domenica 3 maggio 2015

Cuffaro e il carcere. Fallita la funzione rieducativa

Totò Cuffarodi Giangiuseppe Gattuso - Non ė la prima volta che in questo blog se ne parla. E ancora una volta sentiamo di farlo.

Già la lettura dei suoi due libri (Il candore delle cornacchie e Le carezze della nenia), per le riflessioni profonde che vi si scorgono, ci avevano consegnato una persona nuova. Un uomo che, dopo una lunga cavalcata di successo, ė caduto nella polvere. Soffrendo. Affrontando il calvario inaspettato con una dignità disarmante. Con un senso della giustizia e delle istituzioni terrene aldilà di qualsiasi aspettativa. E una consapevolezza enorme della sua nuova identità.

cuffaro-a-rebibbiaDi un uomo che sta pagando abbondantemente le colpe, gli errori, di una concezione della politica molto personale. Di essere stato sempre e comunque un uomo del popolo, la ‘sua’ gente che lo ha sempre amato e sostenuto. E di avere inteso l'essere Presidente dei siciliani in senso lato. Di tutti. Senza esclusioni e senza accorgimenti particolari, correndo il rischio, non sappiamo quanto consapevolmente, di contatti pericolosi. In una terra preda di troppi uomini del male.

Non voglio entrare nel merito delle accuse e nemmeno della sentenza. Troppa attenzione ė stata prestata e non sempre con un fine di giustizia. La verità risiede nel suo intimo convincimento. Nella sua anima di persona timorata e di profonda fede. Di un uomo che dal 22 gennaio 2011 è in carcere dopo avere atteso, in una chiesa vicino casa, il responso finale.

AvenireQuesta volta mi ha colpito la lettera spedita al direttore di Avvenire, il quotidiano dei cattolici italiani voluto da Paolo VI, e pubblicata in prima pagina il 7 Aprile. Parole profonde, pensate a lungo. Pensieri sulla dignità, sul senso della vita. Parole toccanti per dire con rara semplicità come, a volte, si crede di conoscere Dio sol perché si va a messa o si partecipa a un pellegrinaggio. Ma, invece, ė il cuore che deve essere disponibile.

Pasqua-Papa-Francesco011-1000x600E, in occasione della visita di Papa Francesco a Rebibbia, il 2 aprile 2015 giorno di Pasqua, la “Sua” voce “inconfondibile”, tanti come lui hanno sentito. “È in questo luogo che molti di noi hanno trovato l’appuntamento decisivo per l’incontro fondamentale con Chi eravamo convinti di avere incontrato e invece non conoscevamo a fondo”.

Pasqua-Papa-Francesco013-900x600Un messaggio d’amore e anche un grido di dolore per le “inumane” condizioni dei detenuti. Per la disumanità che emerge quando lo Stato, per legge, tende a far scomparire la persona che ogni carcerato è. Quello Stato che delega il carcere a un’insana missione: abbattere la persona, l’”io”, l’essenza di ogni uomo.

L’esatto contrario di quanto previsto nella nostra Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” (Art. 27). Un sistema nel quale “non esiste la pena di morte, ma esiste la morte per pena”. Un paradosso terribile. “Nel 2014 i suicidi avvenuti negli istituti penitenziari sono stati 44, e 88 i decessi per ‘cause naturali’; nei primi mesi del 2015, nove i suicidi e nove i morti per altre ragioni”.

Luigi ManconiProprio per questo occorre pensare (e finalmente realizzare) il superamento del regime carcere”. Parole del noto sociologo e politico Luigi Manconi scritte nero su bianco su l’Internazionale, il 17 Marzo 2015. È incontestabile, continua Manconi, che la pena detentiva – nella grande maggioranza dei casi – non tende alla rieducazione del condannato, ma costituisce una sua degradazione fino a segnarne tragicamente il destino. E i reclusi si troveranno a commettere nuovi delitti in una percentuale elevatissima, più del 68 per cento. Così, la pena si mostra nella sua essenzialità come vera e propria vendetta. E se la pena dovesse avere come unico scopo quello “di arrecare dolore, ovvero affliggere il detenuto”, ciò “la renderebbe iniqua e sostanzialmente immorale.”

Insomma, credo ci sia abbastanza materiale per stimolare le coscienze spesso sorde e mute. Per riflettere e acquisire consapevolezza su quelle questioni fondamentali che toccano la libertà e la dignità di ogni essere umano.

Giangiuseppe Gattuso
02 Maggio 2015

47 commenti:

  1. Gabriele Marolda3 maggio 2015 19:43

    Proprio nel caso di Cuffaro, visto che appare come un uomo nuovo dopo quattro anni di carcere, parrebbe che la detenzione abbia conseguito lo scopo di rieducazione previsto dalla Costituzione. Come sempre, molto interessanti le riflessioni delle tue note.

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    1. Credo che ormai parlare della funzione rieducativa della pena sia solo velleitario e illusorio. Tutti quanti abbiamo capito che la politica non ha nessuna intenzione di occuparsi della condizione in cui si trovano le carceri italiane, né della disumanità diffusa che subiscono i detenuti. A partire dal sovraffollamento e dalle condizioni igieniche, fino all'annullamento della loro personalità. Il detenuto è una persona che ha commesso dei reati e che (ovviamente) deve scontare la pena inflittagli sulla base, e per il tempo previsto dal nostro codice penale. Non tutti, però, sembrano comprendere che chi si trova in stato di detenzione rimane, sempre e comunque, una persona a cui sono state ristrette le proprie libertà personali ma che mantiene intatto il diritto di vedere rispettata la propria dignità di persona umana. Non mi sembra che questo principio venga sempre riscontrato, come ricordava puntualmente Giangiuseppe Gattuso nel suo articolo. Certo, l’esempio della detenzione e del trattamento carcerario riservato a Cuffaro non è proprio esemplificativo del livello medio riservato alla totalità della popolazione detenuta. L’ex governatore certamente si è guadagnato, col suo comportamento ineccepibile, tutta la stima e la fiducia necessaria per avere un livello di trattamento che gli ha consentito di sopravvivere ad una vita per lui inimmaginabile e incompatibile con lo stile di vita che aveva da uomo libero. Può godere di molte ore trascorse fuori dalla sua cella, studiare, scrivere libri, rilasciare interviste e comunicare col mondo esterno. Sia chiaro, questo non vuol dire godere di privilegi per essere stato un uomo politico noto (lui stesso rifiuterebbe ogni beneficio) ma certamente intorno a lui c’è un attenzione, neppure minimamente riscontabile nella massa dei suoi colleghi detenuti che non hanno identità né voce per gridare le loro sofferenze e le loro condizioni di vita. Sono quelli che vengono travati ogni tanto con una corda al collo dentro le loro celle perché non sono riusciti ad adeguarsi al regime carcerario, così com’è strutturato e che non ha rispetto per l’essere umano. E’ interesse della società che le carceri funzionino come comanda la Costituzione poichè se un detenuto è stato rieducato, quando torna alla vita libera, non costituirà allarme sociale e si ridurrà il rischio che torni a delinquere. Quando ciò non avviene la scarcerazione, spesso, dura solo poco tempo.

