mercoledì 31 luglio 2019

Politici, Statisti, faccendieri. E senso dello Stato

di Giangiuseppe Gattuso - Nel corso della mia esperienza politica ne ho visti di personaggi. Gente di ogni specie. Improvvisati statisti, mercenari, faccendieri, operatori della cosa pubblica a fini privati.
Politici che non sapevano cosa fosse la Politica, i suoi principi fondamentali e l'impegno per il bene comune.
Ma organizzati a gestire consenso e potere attraverso strutture burocratiche e punti di riferimento operativi in ogni ganglio del sottogoverno pronti a soddisfare ogni esigenza della folta clientela.

Ho conosciuto personaggi discussi, accusati spesso ingiustamente, e implicati in vicende diverse. Imbroglioni di notevole livello culturale, presuntuosi e ignoranti come le capre.

Ma ho anche conosciuto e apprezzato tanti bravi politici, persone perbene e a modo, che avevano il senso delle istituzioni. Deputati, Senatori, Sindaci, assessori, consiglieri che hanno sempre svolto il loro mandato con zelo e disinteressatamente rivolgendo la loro attenzione in favore delle esigenze dei cittadini. Che portavano avanti il loro impegno con spirito di sacrificio avendo un progetto ideale pregno di contenuti. Insomma, un mondo di cui, come continuo a ripetere, ho fatto parte con viva e vibrante soddisfazione.

Raramente, però, ho ricordi di “politici” assurti a cariche governative che non avessero un minimo di physique du rôle. Una forma e una sostanza anche minima adeguata e consona all'alta carica istituzionale in rappresentanza dello stato e del popolo.

In quegli anni che comprendono l’intenso periodo della grande Democrazia Cristiana e dei suoi alleati, i governi Craxi, Amato, Ciampi, e non solo, gli incarichi ministeriali venivano assegnati secondo regole non scritte, ancorché nel rigoroso rispetto del manuale Cencelli. Buone pratiche che non permettevano la presenza di personaggi improponibili nelle compagini di governo ai livelli più alti. C’era un’attenzione particolare alla grammatica istituzionale, al senso dello Stato, alla “forma” che spesso è più della sostanza. Perchè, dice un amico che gode della mia stima, “Non è la tonaca che fa il monaco. La tonaca è il monaco!”. Riflettete.


Ricordo campagne elettorali nelle quali i Presidenti del Consiglio e i Ministri più importanti evitavano persino di fare comizi, di prendere parte a manifestazioni troppo schierate politicamente. Per la semplice ragione che tali prestigiose e onerose cariche sono svolte in nome e per conto del popolo intero. Non solo degli elettori della forza politica d’appartenenza.

E non è colpa della rete e dei nuovi mezzi di diffusione delle notizie che da qualche anno sono a disposizione di tutti. Non è responsabilità di Facebook, Twitter, blog e compagnia cantando se assistiamo quotidianamente a un tourbillon inarrestabile di comunicati, esternazioni, dirette su scelte e posizioni politiche importanti.

La maggior parte delle quali richiederebbero, invece, riunioni di gruppi dirigenti, momenti di riflessione, confronto di tesi diverse e, infine, la diffusione della decisione, possibilmente, in forma scritta. Credetemi, non si tratta di applicare consuetudini esagerate e fuori moda. Non vuol dire essere “antichi” o incapaci di utilizzare ciò che il progresso e la tecnologia ci hanno regalato. Niente di tutto questo.

Si tratta, molto più semplicemente, di avere senso dello Stato, di rispetto delle istituzioni e dei cittadini. I quali hanno il diritto di essere rappresentati da uomini e donne che, finita, la campagna elettorale, si dedichino alla funzione di governo assegnata. Assumendo lo stile che obbliga la consapevolezza del proprio ruolo. Che smettessero di saltellare da un palchetto all'altro, di propinare forsennatamente ogni loro pensiero, anche il più banale.

