lunedì 7 maggio 2018

ECCO A COSA ERAVAMO DISPOSTI

Di Maio Lacondi Patrizio Laconi - Scrivo questa nota a caldo e, lo dico subito, prendo posizione netta che giudico giusta. Confesso che la disillusione è grande. E non avrei creduto che, in questo nostro Paese, la libera discussione e interazione democratica fosse stata gravata e piegata da un catenaccio così abilmente orchestrato. Che pur di beneficiare una parte, strozza e divora anche gli amici confederati. I quali non possono non essere consapevoli delle loro catene, ma evidentemente niente possono per liberarsene.

Dibba Di maQuanto a noi elettori del M5S, appartenenti per buona parte al meridione d’Italia, ma presenti su tutto il territorio nazionale, che abbiamo ereditato la magnanimità dalla nostra storia, ecco a cosa eravamo disposti. Per unire e non per dividere, per un futuro diverso per tutti, per non vedere emigrare i giovani, per alimentare quelle speranze indispensabili che si vanno affievolendo giorno dopo giorno, per avere una vita collettiva regolata da nuovo ethos, da nuovi valori che non siano la mercificazione di tutto e massimamente rispettosi dell’esercizio autentico della democrazia e della sovranità di cui ogni popolo giustamente è geloso.

021518-470-forza-vesuvioEravamo disposti a passare sopra molte cose, noi che tutto siamo, fuorché dei rozzi carrozzieri padani che non vedono se non nebbia, quella che come diceva Totò, non si vede quando c'è. Eravamo disposti a tutto noi che ci ricordiamo di "Forza Etna e tu Vesuvio daghe una man" scritto sui cavalcavia della Valsugana. Eravamo disposti a fare quattro discorsi anche al bar, per il bene del Paese tutto intero e per le sue genti tutte, che amiamo indistintamente.

Eravamo disposti a sorbirci tutti i cori strampalati, noi che amiamo i madrigali. Eravamo disposti a vedere come eventualmente calibrare la flat tax, eravamo disposti a promulgare una legge sull'immigrazione razionalizzata e strappata ai commercianti di esseri umani. E volevamo dimenticare gli anni dei governi di Cdx (con la Lega) in cui gli italiani hanno subito un'operazione neurochirurgica che ha avuto come esito il torpore vegetativo.

matteo-salvini-prima-il-nord-600x392Eravamo disposti a interloquire confidando che una base popolare, avrebbe premuto verso i capi per far sentire l'urgenza dei bisogni, quand'anche fossero stati espressi in modi sguaiati e irrazionali, perché pensavamo e pensiamo che dietro i modi rudi e spicci, anche il pensionato della val Brembana protesta per uno Stato che funzioni, come noi protestiamo.

Eravamo disposti, ma non potevamo sapere che ogni nostro sforzo sarebbe stato vanificato da chi tutto si diede premura di comprare, sicché ogni tentativo di accordarsi con lo schiavo sarebbe dipeso dal pensiero del signore.

Lo si gridi dunque dai tetti che abbiamo tentato un'operazione spericolata: strappare il cane al suo padrone.

E tanto è più amaro pensare all’epilogo che ne è venuto, dopo tutte le concessioni, perché quel padrone ha permeato di sé non solo il partito da lui fondato, di più, perché l'azione nefanda non si è arrestata ai confini suoi. E non è neanche da credere, che tutto quanto è accaduto sia da ascrivere all'intenzione di un solo individuo, per di più avanzato negli anni. Anche qui abbiamo la prova provata della concertazione effettuata dai batteri letali che si sono moltiplicati, tutti uniti dallo stesso genoma pestilenziale. Perciò anche se la natura farà il suo corso, altre cellule patogene sono pronte a subentrare.

salvi18-0069-kCW-U43480181237733BxE-593x443@Corriere-Web-MilanoIn una democrazia matura l’aspirare al 51% per una forza politica è follia. Così mi è sempre parso. Avrei creduto che la sensibilità delle altre forze giudicasse sufficiente una percentuale del 30%, per capire che non si può prescindere da chi la conquista: quello è un elettorato che devi rispettare e coinvolgere, pena la credibilità dell’intero sistema. Non c’è nemmeno la scusante della guerra fredda per questa conventio ad excludendum. Eppure nemmeno a quei tempi, per un democristiano qualunque la parola di Berlinguer era carta straccia.

