sabato 24 ottobre 2015

Cittadinanza. No ai confini alle barriere alle bandiere

Restiamo Umanidi Gisa Siniscalchi - "Io non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere: Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, alla stessa famiglia, che è la famiglia umana"
Cittadini del mondo, un'unica famiglia, la famiglia umana come la vedeva Vittorio Arrigoni, attivista, giornalista e scrittore, pacifista che si era trasferito a Gaza, ove tentava di portare avanti la sua idea di uno stato unico per i due popoli, palestinese ed israeliano e dove il 15 aprile del 2011 è stato ucciso, era chiamato Vik... il suo segno distintivo era una frase con cui concludeva i suoi articoli: "Restiamo umani".
12178144_851225291642115_664121834_nUn sogno, un'utopia se ancora si discute della liceità di avere cittadinanza nel luogo ove si nasce qualunque sia  la provenienza dei genitori.
È una questione di umanità e di equità, senza discussioni se sia giusto o sbagliato, chi nasce in un luogo è cittadino di quel luogo senza distinzioni di sorta, che sia bianco, marrone, nero, giallo e persino turchino.
Nel mondo vi sono paesi dove è prassi consolidata, un esempio, mio nipote è nato in Venezuela, ebbene, aveva alla nascita, due passaporti, uno italiano, poiché figlio di italiani e uno venezuelano essendovi nato. Quando ha compiuto i diciotto anni ha potuto scegliere tra le due, il tutto molto semplicemente.
Al momento la cittadinanza italiana si basa sullo "ius sanguinis", ovvero il legame di sangue coi genitori in qualunque luogo si nasca, in buona parte dell'Europa è usato questo metodo, un po' meno restrittivo di come avviene in Italia, mentre in altri paesi del mondo è in uso lo "ius soli", ovvero la cittadinanza acquisita se si nasce in quel luogo, senza distinguo di provenienza dei genitori.
Storicamente lo ius soli è stato adottato da quei paesi che favorivano l'immigrazione, paesi di grande dimensione territoriale, che avevano bisogno di aumentare la popolazione.
Personalmente sono favorevole allo ius soli, ogni bambino che nasca in Italia deve diventare cittadino italiano, nel momento in cui viene alla luce, poi si può pensare alle regole per gestire il prosieguo della vita dello stesso.
litalia-sono-anche-io1È un proposito, purtroppo, di difficile attuazione, poiché esistono posizioni nel paese e nel parlamento contrapposte, legate ad appartenenze politiche, le più diverse fra loro. In questo momento è all'esame del parlamento un disegno di legge che dovrebbe dare risposte ai tanti quesiti posti. La proposta di legge, approvata alla Camera il 13 ottobre con 310 voti a favore, 66 contrari e 83 astenuti, prevede uno "ius soli temperato". Una diversificazione che afferma il diritto alla cittadinanza ai nati in Italia da genitori stranieri, di cui almeno uno in possesso di permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo, con determinati requisiti, non ultimo un reddito non inferiore all'assegno sociale, e altro ancora.
Non mi vede favorevole, e non solo me, il diritto alla cittadinanza in base al reddito, lo trovo discriminante, e ingiusto, sarebbe come dire che un bambino, nato in Italia, non può essere italiano se i suoi genitori non hanno un reddito adeguato. Non deve essere così, il mio pensiero è, prima la cittadinanza. Con questo disegno di legge l'acquisizione di cittadinanza non è automatica, bisogna farne richiesta, il genitore deve presentare domanda al comune, e una volta diventato adulto, il diretto interessato potrà anche rinunciare, come dire, essere italiani si, ma per convinzione.
safe_imageNel testo è prevista anche una fattispecie di "acquisizione" chiamato ius culturae. Ovvero il diritto alla cittadinanza al minore nato sul nostro territorio, o entrato in Italia prima dei dodici anni di età, che per cinque anni abbia frequentato uno o più cicli di istruzione, o formazione professionale idonei al conseguimento di una qualifica. 
Un testo che ha suscitato molte polemiche e proteste, si sono detti contrari, la Lega, con manifestazioni anche forti in aula, Fratelli d'Italia e parte di Forza Italia, mentre il M5S si è astenuto, ritenendola una legge vuota, inutile, che invece di semplificare complica, non di pari diritti, che da sempre di più la sensazione che non tutti sono uguali di fronte alla legge.
Non è una legge perfetta, non ne esistono probabilmente, adesso il testo passa in discussione al Senato e forse si potrà migliorare, in ogni caso è già un bel passo in avanti. La cittadinanza, infatti, rappresenta il requisito essenziale e indispensabile per l’integrazione vera di milioni di bambini, giovani, uomini e donne che vivono da decenni nel nostro Paese e che solo così potranno divenire e sentirsi italiani. E questo è un bene per tutti.

Gisa SiniscalchiGisa Siniscalchi
Fusignano (RA)
24 Ottobre 2015












58 commenti:

  1. Non sono completamente d'accordo Gisa. L'integrazione avviene se condividi, o comunque la rispetti, la cultura e tutto ciò che che c'è in quel suolo ti ha accolto. Non per legge.

