di Torquato Cardilli - Non so se l’Europa stia affogando nel ridicolo o sprofondando nella morta gora dell’insignificanza. A Bruxelles come a Roma, l’ipocrisia istituzionalizzata regna sovrana e nasconde dietro le imperturbabili facce di bronzo dei governanti, il loro miserabile vassallaggio.
L’operazione Maduro non è stata che l’ultima mossa di un aspirante imperatore. Come un giocatore del “saloon” si siede al tavolo della politica internazionale con la pistola carica in evidenza, si sceglie i deboli avversari, è pronto al bluff e se questo non riesce è disposto alla prova di forza. Punta sulla dimostrazione di potenza militare e sulla dollarizzazione del mondo. Così impone ai malcapitati che lo fronteggiano (amici, alleati o nemici non fa differenza) un ultimatum a ogni giro e diktat offensivi, vessatori e protezionistici.
Non gli interessa il bon ton istituzionale e il rispetto delle regole che fino ad ora hanno governato il mondo; vuole arrivare alla fine della partita con il malloppo dopo aver ridotto sul lastrico chi gli si oppone e offerto un complimento a chi lo adula. Per questo c’è la gara a chi è più servile passandogli la carta giusta, pur di difendere la propria poltrona come è il caso del criminale di guerra Netanyahu che lo ha candidato al Nobel per la pace, o del segretario generale della Nato l’olandese Rutte che non ha tralasciato occasione per adularlo in modo spudorato e untuoso, o del cancelliere Merz che non vede l’ora del disimpegno americano dall’Europa per attuare il suo piano di riarmo, o del premier polacco Tusk, volenteroso di guadagnarsi sul campo la patente di suo ascaro, o la presidente della Commissione Europea von der Leyen, che da tigre con gli europei è andata come un agnellino nella tana del lupo a mendicare qualche dazio di meno e a promettere contratti miliardari di gas e armi, o la nostra premier che paga a prezzo della dignità nazionale i complimenti sessisti guadagnati con un'obbedienza senza paragone che supera quella di arlecchino.
In Europa c’è ancora qualcuno che crede nella “grandeur française”, Seguendo le orme di Mitterrand (“nous sommes en guerre avec l'Amérique. Oui, une guerre permanente, une guerre vitale, une guerre économique, une guerre sans mort apparemment”) ha consegnato il viatico di missione al proprio corpo diplomatico, “la Francia rifiuta il nuovo colonialismo, e il nuovo imperialismo, rifiuta il vassallaggio”.
Invece il Governo italiano e la sua maggioranza di solerti scolaretti replicanti, non sembrano rendersi conto del pericolo di questa esibizione di neocolonialismo che è fin troppo chiara al popolo e a sei miliardi di persone nel mondo.
Solo i gonzi possono credere che l’operazione di Caracas fosse destinata a restaurare la democrazia e a restituire la libertà a un popolo. All’uomo d’affari interessa il bottino del petrolio venezuelano, come quello delle ricchezze minerarie dell’Ucraina. Si è trattato di un colpo di Stato, con morti e feriti, e di un rapimento (uno dei tanti compiuti all’estero, anche da noi) con l’esclusivo marchio di fabbrica statunitense.
L’Italia per farsi bella di fronte a questo energumeno gli aveva alzato la palla per una schiacciata memorabile (Talleyrand avrebbe detto “pas trop de zèle”) con Tajani che ha sentenziato che il diritto internazionale vale fino a un certo punto. Di fatti il capo della nostra diplomazia, si fa per dire, ha fiancheggiato le contraddittorie giustificazioni e le penose menzogne in parlamento dei ministri della giustizia e dell’interno, che avevano tolto le manette a un delinquente, arrestato in Italia perché ricercato dalla Corte penale internazionale, restituendolo al suo paese con tutti gli onori e con l’aereo di stato, mentre il capitan fracassa, ergendosi a sceriffo e giudice universale, è andato a mettere le manette a un capo di stato estero nel suo letto deportandolo con l’elicottero militare.
Dunque c’è chi calpesta il diritto per arroganza e chi lo calpesta per fare della comicità.