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  2. Ogni tanto bisogna rileggersi "L'elogio della follia" di Erasmo da Rotterdam!

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  3. ..Non conosco bene la storia di Cuffaro, nella versione "redento", mi avvalgo di ci' che racconta lui. sperando sia vero la detenzione lo abbia cambiato.

    ..PALERMO, 28 MAGGIO 2013 – Quanti giorni mancano da qui alla fine? “Due anni dieci mesi e quindici giorni: in carcere un giorno è un’infinità di tempo”. Iniziamo dalla fine, la conclusione di un’intervista di Domenico Iannacone a Salvatore Cuffaro nel carcere di Rebibbia. Un uomo che corre, solo.



    Un percorso sempre uguale e il rumore dei passi. “Io col pensiero mentre corro vado nei luoghi dove mi piacerebbe andare e ho misurato il tempo di arrivo con i chilometri che faccio ogni mattina correndo. Io so che per arrivare in Sicilia devo correre almeno per cento giorni”. L’ex governatore siciliano, condannato a sette anni di reclusione si racconta a “i dieci comandamenti” di Rai Tre.
    La differenza tra le bugie in politica, che secondo Cuffaro sembrano quasi essere fisiologiche del mestiere, e l’impossibilità di crearsi un alibi in carcere: sembra meravigliarlo. “Per tanto tempo mi hanno chiamato in molti Salvatore qui in carcere – racconta – e adesso in moltissimi mi chiamano Totò e mi fa piacere”.



    Un Cuffaro che lascia spazio al racconto di sè, dell’esperienza forte del colloquio con i familiari e alla vergogna della sua condizione di detenuto.”Io ho 4 ore di colloquio mensile, i miei hanno scelto di venire ogni settimana. Si crea un incantesimo che dura fino a quando non ti dicono che devi fare il colloquio. Nel tragitto dalla cella alla sala tutte le persone ti dicono ‘buon colloquio’. E questo mi rende felice”.

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  4. Non c'era bisogno che ce lo dicesse Cuffaro che il carcere ha fallito la sua funzione educativa. Il fallimento era noto da tempo immemorabile, ed era noto a tutte le generazioni di politici, governanti e governatori, (Cuffaro compreso), che si sono succedute dall'unità d'Italia ai nostri giorni. Più o meno, tutti l'hanno saputo, ma nessuno di loro a mosso un dito,

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  5. Non c'era bisogno che ce lo dicesse Cuffaro che il carcere ha fallito la sua funzione educativa. Il fallimento era noto da tempo immemorabile, ed era noto a tutte le generazioni di politici, governanti e governatori, (Cuffaro compreso), che si sono succedute dall'unità d'Italia ai nostri giorni. Più o meno, tutti l'hanno saputo, ma nessuno di loro ha mai mosso un dito.

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  6. Michele Maniscalco3 maggio 2015 20:56

    Condivido pienamente il giudizio dato dall'autore dell'articolo su Cuffaro: "comportamento esemplare dopo la sentenaza" E stata sempre mia convinzione che Cuffaro ha riconosciuto la
    giustezza della sentenza e da buon cattolico l'ha accettata senza imprecare contro nessuno.

    Condivido che il carcere deve essere umano e deve avere il rispetto della persona.

    Non condivido assolutamente la tesi di Luigi Manconi per quanto riguarda il" superamento del carcere"

    Cosa direbbe il sociologo Manconi a chi ha subito un danno morale, materiale, o un danno irreparabile come la morte di un congiunto causata volutamente da un'altra persona e poi vedere questa persona in libertà o agli arresti domiclliari?

    Liberi gli assassini, liberi i ladri, liberi i corrotti, liberi i mafiosi. E' questo che vuole Manconi? O forse non ho capito bene io? Se non è questo che vuole ci dica la sua soluzione a parte trattamento umano e rispetto per la persona.

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  7. Salvatore Di Maggio3 maggio 2015 21:33

    Questo articolo fa riflettere sulla necessità di avere un carcere veramente rieducativo in Italia e sull’assurdità della carcerazione preventiva. Nonostante la grande sofferenza dell’uomo Cuffaro, avverto tuttavia che il suo spirito guerriero è indomito ; il che fa sperare in un suo impegno futuro a servizio della Sicilia, questa volta senza gli errori del passato !!!

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  8. Antonella Deri3 maggio 2015 23:26

    Fallita la funzione "rieducativa", secondo me c'è chi accoglie la detenzione del carcere con coscienza, sapendo comunque di essere dalla parte del torto, di essere in qualche modo andato contro la legge.Credo che queste persone abbiano il diritto del carcere riabilitativo o rieducativo. Ci sono però detenuti che non possono o non hanno quel diritto a questo tipo di carcere mi riferisco a assassini mafiosi eccetera sia per i reati commessi che per rispetto di chi ha subito il "torto". Sicuramente le carceri dovrebbero essere migliorate perchè qualsiasi persona detenuta non perda la propria dignità.