1479139870112.jpg--luigi_di_maio_ospite_di_radio_monte_carloSembra follia, ma che altro si può fare se non puntare a quel 51% che consenta a un nuovo chirurgo di operare in profondità? C’è tutta una classe dirigente da sostituire, alcuni anche solo per motivi anagrafici. Avete visto qualche passo indietro? L’unico a farlo è stato un giovane! Perciò mi sono convinto che la follia non è follia, e ardentemente spero in un plebiscito.

Aggiungerei bulgaro per significare insieme quanto sia necessario e quanto mi sia lontano. Ma i pozzi sono stati inquinati e “a la guerre comme a la guerre”.

Patrizio LaconiPatrizio Laconi
07 Maggio 2018

31 commenti:

  1. Rosalba Vitti7 maggio 2018 22:57

    Il piano dei vecchi partiti è chiaro come il sole, basta guardare gli avvenimenti freddamente e senza particolari coinvolgimenti ed ecco l'unico scenario che spiega tutto: nessuno spazio ai "nuovi" che possono sparigliare le carte e tagliare i privilegi. Il Rosatellum è stato congegnato appositamente con l'unico scopo di mantenere tutto inalterato. Ma p rima o poi tanti usciranno dall'intorpidimento mediatico e dalle tifoserie ed apriranno gli occhi. Non potranno impedirci di ragionare ancora a lungo, la vergogna sarà allora sotto gli occhi di tutti!

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    1. Mariagrazia Melia8 maggio 2018 08:37

      Concordo sullo spirito della riflessione ma non sui punti indicati da Di Maio come prioritari per un governo con la lega, ossia reddito di cittadinanza, Fornero e anticorruzione. Spiego subito perchè: Reddito e Fornero necessitano di fondi immediati mentre gli effetti di una legge anticorruzione non sono a breve termine. L'economia non si rimette in moto senza riduzione delle tasse e aiuti alle imprese ma sopratutto di un programma serio per il rilancio dell'economia. I punti indicati come prioritari mi fanno pensare ad uno stile 'vecchia dc' lontano anni luce dall'Europa di Maastricht.

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    2. Mariagrazia Melia, economia riparte se riparte la domanda, e la domanda riparte con il reddito di cittadinanza e con l'eliminazione della legge fornero prima di tutto, e dopo con leggi protezionistiche verso le nostre produzioni e le nostre piccole e medie imprese.

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    3. Silvio Barbata8 maggio 2018 08:43

      Mariagrazia Melia, devono essere lontani anni luce dall'Europa di Maastricht...il "torpore" consiste proprio nel pensare che bisogna adeguarsi all'Europa delle plutocrazie massoniche.

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    4. Andrea Colombo8 maggio 2018 09:59

      @Salv Vern
      Aggiungo che servono piani industriali a livello nazionale (il reddito di cittadinanza ne pone solo le fondamenta) che portino questo paese a essere nuovamente l'eccellenza scientifica in tutti campi di applicazione: non dimentichiamo che le migliori menti italiane, quelle che fanno ricerca e innovazione, oggi scelgono di andare altrove.
      Sono quelle stesse menti che vanno "ingolosite" a restare nel paese che, ad esempio, potrebbe fare dell'energia rinnovabile uno dei fiori all'occhiello del proprio portfolio di innovazioni.

      Ovviamente resta soltanto chi vede i frutti dei propri sforzi: se avanza solo il raccomandato o il furbetto di turno, è ovvio che la gente sveglia scelga di andarsene.

