amicizia verso gli altri componenti e di affetto nei confronti del direttore Gattuso. Mi complimento per la sua lettera simbolica al prof. "rigor montis"...e come amo spesso dire anch'io con molta ironia in questo periodo: "i bocconiani al governo e gli italiani al boccone del povero". CMQ complimenti per la sua missiva circostanziata e confezionata con sottile ironia la qualcosa dimostra la sua intelligenza e preparazione. Saluti, giuseppe vullo.

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  6. Ottime riflessioni .
    Complimenti anche , anzi , soprattutto per l'ironia .
    Questa lettera dimostra , a mio parere , molto efficacemente che Monti ha terminato il compito affidatogli a dicembre 2011 : salvare l'Italia dal Default .
    Adesso si dimetta , e lasci il posto ad un nuovo governo politico di grande coalizione (cioè quella attuale ) che sarebbe l'unico in grado di fare le riforme strutturali necessarie per non fare ricadere l'Italia sull'orlo del baratro finanziario , per scavare gli evasori , per riformare le istituzioni e per ridefinire la distribuzione del reddito , anche in favore di pensionati , disoccupati ed inoccupati.

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  7. Ovviamente la lettera è bellissima e estremamente significativa. Le problematiche ci sono tutte e ci sono i disagi delle famiglie, dei pensionati, dei senza lavoro etc etc. Ma si può affermare che il lavoro di Monti è finito? Che ci siamo allontanati dal baratro? Che l'Italia ha superato la crisi acuta per cui, adesso, è ritornato il tempo di un governo politico, e cioè dei partiti? Di quelli che hanno fallito, che hanno causato il discredito internazionale e un sentimento antipolitico alle stelle!? No, non ci siamo proprio. Arriviamo alle elezioni, nel 2013, vediamo chi ha il coraggio di presentarsi e lasciamo alla volontà degli italiani di decidere del futuro del Paese. E sarà allora che capiremo il grado di maturità di noi tutti...

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