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  9. si da il caso che abbia sentito gli autori del libro in questine , che ritengo valido e lungimirante , alla presentazione che ne hanno fatto alla radio ; per cui lo ritengo un ottimo studi da cui partire per il superamento graduale e selettivo della " inutilità del carcere ; nella maggior parte dei casi ed una delle eccezioni era proprio quella della mafia e dei loro adepti , quindi che non c'entri niente il caso Cuffaro con lo studio , se non marginalmente .
    Lo studio è fatto bene , puntuale e cerca soluzioni alternative al carcere , e ritengo che prima di confondere le cose con lo scaltro Cuffaro , vada approfondito e studiato in tutte le sua proposte alternative , che non sono fatte di " buonismo" , ma di scienza e coscienza , niente a che fare con un colluso con la mafia che , a mio modo di vedere , non ha dato nessun segno di redenzione ... Dica tutto quello che sa su mafia ed affari e consenta alla giustizia di fare vera pulizia , rischiando , naturalmente , perché i suoi sodali di ieri non lo perdonerebbero .Lui fa scena , fa la vittima , ma vittima di che ? della sua ingordigia , della sua disonestà? della sua collusione con i poteri criminali ? ... a me non ispira nessuna fiducia ne mi sembra affatto pentito .. si , ha fatto buon viso a cattivo gioco , ma niente di più . mi dispiace ma io non riesco a dimenticare quello che ha fatto

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  10. antonella albertini4 maggio 2015 00:22

    Non conoscevo la vicenda che riguarda la carcerazione di Cuffaro e la sua accettazione dignitosa. Mi fa piacere e credo sia giusto così: evidentemente Cuffaro ha accettato di espiare i suoi errori con dignità. Un tema molto interessante trattato nell'articolo riguarda la condizione del nostro sistema carcerario. É indubbio che una società civile deve garantire di scontare la pena quando si è commesso un reato, ma deve puntare al recupero sociale del carcerato. Oggi questo è difficile da ottenere, vista la condizione delle nostre carceri dove al sovraffollamento e alle pessime condizioni igieniche si associa la mancanza quasi totale della rieducazione.

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  11. 04/05/2015
    Qui occorre chiarire una questione di fondo!
    Il carcere è la conseguenza del fatto di aver commesso un reato le cui condanne variano di durata a seconda della gravità del reato commesso. Naturalmente i carcerati non sono tutti uguali come persona, perché le persone sono tutte diverse. C'è chi è un violento e c'è chi è un signore nel vero senso della parola, e tra i tanti possibilmente molti hanno commesso lo stesso reato. Senza voler parteggiare per Totò Cuffaro, che personalmente ho conosciuto quando era assessore regionale all'agricoltura, dico che il sistema rieducativo del nostro sistema carcerario raggiunge positivamente il suo obbiettivo a seconda dei soggetti detenuti. Anche nelle scuole é la stessa cosa! Il bambino irrequieto sta nella stessa classe con quello calmo ma l'insegnante adotterà due metodi diversi di insegnamento. Le carceri italiane non tengono conto di questa differenza ed ecco il perché del fallimento rieducativo. Prova ne sia che pochi sono quelli che non ritornano a delinquere e di conseguenza a rivisitare le patrie galere. Questa differenza secondo il mio modesto parere conta molto, perché ricordo che quando feci il servizio militare i militari di truppa erano considerati numeri senza tenere conto della provenienza e della educazione ricevuta. Molto c'é da fare ed occorre davvero rimboccarsi le maniche.

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  12. CARCERE E RIABILITAZIONE SOCIALE


    L'analisi dell'argomento carceri che fanno l'Autore e quasi tutti i commenti, è senz'altro esatta e meriterebbe una riflessione ancora più profonda sulla funzione specifica che le è legata: “la rieducazione e la riabilitazione di chi ha sbagliato”.
    Per arrivare ad una soluzione positiva però necessiterebbe da parte della politica una rivisitazione della gravità del reato commesso e pertanto limitare la detenzione solo a quei reati che attentano non solo al patrimonio della vittima ma alla sua incolumità fisica ed etica, tenendo ben presente che il trattamento reclusorio dovrebbe aver forma e sostanza “individuali” e non di “massa” poiché lo sbaglio, se si è coscienti della figura dell'individuo, è sempre e comunque individuale,Diventa di “massa” quando più individui si uniscono per delinquere in gruppi organizzati o meno, così come, a me pare, debba riferirsi al trattamento da riservarsi ai militanti nella criminalità organizzata.
    L'argomento pertanto rientra in quella sfera dell'indagine psicologica del "delinquente" e la sua potenziale pericolosità sociale.
    Non entro nel merito del caso Cuffaro ma mi sembra logico esprimere il parere che data la figura del personaggio, la sua posizione sociale, la sua cultura, e il ceto d'appartenenza avrebbero dovuto suggerirgli il pericolo di certe sue “frequentazioni”, anzi, direi, avrebbe dovuto comprendere da solo che certi rapporti, anche se usuali e direi obbligati, in una società come quella della Sicilia, un politico che abbia davvero una solida "coscienza dello Stato" avrebbe dovuto e dovrebbe evitarli per il bene della sua gente e della generalità dei cittadini di quello Stato preso nella sua interezza. Il carcere ha avuto il bene di fargli comprendere questo? Bene! Per una volta ha assolto alla sua funzione etica, poiché è indubbio che il soggetto non può, certamente, identificarsi con un "grassatore di piccola caratura""

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  13. Giuseppe Vullo4 maggio 2015 08:34

    Non capisco la funzione rieducativa nel caso di Totò Cuffaro. Totò è un uomo di tale cultura, fede cristiana, compostezza, dignità, che lui stesso può essere professore di rieducazione. La sua vicenda processuale è chiara. E' scivolato su una buccia di banana. La sua colpa è di avere fatto politica in Sicilia e di avere frequentato obtorto collo quella fetta di società Siciliana, cosa peraltro accaduta al suo maestro Mannino, ma era ineluttabile volendo diventare governatore della sicilia. Lui sta scontando la pena in maniera esemplare, lo stato deve solo decidere, se è ancora il caso di continuare ad occupare una cella con un uomo come lui, posto che ha già scontato 4 anni.