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    1. Capisco Tiziana, io invece penso che l'integrazione passi prima per la cittadinanza, i bambini per primi, è la mia idea, se tu stato dai rispetto, te ne tornerà, un bambino che nasce e cresce sentendosi parte del luogo in cui vive, lo rispetterà allo stesso modo, e non è solo una questione di legge...è solo umanità...

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    2. E' un pensiero che merita tutto il rispetto Gisa, anche il mio. Ma quello che volevo ribadire è che i diritti (di assistenza, scolarizzazione) vengono attualmente assicurati a prescindere dalla cittadinanza. La cittadinanza dovrebbe essere un punto di arrivo, come dire, voluta perchè ti senti parte integrante di quella nazione. Ci sarebbe da dire che bisognerebbe fare il test d'ingresso per la cittadinanza italiana anche a molti italiani che l'hanno acquisita per ius sanguinis. Come ha scritto l'amico Salvatore Mancuso in un suo post "avremo tempo di scioglierci nell'Europa prima di diventare italiani"

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  2. Sono in parte d'accordo con l'autrice. In un mondo perfetto non farebbe una piega. Ma non siamo in un mondo perfetto....tanto meno in Italia.
    Qui gli sbarchi sono quotidiani e piu della metà di queste persone sono clandestine. Per non parlare dei Rom che figliano come conigli col solo obbiettivo di ricavarne denaro! Bambini che poi verranno costretti a delinquere o a elemosinare per non essere bastonati o oltraggiati. Bisogna, secondo me, fare un distinguo prima di dare la cittadinanza a chiunque.
    Gisa, io non sono razzista e sono portatrice della bandiera dell'equità. Ma a mio avviso questo non è il momento di attuare certe libertà......si rischia di finire in un'italia piena di italiani-stranieri e di qualsiasi "razza" (spero si sia compreso cosa intendo con la parola "razza" in questo preciso contesto). E' vero, le leggi non sono mai perfette, sono d'accordo, ma ci vuole pur sempre del rigore nello scriverle.......valutando il momento che si sta vivendo.
    Voglio, però, complimentarmi con l'autrice che mi è piaciuta dal primo articolo e continua a piacermi molto!

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    1. Grazie Stefania...capisco molto bene il tuo pensiero e so bene che non parli per preconcetti e meno che mai che tu sia razzista. ..questo mio articolo...come forse anche tutti gli altri esprimono solo l'ideale, il mio personale...forse troppo ottimista, d'accordo... alla mia età posso solo dire che sono fiera di non averne lasciati troppi lungo la strada, credo ancora che un mondo migliore sia possibile...se solo tutti si guardasse alla persona...e non all'economia e al profitto...grazie per l'apprezzamento.

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    2. Purtroppo l'esperienza di quest'ultimo decennio dà ragione al quadro della situazione fatta dà Stefania.

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  3. Io invece concordo sulle parole di Gisa sul concetto di appartenere alla stessa famiglia umana ...umana per l'appunto siamo secondo metutti figli di questa madre terra ..cambiano le limgue ..cambiano i colori della pelle ..ma dentro nella carne e nello spirito .la pensiamo piu' o meno uguale , viviamo in egual modo le sofferenze della carne e dello spirito !Certo che viene in Italia da clandestino o attraverso i barconi ..deve essere informato del rispetto verso le nostre leggi punto essenziale ..in quanto alla dura realta quotidiana ..questo esodo biblico sta diventando per l'Europa e per i paese al confine come il nostro un problema molto ma molto spinoso ..concordo con il restiamo Umani ........altro non saprei cosa aggiungere ..e' ovviamente una piccola parte di una mia opinione personale ..CRITICABILISSIMA naturalmente ...

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    1. Tutti siamo criticabili, tutte le nostre opinioni, ma questo non deve impedirci di esprimerle, come ho già detto, se tu stato dai rispetto, lo avrai..rispetto chiama rispetto...delle regole, delle persone e delle leggi e consuetudini del posto in cui si vive...questo è..grazie.

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  4. Siamo un paese a tasso di nascita negativo, sarà questo l'argomento più convincente per dare il diritto di cittadinanza a chi nasce nel territorio italiano, per ragioni economiche, purtroppo, perché il tempo dei diritti umani è ancora di là da venire.

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  5. Michele Maniscalco24 ottobre 2015 10:28

    Come al solito, ottimo articolo della Siniscalchi, molto opportuno e attuale.
    Ottenere la cittadinanza nel Paese in cui si nasce dovrebbe essere condivisa da tutti gli Stati.
    Il paletto del reddito è un pugno in un occhio alla legge già approvata in alla Camera. Speriamo che venga corretta nella discussione al Senato.
    Un Bambino che nasce, cresce e frequenta la scuola italiana, sarà un italiano di mentalità, di cultura e di costume come tutti
    gli altri.

