mercoledì 18 novembre 2015

Catastrofi annunciate... la natura violata

foto dissestodi Gisa Siniscalchi - Ogni anno con l’arrivo delle piogge inizia la trafila di disastri, un appuntamento a cui non manca quasi mai nessuno.
In Sardegna il 1° ottobre, ad Olbia, strade come torrenti d'acqua, e un ponte, danneggiato dalla precedente alluvione del 2013 e subito ricostruito, si è dovuto abbattere per evitare ostruzioni che sarebbero state ancora più disastrose. Un paradosso dell'incuria e della cattiva gestione del territorio.
gestione-rischio-idrogeologico-sia-prioritari-L-JXBotSPoi tocca alla Campania, il beneventano e il casertano le zone più colpite dall'esondazione del fiume Calore con anche vittime umane. Il settore agro alimentare è stato messo in ginocchio, danneggiati il pastificio Rummo e alcune cantine, con conseguente danno alla produzione e ai lavoratori.
E in Calabria danni enormi, strade non percorribili, frane e smottamenti, il collegamento ferroviario con la Puglia interrotto, come la statale 106 che collega Reggio a Taranto. Ci vorrà molto tempo per ripristinare una vivibilità per le cose e le persone.
AUTOSTRADA PA CT SCILLATO TREMONZELLIDa alcuni anni, nel nostro paese avvengono vere e proprie catastrofi, e se fino a qualche tempo fa si imputavano principalmente alla natura, oggi si ha la consapevolezza che esiste un altro colpevole, l'uomo con il suo agire sconsiderato, poco attento all'ambiente. Come nel caso di esondazioni dei fiumi, che a seconda delle stagioni hanno determinate esigenze di crescita. Sono la conseguenza di chi ha costruito in modo sbagliato e ha interrato i corsi d’acqua, senza tener conto del dissesto idrogeologico che andava a provocare.
E tutte le volte si provvede al ripristino, spesso senza fare una valutazione dei perché, senza andare al cuore del problema, ci si è abituati a mettere una pezza, e poi a confidare nella divina provvidenza. Un atteggiamento cieco ed imbelle, che rende inutile ogni sforzo di recupero.
disatriLe responsabilità non sono imputabili solo all'accresciuto numero di precipitazioni, dovute al cambiamento climatico, ma anche, e soprattutto, alla cattiva gestione del territorio, alla poca attenzione al sistema geologico del nostro paese, al disboscamento eccessivo, alle costruzioni in zone non idonee. Tutte opere dell’uomo che hanno reso ancora più fragile un territorio già di per se complicato e delicato. E se non si tiene conto di questo semplice aspetto, si andrà incontro a sempre maggiori catastrofi, è un fatto confermato dai dati statistici degli ultimi anni, senza che nessuno si ponga una semplicissima domanda… perché?
e3dab7da-ee25-4b09-8a06-6d50421f015dIl Sud, in questa situazione, è particolarmente a rischio, per innumerevoli ragioni, in primis per la particolare geologia del territorio, per le vie di comunicazioni obsolete, esempi di incuria e arretratezza, come anche le ferrovie, è un fatto che l'alta velocità si ferma a Napoli o al massimo a Salerno... sembra che il progresso, come il Cristo si sia fermato ad Eboli.
BretellaE non dimentichiamo il problema della criminalità organizzata che in Calabria e in Sicilia è presente laddove ci sia da ottenere un profitto. A proposito della Sicilia, proprio lunedì scorso il ministro Delrio, insieme al Presidente Crocetta e ai vertici dell’ANAS, hanno inaugurato la bretella che ricuce i due spezzoni dell'autostrada A19 chiusa da ben sette mesi!
TrazzeraSarebbe stato più serio chiedere scusa ai siciliani lasciati ad attendere per così tanto tempo, considerato che per riaprire il viadotto crollato se ne parlerà nel 2018. E magari dare merito al Sindaco di Caltavuturo per avere contribuito a sopperire, grazie alla Trazzera finanziata dai grillini, all’inettitudine dell’Anas e delle istituzioni nazionali e regionali.
1411242381-0-ponte-sullo-stretto-renzi-ci-fa-un-pensierino-i-cinesi-aspettanoNonostante tutto questo, si riparla del ponte sullo Stretto, un anacronismo assurdo, un impatto dannoso all'ambiente, una grande opera che nelle intenzioni dovrebbe dare prestigio. Ma il vero prestigio è rappresentato dalla salvaguardia di ciò che abbiamo, e prima di imbarcarsi in una impresa così piena di dubbi e difficoltà, sarebbe molto meglio e prioritario risolvere i tantissimi problemi esistenti.
Anche Papa Francesco nella sua enciclica Laudato sii, ha affrontato il tema ambientale, con dovizia e preoccupazione, esortando i popoli ad avere uno stile di vita più sobrio e virtuoso, per evitare impatti onerosi per l'ambiente del mondo in cui viviamo e raggiungere quel bene comune rappresentato dal clima e dal vivere in armonia col pianeta.
Non siamo comunque i soli, anche se quasi ultimi in classifica, a fare poco per la salvaguardia dell’ambiente. L'intero pianeta purtroppo latita in questo campo. Da decenni si parla del buco dell'ozono, e poco si è fatto per risolvere o almeno affrontare la questione. I colpevoli siamo tutti, le grandi multinazionali dei profitti ad ogni costo, i governi deboli e i profittatori.
desertificazioneC’è bisogno di bloccare la distruzione delle grandi foreste pluviali, che rappresentano il polmone verde della terra, così come l’attivazione di progetti per incrementare le risorse idriche di milioni di essere umani che, di fronte all’opulenza del resto del pianeta, soffrono la sete e la fame. Ecco, su questo le grandi conferenze mondiali sull'ambiente devono fare un passo avanti obbligando tutti i paesi a una vera politica di salvaguardia dei territori e della natura. È questo che servirebbe. Cosa vogliamo lasciare ai nostri figli e ai figli dei nostri figli, un paese, un mondo, distrutto dall'ingordigia, dall'incuria, un pianeta morto?
Gisa SiniscalchiGisa Siniscalchi
18 Novembre 2015