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  14. Benjamin Reilly4 maggio 2015 12:56

    Il politico che tradisce il Popolo non merita alcun pietismo facendone un martire tramite il vittimismo. Politica è SERVIRE IL POPOLO (il resto è mafia). Avete ancora la cultura del SERVILISMO generata da CULTO (perverso) DELLA PERSONALITÀ... il Vangelo va' letto e praticato, non è affatto uno strumento ideologico di esaltazione o di aggregazione settaria, anzi al contrario, per onorarlo occorre umilmente condurre vita degna opposta a quella dei ricchi dei famosi e dei sepolcri imbiancati dall'IPOCRISIA (non tutti coloro che avranno gridato "signore signore" entrano nel regno dei cieli. Vivete come se qui la vita fosse infinita... Quanto vi sbagliate! Gente come cuffaro indipendentemente dai processi, obliare entro una latebra gettandone il ricordo. Bisogna spogliarsi dalle mistificazioni e del proprio degrado con cui la tolleranza del male ne è principale causa.

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    1. Concordo pienamente con il Sig.Reilly!

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  15. La carcerazione, soprattutto quella preventiva è stato da lungo tempo motivo di scontro tra politici e addetti ai lavori. Ma ciò che affascina giuristi e pensatori che sia proprio la carcerazione nel suo intrinseco valore a suscitare dubbi sulla sua reale efficacia per un serio processo di riabilitazione di chi è sottoposto a tale pena. Certamente c’è chi ricorda che risale ad almeno trent’anni fa,quando, prudentemente, si cercava una soluzione che ovviasse all’uso della pena detentiva con altri strumenti di rieducazione alla socialità. In tutto questo tempo si sono impegnate le migliori intenzioni e le migliori idee, si sono scontrate con la ruvida materialità di un sistema penitenziario che finora è sembrato immodificabile. La cosa che sconcerta di più è che finora il carcere ha solo riprodotto con scarsa intelligenza se stesso, addirittura oltre se stesso, come ad esempio altri luoghi di detenzione, non meno oppressiva, non meno degradante, ma soprattutto non meno inumana: dagli ospedali psichiatrici giudiziari ai centri di identificazione ed espulsione per stranieri. A mio parere la detenzione carceraria, come luogo di pena, nella lunga storia dell’umanità è un’invenzione relativamente recente e nello stesso tempo è stata sempre oggetto di denunce e contestazioni, in particolar modo dalla grande letteratura degli stessi costituenti. Chi non ricorda o sentito parlare della famosa rivista «Il Ponte» fondata da Piero Calamandrei subito dopo il secondo conflitto mondiale? Perciò caro direttore Gattuso apprezzo il tuo servizio, che possa essere l’imput per aprire un nuovo ed efficace dibattito su questo annoso problema di civiltà sostenendo che visti i risultati, il carcere possa essere abolito. Dobbiamo convincerci che quanto affermiamo con superficialità ed arroganza che con la galera si possa rieducare la persona e che con essa sia applicata la “CERTEZZA DELLA PENA”, usiamo un linguaggio improprio ed equivoco. Credo che siamo in ritardo oltre ogni tempo limite per riformare l’intero sistema carcerario e che diventi esattamente quello che la legge prevede. La riforma più elementare e l’intervento più prudente sono destinati ad avere successo solo se pensati e perseguiti come altrettanti passaggi verso quella meta finale che è appunto rendere superflua la prigione.

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  16. Michele Maniscalco4 maggio 2015 17:54

    Quando ero ragazzino, al catechismo, mi hanno insegato che la bestemmia è un peccato mortale. Quindi chi è reo anche di una sola bestemmia e non si è pentito prima di morire, sarà condannato in eterno al fuoco dell'inferno. E meno male che Dio è bontà infinita e misericordioso. Mi direte che è l'anima che viene condannata. Mi hanno insegnato che anche l'anima soffre.
    Io, adesso non credo ne nell'ifenro e tanto meno al paradiso. Però non mi risulta che la bibbia sia stata aggiornata, e nemmenno che il Papa abbia detto che l'inferno non esiste.
    Sono uno di quelli a cui ogni tanto scappa qualche bestemmia. peril resto la mia morale personale mi dice di avere massimo rispetto per il prossimo. E, per chi crede nella vita dopo la morte dirà che devo sopportare l'applicazione della legge Divina. Cioè il fuoco dell'inferno.

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  17. Marcello Morelli4 maggio 2015 18:10

    Non finire in carcere è un problema sufficientemente facile da risolvere e non richiede rieducazione: rispettare la legge!

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    1. E concordo anche in questo!

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    2. Attenzione con questi commenti rigorosamente logici. Lei, amico mio, rischia di essere preso per fascista o militarista!

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  18. Maria D' Amico4 maggio 2015 21:37

    Secondo me Cuffaro era un uomo molto amato e molto odiato si è trovato in una tavola bandita e molto bene organizzata il dilemma è poi che faccio non mi siedo o pranzo con tutti i commensali, la carne è debole e certi piatti troppo appetitosi cosi si decide di mangiare tutti assieme quello che mi chiedo come è che uno solo paga il conto tutti gli altri sono usciti prima o era già organizzato che il conto lo doveva pagare lui solo.

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  19. Gloria Trizzino4 maggio 2015 21:54

    Caro Giangiuseppe,ho già avuto occasione di affermare che non conosco a fondo, o per lo meno non ricordo esattamente le sue, ripeto sue responsabilità. Voglio credere, anche per non sembrare la cornacchia del caso che sia cambiato di suo e non per i professoroni deputati alla rieducazione dei detenuti. Se non erro 30 anni or sono si è messo mani al sistema carcerario per renderlo appena vivibile. In questo fu paladino Pannella che, a mio avviso ha fatto battaglie politiche senza creare un vero programma di partito. E Pannella ha passato la S. Pasqua e la pasquetta nelle carceri romane per portare una speranza di vita. Già il Santo Padre si era dedicato alla vivibilità delle carceri. Detto questo io non sono per l'apertura indiscriminata di tutte le porte. Di omicidi ce ne sono e ce ne sono stati tanti e molti sono rimasti impuniti o quantomeno" amministrati". Il problema è reale, ma abbiamo uomini progettuali preparati? Attenzione, la morte non è solo quella fisica, ma anche quella che subisci quando vengono meno tutti i contatti umani e non per volontà tua.

