martedì 29 gennaio 2013

Piano per il Lavoro e Reddito Minimo d’Inserimento. Due questioni fondamentali per il dibattito politico generale

Lavoro
di Giangiuseppe Gattuso - Mentre emergono ogni giorno notizie, come gli scandali del sistema bancario, che attirano l’attenzione dei media, restano sul tappeto, irrisolti, i problemi gravi e le emergenze del Paese.
Quelle che riguardano direttamente le famiglie, la povertà incombente e dilagante, la disoccupazione e la questione giovanile. Insomma il lavoro che manca e la crisi economica che aggredisce quotidianamente i più deboli. Tanti e ogni giorno di più, un numero insostenibile senza pesanti interventi estremi e urgenti.
01-00058637000007La politica è scossa continuamente da lotte di schieramento, tatticismi, e iniziative che hanno come unico obiettivo la vittoria o la migliore sconfitta. E, se non altro, la possibilità di condizionare il futuro vincitore. In fondo cose viste da sempre e che fanno parte dell’armamentario elettorale. Ma mai come questa volta i problemi legati alla condizione lavorativa e all’occupazione rivestono una dimensione così delicata e preoccupante.
Ci vuole un Piano per il Lavoro. Una grande operazione che lo Stato deve intestarsi per fronteggiare con ogni mezzo l’enorme numero di disoccupati, inoccupati, emarginati, di tutte le età. Una seria iniziativa che deve coinvolgere le istituzioni nazionali e territoriali. Con la piena responsabilizzazione degli enti locali, e dei sindaci che vivono in trincea. Una iniziativa nel solco degli interventi approvati con il decreto sulla crescita 2.0, (DL 179 del 18 dicembre 2012), e sulle nuove opportunità per la creazione di imprese innovative (startup), e che vedrà i suoi frutti più tardi.
disoccupazione_recordUn programma che in tre anni aiuti traghettare e superare questo lungo momento di difficoltà del Paese. Per questo ci vuole creatività (non quella finanziaria), buona volontà e impegno. Interventi per il recupero della manualità, un cambiamento culturale che riordini la separazione tra lavoro manuale e intellettuale.
Un patto tra le forze produttive, sociali e politiche che va oltre le divisioni e le, sempre possibili, strumentalizzazioni. Vanno evitati gli errori del passato e scongiurata la creazione di nuovo precariato. Non è di questo che c’è bisogno non è questo che ci può aiutare a superare il guado.
Reddito minimo per tuttiCi vuole, pure, il Reddito Minimo d’Inserimento, il salario sociale garantito, o reddito di cittadinanza. Un sistema di aiuto sociale per tamponare le emergenze. Per ridare dignità a quei milioni di italiani che ogni giorno combattono la battaglia per la vita. E un grande paese industriale con una grandissima ricchezza in mano a pochi, non può permettersi disuguaglianze così evidenti e ingiuste.
Un intervento, quindi, che, oltre a dare ossigeno a milioni di cittadini indigenti, e a tantissimi giovani, faccia sentire la presenza di uno Stato solidale. Un fronte contro la povertà e l’emarginazione sociale insieme ad un programma di interventi per l’integrazione sociale.
Le forze politiche, quelle che predicano ogni giorno sulla loro capacità di governo. I candidati alla guida del Paese che sbandierano la loro vocazione per l’equità sociale, la loro assoluta onestà e dedizione al bene comune. I nuovi partiti e i movimenti che guardano al futuro e che non hanno responsabilità per il passato. E i sindacati che invocano attenzione e concertazione. Che spesso dicono no e difendono il sistema così com’è. Che costituiscono un potere da preservare. Tutti.
Abbiamo il coraggio di affrontare seriamente questi problemi. Indichino i sacrifici necessari. Individuino le risorse che servono e che ci sono. Insomma, facciano fronte comune e diano al Paese un segno di speranza.
 
