mercoledì 16 settembre 2026

SEMITISMO E SIONISMO

di Torquato Cardilli - Tra meno di un mese il disegno di legge a firma Del Rio, già approvato dal Senato, denominato brevemente “Contrasto all'antisemitismo”, affronterà l’esame della Camera, incurante delle dimostrazioni di popolo e di organizzazioni (comprese Amnesty International, Anpi, Fnsi) non solo a Roma ma anche in altre 45 città italiane, con lo slogan “No Bavaglio” al diritto di critica di Israele e della sua politica. La definizione di antisemitismo, cui fa riferimento la legge è quella approvata dall'IHRA, Alleanza Internazionale per la Memoria dell'Olocausto (International Holocaust Remembrance Alliance), un’Organizzazione di parte e non certo indipendente.
Il Ddl equipara la definizione di antisemitismo all’opposizione allo Stato ebraico limitando la possibilità di critica verso Israele, con ciò contravvenendo all’articolo 21 della Costituzione che garantisce la libertà di manifestazione del pensiero con la parola, con lo scritto e con qualsiasi altra forma.
Ai senatori chiamati al voto andrebbe ricordato che semita è un aggettivo che non si riferisce solo ed esclusivamente a Israele, ma riguarda l’intero gruppo etnico- culturale costituito da chi ha parlato o parla tuttora lingue del ceppo semitico del quale fanno parte, fin dalla più remota antichità, le popolazioni dell’intero Vicino Oriente, estinte o tuttora presenti (Accadi, Aramei, Arabi, Assiri, Babilonesi, Cananei (tra cui Fenici, Filistei Israeliti, Moabiti).
Se per semiti la legge in discussione intende solo gli ebrei israeliti, escludendo gli arabi musulmani o arabi cristiani, o arabi copti e appartenenti ad altre confessioni religiose, finirebbe per discriminarli con effetto deleterio per gli altri, per cui, al limite, se la stessa critica che si rivolge ad Israele fosse destinata contro uno Stato arabo o contro la Palestina questa sarebbe indenne da qualsiasi riprovazione.
Governo e Parlamento, che si stanno distinguendo per la progressiva erosione dei margini di libertà, fanno finta di non conoscere che esiste già uno scudo che vieta la discriminazione razziale e che protegge specificatamente gli israeliti. Infatti il reato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica o religiosa è previsto dal codice penale (articolo 604 bis). C’è poi la cosiddetta legge Mancino (n.205 del 25.6.1993), che sanziona e condanna ogni incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali con frasi, gesti, azioni, slogan e anche con l’utilizzazione di emblemi o simboli razzisti.
Va sottolineato che il MSI, i cui eredi ora al Governo ciechi di fronte all’orrore del Medio Oriente si ergono a difesa di Israele, si astenne sia alla Camera che al Senato sulla legge Mancino, ritenuta legge di sinistra.
Come se questi riferimenti normativi non fossero sufficienti a dimostrare l’inutilità del Ddl va ricordato che esso non sembra tener conto anche dell’art. 3 della Costituzione, principio fondamentale della democrazia, che stabilisce, senza scappatoie o ambiguità per interpretazioni di comodo, l’uguaglianza formale e sostanziale di tutti i cittadini di fronte alla legge, con pari dignità senza discriminazione basata sul sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche o condizioni personali e sociali.

La legge in Italia, come inciso in ogni aula di giustizia, vale per tutti allo stesso modo e non può esprimersi a favore o contro singoli gruppi o persone.
L’aspetto più controverso del Ddl è la previsione di un’attività di monitoraggio (tipo schedatura) e di formazione (tipo indottrinamento) sull’antisemitismo nelle scuole a tutti i livelli, nelle università, nel mondo dello sport e del lavoro, nelle forze dell’ordine, nelle forze armate, nella magistratura, nella pubblica amministrazione in tutte le sue articolazioni. Se questo principio fosse attuato per combattere reati ben più estesi e frequenti come la violenza contro le donne, a favore di un’educazione al rispetto dell’altro e delle relazioni affettive, contro il maschilismo retrogrado, sarebbe ben più accetto per il miglioramento della società italiana.
Il termine semita, ebreo, giudeo, sionista e israeliano, adoperato indistintamente e spregiudicatamente anche dagli addetti all’informazione, induce a una grande confusione.

Non bisogna confondere l'antisemitismo con la condanna del Sionismo, movimento politico che stabilisce il principio del ritorno del popolo ebraico sparso per il mondo alla terra di Israele, secondo la promessa del Dio della Bibbia. 
Questo movimento, fondato a Basilea nel 1897 dal pensatore Herzl, aveva un solo obiettivo politico: la realizzazione della promessa messianica di considerare patria degli ebrei quella terra per raccogliervi l’unicità culturale e nazionale in base all’assunto, del tutto ingiustificato, “un popolo senza terra per una terra. senza popolo,” come se gli arabi palestinesi che abitavano quella terra da millenni non esistessero.

Questo errore di confusione tra i due termini è stato ben descritto da ebrei italiani come Moni Ovadia, Gad Lerner, Anna Foa che hanno dimostrato coraggio nel distinguere l’antisemitismo dall’antisionismo che ha un valore essenzialmente politico come espresso da ambienti accademici israeliani e americani, che hanno criticato l’ambiguità insita nella definizione dell’IHRA che consente di interpretare come antisemite la maggior parte delle critiche rivolte allo Stato di Israele.
Infine va aggiunto che con l'articolo 2 il Ddl firma un assegno in bianco al Governo attribuendogli la delega per l'adozione di uno o più decreti legislativi, volti a contrastare in modo organico l'antisemitismo on line, definito come indicato sopra secondo le linee dell’IHRA.

Tutto questo come se quanto accaduto a Gaza, nel Libano, in Cisgiordania con il terrorismo dei coloni israeliani contro i palestinesi arabi, in Iran, gli affronti ripetuti alle Nazioni Unite, la costante violazione del diritto internazionale non esistessero. Invece le crudeltà israeliane hanno suscitato nel mondo (tranne che nel Governo italiano, in quello tedesco e in quello degli USA) un senso di ripulsa e di condanna esplicita.
Con la nuova legge sarebbe considerato antisemitismo condannare la politica di Netanyahu, che, ricordiamolo, è indiziato di crimini di guerra dalla Corte Penale Internazionale.

Torquato Cardilli
16 settembre 2026

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