Di ostentare momenti privati e atteggiamenti poco consoni al ruolo e al limite del ridicolo. Dedicando la loro attività al servizio della nazione con scrupolo, moderazione e rigore morale. Non foss’altro per il giuramento prestato sulla Costituzione nel rispetto del dettato dell’articolo 54: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.

Poche significative parole. Ma pesanti come le pietre.

Giangiuseppe Gattuso
31 Luglio 2019

24 commenti:

  1. In epoca in cui la Politica era al primo posto, il senso dello Stato, inteso come regolatore della vita politica, economica e sociale per fini di interesse collettivo, veniva coltivato e rappresentato. Nell'epoca attuale, che ha subordinato la politica agli affari, il senso dello Stato si è trasformato, è diventato l'uso dello Stato per fini privati, con le conseguenze che conosciamo. Da qui i comportamenti di "bassa lega" da parte dei politici posti al servizio degli interessi privati, a scapito degli interessi collettivi.

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  2. Andrew Scafidi31 luglio 2019 13:41

    Tutto discutibile.
    Allora la politica non era sottoposto alle critiche giornalistiche ed a volte era reato attaccare i politici.
    Comunque, un mio antenato, veniva messo in lista nel consiglio comunale ed eletto perchè poi potesse elargire sostegno economico al comune povero.

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  3. La politica di quegli anni aveva certamente uno stile e un approccio con le istituzioni, neppure paragonabile a quella dei nostri giorni. Il più cretino della Prima Repubblica era un genio, rispetto a quelli che oggi ci annoiano e ci fanno due palle così. Tuttavia non è che quell’epoca fosse un eldorado della legalità, dell’onestà, dell’interesse collettivo. Se togliamo i grandi statisti come De Gasperi, Togliatti, Aldo Moro, Berlinguer e pochi altri, per il resto La DC e il pentapartito sono stati protagonisti di scandali, ruberie, intrallazzi internazionali. Sono anni che hanno prodotto mafiosi al governo, massoni, bancarottieri come Sindona protetti da ministri e presidenti di Consiglio. Erano gli anni dei misteri più intricati della storia patria, tutt’ora pieni di ombre. C’era Andreotti, vicino alla mafia che sosteneva incontrando i capi di Cosa Nostra, come sta scritto nella sentenza a suo carico. Erano gli anni di Lima e Ciancimino (entrambi andreottiani), amici degli amici che facevano addirittura i sindaci di Palermo. Inoltre la logica prevalente che guidava quel tipo di politica era quella di dare risposte individuali coltivando il proprio elettorato e, più difficilmente, dando risposte collettive. Insomma la politica non si è mai occupata delle istanze dei cittadini, se non in maniera sporadica e soprattutto in periodi elettorali. Forse è proprio inevitabile che sia così in tutte le epoche e in tutte le Repubbliche.

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    1. Francesco salvatore31 luglio 2019 14:23

      Maurizio, fammi capire...e l'assistenza medica a tutti, la reversibilità pensionistica, la scala mobile, la riforma agraria, l'istruzione obbligatoria,...erano risposte individuali

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  4. Ho parlato di logica prevalente. Mi sembra normale che sono stati prodotti anche interventi di quel rilievo. Dopodiché su ognuna di quelle riforme da te ricordate, sono state costruite le clientele più feroci attraverso i riferimenti politici dei funzionari, piazzati dal potere in tutti i gangli dello Stato, centrale e periferico, che spacciavano i diritti per favori. Come continua ad accadere anche adesso. Niente di nuovo sotto il cielo.

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  5. Andrew Scafidi31 luglio 2019 19:00

    Non si possono ignorare le grandi riforme. riforme, ma gli sperperi non erano sotto controllo e non nota alla classe contadina poco colta.
    Hanno preparato la disfatta economica dello Stato ed il debito pubblico che non nacque oggi tutta in un colpo come fungo.
    I privilegi che oggi questo governo sta provando a ridimensionare, non sono nati il 4 marzo, giorno in cui questo governo venne eletto.

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  6. Flavio Ranalli31 luglio 2019 19:01

    Abbiamo avuto pochissimi statisti,Einaudi e Gronchi su tutti, per il resto politicanti e faccendieri

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  7. C'era anche maggior cultura..!