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  6. Brava Gisa, mi piace molto il concetto di famiglia per qualunque essere uomo, donna o bambino, senza distinguo di provenienza dei genitori, colore o cultura e questo dal punto di vista imprescindibile della solidarietà umana, convinzione che ho sempre sostenuto. Non posso però esimermi da qualche riflessione oggettiva riguardo la necessaria integrazione sociale. Ricordo che molti anni fa, un Alto Atesino, pur essendo italiano dalla nascita, chiamato alla leva obbligatoria, arrivò a Palermo dove doveva prestare servizio e non parlando l’italiano, viaggiando con un biglietto che mostrava ai passanti per farsi indicare la strada, questo succede ancora oggi, più di quando conosciamo. I nati o acquisiti nel nostro paese, pur vivendoci per diversi anni, rimangono spesso ai margini della società, isolati esclusivamente nelle loro comunità, culture e tradizioni senza conosce neppure la lingua italiana, elemento indispensabile per l’integrazione. Ben venga lo ius soli, ma credo che questo non possa prescindere da una inversione di rotta della politica, atta a stimolare l’integrazione di stranieri diventati italiani.

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    1. Grazie, il mio primo pensiero è la cittadinanza come punto di partenza, il racconto che hai fatto dell'alto atesino è emblematico, se gli avessero insegnato la lingua italiana, sua anche questa, non avrebbe avuto problemi, così come a un bambino nato in Italia e cittadino italiano, che frequenta la scuola italiana, conoscerà anche la lingua del paese di origine dei suoi genitori, ma potrà a pieno titolo vivere e crescere ne paese in cui è nato...e ripeto, per me è il punto di partenza, non di arrivo.

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    2. Un piccolo appunto Gisa. Quell'Altoatesino era cittadino italiano. Per legge imposta. Non voleva imparare la lingua italiana. Per scelta.

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  7. Mi sembra Giovanni che, in altre parole; tu abbiai espresso il mio stesso pensiero. L'integrazione richiede un'altro percorso. La cittadinanza è il punto d'arrivo non il punto di partenza.

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    1. Si Tiziana, concordo con la cittadinanza per chiunque nasca o si trasferisca a titolo deninitivo in questo paese, ma questo, come tu dici non può essere un punto di arrivo e basta. Credo infatti, che vada supportato e subordinato comunque ad una integrazione completa, pur nel rispetto delle rispettive diversità. In questo paese, esistono intere comunità cinesi, rom, arabe etc.. che non frequentano scuole, interessi, economia, vita sociale e politica del paese in cui vivono da decenni.

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    2. Ecco lo hai detto, è integrazione completa in primis nel paese dove nasce, senza perdere la propria diversità, che deve andare di pari passo con le regole del luogo, siamo tutti uguali, umanamente discorrendo, ci sarà vera integrazione, quando tutti si parteciperà a questa scelta.

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  8. Sulla cittadinanza ai bambini figli di immigrati abbiamo fatto, da quando esiste PoliticaPrima, una battaglia. Parlo al plurale perché la questione accomuna altri amici del blog. E su questo non intendiamo arretrare di un millimetro. Personalmente ho scritto diversi articoli e il mio convincimento è per una immediata cittadinanza, oltre che a chi nasce sul nostro territorio, a tutti quei ragazzi cresciuti nelle nostre città. E anche agli immigrati che dopo qualche anno di permanenza regolare vogliono averla.
    Le altre condizioni di tutti quelli che professano il loro antirazzismo mi lasciano indifferente. Semplicemente perché per essere razzisti non basta affatto dichiararlo.

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    1. Non ho altro da aggiungere alle posizioni del direttore Gattuso che mi vedono perfettamente in linea

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    2. Grazie direttore, hai ragione purtroppo, nel nostro paese esiste un razzismo, oserei dire dell'anima, anche in quelli che si professanto antirazzisti, ma che nei fatti lo dimostrano ogni giorno, il diverso, lo straniero fa paura, che se ne parli non può fare che bene...

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  9. Norma Di Ubaldo24 ottobre 2015 14:45

    Non credo nella cittadinanza per nascita. Il bambino è inserito nella famiglia e crescerà con il 90% della cultura della sua famiglia. Ho un figlio all'estero e mio figlio si sente italiano per cultura e tradizioni. Suo figlio crescerà con la cultura e la tradizione che mio figlio gli tramanderà. Pensate se foste in un Paese Arabo. Vi sentireste arabi? Condividereste la cultura e le tradizioni del Paese ospitante? Dareste a vostro figlio la cultura del Paese di nascita? Si ha bisogno di generazioni per assorbirne la cultura e gli usi altrimenti si rimane stranieri!

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    1. Michele Maniscalco24 ottobre 2015 14:46

      Risposta alla Signora Norma.
      Signora Norma. Sono andato in Svizzera a 22 anni e ci sono rimasto per 30 anni. Quindi cultura e tradizioni erano già sviluppati in me. Eppure sapesse quanto si assimila, anche incosapelvomente, dalla cultura dei residenti. Noi italiani arrivati adulti, nelle nostre conversazioni, si lodavano le cose buone della cultura locale e si criticavano quelle che secondo le nostre tradizioni non andavano. Le assicuro che molte delle cose buone sono entrate nella nostra mentalità. I figli nati in Svizzera dalla prima generazione di emigrati sono diventati di mentalità e cultura svizzera al 100%. La tradizione per gli spaghetti è rimasta e questa la abbiamo inculcata anche agli Svizzeri.