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  20. Giuseppe Arena4 maggio 2015 21:59

    Credo che l'uomo Cuffaro non sia cambiato, il suo carattere e la sua personalità sono uguali a quelle che ho conosciuto e apprezzato tanti anni fa. E' forse cambiato nella riflessione più intima e conoscendolo bene nell'essere ancora più disponibile verso chi ha bisogno. Il carcere, cosi com'è, non rieduca affatto e la pena diventa vendetta. Lo hanno cancellato dall'albo dei medici, che era il suo lavoro. Ora vi chiedo un uomo che esce dal carcere cosi bene rieducato e si reinserisce nella società dovrebbe quanto meno riprendere il lavoro per il quale ha studiato e invece???

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  21. Se il discorso vale per Cuffaro, deve valere anche per tutti i mafiosi in carcere che sono diventati rigorosi osservanti della fede cattolica.

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  22. Sergio Potenzano5 maggio 2015 10:39

    Ritengo sia ingiusto mortificare la dignità di uomo, a prescindere dalla carica rivestita e della condizione sociale, soprattutto perchè parliamo di un uomo che non ha ucciso, non ha rubato, non ha commesso alcuna azione violenta, ma solo accusato di un reato per il quale egli continua a dichiararsi innocente, motivo per cui gli sono stati negati gli arresti domiciliari e quindi prestare servizi sociali.
    E' stato coerente, sapendo che questa coerenza gli sarebbe costata cara, avrebbe potuto accettare la sentenza e pentirsi del reato a lui ascritto, oggi sarebbe fuori dal carcere, invece no... rimane in carcere, forse fino alla scadenza dei sette anni.
    Tornando al titolo dell'articolo, che parla di rieducazione, pensate forse che questa sua coerenza l'abbia maturata in carcere? Oppure che questo carattere forte e dignitoso sia frutto del tempo passato dietro le sbarre? Credo proprio di no, l'ex Governatore della Sicilia, Dott. Cuffaro ha insegnato alla Politica, alla Giustizia, e alla società civile cosa vuol dire essere Uomini.

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  23. Giuseppe Vullo5 maggio 2015 10:55

    Gianni mi sembra che sia Iniziata la cavalcata degli anonimi...? Mi sento costretto ad intervenire perchè, trovo veramente sgradevole e singolare che un anonimo possa avvertire il sig. Gentile, persona intelligente di 94 anni, di stare attento a quello che scrive, perchè potrebbe essere assimilato a fascista o militarista. Io penso che un uomo come Gentile se ne strafotte della linea dell'articolo e se non è libero di criticare a 94...quando mai lo sarà...? Dico questo perchè il mio amico Gianni, amministratore del blog, sinceramente sui commenti anonimi mantiene una linea un pò equivoca, mentre altri sono decisamente contrari agli anonimi. Allora se si consente di esprimere mediante anonimato la propria opinione, che ci sia una linea ufficiale del blog. Altrimenti un commento anonimo può essere attribuito a chiunque...dal direttore all'ultimo dei commentatori. Quindi nel caso specifico l'articolo in oggetto, ovvero Cuffaro, suscita giudizi inespressi, ovvero che ci siano delle persone di questo blog amici di vecchia data di Cuffaro a partire da Gattuso compreso il sottoscritto ed altri, e che alcuni si astengano dal commentare, per non ferire qualche amico ! Tuttavia un conto è l'amicizia ed un conto è il dibattito sulle carceri. Per cui siccome... parecchi non si vogliono pronunciare in maniera chiara ed in modo esplicito sull'argomento Cuffaro, l'amministratore dica in maniera netta che l'anonimo in questo blog ha diritto di cittadinanza, come d'altronde in parlamento ! Cosa sarebbe altrimenti il voto segreto in parlamento se non un anonimo ? Perciò forza chi deve criticare l'articolo, Cuffaro ed anche il sottoscritto, che si dichiara ufficialmente amico di Totò Cuffaro...ma come lui rispettoso delle leggi dello stato ! Ma è l'ipocrisia che oltraggia oltremodo la verità, perciò "nu ci scassate u cazzo" e per favore non si manchi di rispetto ad un uomo di 94 anni come Franco Gentile !!

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    1. Vullo lei farebbe bene a stare zitto piuttosto che sparare grossolanità.
      Per quanto riguarda la sua affermazione, che dietro l'anonimato si possano celare anche persone note a questo blog cos'è, è forse una proiezione sugli altri di comportamenti che le sono propri? Forse è lei che ogni tanto si cela dietro l’anonimato per offendere gli anonimi che commentano scoprendo le falle logiche e contenutistiche di alcuni commenti?
      Infine, il mio commento non era rivolto al sig. Gentile, che credo non abbia bisogno di difensori di terz'ordine.
      Il mio commento era chiaramente ironico [da qui il segno di interpunzione !] e rivolto al sig. Colonnello.
      Comunque, come diceva qualcuno, l'ironia è afferrabile solo dalle persone intelligenti.
      Se gli anonimi le danno fastidio, perché evidentemente la mettono in difficoltà, scoprendo la vuotezza delle sue idee o l’inconsistenza del suo nozionismo, li ignori.
      Quindi, in merito alla sua volgare affermazione "un ci scassate...", sa bene dove metterselo il ….
      Ripeto, se gli anonimi non si vogliono, si neghi loro la possibilità d’intervenire, altrimenti si tacciano coloro che con gli anonimi non vogliono ho temono di interloquire.
      Quando si scrive in un blog è come parlare in piazza o al bar con gli avventori. Bisogna mettere in conto, pertanto, gli interventi altrui. Altrimenti si parla in casa propria con gli invitati che si vogliono.
      E, ripeto, finora io non ho offeso alcuno, lei si.