Giangiuseppe-Gattuso  Giangiuseppe Gattuso
  29 gennaio 2013

7 commenti:

  1. L'appello lanciato nell'articolo è certamente nella testa e nel cuore di tutti noi.
    Purtroppo, caro Giangiuseppe, devo dire che in questo momento politico non vedo nessun segnale di accoglimento di questo grido di dolore da parte di tutte le forze politiche in campo nella contesa elettorale. Devo ammettere che solo Grillo e il suo M5S è l'unico a parlare più concretamente del problema lavoro e redito di cittadinanza, sia come analisi, sia come proposta. Ma una rondine non fa primavera questo buio pesto dell'Italia.
    Io per mia natura non sono nè ottimista nè pessimista, ma realista, almeno mi sforzo di esserlo il più possibile, guardando ai fatti concreti gettati sul tavolo del dibattito politico.
    In questa ottica non vedo alcun motivo per essere ottimista in un felice esito del voto, nel senso che il 26 febbraio p.v. non ci sarà alcuna alba per la nostra Repubblica, semmai temo qualche "alba dorata" di stampo greco, che può essere sia di destra che di sinistra.
    Voglio dire che se è vero che non sono tutti uguali, però è tristemente evidente che tutti sono troppo simili in populismo, in chiacchericcio, in proposte di occasione, in inchieste giudiziarie, in latrocinii, in finta moralità pubblica.
    Con gente così non si và da nessuna parte, ma si rimane allo stesso punto, e cioè nella palude più melmosa e nauseabonda.
    Per una nuova Italia dovremo aspettare un altra primavera elettorale, quella che verrà dopo di questa.

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  2. L'equa distribuzione della ricchezza,la socializzazione dei problemi dei 'deboli,e'una scelta giusta e sacrosanta,anche nell'interesse dei fortunati e dei piu' capaci.Sarebbe una scelta politica illuminata,quella di andare incontro ai disperati e tendergli una mano,questo forse evitera' che siano i disperati e gli esasperati a venire incontro agli altri,ma non certo per dargli una mano,forse per staccaglierla la mano e con essa tutto quello che avidamente e stupidamente quella mano ha tenuto troppo stretta,la propria eccessiva ricchezza.

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  3. La penna di "politica in pratica, oggi come mai" di Giangiuseppe Gattuso, in questo articolo "di petto", così coraggioso, fa emergere quanto ognuno di noi cerca di delegare ai tempi della sorte, riguardo l'emergenza povertà.
    Perchè di questo si tratta, di povertà!
    Sia per il fastidio che dà il dover parlare sull'argomento, sia per la difficoltà di provare ad affrontare problemi correlati, per lo meno al momento, di così difficile soluzione.
    La politica disastrosa di Berlusconi, e quella depressiva di Monti, hanno fermato quella fase produttiva, che, fin dal dopoguerra, non si era mai arrestata, e che aveva portato l'Italia, a pieno titolo, tra i primi otto paesi del mondo.
    Con debiti? Senza debiti? Questo è un altro discorso; però c'eravamo!
    Di welfare non se ne parla più; una realtà importante per un paese che voglia dirsi civile; e non di certo disgiunta dal discorso della produzione.
    Niente asili, scuole con trenta alunni, sanità ridotta: diminuzione dei posti di lavoro.
    Le donne restano a casa. E i giovani, sorretti dalle pensioni di nonni fortunati, sono quelli che ne risentono di più.
    E poi, la globalizzazione senza regole, che ha riempito, a basso costo, i nostri mercati, con gravi conseguenze per i paesi esportatori di tutto l'occidente.
    La crisi ha colpito la stessa America!
    La corruzione è diventata un fenomeno di media gravità, assolvibile comunque, un costume diffuso.
    Le banche la fanno da padrone. Intanto la gente perde la casa, perchè non può più pagare il mutuo.
    In una situazione così devastata, come risalire? Come risollevare la sorte del più debole, cioè di chi, incolpevole, sta pagando per tutti?
    Il lavoro, è la risposta; nè può essercene un'altra.
    Questo ha messo al primo posto del suo programma Bersani.
    Fu così nel 29, quando si realizzarono una serie di opere pubbliche, che risollevarono le sorti di molti paesi.
    Una patrimoniale "accorta", ormai necessaria, riequielibrerebbe le sorti di tanti cittadini, anche moralmente, e darebbe gettiti importanti alle casse dello Stato; con cui poi provvedere ad una, assolutamente necessaria, "ridistribuzione".
    Questo consentirebbe, da subito, anche quel ripotenziamento dei servizi, il dimenticato welfare, riattivando tutti quei settori, ultimamente ridotti sulla dissennata "teologia del risparmio".
    Non è risparmiando che si salvano le economie!Si deprimono!
    E allora ecco la necessità di un salario basico, un salario della dignità, che riaprirebbe le saracinesche di tanti negozi "affittasi", "vendesi".
    Perchè rimettere soldi nelle tasche della gente è un investimento! Ridà ossigeno! E' una terapia d'urto che non si può rimandare.
    Pena: la morte del paziente!