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    5. Salv Vern, mi consenta ma queste sono le sue ricette, fortemente discutibili. Per rilanciare la domanda interna, ammesso che in un sistema in cui il nostro expert fa resgistrare il suo massimo storico nel 2017 la domanda interna sia ancora cosi decisiva, dicevo che per rilanciare tale domanda esistono altri mix che possono essere utilizzati, con impatto maggiore e con aggravi minori per le casse statali.

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  2. Il M5S è stato impeccabile, da tutti i punti di vista. Ha dato lezioni di correttezza di comportamento, di corrispondenza fra parole e fatti. di eleborazione di contenuti prpositivi, di serietà, di progettualità, di politica vera, quella per il bene comune. Le ragioni di bottega dei partiti tradizionali hanno sbarrato la strada al cambiamento. La strada che si potrà riaprire soltanto con la forza dei voti delle prossime elezioni.

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    1. Andrea Colombo8 maggio 2018 01:23

      Concordo al pieno con questa analisi, difatti le domande che continuo a pormi, in questi giorni, sono sempre le stesse: quanti l'avranno capito?
      E quanti, pur avendolo capito benissimo, continueranno imperterriti a sostenere Lega & nanetto anche di fronte all'evidenza?
      Che modo e che margini ci sono per "recuperare" gente che continua instancabilmente a tirarsi la zappa sui piedi (che sono pure i nostri)?

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    2. Mariagrazia Melia8 maggio 2018 08:38

      Senza una riforma elettorale parlare di voto a mio personalissimo parere è pura follia.

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    3. Andrea Colombo8 maggio 2018 09:37

      Una riforma elettorale oggi vedrebbe come imprescindibile (da FI, e per sudditanza Lega) un premio alle coalizioni, che hanno l'unico scopo di fare numero prima e ricatti dopo: proprio questa sostanziale differenza di scopo che impedisce una ragionata riforma, che privilegi le reali esigenze di tutti piuttosto che il profitto del singolo.

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    4. Salvatore, la coerenza serve sicuramente a prendere i voti ma a volte non giova a governare. Era chiaro, lo avevo messo in evidenza, che le responsabilita' maggiori sarebbero ricadute sul M5S. Francamente mi sembra che se la ppotesse giocare meglio, non so come, ma sicuramente meglio. IL rischio che vedo e' un logoramento, non so quanto lungo o meno, e non e' scontato che il M5S nelle prossime elezioni riesca a conseguire identici risultati elettorali.

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  3. In poche parole, hanno orchestrato un ignobile complotto, con ridicoli giochetti diretti dal volpone condannato indagato e corrotto che, come un effetto domino, o gioco dell'oca, manipolando il Salvino e complici, è riuscito a calpestare la volontà degli italiani onesti... VERGOGNA! ..ITALIA RIALZATI!

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  4. Gerlando Plescia7 maggio 2018 23:11

    Ecco a cosa eravamo disposti.....pur di andare a governare!

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  5. Loro, Renzi e Berlusconi hanno sempre avuto le idee chiare e concordi su molte cose, ma in particolare su di una: Impedire con ogni mezzo ai 5 Stelle di andare al governo. Il Rosatellum lo hanno scritto ed approvato proprio per questo e per continuare a gestire il banco. Parola d'ordine: MAI I 5 STELLE AL GOVERNO! Infatti, hanno puntualmente sbattuta la porta in faccia a qualsiasi proposta dei grillini, dove la priorità non sono le necessità ed i problemi dei cittadini ma i giochi e gli intrighi interni dei partiti e quelli personali. Inoltre a terrorizzare Berlusconi con i 5 Stelle al governo sono sopratutto due leggi che promettono,legge anticorruzione e qualla sui conflitti di interessi. Una vera minaccia di mannaia sugli intrighi che l'ex Cavaliere non può permettersi.