24 commenti:

  1. "si riparla del ponte sullo Stretto, un anacronismo assurdo, un impatto dannoso all'ambiente, una grande opera che nelle intenzioni dovrebbe dare prestigio. Ma il vero prestigio è rappresentato dalla salvaguardia di ciò che abbiamo, e prima di imbarcarsi in una impresa così piena di dubbi e difficoltà, sarebbe molto meglio e prioritario risolvere i tantissimi problemi esistenti."
    Problemi che naturalmente non sono stati risolti a causa del ponte e che, invece, verranno immediatamente risolti se il ponte non si fa.
    Io questo modo di ragionare lo individuo con una parola che inizia con ipo... e finisce con ...sia.
    Sapete qual è?

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  2. OK, MA COME TUTTE LE "GRANDI OPERE" PER QUESTI PAPPONI, PONTE SIGNIFICA "APPALTI E MAZZETTE"

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  3. Personalmente non sono contrario a prescindere al ponte, supposto che se non vengono rimodernate le ferrovie, le strade o messo in sicurezza il territorio senza ponte, così come avviene da sempre, nulla fa presupporre che adesso ci possa essere una inversione di tendenza, anzi non vi sono neppure eventuali idee allo studio. Quindi il risultato è niente ponte, ma anche niente infrastrutture. Argomento chiuso. Se invece qualcuno volesse davvero realizzare almeno il ponte, bhe... almeno in questo caso seguendo la via contraria, potrebbe rappresentare uno stimolo e anche un obbligo a per fare di più per la viabilità in seguito. Dunque credo che nessuna idea preconcetta possa essere giustificata.

