lunedì 21 maggio 2012

L’indignazione, la rabbia e le lacrime

G.-Falcone-e-Pdi Giuseppe Bianca - Il ventennale della memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino cade in uno dei momenti più difficili degli ultimi anni. Piero Grasso ha dichiarato al ”Corriere” che la strategia delle stragi
iniziò con Lima, e Falcone era stato il primo a rendersene conto. In effetti nell’aria, dopo quella mattina tiepida di maggio, qualcosa di annunciato si cominciava a percepire. Il rispetto per l’uomo potente crivellato di colpi cominciò a prendere le forme della paura.
Le morti annunciate di Falcone e Borsellino hanno cambiato probabilmente il corso della nostra storia, che col tempo che serve, produce i suoi anticorpi. I fatti iniziano ad appartenerci quando si incrociano con la nostra vita in una maniera così violenta e drammatica. La coscienza delle cose ha assunto forme inconfutabili. L’indignazione, la rabbia e le lacrime sono stati un tributo di tutti e non di alcuni. Ai morti si deve la verità.
Non c’è anniversario di Capaci e Via D’Amelio che non si torni a parlare di appelli e di accordi, di tradimenti e di sacrifici. Penso invece che un modo veramente sacro di ricordare questi due grandi palermitani d’Italia sia quello di essere palermitani e siciliani migliori. Giorno per giorno. Geneticamente modificabili. Espelliamo quel che non va del nostro DNA, dalla cultura di ogni giorno, cominciando dagli atteggiamenti per finire ai comportamenti. Dai lunghi silenzi all'indifferenza a volte si compie il destino dell’omertà. Un popolo che non si ribella è un popolo senza dignità.
Adesso che Falcone e Borsellino non hanno fatto in tempo a vedere i suicidi per la mancanza del lavoro, la Fiat di Termini Imerese chiusa, la miseria che continua ad alimentare mafia nelle borgate di Palermo, la paura stampata sui volti dei padri, raccolta dall’inquietudine dei figli, il rispetto che gli dobbiamo è ancora più grande. E’ fatto di normalità, di correttezza e di onesta. Tre cose che oggi sembrano tre lontane chimere.

Giuseppe Bianca

21 maggio 2012

PS. Nel ricordare la tragedia dei due grandi eroi della lotta alla mafia, un pensiero va al vile attentato alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi. Non ci sono parole adeguate per commentare tale atto e per spiegarne il significato. Nella speranza, comunque, di individuare e punire i colpevoli, rivolgiamo un abbraccio ai parenti della giovane Melissa e un augurio di guarigione per le altre studentesse così tremendamente ferite.

11 commenti:

  1. Dopo aver scritto in modo leggero e giocoso per liberare lo spirito "ludico ch'entro mi rugge", forse per una breve fuga dalla realtà, per non affrontare le responsabilità, perchè insopportabile e insostenibile "la pesantezza dell'essere"? Ma vi giuro che i "cavalieri del blog" l'avevo scritto il 10 maggio cioè prima che accadessero i terribili fatti di brindisi e del terremoto(altrimenti forse non l'avrei scritto). Nell'articolo "la palermo liberata e i cavalieri del blog" ho fatto facile ironia su noi stessi e sui personaggi politici a cui spesso superficialmente o per incoffessabili convenienze affidiamo i nostri destini. CMQ contavo ed ero sicuro sull'arguzia delle persone intelligenti di questo blog...infatti diversi mi hanno risposto per le rime. Adesso l'articolo di G. Bianca ci fa risprofondare nell'incubo quotidiano: l'autore parla di indignazione, rabbia e lacrime...io aggiungerei anche il sangue... il sangue degli innocenti. Egli spera che i palermitani o siciliani siano geneticamente modificabili. Purifichiamo il nostro DNA ? E' una affermazione senza alcun fondamento scientifico! Cosa facciamo una flebo di onestà e di legalità? O facciamo un intervento sul nostro corredo cromosomico eliminando i geni cattivi, pigri , vigliacchi, egoisti, indolenti, rassegnati? Ma sono sicuro che l'autore voleva dire: modifichiamo il nostro comportamento antropologico, prendendo spunto ed esempio da eroi come Falcone, Borsellino, Libero Grassi, che sono andati incontro al loro ineluttabile destino con coraggio e fermezza per difendere i principi di legalità che la fetida società siciliana si mette sotto i tacchi. I mio conterraneo SCIASCIA affermava palermo irredimibile e Pirandello descriveva le mille faccie dei siciliani. Saranno state le multiple dominazioni subite di cui alcune veramente decadenti ed olezzose. Ma tra i cromosomi lasciateci in eredità dai nostri dominatori, ci sono anche quelli dei "normanni" che è risaputo sono una razza nordica ed i nordici è risaputo sono puntuali ed onesti. E allora? Io ho una proposta cervellotica per risolvere il problema dei siciliani...per restare sempre in tema cromosomico potremmo "clonare i nostri eroi" e buttare a mare tutti gli altri...oppure fare pulizia etnica della sicilia per esempio: trasferire e disperdere i siculi nei paesi nordici( Danimarca, svezia, norvegia), ed in compenso un misto di nordici (tedeschi, finlandesi, lettoni) trasferirli da noi. Sono sicuro che i poveri nordici in sicilia prenderebbero tante scottature per il sole e non...ma sono sicuro che non esisterebbe più "il pizzo" al massimo la pizza. E non esisterebbero più frasi del tipo: "ma si ci pò parrari"? o "curnutu e sbirru" etc. Saluti. g.v.