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    1. Silvio Barbata7 maggio 2018 23:21

      Mattarella tiene il banco

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    2. Mariagrazia Melia8 maggio 2018 08:53

      Mattarella sta dando uno spazio che Napolitano non avrebbe mai concesso.

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  6. "...abbiamo tentato un'operazione spericolata: strappare il cane al suo padrone", proprio questo è stato l'incipit dell'azione fatta da Luigi Di Maio,in verità avrebbe potuto benissimo essere intesa al plurale includendo anche il cane che latra a sx. Ma era già tutto previsto la legge fatta per ostacolare il M5S, Salvini che sembrava si offrisse, il PD che si negava, tutto sapientemente orchestrato. Anche se impossibile solo pensare di arrivare a raggiungere una maggioranza bulgara alle elezioni bisogna comunque continuare a martellare sull'onestà e sulle evidenti differenze tra loro ed il M5S. Crederci comunque non costa nulla

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  7. La politica italiana secondo un elettore del M5S.
    Un articolo vergognosamente offensivo (accordarsi con lo schiavo sarebbe dipeso dal pensiero del signore, strappare il cane al padrone), pieno di un'idea di sottintesa superiorità e in contrasto con la matematica, in quanto col 30% non si comanda, ci si mette d'accordo e per il bene del paese ci si viene incontro senza veti. D'altronde, il governo si sarebbe potuto anche fare, essendo Berlusconi comunque fuori dal parlamento. Avrebbe pensato Salvini a mediare qualche eventuale richiesta di F.I.
    Impagabile poi l'idea della conquista del 51%.
    Un bagno di umiltà, considerando che non si può cambiare tutto e subito, sarebbe stata ben gradita. Altrimenti ci si scontra con la realtà, la quale è più forte dei sogni e dei desiderata anche del M5S.

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    1. Andrea Colombo8 maggio 2018 01:52

      A mio personale giudizio, è offensiva la Sua critica.
      Per il bene del paese individui collusi con la mafia si mettono all'angolo, non al centro del palcoscenico e tanto meno in regia; quantomeno per giustizia in nome di chi, per quella lotta alla mafia, ha dedicato e perso la propria vita.
      Quella stessa regia che ha negato qualsivoglia accordo tra due gruppi politici che già 2 mesi fa potevano formare, o almeno trattare nel dettaglio, un governo. Quella stessa regia che avrebbe fatto saltare fin da subito una revisione della legge elettorale, visto che l'eventuale premio di maggioranza alla lista è cosa ben poco gradita a chi osanna le coalizioni come mezzo utile per spartirsi poltrone e potere. Proprio come l'attuale coalizione di CDX che continua a galleggiare, turata da una miriade di pezze di sughero dell'ultimo minuto e lacerata dei 3 gruppi differenti che la compongono, con l'unica speranza di fare numero.

      No, gentile Sig. Pepe, senza l'appoggio di forze politiche che siano disposte a valutare i temi con le mani libere da ricatti, l'unica possibilità è farcela da soli. Che sia un 41%, che sia un 51%, o comunque la prossima occasione, vicinissima, di voltare pagina.

      Mi perdoni se sono diretto, ma ritengo che questa critica non sia dare fare al M5S, ma solo a chi quelle mani preferisce tenerle impegnate in strette sotto banco alle spalle dei cittadini italiani, che sperano in un cambiamento che mai sarà attuato da chi non ha l'interesse per farlo.

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    2. Nino, concordo con la sua analisi. Se qualche volta mi ha letto credo che non possa pensare altrimenti.