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  8. Armando Pupella31 luglio 2019 20:28

    Lo statista pensa alle future generazioni, il politico alle prossime elezioni (Alcide de Gasperi)

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    1. Armando, ecco perchè De Gasperi parlava di 'Aldo' come di grandissimo statista, mentre secondo lui'Giulio' era invece il più grande politico

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    2. Flavio Ranalli2 agosto 2019 11:36

      Salvini e Renzi al prossimo sondaggio

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  9. Raffaella Schiavone31 luglio 2019 21:12

    Mi complimento col Direttore e i commentatori...io,terra terra,penso questo : ormai abbiamo smesso d'indignarci e passiamo allegramente da un cazzaro rosso ad uno verde! L'etica questa sconosciuta !

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  10. Giacomo Li Destri31 luglio 2019 21:49

    Come dice il tuo amico non è la tonaca che fa il monaco. La tonaca è il monaco!

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  11. Giacomo Alfano1 agosto 2019 09:05

    Giangiuseppe in buona parte condivido l'articolo ...ma ovviamente stona con quelli che sono nati con il VAFFADAY e quasi ogni giorno ci dicono che quello che stanno facendo loro non lo aveva mai fatto nessuno, in parte è anche vero ma quello che è più evidente è la parte negativa, il non rispetto e l'odio verso gli altri, accompgnato da una propaganda becera e piena di falsità. Cose che sarebbero da superare in fretta e ritornare a dare ad ogni cosa il giusto valore ed il giusto significato, su tante cose mi sembra normale che si possano avere anche idee diverse ma tutto il resto prima sparisce meglio è per la convivenza civile e la democrazia.

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  12. Silvio Barbata1 agosto 2019 09:51

    Raffaella... l'etica è da maneggiare con cura: l'URSS fu uno Stato "etico". La storia d'Italia è del tutto particolare, noi non siamo ancora usciti dalle conseguenze socio-culturali della II guerra mondiale, subiamo ancora l'onda lunga del periodo post bellico, per ragioni strutturali complesse; cito solo un aspetto emblematico: il pluridecennale tragico gioco demagogico tra "mafia/antimafia". Oggi la riduzione quantitativa dei parlamentari, portata avanti dal M5S, è sacrosanta, sarebbe la prima vera modifica strutturale di valore storico...non solo per il risparmio meramente economico 500 milioni di euro l'anno, che è già una cifra notevole, ma soprattutto per il valore politico e operativo oltre che sociologico ed etico perché rompe la rete clientelare che fa capo ad ognuno degli onorevoli o senatori.

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  13. Lorenzo Romano2 agosto 2019 08:11

    Sono in vacanza al mare, niente TV, niente giornali, tutto famiglia. Su Facebook mi limito ai saluti saltando qualsiasi argomento di politica. La Politica mi piace ma ogni tanto un po' di disintossicazione è indispensabile anche perché oggi le argomentazioni sono farcite di veleno. Ho letto l'articolo di Giangiuseppe Gattuso: è interessante, merita un commento approfondito che purtroppo non posso fare con uno strumento limitativo come il cellulare. È difficile trovare un punto di analogia fra il modo di concepire la Politica di ieri e quella di oggi. Ieri la Politica aveva come obiettivo il bene collettivo, era basata sul rispetto delle istituzioni. I politici di allora avevano un alto senso della Stato e nei momenti difficili non mancava il richiamo all'unità nazionale. Basta ricordare l'impegno di due grandi inimitabili politici, Aldo Moro ed Enrico Berlinguer, che cercarono di allargare la base del consenso popolare per consolidare la tenuta della democrazia. Da non dimenticare le conquiste sociali come la Riforma Sanitaria del 1978 che apriva la prospettiva all'attuazione dell'art. 32 della Costituzione. Non possiamo nascondere l'altra faccia della medaglia: l'occupazione dello Stato e delle istituzioni fatta dai partiti e la questione morale denunciate, nel 1981, da Enrico Berlinguer. Oggi, malgrado il passaggio della stagione di mani pulite, la questione morale rimane irrisolta e per certi aspetti aggravata. Molti partiti sono scomparsi, ne sono nati altri ma i vecchi vizi non sono morti. I partiti, oltre alla mancanza di democrazia interna e di trasparenza, tendono alla personalizzazione di un solo individuo che non sempre è all'altezza del suo compito. Per farla breve: non stiano attraversando un buon periodo. Anche gli sforzi più significativi fanno fatica ad approdare a risultati significativi per le divergenze interne alla maggioranza che sostiene il governo. In più assistiamo a continui conflitti istituzionali pericolosi per la tenuta democratica. Il conflitto sia politico che sociale ha ampiamente diviso il Paese. Oggi, purtroppo, mancano i politici capaci di unificare il Paese. La situazione potrebbe precipitare da un momento all'altro!