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  4. Gian Pietro Pieruzzini Grassi19 novembre 2015 16:57

    l'opportunità di costruire il ponte di Messina, deve essere analizzata sotto un punto di vista economico e territoriale. Certamente, all'inizio si creeranno dei posti di lavoro, del tutto limitati nel tempo, terminato il ponte questi verranno meno, e perderemmo quelli che ci sono adesso e legati a tutte le operazioni marittime. la costruzione di un ponte, in grado, sicuramente, di smaltire grandi volumi di traffico, verrebbe comunque inficiata dalla inadeguata viabilità sia in sicilia che in calabria. Il ponte creerebbe solamente dei "tappi" di traffico.Inutile parlare delle difficoltà territoriali legate all'elevata sismicità delle due sponde....il terremoto di messina è da un punto di vista geologico avvenuto un giorno fa e non oltre un secolo. Sinceramente, pensavo che il ponte fosse il traguardo megalomico di un politico che sentendosi grande, volesse lasciare, con questa opera faraonica, un ricordo imperituro di se stesso...vederlo riproporlo adesso da un giovane che, politicamente ( non tocco altri argomenti ) deve ancor crescere, sempre che abbia i numeri per crescere, mi pare, scusate il francesismo, una grande cazzata. In Italia ci sono enormi problemi da risolvere ed investimenti, che darebbero risultati ben più certi di quello. Spero che non si realizzi, ed invito il governo a cercare altri tipi di operazioni, capaci di creare reale e prolungata occupazione. Mi dispiace per la Salini costruzioni, ma penso che ci sia un mondo intero in cui dimostrare le loro capacità di costruttori....se veramente amassero l'italia, rinegozierebbero con lo stato le penali in atto ( Penso che chi ha firmato quelle penali, a nome dello stato, andrebbe perseguito per legge...)

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    1. Giuseppe Chimento19 novembre 2015 23:20

      Salini è un imprenditore. Se facendo il ponte ci guadagna fa il ponte. Se guadagna prendendo le penali senza fare il ponte, il ponte non lo fa. Se partiamo da discorsi di convenienza economica, non cerchiamo l'amore di patria. Quanto al ponte, lo stretto di Messina è una zona a sismicità inferire alla California e al Giappone, dove ponti analoghi li costruirono già a partire dagli anni 30. Mettere poi in concorrenza le infrastrutture (e anche le strutture: avete idea dello stato dell'edilizia scolastica in Sicilia?) è una cosa assurda, che ho sentito dire solo in Italia. Naturalmente occorre una programmazione, ma non scegliere fra l'una o l'altra. Se poi si pensa che un'opera come il ponte non richieda una manutenzione e un monitoraggio costante, con conseguenti ricadute occupazionali, evidentemente sopravvive ancora un'idea ottocentesca dell'ingegneria di alto livello. E poi ragionando in questo modo non si dovrebbero costruire case, perché, una volta finite, i muratori rimangono disoccupati.

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    2. Gian Pietro Pieruzzini Grassi19 novembre 2015 23:23

      Salini ci guadagna sia facendo il ponte che non facendolo, certo facendolo ci guadagna di più, ma non costruendolo fa meno fatica. Non si può paragonare l'Italia al Giappone od alla California, dove hanno ricostruito strade e ponti in meno di due settimane. Dobbiamo fare i conti con la realtà italiana, non sulla scienza delle costruzioni, che è sicuramente in grado di realizzare cose durevoli. Un esempio è quanto avvenuto con l'acquedotto, di Messina, certo un danno grave, ma che nei paesi prima citati si sarebbe risolto in 5 giorni non in due - tre e più settimane. A proposito le strade crollate qualche tempo fa, sono state ripristinate? Questa è la realtà attuale dell'Italia, una realtà che non ci piace e che non possiamo pensare che cambi in corso d'opera. Finché l'Italia non dimostrerà di essere cambiata quella rimarrà un'opera che non ci possiamo permettere. Ovviamente ognuno esprime le proprie opinioni, e purtroppo i fatti non mi fanno essere ottimista, sarei il primo ad essere felice di sbagliarmi. I miei dubbi non sono dubbi politici, ma di incapacità realizzativa quando i denari che circolano sono così tanti.