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  8. Mattarella il pesce lesso vuole narcotizzare la rabbia e la voglia di giustizia degli italiani. Il bravo ragazzo del sud "Luigi Di Maio" 31 anni, le ha tentate tutte per "separare il cane dal suo padrone"...ma il vecchio padrone marcio non molla la robba, un corrotto di 82 anni, un vecchio massone delinquente orripilante che ha la faccia di bronzo di salire al quirinale ed il pesce lesso Mattarella che lo riceve. Che Renzi e Berlusconi con il loro "rosatellum" costruito contro i ragazzi onesti 5 stelle, ora vadano affanculo. Al voto...voto...voto...subito!

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  9. Daniela Grimaldi8 maggio 2018 08:47

    Ho scritto questo nella Pagina del PARTITO DEMOCRATICO: PD ma non ti vergogni? Voi siete artefici e complici di questa situazione, avete fatto questa truffa di legge elettorale, voi e centro destra insieme, i 5 stelle non l'hanno votata, e che volutamente sapevate avrebbe portato a questa situazione per escludere dalla competizione 5stelle .E ora ve ne lavate pure le mani e volete far credere che la colpa e' tutta degli altri ! Ma credete davvero che la gente vi possa ancora dare fiducia , ora che rifiutate di collaborare per il bene dell'Italia per uscire da questo stallo che avete creato. Per il Pd viene prima l’interesse degli italiani? Con che coraggio dite questo. NON conoscete vergogna!!!

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  10. Ora si alza il coro dei lamenti! C'è chi ha pienamente ragione, chi intende prendersela a tutti i costi e chi attraverso una studiata demagogia. Poi ci sono gli spregiudicati che scaricano ogni colpa sul Presidente della Repubblica. Dovrebbero fare un po' di "mea culpa" tutti coloro che per cacciare Renzi, hanno inteso votare NO al referendum del 4 dicembre. Preciso che Renzi è antipatico anche a me.

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    1. Andrea Colombo8 maggio 2018 09:45

      Caro Franco,
      chi ha votato NO il 4 Marzo additandolo solo come un rifiuto a Renzi, non ha davvero capito qual'era la posta in gioco.
      Renzi non è IL problema, ma solo l'ultima incarnazione dopo i suoi predecessori, cronologicamente l'ultimo tra i tanti.
      Come sempre, in Italia, si tenta di nascondere le malefatte dietro al faccione di turno: al giro successivo, cambia la faccia e qualcun altro riprova ancora.
      A mio modo di vedere, Renzi è stato più il pretesto che non l'autore di certe porcate.

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    2. Andrea Colombo8 maggio 2018 09:47

      Quasi dimenticavo: apprezzo la scelta di mettere il nome, invece di un qualsiasi "Anonimo".

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    3. Silvio Barbata8 maggio 2018 14:54

      Franco Luce, il tuo è un'assioma divino...? ma ti rendi conto della ridicolaggine argomentativa...e perché la gente avrebbe dovuto votare SI a un referendum pro massonico, pro plutocrazie sovranazionali e massacratore della Costituzione? E chi era renzi...? solo un trombone...chi fa danni prima si toglie di mezzo e meglio è...la deduzione rientra in una semplice logica elementare!!!