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  14. Giovanni Caianiello2 agosto 2019 08:13

    Un vero statista non ama né la destra e né la sinistra, né le prossime elezioni, ma pensa avanti ed alle future generazioni, i politici sono invece sinonimo di faccendieri, ai quali non gliene sbatte un fico secco della destra, della sinistra e del centro e se ne fotte delle generazioni future. Il vero statista, è oggi un politico fuori dai giochi. Perciò avremmo un estremo bisogno di statisti.

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  15. Andrew Scafidi2 agosto 2019 08:14

    Giovanni, finalmente un commento corretto, che ogni cittadino dovrebbe conoscere. Uno statista, dovrebbe essere il vero Onorevole.
    Tutti gli altri sono mestieranti, arruffoni, imbroglia faccende, legati a stipendi e privilegi, a volte collusi e corrotti, e non chiamiamoli onorevoli. Il vero Onorevole è una specie diversa, al di sopra di tutte le parti e che sa tenere a debita distanza il trafficante della politica. Lo Statista il vero Onorevole statista, non si arricchisce di politica. De Gasperi fu un esempio.

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  16. Pompeo Benincasa2 agosto 2019 08:24

    De Gasperi fu un grande statista ma creò quel partito che un grande intellettuale voleva processare in blocco come una Norimberga italiana
    Unico grande statista è stato Enrico Berlinguer dopo di lui il deserto.

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  17. Silvio Barbata2 agosto 2019 08:26

    Enrico Berlinguer...una montatura totale, il nulla, un fanfarone, il demagogo perfetto... un grande statista è stato Giorgio Almirante.

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    1. Pompeo Benincasa2 agosto 2019 08:28

      solo un fascista acclarato può definire Almirante uno statista. E se replichi non ti replico, faccio come Berlinguer, non discuto coi fascisti, non abbiamo nulla da discutere

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    2. Silvio Barbata2 agosto 2019 08:29

      Pompeo, ciò non toglie che rimane fondato quello che ho scritto...la verità è indipendente dal condizionamento ideologico di cui sei vittima.

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  18. Mario Botteon2 agosto 2019 08:30

    Pompeo Benincasa, scusa se m'intrometto, ma perchè continui a discutere? Tutto il mondo riconosce a Enrico Berlinguer dei meriti che hanno cambiato la storia. Quali? Si è staccato dal Pcus. Dal 1976 ha rifiutato i finanziamenti dei Russi. Ha posto la questione morale, e con Aldo Moro il compromesso storico. Perfino Almirante rese omaggio alla sua salma. Ma perché continui a dialogare coi fascisti? Con questi i nostri rapporti sono finiti il 25 aprile 1945.

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    1. Silvio Barbata2 agosto 2019 11:37

      Mario Botteon, i fascisti non c'entrano...ha fatto cose storiche?come se fossero atti straordinari rispetto a quello che era un continuum tra il PCI e il PCUS... sul compromesso storico ci sarebbe da discutere e ridiscutere all'infinito ...indefinibili i contenuti valoriali attribuiti a Berlinguer, vi sfido a individuarli precisamente.

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