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    2. Sono perfettamente d'accordo con Giangiuseppe e aggiungere altro lo trovo pleonastico nonché ripetitivo.
      Da sempre sono convinto che non dovrebbero esistere confini o differenze se non d'uso e di costume ma che appunto perché tali non dovrebbero avere difficoltà ad amalgamarsi e fondersi nel comune intento umano di crescere civilmente ed eguali in ogni diritto e dovere. Purtroppo esistono questi vincoli "politici" ed "economici" che condizionano i rapporti umani e bisogna, poiché è la maggioranza che li vuole , adattarsi ma davvero sarebbe tanto bello avere un mondo senza alcun confine territoriale. Solo utopia? No, volontà!

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  10. Salvo Castellese24 ottobre 2015 14:49

    Concordo pienamente con il contenuto dell'articolo, anch'io ritengo giusto si applichi in Italia lo jus soli....

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  11. La posizione del direttore è anche la mia.

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  12. RESTIAMO UMANI
    Una frase , un programma di vita , un atto di donazione , un modo per ricominciare , per fare cadere le barriere , per superare i pre-giudizzi , per ritornare alle nostre origini , cittadini del mondo privi di nazionalità ..
    Grazie per aver ricordato Vittorio che vivrà sempre nei cuori dei semplici , i nostri cuori

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  13. Prima di intervenire vorrei complimentarmi con l'autrice che ha presentato un articolo ragionevole e ovviamente condivido appieno.
    Vivo in questo paese da molti anni e in tutto questo tempo ho visto diverse generazioni di immigrati crescere ed integrarsi in maniera perfetta nel tessuto sociale (stiamo parlando dell'immigrazione regolare) sono composti da diverse estrazioni sociali, operai, studenti, commercianti, domestici e così via. Hanno in comune il fatto che tutti o quasi tutti abbiano definitamente scelto di vivere in questo paese.
    Era quindi naturale che dopo tanti anni questi migranti sedentari facessero nascere e crescere qui, in Italia, i loro figli. In realtà io sono tra quelli che sin dalla fine degli anni novanta sostenevano che ci volesse una riforma della cittadinanza che abbracciasse a tutti i migranti residenti all'epoca in quanto i tempi erano già maturi.
    Anche oggi che è quasi passata questa nuova legge (e che sostengo ed apprezzo) ho i miei dubbi, per esempio se noi favoriamo giustamente i nati in Italia e coloro che sono arrivati da piccoli, come la mettiamo con i loro genitori? quei genitori che con sacrificio, quasi sempre senza l'aiuto dello Stato, hanno fatto crescere questa nuova generazione di italiani, mandandoli a scuola, affrontando le insidiose tappe di ricongiungimenti, rinnovi permessi nelle questure e così via. Vogliamo creare due cittadinanze diverse nelle mura domestiche? Comprometterà forse la quieta vivere tra i componenti di due cittadinanze diverse ma con legami parentali molto vicini? Ecco, io ero favorevole di una legge che si occupasse con coraggio entrambi i casi, per ora non vedo ma son certo che arriverà, mi sta bene questo passo importante che ha fatto tacere coloro che predicavano l'apocalisse e la perdita di identità nazionale. Dunque avanti con lo ius soli.

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    1. Grazie per la tua preziosa testimonianza. Sei l'esempio vivente di cosa significa integrazione.

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    2. Grazie a te, caro Giangiuseppe, per aver creato questo bel forum che spesso dà voce a chi non ce l'ha.

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    3. Grazie Ahmed, la tua risposta è la dimostrazione, per me, di essere nel giusto a pensare in termini di umanità, integrazione sarà, se si comincerà a pensare all'uguaglianza e alla tolleranza in senso positivo e mondiale, un pensiero unico che guardi alle persone in toto e non alla loro "diversità".
      E' quello che mi auguro avvenga, anche se le resistenze sono enormi, in Italia e nel mondo...sarà un sogno ma è un sogno bellissimo. Grazie.

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  14. Norma Di Ubaldo24 ottobre 2015 16:23

    Sono d'accordo sul definirla utopia... ma se il Nord italiano sogna la secessione, i Paesi Baschi, il Galles e tanti altri Paesi vogliono differenziarsi anche nell'ambito degli stessi confini, tu parli di cittadini del mondo? Capisco che i sogni debbano essere coltivati e possono cullarci ma le realtà economiche e culturali sono altra cosa! È come il sogno dell'Europa Unita e possiamo oggi vedere come è andata a finire. Si dovrebbe essere sempre con i piedi ben piazzati a terra perché certe decisioni incideranno sulle generazioni future e sulle risorse economiche dello Stato. Oggi ai nostri figli non possiamo assicurare una vita dignitosa della loro Nazione di nascita. Essere emigranti sta diventando uno status quo. Purtroppo non è per libera scelta ma conseguenza di una necessità economica... oggi! Domani si dovrà sperare di nascere in Nazioni non disastrate dalle generazioni precedenti.
    Io ho un figlio emigrato all'estero. Non certo come mio nonno che conservava il sogno dii ritornare in Patria, bensì con la voglia di non tornare più! Questo non è il fallimento dello Stato? Sai dove è emigrato mio figlio? In Ungheria! L'Europa sta gettando tanto fango sull'Ungheria e sul respingimento dei migranti. Lui ci vive e ci lavora benissimo! Ama quel Paese tant'è che ha rinunciato di migrare in Danimarca anche se ne avrebbe avuto un miglioramento economico. Ci sta bene per la gente, per la sicurezza di ordine pubblico di tutti i giorni, per le possibilità lavorative che questo Stato garantisce sia ai migranti che al suo popolo, per le ridotte imposte e i servizi che lo Stato dà.

