mercoledì 14 novembre 2018

CHI ATTENTA ALLA LIBERTÀ DI STAMPA

Libertà di Stampadi Maurizio Alesi - Povera stampa vilipesa, denigrata, sbeffeggiata e trattata da puttana. Lei, sempre stata una donna onesta tutta casa e chiesa, vederla lacrimare per le offese di Di Maio e Di Battista è un vero strazio che spacca il cuore. Due impuniti che si sono permessi di attaccare giornalisti integerrimi, paladini della verità del calibro di Sallusti (e pargolo), Maria Teresa Meli, Francesco Merlo (e nipote), PiGi Battista, Mario Calabresi, Cappellini, Severgnini, il direttore della Stampa, del Corriere a cui si aggiungono i tanti campioni e garanti della imparzialità dell’informazione televisiva, nonché padroni dei talk show seriali.

i treLa stampa ferita nel suo onore, scesa in piazza con manifesti inneggianti la libertà di informazione minacciata dal vice premier e da un cittadino pentastellato che non è in Parlamento e neppure in Italia. L’Associazione si è subito schierata graniticamente in difesa dei suoi illustri iscritti per i quali non ha mai alzato un sopracciglio, né fatto un richiamo sui tanti strafalcioni che vengono pubblicati ogni giorno calpestando la verità dei fatti. Adesso si grida al golpe per due aggettivi usati dai 5Stelle, dopo essere stata vergognosamente in silenzio e genuflessa al potere quando i governi, di destra e di sinistra, epuravano Enzo Biagi, Michele Santoro, Floris, Giletti perché non allineati.

Una stampa corrotta (altro che puttana), che si è macchiata di atti indegni come il caso di Renato Farina vice direttore di Libero, che forniva informazioni per i servizi segreti e pubblicava notizie false in cambio di denaro, beccandosi una condanna a 6 mesi di reclusione. E che dire di un caso, ancora più grave, come quello della giornalista Claudia Fusani che, nel colpevole silenzio dei mass media italiani, spiava l’operato dei colleghi Bonini e D’Avanzo per riferire al Sismi.

Privi del senso del ridicolo hanno il coraggio di attaccare Di Maio che minerebbe la libertà di stampa e non già certi mercenari sempre coperti dalla casta. Un’informazione di regime che riesce ad essere bugiarda persino quando protesta, spacciando per lesa libertà di stampa le critiche sacrosante su fiumi di falsità, non solo sul caso Raggi che è solo l’ultimo episodio, ma su una perdurante, prevenuta e indegna campagna di odio e delegittimazione che viene portata avanti su questo governo e sui singoli membri, ancor prima che giurassero nelle mani del presidente della Repubblica.

Beatrice-di-Maio-nota-RussaFino al caso di Beatrice Di Maio che diffamava il PD e trescava con l’Unione sovietica usando il proprio account Twitter che, secondo Jacopo Iacoboni della Stampa, era la sorella di Luigi, tranne a scoprire che si trattava della moglie di Brunetta. Una vicenda grave e grottesca.

iacopo-jacoboniQuesti pennivendoli, in realtà, non protestano per la libertà di stampa ma per avere la libertà di dire e scrivere quello che vogliono senza essere disturbati. Da anni sosteniamo che la stampa e l’intero sistema dell’informazione italiano è un malato grave. La gran parte dei quotidiani e delle principali reti televisive hanno smesso di svolgere la loro funzione con obiettività e completezza propinando retroscena e opinioni interessate al posto delle notizie.

L’informazione italiana è ormai ridotta ad una sola voce che parla all’unisono. Gli stessi contenuti, le stesse disinformazioni in tutte le testate del sistema rispondendo non ai lettori ma alle convenienze dei padroni e dei loro interessi imprenditoriali. Non serve sfogliare tanti quotidiani, basta leggerne uno ed è come se avessimo letto un’edicola intera. Le prime pagine, dove un tempo venivano concentrati i fatti più importanti del giorno, oggi sono riservate a falsi scoop, fake news, aggressioni e colpi bassi che sembrano scritti da una mano politica.

Accade così che una notiziola degna di gossip destinata alle ultime pagine in taglio basso, diventa un titolo a caratteri cubitali. La tecnica è sempre la stessa. Si costruisce un teorema, un sospetto, una maldicenza priva di riscontri, si sbatte in prima pagina e si alimenta per un mese a edicole unificate, facendo scendere in campo opinionisti, politologi, intellettuali e filosofi fintamente indipendenti. Stesso metodo adottato dai divani dei talk show televisivi su cui andrebbe steso un velo pietoso, per la volgare faziosità dei conduttori e la disonestà intellettuale che li contraddistingue.

Quello che manca in Italia è una legge sull’editoria che impedisca agli imprenditori spregiudicati di utilizzare gli organi di informazione per coltivare i propri affari. Bisogna istituire la figura dell’editore puro e l’incompatibilità con altri interessi commerciali e finanziari in altri settori. Gli editori hanno da tempo puntato sulla fusione e concentrazione di molte testate riducendo la proprietà in mano a pochissimi imprenditori che nulla hanno a che fare con l’attività giornalistica.

