Sotto le vesti di falso profeta si presenta il presidente degli Stati Uniti che vaneggia di aver riportato la pace in Medio Oriente (minacciando di continuo l’Iran), mentre Israele, dopo aver raso al suolo Gaza con il suo avallo, dopo aver causato almeno 70 mila morti civili e il doppio di feriti e minato l’esistenza della prossima generazione, continua in modo imperterrito, nonostante la “pace finta”, ad ostacolare con ogni pretesto l’Onu, le Ong dei volontari e l’afflusso dei rifornimenti che non bastano a superare la crisi umanitaria.
Questo è lo spettacolo che il mondo occidentale, auto definitosi civile, offre alla storia, rimanendo passivo, quando non addirittura complice, di fronte all’orrore della continua tragedia inflitta da Israele ai palestinesi, ridotti alla miseria per la distruzione di ogni loro avere, per gli stenti, la fame, per le privazioni, costretti a seppellire ogni giorno quelli che non sono sopravvissuti ai bombardamenti, all’ipotermia e all’inedia.
Se a Gaza, a dispetto della pace finta trumpiana, Israele continua nell’esercizio delle atrocità, a sparare e a uccidere, con livelli di intensità senza precedenti, su una popolazione ridotta in condizioni di vita da trogloditi, in Cisgiordania, invasa dal 1967, ogni giorno si assiste al continuo furto di terre arabe da parte di coloni brutali, espressione della violenza di tipo nazista, sotto lo sguardo e la cooperazione dell’esercito regolare israeliano.
I palestinesi vengono discriminati a casa loro, oppressi, vilipesi, minacciati, derubati delle greggi e sfrattati senza motivo dalle misere abitazioni e dai campi agricoli, così come avveniva nella Germania degli anni trenta a danno degli ebrei. L’arroganza feroce di questi coloni manigoldi, contro cui nessuno osa prendere provvedimenti, arriva al punto di sparare a freddo anche ai bambini, ad incendiare gli oliveti, a demolire con le ruspe le rustiche abitazioni e a far registrare fraudolentemente a proprio nome dalle autorità compiacenti la proprietà delle terre usurpate.Per celebrare la pace finta a Washington è in corso il festival dell’ipocrisia con l’istituzione del “Board of peace” voluto da Trump (che si è autoproclamato presidente a vita, con poteri di nomina, invito e revoca dei membri) al di fuori e contro le regole dell’ONU, per discutere con i suoi cortigiani nazionali e degli stati vassalli il futuro di Gaza, cioè la completa spoliazione di quella terra con la cancellazione di ogni speranza di indipendenza del popolo palestinese.
Basta scorrere l’elenco dei capi di stato e di governo partecipanti per capire la modestia politica del Board (Usa, Argentina, Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait, Bielorussia, Turchia, Bulgaria, Ungheria, Uzbekistan, Kazakistan, Armenia, Azerbajan, Albania, Cambogia, Vietnam, Israele, Paraguay, El Salvador, Mongolia, Marocco, Monaco, Pakistan, Indonesia, Giordania, Kosovo ecc., mentre l’invito al Canada è stato ritirato da Trump per ripicca). Il consiglio di amministrazione che ha messo sul piatto cinque miliardi di dollari (un’inezia rispetto ai danni causati da Israele cento volte superiori) risponderà solo al volere di Trump e nessuna decisione potrà essere presa senza il suo esplicito assenso.
Sembra essere tornati al superamento in peggio dei protettorati figli del colonialismo, perché il Board non è altro che una pura società privata di tipo padronale che vuole sfruttare la Striscia del dolore per una grossa speculazione immobiliare con l’intento di evitare che i costi della ricostruzione ricadano su Israele. Anche l’Europa è stata chiamata a contribuire e a ubbidire, ma gli Stati seri (Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, Vaticano, Norvegia, Polonia, Slovacchia, Slovenia, Svezia) si sono ben guardati dall’aderirvi per proteggere il proprio onore. Altri Stati, con un umiliante atto di riverenza, si sono invece prostrati e partecipano come osservatori (Italia, Romania, Cipro, Grecia, Commissione europea).La creazione di questo organismo, che nega il diritto all’autodeterminazione dei palestinesi, non agisce per il bene della popolazione gazawi ma esclusivamente per i propri interessi. Praticamente divide la striscia di Gaza in due: metà regalata a Israele e metà destinata alla speculazione immobiliare. Basta leggere i nomi dei componenti del consiglio esecutivo, in cui non siede nessuna figura politica di rilievo, araba o mediterranea, (Marco Rubio. Steve Witkoff. Jared Kushner, Tony Blair, Nikolaj Mladenov, Marc Rowan, Ajay Banga, Robert Gabriel Jr.) per rendersi conto della sua irrilevanza politica sul piano del diritto internazionale.
Meloni aveva tentato fino all’ultimo di convincere il cancelliere tedesco ad accettare l’invito di Trump, ma ha dovuto desistere di fronte all’orgoglioso rifiuto tedesco di partecipare come membro e neppure come osservatore. Per l’Italia è invece andato a sedere sullo strapuntino dell’osservatore lo scodinzolante Tajani (lo stesso definito in Parlamento da un deputato dell’opposizione dal comportamento di influencer prezzolato). Ma l’umiliazione per l’Italia non finisce qui. L’intero paese che si riconosce nell’Arma dei Carabinieri, “nei secoli fedele”, è stato preso a pesci in faccia da Israele.
In Cisgiordania, il mese scorso, due carabinieri italiani in servizio presso il Consolato generale di Gerusalemme sono stati bloccati in strada, minacciati ad armi spianate e fatti inginocchiare per accertarne l’identità da un gruppo di coloni sotto gli occhi dei soldati israeliani, che non intervenendo per fermare gli aggressori ne hanno avvalorato l’impunità. Sarebbe stato troppo richiedere ai nostri militi l'eroismo di Salvo d’Acquisto, ma almeno un briciolo di dignità per salvare l’onore del paese avrebbero dovuto mostrarlo. L'incidente, definito a parole inaccettabile dalla Presidente del Consiglio Meloni, ha suscitato in Italia forte indignazione, non solo per il fatto in sé, ma per l’assenza di una reazione significativa ed adeguata che desse corpo alla dichiarazione della premier.Invece il Governo, che non ha esitato a richiamare dalla Svizzera il proprio ambasciatore per la strage colposa di giovani, non solo italiani, a Crans-Montana, questa volta con pusillanimità oltre ogni limite non ha reagito con analoga misura, né ha chiesto le scuse formali di Israele con la punizione dei coloni malfattori, né ha denunciato l’accaduto a livello internazionale, ma si è limitato al solito buffetto di convocare alla Farnesina, per un caffè, l'ambasciatore israeliano.
Torquato Cardilli
21 febbraio 2026




Chiederei a tutte queste bestie, cosa avrebbero detto se Auschwitz e tutti gli altri terribili lager, invece di Musei fossero stati trasformati in Resort…….!?
RispondiEliminaAnalisi, come di consueto, ineccepibile. La conoscenza della politica internazionale dell’Ambasciatore Cardilli fa la differenza.
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