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  5. Al solito bellissimo articolo. Sto ancora vivendo i problemi della recente alluvione in Calabria e appare ancora di più grottesco parlare del ponte.

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  6. Abbiate pietà, basta parlare del Ponte di Messina. Non c’è davvero una sola virgola che non sia già stata detta. Che altro dobbiamo aggiungere? Si faccia, una volta per tutte, oppure la si smetta definitivamente di usare questo argomento, voluto e poi rinnegato da tutti i Governi da trent’anni a questa parte, come se stessero parlando dell’annuncio del secolo. Sono decenni che sentiamo usare gli stessi argomenti da parte dei contrari al Ponte e i medesimi, contrapposti ragionamenti, da parte di chi è a favore. Si sono spesi già parecchi miliardi in progetti, società create ad hoc, assunzioni clientelari ma del ponte neppure una pietra è stata posata. Renzi non poteva essere da meno e non poteva sottrarsi dal dire la sua sulla costruzione dell’opera pubblica più annunciata del secolo. Naturalmente ha affrontato il tema nel suo solito stile: il ponte si farà, ma anche no.

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    1. La cosa che mi spiace davvero è che di tutto il mio articolo quello su cui si discuta è il ponte, che è solo una minima parte della mia esposizione, il reale tema dell'articolo è la sicurezza ambientale, e cosa servirebbe per la sua salvaguardia, ma sembra che questo non interessi a nessuno....sono piuttosto delusa...ma io la mia opinione l'ho esposta...grazie

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    2. Il mio commento andava proprio in quella direzione.

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  7. Abbiamo un territorio, tutto, che, alle prime piogge abbondanti, frana....
    Tornano a parlare di costruire il Ponte sullo Stretto.
    Mettiamo a confronto queste due cose e vediamo quale è la priorità.
    Non credo costruire un ponte.che durerebbe (?). ben poco.
    Perchè non investire nella manutenzione del territorio che è e deve essere una priorità?
    Me lo chiedo, ce lo chiediamo, sopratutto, dopo, ogni catastrofe.

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    1. Ecco il vero senso del mio articolo, grazie, per averlo compreso, il ponte è solo il paradosso che ho usato per mettere in evidenza quanto c'è da risolvere nel nostro paese e non solo, anche la tutela ambientale di tutto il pianeta...grazie del commento.

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  8. antonella albertini19 novembre 2015 22:40

    Personalmente spero che il progetto di costruire il ponte sullo stretto di Messina venga accantonato per sempre, per tanti motivi: per la sismicita' dell'area, per l'impatto ambientale che inevitabilmente ci sarebbe, perché la Sicilia e la Calabria hanno bisogno di rifare completamente le infrastrutture quali strade, acquedotti, ferrovie. Per evitare i disastri che ogni anno puntualmente si ripetono, dobbiamo finalmente intrapprendere una seria politica di tutela del territorio, evitando tutti quei comportamenti che sono causa di allluvioni , frane ecc. Purtroppo una politica adeguata del territorio non ci mette al riparo dai cambiamenti climatici che sono causati dall'inquinamento, prodotto dalle scelte degli uomini. Serve stabilire regole precise da rispettare, accordi fra le potenze mondiali per ridurre al minimo i danni dello sfruttamento della natura e dell'inquinamento selvaggio. A tutt'oggi non sono stati raggiunti grossi risultati

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    1. Questo volevo mettere in evidenza, una vera politica di salvaguardia del territorio e dell'ambiente, nel nostro paese, infrastrutture e messa in sicurezza, poi a livello mondiale le questioni inquinamento e problemi climatici, che non sono nati così per caso, c'è il contributo massiccio dell'azione dell'uomo e quindi si ha necessità di regole vincolanti per tutti i paesi e tutti i continenti, si rischia moltissimo, è un fatto conclamato.