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  15. Peter Schmailzl24 ottobre 2015 16:42

    Nessuna legge è perfetta, ma, direi, ogni bambino, nato in un paese qualsiasi e che resterà in quel paese sarebbe da considerare cittadino di questo paese , tenerlo artificialmente straniero, significa creare un escluso, e tanti esclusi ed emarginati danno gola a chi cerca manodopera a basso costo e con diritti limitati. Da noi sono solo i partiti e movimenti antisociali a voler rendere uasi impossibile la naturalizzazione..... puro caso???

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  16. Gli stranieri ci salveranno il culo. Sono gli unici che ancora fanno figli e costruiscono famiglie, vero mattone per la costruzione di individui. In questo momento una legge che consentirebbe a dare serenità agli italiani, tutti, è il reddito di cittadinanza. Dobbiamo partire dai più poveri così si evitano i problemi di xenofobia.

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  17. Attualmente il diritto all' istruzione è comunque garantito. Per l'iscrizione a scuola non è richiesta la cittadinanza italiana nemmeno se i genitori sono irregolari.

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  19. Grazie Gisa per il tuo illuminato articolo- Purtroppo dobbiamo lottare con le menti poco illuminate che vorrebbero portarci indietro di secoli-E' da dementi questa paura ingiustificata- Mi pare che dalle statistiche delinquono ed uccidono più gli Italiani - Per questi "spaventapasseri" che ostacolano questo sacrosanto diritto, non si indignano per i numerosi femminicidi? Di questi carnefici non hanno paura? Vorrei chiedere ai denominati Fratelli D'Italia, fratelli di chè- Non hanno capito che siamo tutti Fratelli nel Mondo- Che tristezza sentire i loro commenti pietosi e per giunta urlati da richiamare applausi e consensi. Se ho delle paure le ho per loro, nella malaugurata ipotesi se dovessero governarci- Sarebbe la vera "SCUOLA DELL'ODIO"Questo sì che sarebbe un vero spauracchio. Buona serata e complimenti

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  20. Gloria Trizzino25 ottobre 2015 00:04

    Mi dispiace sembrare polemica e saccente, ma l'articolo di Gisa che all'inizio mi aveva affascinato, perché non amo le barriere così come non amo fare volutamente una bella minestra. Amo la libertà di circolazione, con tutti i pericoli che comporta, ma non amo le imposizioni. Se a prescindere dalle esigenze sociali, comprese quelle dei genitori, mi sembra molto azzardato adottare il sistema dello ius soli tout court. Cosa vieta di fare richiesta di doppia cittadinanza? Perché vogliamo prescindere e capovolgere i principi esistenti? A me hanno insegnato che la legge deve rispondere alle esigenze dei cittadini e non creare numero di popolazione. Se le cose cambiano mi adeguerò .

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    1. Non è polemica, ma solo una idea diversa, accettabile come tutte, la mia idea di cittadinanza ai bambini nati in un determinato luogo attiene al mio pensiero di uguaglianza, un bambino che cresce, studia, vive in un paese, ne assorbe le usanze e non si sente diverso dal suo compagno di banco, poi alla maggiore età potrà scegliere, lo trovo soltanto più giusto...tutto quà...grazie del bel commento.

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  21. concordo in pieno con la Siniscalchi... speriamo che questa legge, anche se imperfetta, possa essere approvata e possibilmente migliorata ... ma ci credo poco, considerate le "testine illuminate" che ci ritroviamo ...

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  22. Tiziana Castoro25 ottobre 2015 00:08

    Non posso condividere questo pensiero. Dire che gli italiani sono nell'intimo razzisti non mi sembra giusto. Bisogna ridare il giusto significato ai termini. Altrimenti non ci capiamo più. Razzismo vuol dire credere nella superiorità di una razza rispetto ad un’altra. E dire di questo degli italiani mi sembra davvero non corretto.
    Gli eventi di questi ultimi decenni hanno visto gli italiani in prima linea nel soccorrere chi era in difficoltà. Ad iniziare dalle popolazioni dell’est Europa che subito dopo la caduta del muro di Berlino si erano riversate sulle coste pugliesi. Chi non ricorda la gente del posto che accorreva sui litorali con indumenti e cibo? E la solidarietà è proseguita e tutt’ora prosegue con i migranti dei paesi extra-europei.
    I dubbi e le obiezioni mostrate da alcuni sul tema del diritto di cittadinanza per “ius solis” nascono da altro ma non da razzismo latente.

