di Torquato Cardilli - Honi soit qui mal y pense. Tutti i telegiornali, i servizi di intrattenimento, la stampa di regime si sono occupati in lungo e in largo dello scambio di accuse alla Camera tra il deputato Silvestri e la Presidente del Consiglio Meloni.
Che cosa ha detto Silvestri? Che la presidente del Consiglio, pur vantandosi di difendere gli interessi italiani, non ha assolutamente raddrizzato la sua postura verso l’alleato americano e anzi ha indossato le ginocchiere per stare più comoda nell’atto di riverenza verso il padrone del mondo. Apriti cielo! Reazione furiosa di tutti, come quando Landini definì la Meloni cortigiana di Trump. L’interessata ha replicato, con una veemenza fuori luogo, di persona che ha perso il compos sui, e si è abbandonata a un crescendo di foga, disdicevole per chi ricopre la carica di Presidente del Consiglio. Ha letteralmente urlato che nella sua carriera politica non ha mai avuto l’aiuto di nessuno, ottenendo tutto solo per suo merito. Quindi riferendosi all'affermazione di Silvestri sulle ginocchiere ha detto che c'è chi fa politica con gli insulti e chi invece, come lei, lascia parlare la sua storia personale.
Applausi scroscianti da claque teatrale della maggioranza, la stessa che non ha emesso una parola per condannare Salvini con la bambola gonfiabile effige di Boldrini, ma che ora si spella le mani dimenticando che nel suo passato ci sono macchie indelebili come il voto per il lodo Alfano, bocciato dalla Consulta, il voto per il reiterato legittimo impedimento, anch’esso bocciato dalla Corte costituzionale, il voto sul riconoscimento che Ruby fosse la nipote di Mubarak, salvando Berlusconi dalla galera, che le sono valsi prima il posto di vicepresidente della Camera e poi quello di Ministro.
Ma nei suoi trascorsi ci sono anche le falsità spacciate in Parlamento per verità come quando ha negato di aver scommesso più volte sulla vittoria dell’Ucraina, quando ha accusato Conte di aver firmato il “Mes” che era stato approvato invece con disegno di legge ad agosto 2011 dal Consiglio dei Ministri del IV Governo Berlusconi, di aver rimpatriato il criminale libico Al-Masri, mentendo sulla ricostruzione degli eventi. Diventata primo ministro ha deposto il nome dell’Italia ai piedi di Biden, di Von der Leyen, di Trump, di Zelenski contro gli interessi nazionali italiani (acquisto idrocarburi dall’America a prezzo quadruplo di quello russo, acquisti di materiale bellico per miliardi da regalare all’Ucraina, adesione all’aumento delle spese militari pari al 5% del Pil, firma del nuovo patto di stabilità a detrimento del welfare, della sanità, della scuola del risanamento del territorio. Né si può perdonare la postura complice e vigliacca sullo sterminio dei palestinesi, sulla giustificazione dell’aggressione al Venezuela, sull’atteggiamento pilatesco del “non approvo e non condanno” del bombardamento americano dell’Iran.
Per tornare al fatto, anziché reagire in modo scatenato del tipo lavandaia, avrebbe fatto meglio a fare riferimento a esempi letterari, ma forse è toppo pretendere che Meloni conosca giganti della letteratura come l’irlandese Hugenford che ha sostenuto che la bellezza risiede negli occhi di chi guarda (beauty is in the eye of the beholder) o di diversi pensatori come Spinoza, Hume, Goethe secondo cui «la bellezza delle cose esiste nella mente di chi le contempla». Avrebbe potuto riferirsi anche a espressioni letterarie italiane tipo le parole che Manzoni ha messo in bocca a Fra Cristoforo per convincere il guardiano del convento ad ospitare due donne perseguitate “omnia munda mundis”, riprendendo l’analogo concetto espresso da San Paolo in una lettera al discepolo Tito per dire che non c’è scandalo dove non c’è malizia (tutto è puro per i puri ma per i contaminati e gli infedeli nulla è puro).
La Presidente del Consiglio (che non si era stupita della scurrilità sessista, riferita anche a lei, da Trump) in questo caso anziché fare leva sul rigido moralismo dei bigotti a fasi alterne, avrebbe dovuto rispondere con eleganza ed ironia adeguata al suo ruolo riferendosi alla dichiarazione di Edoardo III che, per zittire i cortigiani malevoli, scandalizzati per aver raccolto la giarrettiera caduta in un ballo alla contessa di Salisbury, disse “honi soit qui mal y pense”, motto che figura tuttora nel supremo ordine cavalleresco inglese “della giarrettiera”.
Torquato Cardilli
15 giugno 2026


Chi ci vuole vedere un'offesa ha una mente malata o si accanisce per propaganda
RispondiEliminaChi dice il contrario è orbo e sordo, oppure incapace di vedere i fatti.
RispondiEliminaForse le ha usate anche in altre occasioni
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