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  9. Michele Maniscalco19 novembre 2015 23:18

    Come sempre, ottimo articolo di Gisa Siniscalchi. Dissento solo per quanto riguarda la costruzione del ponte sullo stretto. Sono per il ponte senza se e senza ma. Non vedo come possa essere anacronistico, cioè antiquato e superato. Antiquato perchè? Superato da cosa?. L’impatto con l’ambiente? Non lo vedo. La sicurezza? Esistono ponti, da diversi decenni, in altre parte del mondo poggiati su fondali molto più critici di quelli Messina. La paura che si infiltri la mafia negli appalti? Facciamo in modo che ciò non avvenga. Esistono tante altre priorità? Pensate all’inizio degli anni ’60 quando in meno di 5 anni è stata costruita l’autostrada del sole che ha unito l’estremo nord europeo con Trapani (con un solo punto d’interruzione, lo stretto) in che stato erano le strade italiane e quelle siciliane in particolare: si poteva andare solo col mulo o col carretto.
    I soldi? Si parla di circa 15 miliardi di euro in 15 anni. Sapete quanta è costata l’operazione elettorale degli 80 euro a chi uno stipendio lo aveva già? Circa 10 miliardi di euro per quest’anno e per gli anni a venire. Io dico poteva aumentare le pensioni al minimo. Ma 10 milioni di italiani se li sono intascati senza pensare cosa era prioritario.
    Come ultima cosa mi meraviglia che la maggioranza dei siciliani è contraria. Capisco quelli del nord. Non capisco i siciliani. Per la Sicilia sarebbe un ponte di sviluppo economico.

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    1. Caro MIchele, se posso permettermi di darti del tu, premesso che io non sono siciliana, ma sono contraria al ponte per una miriade di motivi, rispondo solo al tuo....evitiamo che avvegano infiltrazioni mafiose, come pensi si possa fare?
      Se penso agli scandali recentissimi, ho paura che sia una cosa molto complicata da ottenere.
      Definisco anacrosistico questa idea, pechè c'è tanto da fare, in questo paese, specie in Sicilia e in Calabria, a causa delle catastrofi che puntualmente si presentano tutti gli anni o quasi, mi sembra davvero di essere in un sogno, che il ponte potrebbe solo peggiorare rendendolo un incubo.
      E comunque ribadisco, mi spiace che di questo che definisci bell'articolo, si prenda in esame solo il ponte, che comprende solo poche righe, ma ha scatenato discussioni a non finire, non solo nel blog, ma anche su facebook, mi ha un pò spiazzata, io intendevo parlare di ambiente e salvaguardia del territorio...grazie comunque del tuo commento, mi piacerebbe sentire anche parlare del contenuto vero dell'articolo...ciao

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  10. Il dissesto idrogeologico e' un dato di fatto in Italia. Estese zone della Penisola sono costantemente in allerta meteo e la gente s'angoscia al primo scroscio d'acqua. Si e' costruito in modo dissennato e perciò tutti siamo responsabili, ameno per quanto attiene al privato, delle grandi sciagure che si sono verificate e si verificheranno. Per quanto riguarda la pertinenza dello Stato, esso ne prende atto ma non risolve mai i problemi, che adesso purtroppo sembrano insanabili. Smottamenti frane, tracimazioni, crolli sono il risultato di decenni di trascuratezza, di malaffare e d'incompetenza.Perché durante il ventennio le strade erano fatte per durare, i ponti non crollavano e i fiumi non tracimavano? Il mio paese è un esempio di cotanta maestria: un muraglione che serve da baluardo al mare e stato costruito in pochissimo tempo ed e' lì bello a vedersi ed ancora saldo nella struttura...e'il nostro lungomare; il ponte della ferrovia ed altre strutture resteranno salde e fruibili dalle future generazioni. Perché amici miei il Duce non scherzava: si pagava a caro prezzo la. truffa e l'incompetenza. Ed oggi, nonostante le nuove tecnologie, ci troviamo " in mezzo a na strada" ... franata. Il Sud e la Sicilia non ha strade, autostrade, ferrovie ma il ponte..quello sì!...me lo vedo tutte le notti nei miei incubi più' strani: c'è sempre un uomo con coppola e lupara che fa da guardiano.
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  11. Claudia Anna Bianco20 novembre 2015 13:24