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    1. Può essere, Tiziana, certo, io sono convinta che la stragrande maggioranza degli italiani sia per la solidarietà e il termine razzista che ho usato, forse impropriamente, per spiegare uno stato dell'anima, quello che intendo è che molti sono solidali, sono caritatevoli, ma ci sono anche altri che lo sono si, in parte, a patto che restino lontano dalla loro porta di casa..non sarà corretto dirlo, e non lo dico per tutti, questo è certo, ma non si può negare che esista.

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  23. Non c'e' altro da dire dopo quello che e' stato detto da GIsa. Chi nasce sul suolo italiano e' da considerare italiano, come chi nasce in qualsiasi parte del pianeta e' da considerare terrestre; senza alcuna cittadinanza pero' se non quella che tu stesso ti dai se hai l'apertura mentale per farlo. Io, dunque, prima che cittadino italiano, mi sento cittadino del mondo: ed e' questo che ho cercato d'insegnare a mia figlia ed adesso a mio nipote. Il genere umano abita la terra da migliaia di anni e costantemente e periodicamente, dividendosi in tribu', si fa la guerra in nome di un Dio o della Razza, ma sempre subdolamente ed egoisticamente con un intento utilitaristico. La mia tribu' italica fa parte di una grande Famiglia che si chiama Europa: e' da 60 anni che le tribu' non riescono ad unirsi per meschini interessi.Abbiamo dunque le nostre debolezze ed i nostri bassi istinti ma cominciamo a guardarci dentro e riconosciamo tali egoistici impedimenti. Lo Ius soli e' un passo avanti verso l'integrazione e l'accettazione di quelle culture, compresa la nostra, che hanno, pero', la capacita' di mettersi in discussione, di rendersi plasmabili e di accettare solo quello che la stessa Natura mater ci propone come inviolabile e di rigettare tutti gli altri orpelli nati da speciose soprastrutture mentali o pregiudizi.

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    1. Grazie, grazie, grazie hai compreso perfettamente il senso del mio argomentare, UMANITA' pura e semplice e lo so che è un sogno, una utopia...ma mi prendo e voglio prendermi la responsabilità di esprimerlo, e tutte le argomentazioni legali, parlamentari, o di chiunque legga sono accettate con spirito libero, di libero pensiero, il mio è questo, ognuno ha e può esprimere il proprio.

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  24. Guido Edoardo Orbelli25 ottobre 2015 13:25

    consordo con te sorellina Gisa Siniscalchi! dobbiamo sempre permetterer a chiunque di integrarsi, di accostarsi senza limiti a una cultura diversa da quella in cui si è nati, e non parlo di confini ma solo di abitudini diverse. siamo tutti uomini uguali e cittadini del mondo nel quale dobbiamo e ci deve essere permesso di acculturarci in ogni dove! bravissima

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  25. Giuseppe Cicalese25 ottobre 2015 13:26

    evidentemente abbiamo lo stesso DNA e non possiamo sopportare che qualcuno possa pensare che una linea su di una cartina geografica possa porre dei limiti invalicabile per gli esseri umani a prescindere dal luogo di nascita, che è solo l'inizio di un percorso di vita su questa nostra terra, figuriamoci se volessimo mettere dei confini agli uccelli migratori, sarebbe un disastro immane!

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  26. Federico Ferme25 ottobre 2015 13:28

    sono d'accordo con te ... "ius soli" sempre ... daltronde anche a livello di psico-sociologia umana sono del parere che la parte insondabile del nostro "io" = "innata" = dna è una piccola percentuale rispetto alla parte che ci riguarda per dove nasciamo e le condizioni relazionali al contorno che contribuiscono a formarci ... dunque è segno di civiltà porre i nuovi nati nella condizione di potersi sviluppare senza handicap di luogo ............. comunque buon articolo

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  27. Germana Di Rino25 ottobre 2015 13:56

    Veramente.una questione ancora e sempre aperta ma soprattutto delicata e di spessore. Voglio pensare che leggi e regole valgano per tutti e che a tal fine lo stato sappia promuoversi attraverso un`impalcatura solida delle suddette leggi. Ma soprattutto che a tutti sia chiesto di rispettarle...
    Bella la fluidità dello scritto che si legge senza annoiarsi. Bravi

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  28. Massimo Loreggian25 ottobre 2015 17:58