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  2. Falcone disse che gli uomioni passano , ma le idee rimangono e camminano sulle gambe degli altri .Evidentemente , le uniche gambe sulle quali continuarono a camminare le sue idee furono quelle di Borsellino , del giudice ragazzino Levatino , di qualche sporadico amministratore locale (ricordo un consigliere regionale in Calabria ed un sindaco in Campania ) , ma poco di più . In molti sono rimasti al massimo con una fiaccola in mano negli anniversari . Solo i giovani studenti delle nostre scuole le hanno sempre ricordate e tramandate , e , per questo , hanno visto sempre le loro scuole devastate (vedi Zen e Brancaccio) . Forse a Brindisi stanno alzando il tiro . L'ndignazione ancora non trasforma in normalità la nostra società . La gran parte dei cittadini sono vinti dalla paura , sanno di non essere ben tutelati dallo Stato , e quindi nel privato e nel pubblico fanno quello che possono , per il resto , il grosso , delegano il contrasto e l'eroismo come sempre ai giudici ed alle forze dell'ordine .

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  3. 23 maggio 1992. Una data che ha segnato la storia di Palermo e dell'Italia. Uno spartiacque tra il bene e il male. L'apice della violenza e della cattiveria umana nella sua espressione più vile. La conseguenza di troppi anni di "tolleranza", connivenze, e vergognose coperture che hanno mostrato al mondo intero la debolezza di uno Stato. Una data incisa nel cuore degli uomini e delle donne oneste di questa Sicilia martoriata. Uno dei giorni più bui che insieme al 19 luglio dello stesso anno hanno determinato, finalmente, il cambio di rotta di un'intera società. Falcone e Borsellino, quindi, eroi di questa terra. Eroi coraggiosi, uomini onesti, esempio per tutti. Con il loro sacrificio è arrivata la speranza, una presa di coscienza collettiva che servirà da monito per gli anni che verranno.

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    1. Caro giangiuseppe, sono uno dei tanti cittadini palermitani che partecipo' ai funerali di Falcone e ricordo come la folla volesse giustamente aggredire le tante autorita' presenti.Purtroppo dopo vent'anni si continua solamente e ricordare quella data facendo accendere i riflettori solo per questo giorno,ritornando il giorno dopo alla normalita'.Le tante autorita' dello stato presenti alla celebrazioni fingono di non sapere che solo sviluppando questa meravigliosa terra ci si potra'liberare dal cancro mafioso, dando una prospettiva ai tanti giovani che sono costretti ad emigrare, e condannando questa terra ad essere vissuta solo da anziani.

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    2. Caro cittadino palermitano, capisco benissimo il concetto e lo condivido. Mi chiedo solamente perchè non ti firmi. Il blog è aperto e libero, e non richiede registrazione. Ma sarebbe molto più proficuo poter instaurare rapporti di partecipazione e di collaborazione per qualsiasi iniziativa se magari ci conoscessimo. Non credi? A presto.

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  4. Falcone e Borsellino sono stati Grandi uomini. Certo, caro anonimo, uomini di questo calibro siamo destinati a non conoscerne più. Loro hanno lasciato un segno profondo nella nostra società a noi che li abbiamo conosciuti ed a tutte le generazioni a seguire.
    Dal cancro della mafia dobbiamo liberarci da noi stessi cambiando mentalità e modo di fare.
    I giovani non devono adagiarsi pensando che le autorità non fanno nulla per loro, ma devono essere combattivi e preparati ad affrontare le difficoltà.