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    2. Ovviamente l'avviso è rivolto anche a lei.

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    3. Direttore ne prendo atto.
      Lei, però, mi è testimone che non ho mai offeso nessuno e che in questi interventi non mi sono rivolto a persone in particolare. Tranne, ovviamente, la mia difesa nei confronti di Vullo.

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    4. Mi hai dato la conferma che aspettavo. Io ti conosco! Io so chi sei! Un motivo in più Per lasciare questo posto a gente come te! Così non avrai più alibi ok? Per me questo è l'ultimo intervento. Chiedo ufficialmente all'amministratore di rimuovere la mia foto rubrica e scritti
      Continuate a giocare e prendervi per i fondelli tra di voi! Per ora non ti sputtano perché la mia e la tua è una posizione asimmetrica! Ma cca nisciuno è fesso !

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    5. Sig. Vullo sbaglia con questa decisione.
      La prego di ripensarci.
      La mia mano è sempre tesa.
      Se il Direttore ritiene che io sbagli o abbia sbagliato, mi chieda di non commentare più gli articoli ed io lo farò.

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    6. Se quanto affermato da Vullo, e cioè che dietro l'anonimo si celerebbe un nota persona con un qualche conflitto con lo stesso, sarebbe veramente disdicevole. Aspetto un chiarimento, anche se questo dibattito, credo ne convenga, è diventato un nonsenso.

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    7. Caro direttore, credo di essere stato abbastanza chiaro nel mio commento di come considero il carcere e la sua azione rieducativa. Ho affermato che i termini "rieducazione" e "certezza della pena sono usati impropriamente. In questa diatriba Vullo- Anonimo, avverto una perfetta assonanza con Vullo e le sue idee sul caso Cuffaro. Caro direttore, nei suoi panni vieterei in senso assoluto il commento in anonimità, altrimenti il blog da luogo di incontro di opinioni, diventa un luogo di scontro e non vorrei andare oltre. Come lei sa, direttore vengo dalla redazione di alcuni giornali locali pugliesi, ed anch'io sono abituato alla discussione ed al confronto, ma alla fine DEVE prevalere la dignità dell'uomo. Sono stato amico dell'on. Moro e lui spesso ripeteva che lo scopo del dialogo non è quello della convinzione, ma quello del proprio arricchimento. Chiedo a Vullo, se me lo consente, di continuare a dare la sue opinioni al blog ed eventualmente ignorare le provocazioni di chi intende presentarsi al confronto non la maschera dell'anonimato.

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  24. Qualche giorno fa ho avvisato tutti che non avrei tollerato commenti rivolti alla persona invece che al merito di quanto esposto. Oggi siamo quasi al limite. Faccio appello, quindi, alla saggezza di chi scrive per evitare miei drastici interventi. Buona PoliticaPrima.

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  25. Sig. Vullo perché non proviamo a volerci bene un po' di più?
    Guardi faccio il primo passo anche se, credo, di essere nella parte della ragione dal momento che (ritengo) l'aggressività nei miei confronti proviene da lei.
    Confrontiamoci sul contenuto degli argomenti e per amore della verità, non per amor d'orgoglio o di inspiegabili antipatie.

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  26. Non voglio commentare del caso in sé, la voglio prendere più "larga". Anni fa ho conosciuto una persona che lavorava come stagionale. Parlando del più e del meno, c'era come una zona d'ombra che mi sfuggiva, un po' come quando uno dice "ho studiato all'estero" e lascia cadere il discorso senza altri dettagli. Però poi un giorno me ne ha parlato. E mi ha raccontato la sua storia iniziata con la droga e finita in carcere. Nel primo, era poco più di un numero, tanto tempo per riflettere, ma nessuna attività, nel secondo ha trovato una persona che ha creduto in lui e gli ha insegnato un mestiere. Ecco, questo per me dovrebbe essere il carcere, un pit stop più o meno lungo dove la persona possa essere recuperata, sia "vip" o relitto....

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  27. Michele Maniscalco5 maggio 2015 21:13

    Gentile Dott. Vullo sto leggendo adesso gli ultimi commenti sulla funzione del carcere che dovrebbe essere rieducativo.
    Noto, con spiacevole sorpresa, che c'è una forte polemica con l'anonimo e e con il direttore del blog Giangiusepp perchè accetta anche i commenti in forma anonima. Ma la cosa che mi sorprendee e dispiace di più è la sua decisione di non volere scrivere più su questo blog. Le confesso che i suoi articoli e i suoi commenti sono tra quelli che apprezzo di più e la prego di non privare me e gli altri commentatori del suo prezzioso contributo a questo blog.
    Anche a me non piacciono gli anonimi, ma fino a quando si limitano al commento, esprimendo le proprie opinioni senza scendere nelle offese personali penso che si può tollerare anche l'anonimato.
    Quindi la prego di nuovo di non lasciare questo blog.

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  28. Armando Pupella5 maggio 2015 22:29