È l’antico problema del conflitto d’interessi che è sempre disastroso, ma quando tocca l’informazione pone problemi di democrazia. Se ne può finalmente parlare? E basta con questa ipocrisia che il potere politico non deve mai criticare la stampa. Si dimentica che anche la stampa è un potere, nient’affatto marginale e che, invece di fare il cane da guardia delle istituzioni, fa spesso il cane da riporto.

È giusto affermare che chi governa non deve mai limitare la libertà di espressione, ma di fronte al dilagare di un giornalismo schierato e bugiardo, si ha il dovere di gridare il proprio dissenso nel rispetto per i diritti dei cittadini. La libertà di espressione non vale solo per i giornalisti ma vale anche per Di Maio e Di Battista che hanno (seppur con toni forti), semplicemente acceso i riflettori sul degrado in cui versa certa stampa, senza fare nessun attentato all’art. 21 della Costituzione.

Maurizio Alesi
14 Novembre 2018

12 commenti:

  1. Condivido quello che hai scritto e non sono il solo visto che nella classifica mondiale il nostro paese non brilla: è al 46° posto, quando al primo posto c’è la Norvegia e all'ultimo la Corea del Nord.
    La polemica si incentra sull'uso delle parole adottate per stigmatizzare il comportamento di una parte consistente dell'informazione che non ha brillato di obiettività ma, come ebbe a dire Funari:
    "Se uno è stronzo, non je posso dì stupidino – si crea delle illusioni – je devi dì stronzo!“
    e nelle vicende elencate e fattuali riportati nell'articolo non si evincono comportamenti commendevoli che giustificherebbero questa chiassosa alzata di scudi.

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  2. Raffaella Schiavone14 novembre 2018 19:26

    Perfetto,nulla da aggiungere...Bravissimo Maurizio...Veramente inaccettabile la difesa corporativa,vergognosa e dovrebbero proprio essere i Giornalisti,quelli veri,a ribellarsi...e invece...E ci dobbiamo anche sorbire i pipponi di Mentana,Gruber,Meli e chi piu' ne ha ecc.ecc.....

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  3. Hanno finito con la Raggi e cominciano con la libertà di Stampa. Tutti siamo d'accordo per la libertà di Stampa ma quella pluralistica e imparziale non quella a voce unica,manipolata e prezzolata dai partiti che, questa si, insieme al mezzo televisivo si tramuta in dittatura mediatica

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    1. Pippo Anastasio15 novembre 2018 08:28

      Sono un gruppuscolo di "schiffarati" che sanno come avere redditi senza lavorare.

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  4. Raffaele De Vincenzi14 novembre 2018 23:26

    Si Maurizio..... le forche pubbliche per pennivendoli e puttane, ora e subito ..... pubblico ludibrio per lesa maestà!

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  5. Anziché controllare chi hanno messo a capo della commissione diritti umani, vuoi dire?

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  6. Daniela Benatelli14 novembre 2018 23:29

    Oggi sul fatto c'è un'intervista a Gavin Jones, che riassumendo dice: Sull'attacco di Di Maio e Di Battista nessuno scandalo: si è responsabili di ciò che si scrive. Quello dei 5 stelle non è un attacco alla libertà di stampa. Sul caso Raggi ho letto allusioni sessuali e riferimenti a Mani pulite, non posso solidarizzare con la sommossa dei giornalisti solo perchè sono un collega.

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  7. Il lettore ha perduto il suo spirito critico: si ritrova a parteggiare per galantuomini (che sono tanti) e "puttane" (giornalisti prezzolati). L'informazione è gravemente malata. L'OdG è gravemente malato. Poi non capirò mai che significa… pubblicista. O sei un giornalista o non lo sei.

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    1. Raffaele De Vincenzi15 novembre 2018 08:34

      Carlo, ....tipo Di Maio?

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    2. La differenza contrattuale consiste nel fatto che, per legge, i giornalisti non dovrebbero svolgere nessun’altra professione (pena la radiazione dall’albo), mentre i pubblicisti hanno la possibilità di avere diversi impieghi in più campi.

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    3. Maurizio, mi sembra che stai sfondando una porta già aperta da tempo, sulla stampa italiana. Tutta, nessuna esclusa. A chi governa, gli viene l’orticaria,nel momento in cui diventa oggetto di critica, mentre chi sta all'opposizione gode divinamente per le critiche e bugie della stampa. E' successo mai che chi sta all'opposizione abbia criticato qualche accusa infondata su chi governa? Io penso proprio di no. Quando si è all'opposizione, tutto fa brodo. Bisogna avere i nervi saldi, soprattutto da parte di chi gestisce il potere ed è esageratamente sbagliato farsi prendere dai nervi e reagire con sostantivi e attributi contro la decenza. E’ un sintomo di debolezza.

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    4. Un conto sono le critiche, un altro sono le bugie utilizzate come metodo costante per disinformare i cittadini più sprovveduti. Le critiche ci stanno tutte, sempre. Le falsità invece vanno chiamate con il loro nome e i loro autori vanno definiti come meritano.

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