    Buongiorno. Ho letto l'articolo. Non sono certamente la persona indicata per dire qualcosa di significativo. Io studio gli scritti di RUDOLF STEINER da oltre 25 anni e ho compreso da lui che se l'umanità vuol uscire da situazioni conflittuali minime o massime deve iniziare da se stesso l'emendazione del proprio intelletto. Durante la prima guerra mondiale egli diede in mano ad un ambasciatore dei comitati belligeranti la soluzione sociale per far nascere la comprensione degli uomini nella gestione della società. Come sempre si crede che si lancino in aria solo delle ulteriori UTOPIE che sarebbe meglio lasciare in mano alle alle fantasticherie politiche dei creduloni. Ebbene egli disse che se tali direttive, chiamate TRIARTICOLAZIONE DELLA VITA SOCIALE, espresse in modo magistrale, non avessero avuto luogo urgentemente, l'umanità non soltanto avrebbe condotto i suoi passi verso l'abisso del male, ma ne avrebbe stabilito anche l'irrevocabilità dello stesso portando le epoche future alla concentrazione possente e tragica delle forze del male e sempre più in modo crescente. Chi parla politicamente in genere si esprime sempre con tante ma minime utopie non riconosciute come tali. Anche il più grande statista, se mai si credesse che ne possa esistere davvero UNO, non è assolutamente in grado di esprimere qualcosa di diverso dalle minime utopie che scorrono a fiumi dalla bocca di chi vuol essere entro le maglie di un potere. E lo deve perfino fare per rendersi credibile al popolo e a se stesso. Egli parlerà ben sapendo di sparlare e pronunciare solo falsità. Ma il compito al quale si sottomette volentieri è quello di illudere e di perseverare nel farlo. Nessuno, del resto, crederà mai sul serio a ciò che si vorrà proporre. Ma è del tutto logico e fa parte dell'INGANNO e della MENZOGNA che devono essere risolte dalle sole forze spirituali di cui l'uomo, si spera , dovrà dotarsi. Si dovrebbe avere il sentimento che un uomo non potrà essere felice se un altro accanto a lui sia infelice. È un principio a cui si deve dare il massimo impulso di fratellanza. Ma esso potrà essere vero solo se il singolo cominci a vedere se stesso come responsabile in ogni caso di ciò che accade altrove. Se non avviene ciò, nulla di vero o di efficace potrà mai succedere. Sarebbe bene conoscere R. Steiner e studiarne a fondo i suoi UNICI ed ISPIRATI scritti. Dovrebbe poi sorgere in noi stessi una sorta di INDIVIDUALISMO ETICO, al quale si deve lavorare assiduamente per possederlo. Buona giornata.

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  29. Peccato che la crisi del benessere sociale sia dovuta a causa di un individualismo che di etico non ha nulla,anzi,grazie a questo non esiste più un'economia basata sulla lungimiranza delle intenzioni,volta a creare con pazienza e sostanza,un futuro economico-politico ideale o almeno accettabile

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  30. Lorenzo Romano25 ottobre 2015 20:02

    In questo momento, in Italia, il diritto al riconoscimento della cittadinanza a chi nasce sul territorio italiano non trova unanime consenso. Nell'articolo di Gisa Siniscalchi, l'analisi della questione è puntuale e la condivido. L' articolo, sui vari punti toccati, stimola diversi commenti positivi. Io mi limito, sulla traccia del titolo, ad esternare il mio sentimento. A) "Cittadinanza": Sono favorevole al riconoscimento della cittadinanza italiana a tutti quelli che nascono in Italia. Le difficoltà che incontra l'approvazione della legge sul riconoscimento della cittadinanza basata su "ius soli"sono legate alle posizioni contrapposte nell'opinione pubblica alimentate da quelle forze politiche, poco illuminate, che rincorrono i consensi elettorali senza curarsi del bene della comunità nella sua globalità. Il ricordo delle difficoltà e delle umiliazioni subite dai nostri emigranti per integrarsi ed ottenere i pieni diritti, dovrebbe indurre alla decisione di soluzioni senza se e, senza ma. B) "No ai confini alle barriere alle bandiere": Nella Comunità Europea manca una politica di integrazione dei diritti di tutti i cittadini dei paesi membri. Prevale la politica dei vincoli dettati da interessi egoistici. Il balletto sulle soluzioni della questione immigrazione è vergognoso e non si può continuare a tollerare l'appartenenza, alla Comunità Europea, di uno stato membro che alza il muro per bloccare il cammino dell'umanità che soffre. Vorrei vedere un'Europa senza confini e barriere con eguali diritti di cittadinanza per tutti, europei ed extraeuropei : "una grande e serena famiglia umana".

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    1. Grazie, questo volevo che si comprendesse di ciò che ho scritto, la bellezza di un mondo, non solo l'Europa, in cui non esistono barriere, dove non si dabba sentire la necessità di innalzare muri, dove non si rinnovino le difficoltà del passato, vorrei che una volta tanto la storia insegnasse davvero qualcosa, e se pure fosse solo un sogno impossibile. lasciatemelo fare, ci sono persone che sono morte per inseguire un sogno di libertà e di eguaglianza...e chi sono io per dire che è sbagliato, chi siamo noi...!!!