    Annamo bene! Annamo proprio bene! Alla 25ennale tragedia dei suicidi di disoccupati e imprenditori si aggiunge il suicidio di molti carcerati! Alla faccia della rieducazione! I carcerati dovrebbero lavorare, essere pagati in modo che, scontata la pena, abbiano denaro, frutto del loro lavoro, per metter su un'attività commerciale o simile. Molti anni fa Carabinieri o Poliziotti arrestarono un tizio che stava forzando la porta di un'auto e lo portarono all'Ucciardone, carcere di Palermo. Il Direttore del carcere, appena se lo vide davanti, sbottò: "Di nuovo qua sei!". Il tizio gli rispose: "Cillenza, nun e comu pensa Vossia; fora nun c'è travagghiu mancu pi personi per bene, si figurassi pi mia ca sugna n'avanzu di galera! Ca' almenu manciu e sugnu sutta un tettu". Quell'uomo aveva simulato il reato per farsi riarrestare. Il grande e compianto Cardinale, Salvatore Pappalardo, lesse la notizia sul giornale e organizzò una colletta nelle chiese della diocesi in favore di quell'uomo. Col ricavato gli comprò un furgone a tre ruote "motoape" per fare trasporti e gli diede del contante per iniziare l'attività di venditore ambulante di frutta e verdura. L'Uomo, anche per il nobile intervento del Cardinale fu scarcerato. Benedetti i Politici di quegli Stati che non hanno bisogno di molti poliziotti, di molti tribunali, di molte carceri. - Lo statista pensa alle future generazioni, il politico alle prossime elezioni (Alcide De Gasperi ).
    Lo Statista governa con tre C: "Cabeza, corazon, cojones; il politico, invece, con la quarta C, quella di culo per farlo riposare comodamente su un'area poltrona"
    Per quanto riguarda Totò Cuffaro, se mal non ricordo, fu condannato per collaborazione esterna alla mafia. Non seguii le sue vicende processuali. Ma col reato di partecipazione esterna alla mafia bisogna andarci con i piedi di piombo. In campagna elettorale si stringono mani ad illustri sconosciuti e, considerando che, per sbaglio o con ragione, diversi uomini politici non sono stati licenziati col voto democratico ma per via giudiziaria, il reato di partecipazione esterna alla mafia può rovinare anche uomini onesti. Immaginiamo un testimone che dica al Giudice: "Eccellenza, l'imputato nella scorsa campagna elettorale strinse la mano al big boss della famiglia tal dei tali". Questo reato può rovinare politici onesti dalla Sicilia alla Val Padana ove è arrivata la 'drangheta. La mafia non è una peculiarità esclusiva della Sicilia. Ottavo Comandamento: Non testimoniare il falso. Quinto Comandamento: Non uccidere. Settimo Comandamento: NON RUBARE. E se ricominciassimo dai 10 Comandamenti, 8 dei quali valgono anche per i non credenti? Negli otto è compreso anche quello del riposo settimanale per recuperare le energie psicofisiche. Risolveremmo in un fiat la cosiddetta "crisi", che non sarebbe nemmeno dovuta scoppiare.

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  29. Giuseppe Vullo6 maggio 2015 08:27

    L'amico anonimo mi porge la mano...e questo esprime un gesto ed una volontà di "riconciliazione", sentimento evangelico e Cristiano che apprezzo, e che permette a Cuba e Stati uniti di riconciliarsi dopo 50 anni. Ma cari amici uno può riconciliarsi con un anonimo cioè un'ombra ? Beh con un ragionamento filosofico-teologico... io sostengo di si...perchè dietro l'ombra, l'anonimo...c'è " il verbo "....e questo mi ricorda l'incipit del quarto vangelo di Giovanni, il discepolo preferito da Gesù, a cui il nazareno affidò, ai piedi della croce, perfino la propria madre "Maria" ! Il vangelo di Giovanni inizia cosi..."in principio era il verbo, ed il verbo era presso Dio, ed il verbo era Dio, poi scese in mezzo a noi e si fece carne" ! Pensando e sperando che anche l'anonimo "si faccia carne", accetto la mano ed il sentimento di rinconciliazione, che per inciso dovrebbe riguardare tutti gli uomini della terra, per cui per me la lite o polemica è chiusa. Naturalmente il mio ragionamento teologico farà sorridere gli atei...ma desidero ricordare agli atei che tutti gli avvenimenti della storia, anche di questi giorni ( gli immigrati, il mediterraneo, gli islamici, le guerre, le decapitazioni, il califfato) alla base hanno sempre una teologia ed una liturgia...riflettete e non fermatevi arrogantemente solo al proprio punto di vista.

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  30. Giuseppe Vullo6 maggio 2015 08:48

    Ringrazio Luce per il suo invito inaspettato. Ringrazio altresi il sig Maniscalco, persona deliziosa ed entusiasta. Ieri era il 5 maggio ricorrenza della morte di Napoleone. Ma quello che mi ha fatto implodere è che non ho potuto rispettare per motivi fisici un appuntamento che avevo a Siracusa (nelle campagne)...ovvero di partecipare ad un esperimento di fattoria ecobiologica e vegana. Quindi passare dalle chiacchiere della "decrescita felice ed alla scelta vegetariana" in maniera pratica. Mi si dava l'opportunità di gestire questa fattoria ecobiologica vegana, nelle campagne di Siracusa, cosa che non ho potuto fare non essendo in grado di guidare per tanti km e poi dovendo vivere in un ambiente spartano dove l'indipendenza fisica è indispensabile. Purtroppo è andata cosi...perciò ormai per me è un non senso mantenere questa rubrica della decrescita felice, non riuscendo a fare il salto di qualità, dalle parole ai fatti. Perciò ribadisco l'invito al direttore Gattuso di rimuovere gentilmente la mia rubrica e di mettere al mio posto una persona più attiva e pratica. Un saluto cordiale a tutti.

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  31. Michele Maniscalco6 maggio 2015 10:50

    Dott: Vullo. sono contento della riconciliazione con l'anonimo.

    A parte la rubrica della "decrescita felice" che lei vuole chiudere per questione di coerenza, sono certo che pubblicherà ancora tanti articoli in questo blog che susciteranno tanto interesse e commenti come è avvenuto fino adesso.

    Ci faccia felici di potere al più presto rivedere i suoi articoli e poterli commentare.

