di Giovanni Caianiello - Chi ha perso? Partiamo da una certezza: hanno perso i sondaggi. Altro che “sfida sul filo di lana”. I sondaggi, quelli che per settimane ci hanno raccontato la suspense, si sono rivelati per quello che sono sempre più spesso: scenografia. Una farsa utile a tenere alta la tensione, mentre il finale era già scritto nella testa degli italiani, che per qualcuno sono tutti mafiosi, ’ndranghetisti e camorristi, solo perché Gratteri aveva detto che i malavitosi avrebbero votato SÌ, cosa che probabilmente hanno fatto davvero, visto che a loro conveniva almeno quanto ai politici. Il controsenso dell’elettore illuso dall’amor di partito e dall’esercito delle tv di casa PierSilvio, in prima fila a spingere quella che, guarda caso, era la riforma del de cuius dai tempi più nostalgici del fu “venerabile” della P2. E dall’altra parte la RAI chirurgicamente militarizzata dalla signora Vanna.
E invece, nonostante le raffiche di balle a reti unificate, che gli attori del Sì raccontavano e poi smentivano tra loro dandosi dell’ignorante a vicenda, il disastro è che solo il 7-8% del totale degli elettori ha seguito le indicazioni di partito. Il resto, lo ha fatto di testa propria. Tradotto: la gente ascolta, annuisce… e poi fa comunque quel che pensa davvero.
Questa era la riforma di Forza Italia, con il suo pacchetto azionario politico, a partire dal Ministero della Giustizia, con Nordio che proponeva e poi si zappava i piedi da solo, con i guai nel suo stesso ministero, dal sottosegretario alla Giustizia Del Mastro, che è nei guai proprio con la giustizia, cioè con se stesso, ed altri. Con la Montaruli, che voleva liberarsi dei magistrati, parole sue. Ha fallito, portandosi appresso tutto il cucuzzaro, a cominciare dalla Meloni, che con il suo partito poco o niente aveva a che fare con la riforma, perché sappiamo che è cintura nera di cause perse, e perché così ha voluto Tajani, con la sua proverbiale saggezza, che avvisa gli italiani di non uscire se passa un drone, basta con missili e bombe atomiche e il diritto internazionale che conta, si ma solo fino a un certo punto.
In Veneto hanno votato sì, un voto alla memoria del Senatùr e non certo per Salvini, che almeno è educato quando risponde: “buon appetito anche a lei” a chi gli rivolge il cenno di vomito. La maggioranza degli italiani, quella dei divanisti del reddito, del superbonus, dei malati senza esami, dei rider in bicicletta e motorino a due euro a consegna, quelli del NO all’assassino e genocida israeliano e NO alla legge del più forte vince e il più debole zitto e muto, si è alzata dal divano ed è andata alle urne a dirgliene quattro, specie alla signora Meloni. Il messaggio è chiaro: adesso basta, vattene a casa. Basta con le bugie e le sceneggiate, basta con le promesse non mantenute per fare esattamente l’opposto. Basta inginocchiare l’Italia ai potenti, ai colossi economici, a quelli del web, a quelli delle banche e soprattutto, prima al rimbambito d’America per un bacio in testa e poi all’energumeno con il ciuffo al vento, in cambio di un selfie alla Casa Bianca. Ha vinto l’immortale highlander: la Costituzione perché c’ha proprio i santi in paradiso, piccoli ritocchi si, ma sette articoli erano proprio troppi.
Ogni volta che qualcuno prova a metterci mano scatta una specie di antifurto automatico della provvidenza laica che i sondaggisti conoscono ma fingono di non vedere. E zac, la gente si materializza ai seggi a difenderla. Senza preavviso e fuck i sondaggi. Hanno i cittadini, soprattutto di più quelli che sono andati a votare, ma anche quelli che hanno votato sì senza aver capito bene cosa stavano votando, salvati per misericordia costituzionale. Meloni ne prenda atto: il Paese le ha detto un NO grande quanto l’Italia, perché in tre anni ha fallito in tutto quel che poteva, impoverendo i cittadini ancora di più con scelte di sottomissione internazionale e arrivando persino al rischio di una guerra con le sue alleanze ad minchiam.
L’Italia chiamò, gli italiani risposero.
Giovanni Caianiello
24 marzo 2026


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