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  5. Un ricordo del Giudice Giovanni Falcone
    Ma come potrò mai dimenticare il periodo di lavoro al Comune di Palermo, all’Edilizia Privata dove svolgevo l’incarico di Segretario della Commissione Edilizia, ufficio che si trovava nei nuovi locali (allora), di Via Notarbartolo n. 21/A, proprio accanto al n. 21, dove abitava il giudice Giovanni Falcone?
    Io, nel mese di Gennaio 1992, stanco del lavoro al palazzo di città, dove ero stato chiamato a svolgere, prima di allora, le mansioni di segretario del Sindaco Salvatore Mantione, approfittando di un cambio di guardia, chiesi di ritornare a lavorare all’Edilizia Privata. Nel nuovo Ufficio sono stato accolto benissimo, tanto da sentirmi quasi in vacanza, anche se, ad onor del vero, …. mi mancava il mio vecchio Ufficio che era ubicato alla “Vucciria”, come pure il Palazzo delle Aquile, splendido palazzo, simbolo del lusso dei tempi passati.
    In Via Notarbartolo mi allocai in un tavolo di lavoro, nella “stanza delle convenzioni”, dove c’erano i miei vecchi amici Totò Orlando, Pietro Cataldi, Settimio Simile, Giancarlo Martines, Giovanna Vitale e Nino Schifani, e con la vicinanza dell’ingegnere Amaducci, tutti cari colleghi simpaticissimi, dove non mancava mai lo scherzo, una barzelletta, una battuta.
    Così come non mancava mai, prima di metterci a lavorare, il mattiniero commento del “Giornale di Sicilia” nella stanza dell’ing. Attilio Amaducci, (ovviamente nessuno comprava il giornale tranne me) che comunque, prima di finire la giornata lavorativa era stato letto da tutti i colleghi della stanza, e non solo, così come non poteva mancare il classico e giornaliero rito del “caffè”.
    Il nostro Ufficio era sito in Via Notarbartolo 21/a, e per andare al bar “Ciro’s” dovevamo passare davanti il n. 21 dove, come detto prima, vi era l’abitazione del Giudice Giovanni Falcone. Ed era frequente il caso che nel mentre si andava al bar, arrivassero a sirene spiegate le macchine della scorta del Giudice, che bloccavano il traffico in strada e le persone, che come noi che erano sul marciapiede, in attesa che scendesse il Giudice dalla sua abitazione, con la sua borsa quasi sempre zeppa di carte, e dopo essere salito in macchina, di nuovo ripartissero a folle velocità, attenti a non rifare sempre lo stesso percorso.
    Ed ogni volta che ciò accadeva non mancava un commento sulla vita d’inferno che quest’uomo era costretto a vivere. Questo naturalmente succedeva fino al 23 Maggio del 1992, giorno in cui la mafia al ritorno dell’aeroporto, ed esattamente vicino lo svincolo di Capaci, fece saltare in aria la macchina che lui guidava, uccidendolo insieme alla moglie Francesca Morvillo anch’essa giudice, e alla scorta.
    Da quel giorno fu un via vai di gente che veniva a deporre fiori o ad appendere un pensierino in memoria del Giudice sul grande ficus che c’è ancora davanti la sua casa, e che da allora fu chiamato “l’albero Falcone”.
    Ci mancò da quel 23 Maggio la discreta presenza di quel giudice alla quale noi dell’Edilizia Privata eravamo ormai affezionati.
    E non dimenticheremo mai le sue parole “Le idee camminano….”
    Filippo Ales

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  6. Salvatore Coppola23 maggio 2012 21:31

    caro giangiuseppe, non ho firmato l'articolo solo perche si e' bloccato il mio pc. Ti assicuro che mi vedrai spesso partecipare al tuo blog con frequenza, perche' appartengo a quei cittadini palermitani che vogliono gridare l'indignazione per una classe politica indegna che rappresenta solamente interesse particolare.

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  7. Antonio Fiumefreddo25 maggio 2012 09:19

    Ci terrei a ricordare che abbiamo il dovere di ricordare tutti coloro che sono stati vittima di quel lerciume che chiamiamo mafia. Perchè è sacrosanto far sì che non si dimentichi chi ha voluto e tentato ripulire certa merda, ma è altrettanto sacrosanto ricordare chi non vi si è mai lordato piede è comunque è stato fatto oggetto di orribile massacro. Per il "pizzo" o per "vendetta trasversale", la più vile delle uccisioni. Ricordiamoci di ricordare.

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  8. Antonio Fiumefreddo25 maggio 2012 09:20

    Scusate per le "e" con o senza accento, sono su un cellulare

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