domenica 26 giugno 2022

Draghi santo subito. Di Maio e Salvini suoi seguaci

di Daniele Romito - L’avvento di Mario Draghi più che del suo governo, ha determinato nel panorama politico uno sconquassamento, da ultimo la scissione nel Movimento 5 stelle tra la parte vicina a Di Maio e quella più prossima a Conte, l’ex presidente del Consiglio.
La nascita del governo, accolta con enorme plauso da quasi tutti i partiti e dagli analisti, ha fatto però emergere le fragilità del sistema parlamentare. Come i suoi predecessori, ha continuato a coinvolgere molto poco il Parlamento nelle decisioni importanti, da ultimo l’invio delle armi all’Ucraina, sebbene l’effettiva contrarietà degli italiani e a chiacchiere di taluni gruppi tra i quali la Lega di Salvini e il M5S, pacifisti solo a parole. Draghi ha deciso con l’avallo formale del Parlamento di continuare a supportare militarmente l’Ucraina.

Altro esempio la permanenza al Governo di due discussi ministri, Speranza e Lamorgese, i quali sebbene invisi a Salvini, a causa della loro linea tenuta nei rispettivi settori di competenza, continuano a godere della sua fiducia. E potremmo continuare.

Come gli esecutivi precedenti, inoltre, utilizza lo strumento del voto di fiducia abusandone costantemente, per superare la presentazione di emendamenti e i dibattiti parlamentari. Diciamo che di nuovo non ha apportato alcunché. Solo che lui ha un certo nome e un presunto prestigio internazionale, e quindi gli si perdona tutto, il moto ondulatorio dei blindati della polizia del suo ministro dell’interno, l’aumento della criminalità specie nelle grandi città, la crescente insofferenza degli italiani per il sopraggiungere dell’inflazione, l’immigrazione fuori controllo. Non oso immaginare cosa sarebbe accaduto sotto la presidenza Conte, tutto il mainstream lo avrebbe massacrato. Molti importanti giornalisti e non solo parlano della cosiddetta agenda Draghi, senza specificare in cosa consista, qualcosa di misterioso.

A me sembra che proprio in ambito economico, il campo privilegiato di Draghi, non ci siano interventi così irresistibili, visto e considerato che la politica del governo del santo dei santi si è caratterizzata dalla conferma del reddito di cittadinanza, di vari bonus tra cui il 110%, che ha fatto saltare ogni logica di mercato. Per non parlare del piatto forte del Recovery Plan, prevalentemente costituito da prestiti che l’UE ci fa la “cortesia” di contrarre e che poi dovremmo comunque restituire, caratterizzato da misure prive di logica e contraddistinte da un ambientalismo ideologico al limite dell’isteria. Niente realizzazione di infrastrutture e riduzione complessiva delle tasse. Eppure queste misure le ha elaborate il migliore dei migliori, Dio in terra. Ci dovrà essere un evidente contraddizione. Insomma, a Draghi si perdona tutto. E ciò è non solo stucchevole ma pure ridicolo. O si usa lo stesso metro di giudizio con tutti oppure ci si sta zitti sempre.

Poi Draghi, ha operato un miracolo, se di questo si può effettivamente parlare, quello che ha visto come protagonista Salvini. Che in principio era no euro, proponeva di uscire dall’Unione europea ed era uno stenuo oppositore della politica dei porti aperti. Attualmente Salvini non parla più di uscire dall’Ue e anche sulla politica dei porti aperti non mette becco. Complimenti San Mario.

Anche nei confronti di Di Maio ha esercitato il suo influsso “positivo”, uno non vale più uno e non vale l’altro, è diventato garantista, non è più populista e sovranista lui che andava a braccetto con i gilet gialli, e che è diventato un convinto europeista, atlantista e un sostenitore di Macron.

La Lega e il M5S, i due partiti maggiormente votati alle ultime politiche, hanno perso il consenso elettorale di cui godevano all’inizio. E da dichiaratamente antisistema si sono omologati in tutto e per tutto al sistema al seguito di Mario Draghi che per antonomasia, piaccia o non piaccia, è uomo del sistema dell’establishment finanziario.

Ciò ovviamente rischia di ripercuotersi sulle prossime elezioni politiche, i cittadini stanno perdendo sempre più la fiducia nei partiti e nei loro leader politici che prima dicono una cosa e poi fanno l’esatto opposto.

Salvini e quello che resta del M5S dopo la scissione se vogliono recuperare devono operare scelte forti, devono, diciamolo francamente, uscire dal Governo. Altrimenti rischiamo, per palese consunzione dei partiti incapaci di rigenerarsi, di ritrovarci ancora Mario Draghi Presidente del Consiglio, con gravi ripercussioni sul sistema democratico già carente di suo.

Daniele Romito
26 giugno 2022

9 commenti:

  1. Giancarlo Sgarra26 giugno 2022 19:46

    Satana in persona è i sui seguaci

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  2. Fiorello Bonsanti26 giugno 2022 19:46

    Credo che per persone abiette, vili, traditrici, con la seriale e naturale predisposizione a far del male, non ci sarà Paradiso, credo che a molti, Draghi compreso, non resterà che l'ultima chance: Quella di poter entrare nella Mistica Vigna, l'attimo prima che ne venga chiuso il cancello. Ma se non cambia marcia neppure questa riuscirà a raggiungere: troppo tronfio e troppo stupido per capire certe cose che non sono certo alla portata della sua infima statura.
    Anche per te, auguro il più tardi possibile, suonerà la campana del Giudizio ed allora per molti saranno dolori e stridor di denti.
    Facci un pensierino.

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  3. Sto Presidente e posseduto da Satana pur di arrivare ai suoi Fini schiaccerebbe tutti quelli che non sono d’accordo col lui. Ma il Diavolo ha fatto le Pentole e s'è dimenticato i coperchi ok Vedrai Vedrai tempo al tempo...

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  4. Prenderanno una mazzata mai vista alle elezioni. Tutti a casa!

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  5. Calogero Savatteri26 giugno 2022 21:27

    Non scordiamoci coloro che operano al buio!! Tabacci e compagni di merenda.

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  6. Antonella Conidi26 giugno 2022 21:29

    Vergognosi quanti votano questa gentucola!

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  7. Speriamo che questi seguaci scompaiano dalla politica definitivamente

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  8. I Chierichetti di S Mario lo strangolatore

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  9. Calogero Dolcimascolo28 giugno 2022 09:52

    Questo governo - calato dall'alto con la complicità di Mattarella- è una operazione della finanza Internazionale con un parlamento soccombente. Una cosa mai vista nella prima repubblica con tutti i difetti che aveva.

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