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  11. Quando torneremo a votare, che reazione avranno gli elettori all’esito dei due mesi di trattative più noiosi di sempre. Chi pagherà pegno per le proprie posizioni assunte dai vari partiti. Dalla solita stampa è arrivato questo racconto. 1) Di Maio è solo un ragazzotto presuntuoso che blocca tutto ponendo al centro la sua premiership, pone veti a destra e a sinistra e blocca ogni sforzo del centrodestra, impegnato ad uscire dall’impasse. 2) Il PD sbaglia ad isolarsi, è pieno di rancori, non dimostra nessuna responsabilità politica ma, tuttavia, appare coerente ed ammette la propria sconfitta. 3) Salvini, infine, viene dipinto come quello che ha fatto più di un passo indietro rinunciando alla sua candidatura a premier. E’ riuscito inoltre a far passare per ‘veti’ il rifiuto sacrosanto di Di Maio a sedersi insieme a B. Questa è la lettura dominante che è stata propinata agli italiani. Ieri sera ho visto un sondaggio a La7 sulle intenzioni di voto, il cui risultato sembra confermare la mia analisi. La Lega continua a volare guadagnando 7 punti (sette), rispetto al 4 marzo scorso. Il Pd contiene la sua sconfitta e anzi recupera qualche decimale. La strategia del M5S non sembra convincere gli elettori e, infatti, non cresce e anzi perde quasi mezzo punto. Attenzione, perché c’era già stato un voto molto brutto in Molise e in Friuli, anche se era un voto amministrativo e locale. Lo stesso Di Maio si è reso conto di aver commesso qualche errore di comunicazione e, infatti, ha cambiato decisamente (troppo tardi), la sua linea. Di Maio avrebbe potuto e dovuto far saltare il tavolo dopo la prima settimana. Sarebbe bastato il primo passaggio con PD e Lega per capire come sarebbe andata a finire. La situazione si è cristallizzata fin dall’inizio e per tutti i 60 giorni. Credo che Di Maio si sia mosso bene fino alla presentazione dei suoi punti di programma ai due interlocutori. Preso atto del rifiuto avrebbe dovuto ritirarsi e lasciare il cerino nelle loro mani invece di tenerlo ancora nelle sue. Ancora una volta si è sottovaluto il ruolo dell’informazione che ha logorato, più di ogni altro, Luigi Di Maio. Ha sottovalutato il massacro mediatico che, spero, saprà evitare fino al prossimo voto, poiché credo che il M5S sia l’unica opportunità per cambiare questa politica impresentabile.

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    1. Mauruzio, concordi con me che Di Maio se la sarebbe potuta e dovuta giocare meglio, su tutta la linea.... era ovvio che sarebbe rimasto col cerino in mano, doveva essere piu' scaltro poiche' era chiaro dall'inzio che , malgrado o forse proprio perche', dotato di una maggioranza relativa, sarebbe stato lui il perno ma anche il "colpevole" della situazione. Urlare ora contro gli altri partiti che hanno fatto il proprio gioco a me sembra un comportamento infantile. Sentire che ai partiti sta a cuore il proprio interesse invece che quello del Paese e' altrettano ridicolo. La stessa critica potrebbe applicarsi al M5S: se vi sta a cuore il Paese, perche' presentarsi con i veti quando era chiaro dall'inizio che avrebbe dovuto nascere un governo di coalzione?

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    2. Caro Paolo, quello che contesto a Di Maio è che ha perso molto tempo in trattative estenuanti, il cui esito appariva già scontato dopo pochi giorni. Continuando a parlare di due forni, a passare dal PD alla Lega e ritorno, ha dato l’impressione (e la stampa ci ha giocato molto), di voler perseguire a tutti i costi l’obiettivo di Palazzo Chigi che non poteva essere raggiunto stante le condizioni poste dai suoi interlocutori. Tranne che non volesse rinunciare ai paletti fondamentali dichiarati in campagna elettorale. Per quanto riguarda i veti, soprattutto quello di non dialogare con B. e FI, si può giudicare come si vuole ma certamente Di Maio è stato coerente con il giudizio (a mio avviso condivisibile), che il 5stelle ha sempre avuto nei confronti di un condannato e di un partito fondato da mafiosi, che non dovrebbero stare nelle istituzioni. L’altro “veto”, quello di fare il premier, aveva una sua legittimità che trova riscontro nel voto degli elettori (11 milioni di italiani). Il problema, secondo me, è che il suo messaggio si andava sbiadendo col passare dei giorni dando l’impressione di cedere troppo rispetto alla linea di partenza. Una volta proposto il cosiddetto contratto di governo sia al PD che alla Lega ed aver registrato il rifiuto, avrebbe dovuto uscire di scena lasciando l’iniziativa agli altri. Se avesse fatto così avrebbe subito meno attacchi e avrebbe dato meno alibi agli organi d’informazione che lo hanno massacrato. Invece ha continuato a cedere, prima sui ministri di peso da offrire alla Lega (dopo aver presentato una sua squadra dei ministri), dopo sull’appoggio esterno di FI, poi sui programmi e, ancora, ripiegando sul PD mentre continuava a tenere aperta la porta a Salvini e via continuando. Questa iperattività, con gli occhi della stampa puntati addosso, non è servita ad altro se non a logorare la sua immagine. Continuo tuttavia a pensare che nell’attuale panorama politico, il 5Stelle continua a rimanere l’opzione migliore. Io contesto a Di Maio errori nella sua strategia comunicativa.