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  4. Giuseppe Arena30 gennaio 2013 10:30

    Mentre il medico studia il caso il paziente muore.
    Il grido di dolore lanciato da Giangiuseppe,condiviso da tutti noi, non arriva alle orecchie di chi ci governa.
    Le promesse da campagna elettorale ci stanno riempiendo la testa fino alla nausea. Sono tutti buoni, tutti in aiuto dei più deboli, tutti contro la corruzione (ma continuiamo a leggere fatti e misfatti compiuti dai politici di tutto l'arco parlamentare).
    E' giusta l'idea di garantire chi ha più bisogno (nella speranza che poi, questi, non dilapidino tutto in tentativi di arricchimento - LUDOPATIA -).
    Invece chi garantisce lo Stato? Le banche, naturale per un governo di banchieri.
    Non un commento hanno fatto i politici sul precedente articolo di Giangiuseppe e neanche sul mio (Ludopatia) e siamo in campagna elettorale...!!!
    Meditate gente, meditate.

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  5. calogero dolcimascolo30 gennaio 2013 12:06

    Possiamo scrivere fiumi di parole che resteranno solamente parole.
    Oggi l’Italia dovrebbe affrontare la questione del lavoro escludendo qualsiasi altra iniziativa improduttiva concernente il reddito minimo d’inserimento.
    I maggiori partiti Italiani che ci hanno governato dal 1992 ad oggi e che si presentano come nuovi quali iniziative concrete hanno adottato per fare uscire dal baratro il nostro paese?
    Hanno fatto tante cose per distruggere l’economia: Finanziamento pubblico ai partiti, finanziamento all’editoria in nome della democrazia, si sono occupati di banche per poi svaligiarle alla grande e fare pagare il conto ai cittadini, si mantengono le attività legislative delle Regioni che raschiano pure le pentole, altresì dobbiamo investire i nostri soldi per la sanità e scuola anche per i tanti immigrati irregolari, dobbiamo spendere miliardi di euro per i rifugiati politici e poi tante e tante altre cose cosi vergognose da fare rabbrividire.
    Parlare della crisi del 1929 e fuori luogo carissima signora Fausta Fabri, nel 1929 non c’era in America un quadro così desolante come oggi in Italia.
    In America c’èra un paese democratico unito che credeva nell’economia di mercato; un paese liberista ma non liberale.
    In Italia abbiamo l’alleanza della classe politica comunista-populista e di quella liberale-populista che non solo tradisce i principi cardine delle proprie ideologie ma bensì procedono ad una fusione di interessi comuni pronti nell’accaparrarsi in maniera illegale qualsiasi Istituzione purchè si fanno soldi togliendole al mancato volano dell’economia.
    Risolviamo la questione morale sollevata dai leader storici di una classe politica che appartiene al passato ( Berlinguer, Moro, ….ect) e poi possiamo parlare come anche intervenire nel Welfare.
    Quando il popolo sarà affamato i traditori del comunismo-populista e liberale populista diranno “ Se non hanno pane, che mangino brioche! Maria Antonietta D’Asburgo Lorena.
    Tanto questa crisi è colpa della globalizzazione, non appartiene al cattiva classe politica.

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  6. Bravo direttore. Un bell'articolo, scritto certamente con il cuore e condiviso in pieno da tutti quelli che ogni giorno vivono in maniera diretta e non, il problema del lavoro. Noi del blog possiamo condividere, approfondire e parlare di questo importante problema. Ma la cosa che mi auguro tanto è che questo appello venga letto da qualche politico.
    Politici che come dici bene tu, oltre a sbandierare la loro onestà ed il loro interesse per l’equità sociale possano realmente mettere in atto tutto ciò di cui molto parlano, facendosi promotori di quella speranza di cui ha bisogno il nostro Paese.

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  7. Reddito di cittadinanza vuol dire che nessun cittadino italiano viene lasciato indietro, viene abbandonato a se stesso. Piano del lavoro, moderno e dinamico, riprendendo quello storico di Di Vittorio. Questo per tutta Italia.
    Per il Mezzogiorno: Nuova Cassa del Mezzogiorno fatta bene e subito completamento della Salerno Reggio e nuovi traghetti x Messina (via i ferri vecchi pubblici e privati) e una Grande Banca. Sviluppero' i concetti.FGM

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