di Torquato Cardilli - ETS è una sigla che sta per “European Emission Trading System” cioè accordo infra-europeo per limitare le emissioni di CO2, obiettivo sempre più necessario dato lo sconvolgimento climatico. L’accordo, firmato nel 2003 dal Governo Berlusconi riguardava i settori industriali a più alta intensità energetica (centrali, acciaierie, cementifici, fornaci ecc.). Esso fu esteso nel 2008, ancora dal Governo Berlusconi, all’aviazione civile e nel 2024 dal Governo Meloni al trasporto marittimo con l’obiettivo di includere l’intero settore dei trasporti entro il 2028.
Lo scopo dell’accordo è quello di ridurre le emissioni di gas serra e promuovere la transizione verso fonti energetiche rinnovabili, più sostenibili, con la clausola del “Cap and Trade” cioè il rispetto del tetto massimo di emissioni consentito e la facoltà di vendita al mercato della quota di gas non emesso o di acquisto di quote da altri a compensazione delle emissioni maggiori, oltre il massimo consentito.
In sintesi, ogni impresa registra le proprie emissioni e ne rendiconta l’ammontare annualmente all’autorità di controllo: se ha prodotto meno gas serra della quota consentita può vendere sul mercato la quota non utilizzata a chi ha emesso più CO2; viceversa, se ha prodotto più gas serra di quanto consentito è costretta ad acquistare sul mercato la quota di chi ha inquinato di meno per rientrare nel tetto massimo.
La motivazione dell’accordo è quella di incentivare il passaggio alla transizione energetica sulla base del principio che chi inquina di più, paga di più.
Adesso di fronte alla crisi energetica mondiale, scatenata dagli Stati Uniti, prima con l’imposizione all’Europa di sostenere i costi diretti ed indiretti del sostegno all’Ucraina (con rinuncia forzata al gas e al petrolio russo) e poi dall’aggressione israeliana e americana all’Iran. che ha causato la chiusura di Hormuz, seguita da quella di Bab el Mandeb, Meloni cosa fa? Si appella all’Europa.
Nonostante i miliardi del PNNR, non ha realizzato nulla di effettivamente risolutivo in quattro anni di Governo in materia di investimenti per il passaggio a fonti energetiche alternative; perciò si riduce a chiedere all’Europa, con il cappello in mano, la sospensione dell’accordo ETS, dato che l’Italia inquina di più ed è senza soldi. Ma non era finita la pacchia per l’Europa come proclamava Meloni nel 2022?
In verità sono state realizzate nuove connessioni per 300 km incluse le linee per i giochi di Milano-Cortina 2026, l'elettrodotto Paternò–Priolo in Sicilia e il collegamento Elba–Continente. Davvero pochino e del tutto insufficiente ad assicurare la transizione energetica.
Chi entra nel sito ufficiale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, guidato dalla controfigura di quell’attore chiamato Cipollino, scoprirebbe con meraviglia che l’Italia (in enorme ritardo sulla tabella di marcia), chiedendo la sospensione dell’accordo, ha compiuto un “passo importante per tutelare famiglie e imprese” del quale si dichiara “soddisfatto per poter varare le misure previste dal decreto Bollette”.
Il comunicato del ministro non spiega nulla, e illude gli italiani con la autoglorificazione del “primo passo importante, frutto di un confronto intenso e costruttivo, che consente di perseguire il nostro obiettivo prioritario: attenuare l’impatto dei costi energetici su famiglie e imprese, limitando gli effetti dell’aumento del prezzo del gas sul costo dell’elettricità.”
Roba da scatenare la satira di Pasquino.
Il ministro aggiunge che “in una fase ancora caratterizzata da forti incertezze sui mercati energetici, continuiamo a lavorare con pragmatismo per contenere i costi dell’energia e sostenere la competitività del nostro sistema produttivo”. In parole semplici e in numeri concreti sui benefici e le ricadute sull’occupazione, questo è il nulla, un risultato da far imbufalire gli autotrasportatori, gli agricoltori, i pescatori, i lavoratori e le famiglie costrette, alla vigilia dell’inverno, a fare i salti mortali per il costo crescente dell’elettricità del gas e del carburante, determinato dagli errori in politica estera e dalla carenza di investimenti.
Ammesso e non concesso che nel 2027 (cioè l’anno prossimo) l’Europa conceda il congelamento dell’accordo ETS, non ci sarà, in mancanza di una nuova politica, alcuna diminuzione del costo dell’energia. A mero titolo di raffronto basta dire che in Spagna l’elettricità costa la metà di quanto paghiamo in Italia perché il governo spagnolo ha impiantato, grazie al PNNR, il più grande campo di pannelli fotovoltaici d’Europa, la cui produzione di energia elettrica insieme al nucleare, all’eolico e all’idroelettrico arriva al 60% del fabbisogno nazionale, con l’invidiabile risultato che il 75% di energia è a zero emissione di CO2.
Nel sito ministeriale, il capitolo Raccolta dati per la IV fase EU-ETS (2021-2030) contiene un’ulteriore perla “A breve saranno pubblicati su questo sito i template (perché non dire in modo più comprensibile i moduli?) ufficiali in lingua italiana che dovranno essere compilati e trasmessi all'Autorità nazionale competente, entro il 21 giugno 2019.” Avete letto bene: entro il 2019, cioè entro 7 anni fa.
Ma non stupitevi più di tanto. Per il sigillo dell’incompetenza e della sciatteria, basta soffermarsi sull’ultimo rigo del sito che recita “Ultimo aggiornamento 08.01.2024”
Torquato Cardilli
23 ottobre 2026


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