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  32. Mario Botteon6 maggio 2015 14:53

    Mi scuso con tutti se intervengo per dire la mia sulla polemica in corso (cessata mi pare) tra Vullo, l'anonimo e qualcun altro? Boh, non rileggo tutto. Sono cose che succedono........ però è bene sempre chiarire fino in fondo tutte le questioni.
    Sulla persona che scrive anonimamente, ho già detto tante volte la mia, quindi non mi ripeto. Dico solo che non è vero che l'anonimo non ha mai minacciato nessuno per le sue opinioni. Ricorda sig anonimo, l'olio di ricino che qualcuno mi avrebbe fatto bere, se avessi continuato a fare dell'ironia su cetto la qualunque (alias Berlusconi)? E' successo, o no? Non dica quindi che lei non ha mai minacciato nessuno.
    Detto ciò, io non entro nel merito della questione Cuffaro, ma mi dispiacerebbe molto che qualcuno degli interlocutori dovesse andare via da questo blog (compreso l'anonimo).
    Vullo ha minacciato di andare via. Su dai Vullo..... attimi, sono attimi di tensione che vanno superati.
    Franco Gentile ha 94 anni, e le sue opinioni vanno rispettate per la sua veneranda età? Ma nemmeno per sogno. Se Franco, che considero un buon amico ed un ottimo interlocutore, sagace ed intelligente, dicesse delle fesserie, dovrei dire che ha affermate delle cose intelligenti anche se non lo sono perchè ha 94 anni? Io credo che Franco Gentile (complimenti per la lucidità che mantieni), le sue opinioni, vanno commentate perchè dice cose intelligenti e coerenti, e non per la sua età. Personalmente, se dicesse delle cose che non condivido, glielo direi. Gli faremmo un grande torto se così non fosse, ne sono quasi certo.
    Quindi, caro amico Franco, continua a commentare, se tu non lo facessi, ne sono certo, il dibattito perderebbe un commentatore di alta qualità. E, sinceramente ti auguro di farlo per molti anni ancora. Mi scuso ancora per l'intervento fuori tema, ma ci tenevo a precisare un paio di cose, sopratutto sull'età di Farnco.

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    1. Quell'anonimo cui si riferisce non sono io.

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  33. ho insegnato nelle carceri palermitane per un tempo complessivo di 4 anni. Non è tanto tempo! Eppure questa esperienza mi ha cambiato profondamente e mi ha consentito di guardare tutto da un'altra prospettiva.Penso di poter dire che la vita del detenuto è alienante. Non si può migliorare in certi contesti principalmente se ci passi la maggior parte della tua vita.Certo adesso penserete che SE ci si macchia di crimini orrendi bisognerebbe lasciar marcire in carcere la gente. Sono del parere che bisogna che ci sia la certezza della pena ma che occorra guardare più lontano per cercare di migliorare le persone che stanno pagando il danno che hanno compiuto. Non tanto ( lo dico egoisticamente) per loro stessi ma per la SOCIETA' che se li ritroverà nuovamente ReInseriti. Penso che occorra dentro le carceri più scuola, più docenti, più educatori, più volontari, più contatti con il mondo esterno, più colloqui, più motivi di incontro che favoriscono la discussione, più psicologi e psichiatri........più vita decente che non abbrutente.

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  34. Marisa Bignardelli6 maggio 2015 20:42

    Non vorrei riprendere il dibattito fuori tema,ma invito Giuseppe a scrivere sempre.pure con un dito nella tastiera,e risparmiando il braccio che,solo temporaneamente ,è fuori uso!!! Rientro in tema
    La grandissima umanità di G.Gattuso spicca come sempre !!!Gli argomenti trattati nell'articolo,però, sono due e iun pò mi fanno confondere.Li porto a due nuclei principali a) delitti e pene b) scontare la pena- Il riferimento a Cuffaro si deve fare,perchè è chiamato a rapppresentare coloro che sbagliano e lui ha sbagliato ed è stato condannato!!!Dall'articolo sembra che non è approvata la condanna o che la si ritiene sproporzionata ,anche se si sorvola sulla sentenza!!ICuffaro sta scontando la pena con grande dignità e la fede religiosa lo aiuta tantissimo!!!Questo gli fa onore !!!Pare che abbia ritrovato dentro di sè risorse inaspettate !!!Scrive e medita ,insomma un uomo nuovo da rispettare !!Io penso che tanti politici avrebbero da condividere ,qualche cella ma non vengono presi in considerazione ,forse perchè le carceri sono troppo affollate?Ma quanti esseri umani,sbattuti in galera hanno la forza di Cuffaro?Pur se dotati di cultura e di fede,raramente superano una detenzione giusta ,figuriamoci ingiusta!L'altro tema è la pena scontata in termini di tortura !Abbiamo un provvedimento Il decreto carceri,abbiamo una bella tirata di orecchie da parte della corte di Strasburgo eppure continuano indegne carcerazioni che abbrutiscono ,non rieducano !!!Nessuno uccida Caino ,non c'è bisogno Caino si uccide direttamente!!!Ma accanto a questi esempi ce ne sono altri parlo di eccellenze carcerarie,parlo di luoghi di vera rieducazione ,dove s'insegna un mestiere,dove c'è sempre la presenza di psicologi e dove l'umanità è degna di attenzione!!Speriamo che si arrivi a questo in tutte le carceri I detenuti però,se fanno la legge sulla tortura,possono denunciare lo stato!!!Vorrei fare ,per finire una domanda Cuffarò percepisce stipendio?Percepirà un vitalizio ?Mah?

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  35. Rieducazione e reinserimento, due parole che si sentono spesso quando si parla di carceri, sono considerate come "fine da raggiungere ", ma non è così!
    Servirebbe innanzitutto un'educazione che aiuti queste persone a scaricare gli impulsi emotivi che portano rabbia, aggressività per poi controllarla. Capisco che gran parte delle persone, compresa io, d'istinto, per alcuni che hanno commesso reati orrendi come ad esempio uccidere un bambino ,siamo portati a dire ( se lo merita il carcere ! e più duro è meglio è! ) ma tutti abbiamo una dignità e và rispettata, alcuni di loro usciranno dal carcere e saranno "risucchiati " dalla vita reale dopo anni di chiusura totale vissuta a ritmi e spazi condizionati. Fino al punto di diventare recidivi.
    Reinserimento non è un termine adatto per il nostro Presidente Cuffaro , già mi sembrava abbastanza integrato in questa società, e mi è parso anche molto strano visto la sua correttezza nell'espiare egregiamente la sua pena, come non gli abbiano concesso i sevizi sociali, del resto non è stato nè un assassino nè uno stupratore e in questo Paese ci sono reati ben più gravi o alla pari che restano impuniti!

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