    In una terra come la nostra a rischio geologico da sempre e soprattutto amministrata in modo irresponsabile (chi da le concessioni edilizie???) le priorità non sono il Ponte ma opere di consolidamento. Strade. Scuole. Carceri (dal momento che é certificato che trattiamo i detenuti come un paese da quarto mondo) . E qui ci vuole molto poco per essere buoni politici: usare semplicemente buon senso.

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  12. Giuseppe Nonno bit Fazzina20 novembre 2015 20:32

    ... con un decimo di quello che costerebbe il "ponte" si potrebbero mettere in servizio 10 nuovi traghetti, ristrutturare i pontili di attracco collegandoli direttamente con bretelle autostradali e iniziare la ristrutturazione delle linee ferroviarie

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    1. Giuseppe Chimento20 novembre 2015 20:34

      Forse dovrebbe fare bene i conti visto che ci sarebbero da rifare i porti di Messina, Villa e Reggi e in ogni caso: 1) Non potrebbe accelerare il tempo di transito; 2) Le città sarebbero ancora più assediate dal traffico e dall'inquinamento da traffico e anche la loro viabilità andrebbe di conseguenza rifatta. Mi piacciono queste obiezioni: dimostrano quanta poca scienza e coscienza ci siano dietro l'opposizione al Ponte

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  13. Luciano Tortorelli22 novembre 2015 21:06

    Rimango perplesso per questa diatriba sul ponte! Vi sono studi approfonditi fatti da esperti economisti, geologi, ingegneri, oltre a studi sui flussi (perché pensiamo solo ai flussi turistici dei mesi estivi. E gli altri mesi? praticamente deserto!) studi, dicevo, che confermano la totale antieconomicità di quest'opera la cui utilità potrebbe essere sostituita da qualche traghetto in più nei mesi estivi e l'adeguamento dei porti di attracco. Poche centinaia di milioni di spesa e posti di lavoro stabili nel tempo. I miliardi, come giustamente consiglia la sig.ra Gisa, destiniamoli a porre rimedio al dissesto del territorio, i cui danni sono diventati, considerando solo l'aspetto economico, una cambiale da molti zeri da pagare ogni anno! Questo è un investimento fruttuoso, economicamente e in costo di vite umane. Ancora una volta bravissima nella sua esposizione, la sig.ra Gisa.

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    1. Già, proprio così, è il mio pensiero, e non riesco a comprendere perchè si discuta tanto di qualcosa che oltre ad essere dispendiosa è inutile e anche dannosa per l'ambiente e non solo, che con ogni probabilità non vedrà mai la luce, per fortuna.
      I posti di lavoro si potrebbero creare, anche con una politica di riparazione e di manutenzione del territorio, delle strade, un lavoro continuativo e certo, il vero problema che volevo evidenziare è il completo disastro ambientale esistente e cosa si può fare, per porvi rimedio, e invece sembra che questa diatriba sul ponte sia l'unica cosa che abbia colpito i lettori, triste, davvero triste, sembra non interessi a nessuno, eppure è il nostro territorio, è il mondo in cui viviamo, e credo che se non si guarda alla sua salvezza, ci vivremo ancora per poco.

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    2. Luciano Tortorelli23 novembre 2015 01:11

      Perfettamente d'accordo Gisa. Sembra che si sia persa la capacità di vedere oltre che guardare quello che ci circonda e decidere con un po' di buon senso. Eppure questo è il mondo in cui viviamo e in cui dovranno vivere i nostri figli, e chiunque verrà dopo di noi. Manca veramente una sana riflessione su questi inderogabili problemi Grazie per averli posti alla nostra attenzione, Gisa.Cordiali saluti.

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