Questione di sfumature. Ma non è tutto. C’è anche il cabaret offerto con la conferenza stampa della Presidente del Consiglio.
E’ noto anche ai sassi che il presidente Usa, il suo vice e il ministro della guerra hanno rivendicato la necessità di acquisire il totale controllo della Groenlandia, con le buone o con le cattive. Alla domanda su questo punto cosa ha risposto Meloni? Che “esclude che gli USA vogliano utilizzare la forza contro un territorio formalmente del regno di Danimarca e perciò europeo”. Meloni ha aggiunto che Trump, che si esprime in toni “assertivi” (assolvendo così il linguaggio del cowboy) “non ha intenzione di un’azione militare sulla Groenlandia, che lei non condividerebbe (bontà sua), perché la Nato si spaccherebbe”. E a chi le ha fatto notare che sarebbe ora di prendere le distanze ha replicato in tono di domanda retorica cosa volete che rompa i rapporti, che chiuda le basi americane? dimenticando che proprio la presenza delle basi americani in Italia è la carta più importante, che vale oro, in mano al Governo.
Quindi è arrivata subito la battuta da Bagaglino buona per accalappiare,, come fanno gli attori consumati, la buona fede degli ingenui. “L’Italia sta preparando entro la fine di gennaio, la stesura di una strategia politica per il controllo della regione artica.” Boom, applausi! Ma lo immaginate voi un piano italiano per l’Artico, se non siamo nemmeno capaci di difenderci nel Mediterraneo?
Ci sarà da prenotare i biglietti per assistere allo spettacolo di Tajani che presenta al mondo la strategia italiana.
Torquato Cardilli
14 gennaio 2026



La civiltà, in Europa, si avvia al tramonto!
RispondiEliminaStiamo assistendo, basiti e increduli, ad uno sconvolgimento degli assetti mondiali mediante la tecnica della sistematica violazione, da parte dei rappresentanti delle nazioni più potenti del pianeta, dei principi fondamentali e delle norme del diritto internazionale e dei trattati internazionali, che governano da 80 anni, e cioè dalla fine della seconda guerra mondiale, i rapporti tra gli Stati. Di fronte a tale stato di cose, che appare inarrestabile, l'occidente europeo e le forse democratiche presenti nel mondo sembrano quasi paralizzate e incapaci di reagire probabilmente perché avvertono la sensazione che i protagonisti di questo orrendo processo degenerativo che viola disinvoltamente le libertà e le sovranità degli Stati senza alcun limite o ragione o decenza, sono persone aventi un immenso potere economico e militare e sono anche moralmente pericolose per gli equilibri planetari perché, per ignoranza e protervia, ignorano le regole internazionali e antepongono a qualsiasi interesse sociale o politico o di giustizia, gli interessi finanziari ed economici, propri e dei propri Stati. La cautela con cui molti esponenti di organismi internazionali si rivolgono a Trump o parlano di Putin e della Russia, dimostra in maniera lampante il timore, direi il terrore, di non provocare eccessivamente l'interlocutore per scongiurare una escalation di pericolosità in cui si sta piombando il mondo nel giro di pochi mesi. Dobbiamo augurarci che la storia possa invertire il suo corso e che i nuovi assetti planetari si fermino in tempo prima di provocare una reazione a catena che ci porterebbe alla catastrofe globale. Spero che le forze democratiche e civili del mondo possano interrompere in qualsiasi modo questo processo in atto e sono certo che alla fine potremo contare anche sulle forze di opposizione e democratiche da sempre presenti negli U.S.A. .
RispondiEliminaIl decadimento politico(per me) parte dal 1994 con viva la seconda politica .......subentra Berlusconi. Con questa nuova politica inizia tutto un processo di decadimento non solo politico Contaggiando altri paesi.
EliminaOggi Trump non è una novità è una normalità. Tant'è che la Gente acclama è vota.
Un mio pensiero gratuito .........oggi i FdI figli di AN capitanata da Almirante è ancora oggi al 4%( i sondaggi sono pilotati su domande sbagliate.
Parafrasando un aforisma di Ennio Flaiano, possiamo dire: "La situazione è grave, ma non è seria."
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