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    3. Andrea Colombo8 maggio 2018 17:16

      Forse perché le coalizioni sono una delle cause della mala politica che c'è stata fino a oggi?

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  12. A 65 giorni dal voto dover dichiarare chiusa una legislatura mai iniziata è una grande delusione per tutti quelli che credono nella democrazia rappresentativa. La nostra è una democrazia parlamentare: entrambe le Camere ricevono l’investitura direttamente dal popolo esclusivo titolare della sovranità. Il regime democratico del nostro Paese si regge sul rapporto di fiducia tra Parlamento e Governo. Qualsiasi Governo, per sopravvivere ed operare, deve raggiungere il 51% dei consensi e della rappresentanza parlamentare. La maggioranza del 51% garantisce la governabilità ma potrebbe essere insufficiente per affrontare i gravi problemi del Paese. Enrico Berlinguer e Aldo Moro erano convinti che per rafforzare il sistema democratico bisognava allargare le basi popolari, allora DC e PCI rappresentavano più del 70% dell’elettorato. Oggi nessuno parla di unità, si lavora per dividere e, per assurdo, si invoca la “conventio ad excludendum” per chi la pensa diversamente. Dal voto del 4 marzo non è uscito nessun vincitore nel termine assoluto del 51%. Con tutto il rispetto per il M5S che da solo ha superato il 30% e per la coalizione del Centrodestra che ha ottenuto il 37%, nessuno ha i numeri per governare. Bisogna ricorrere ad un “governo di coalizione”. Lega e M5S, con efficacia e pragmatismo, in brevissimo tempo si sono accordati sulla spartizione delle cariche istituzionali. Il sistema si è inceppato sulla formazione del Governo. L’accordo mancato fra Centrodestra e M5S o fra Lega e M5S si è vanificato per una serie di veti superabili. È inutile parlare del mancato accordo fra M5S e PD, da me auspicato, era inviso a 6 su dieci elettori del Movimento e alla maggioranza della base del PD: matrimonio impossibile. Torneremo a votare, sono d’accordo sia Di Maio che Salvini. Di Maio parla di ballottaggio, Salvini di referendum. Hanno eluso la richiesta di formare un Governo per il cambiamento e chiedono, con nuove elezioni, un mandato più pieno. Sanno che con l’attuale sistema elettorale si riproporrà la medesima situazione: dai primi sondaggi la Lega aumenta a spese di FI, il M5S non avanza ma perde. Nessuno tiene conto della volubilità degli elettori. Concludo con un concetto, che condivido, preso in prestito dal libro interessante di Giancarlo Carofiglio #Con i piedi nel fango – Conversazioni su politica e verità#: “La politica è fare i conti con le cose come sono davvero: cioè spesso non belle e non pulite. Bisogna entrare nel fango, a volte, per aiutare gli altri a uscirne. Ma tenendo sempre lo sguardo verso l’orizzonte delle regole, dei valori, delle buone ragioni. Un dialogo appassionato e appassionante. Un prontuario per l’esercizio del pensiero critico, per sottrarsi alle manipolazioni, per riaffermare – contro ogni fanatismo – il valore laico ed emozionante della verità e dell’impegno politico. Perché l’avvenire appartiene ai non disillusi.”

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