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  31. Marisa Bignardelli25 ottobre 2015 20:02

    Grazie alla nostra Gisa Siniscalchi, questo blog si arricchisce ancora una volta di un articolo sugli emigranti. Il Direttore ha più volte stimolato la riflessione su di loro con tanti articoli. Cui è seguito un serrato dibattito” Io non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere: Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, alla stessa famiglia, che è la famiglia umana" Bellissimo il tuo inizio che ci richiama al VILLAGGIO GLOBALE !Visione utopica, forse, ma fa tanto bene alla salute - il prof Duccio Demetrio accademico e scrittore italiano, già professore ordinario di Filosofia dell'educazione e di Teorie e pratiche della narrazione, diceva “ “... Bisogna ridare un volto preciso agli immigrati, un volto identificabile a conoscere in loro persone umane. Al volto si è abituati ad associare una voce e questo ci prepara all’ascolto...”’ Integrazione è anche il rapporto che queste persone hanno con lo stato –Sembra cosa fatta lo Ius Soli ai figli dei residenti nati in Italia.Speriamo sia riconosciuto, pure a chi in Italia ha fatto il suo percorso culturale. E’ giusto così! Se non sono clandestini.se sono da tempo residenti nel nostro suolo,che paura c’è ?In Europa questi diritti sono riconosciuti da qualche tempo Loro sono il nostro futuro. Sarà una società multietnica. multiculturale ,colorata,come diceva in un suo articolo Gattuso –Non voglio nemmeno pensare che la presa di coscienza dei nostri politici sia anche dettata dal preoccupante calo di voti e i futuri cittadini colorati potrebbero essere il mezzo per raggiungere scopi politici. Grazie alla nostra articolista,come sempre chiara, precisa e profonda

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    1. Grazie Marisa, dell'apprezzamente e del tuo commento, e si, potrebbe anche essere che la presa di coscienza di alcuni, sia interessata più che umana, ma se serve a far crescere consapevolezza in molti, ben venga anche così, voglio sperare che siano in tanti a cogliere il vero messaggio, che è umanità pura e semplice, che apra un portone alla società del futuro che sarà multietnica, ma nello stesso tempo unica, nella quale è la persona ad avere valore, non la corsa al profitto personale, ma al guadagno della comunità...

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    2. Vedo uomini, donne e bambini morire affogati nella speranza di poter vivere.
      Vedo miliardi di persone che non hanno acqua potabile per dissetarsi.
      Vedo centinaia di campi di concentramento o di sterminio pieni di milioni di sfortunati e dimenticai.
      Vedo tanta indifferenza e tanta cattiveria.
      Tutto questo mi fa sentire colpevole, non so bene di cosa e neppure so cosa potrei fare, ma il senso di colpevolezza mi divora.
      Per fortuna o per sfortuna, sono assolutamente ateo, ma se non lo fossi e dovessi immaginare un qualcuno che un giorno mi chiedesse ragione della mia ignavia davanti a tutto questo sarei terrorizzato.
      Per questo immagino come stiano male o dovrebbero star male i credenti e tutti i frequentatori di tutte le chiese di ogni ordine e tendenza..

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  32. Antonella albertini26 ottobre 2015 17:12

    Non si può non desiderare una società aperta e accogliente con tutti, che garantisca a tutti dignità di vita che vuol dire cibo, lavoro, un tetto sotto cui poter vivere. Non si può non accogliere la marea di disperati che si riversano in Europa alla ricerca di una speranza. Atei o no, è una questione di civiltà. Non possiamo girare la testa dall'altra parte. Ben vengano le leggi che diano la cittadinanza italiana a chi nasce in Italia; non conosco la materia giuridica e quindi non posso approfondire i modi, ma sicuramente abbiamo giuristi esperti che sono in grado di definire la questione.

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  33. Sono d'accordo con l'articolo e resto perplesso leggendo commenti di chi vorrebbe subordinare la cittadinanza al rispetto delle leggi (parlando di neonati) ... Se cosi fosse la si dovrebbe togliere alla metà degli italiani ...

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  34. Daniela Di Martino26 ottobre 2015 22:18

    Assolutamente in disaccordo...ti sei chiesto quale interesse politico ci sia dietro tutto questo ??? Io qualche idea l' avrei...non mi sta bene no!!!

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  35. Noi siamo figli di un dio impietoso, imperturbabile. Ci guarda questo Dio dall'alto della sua atarassica compostezza e non ci ammonisce, ne' ci rincuora; non ci disprezza, ne' ci ama. Egli ci lascia forti e succubi del nostro libero arbitrio. Ma noi non possiamo rimanere impassibili davanti a tanta disperazione perche' abbiamo un cuore, una mente ed un istinto impetuoso che ci fa gridare, urlare davanti alle ingiustizie, alle angherie; che ci fa bestemmiare il suo nome, il nome di un Dio padre insensibile ed impotente che non ci ha dato il dono della sua stessa imperturbabilità'. Noi sappiamo pero' la causa di tanta disperazione e ne conosciamo anche gli artefici... li abbiamo sempre conosciuti ed e' per questo che gridiamo giustizia e pietà': giustizia e pietà' su questa terra, non sull'asettico mondo iperuranio. Le scene disperate di gente inerme; i corpi esanimi di di vecchi e bambini fanno parte, si mescolano a quel turbinio di ricordi e sentimenti contrastanti che vanno a cercare in alto, nell'incommensurabile Universo, un po'di quiete e.... una preghiera... che qualcuno certamente ascolterà'.
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  36. Calogero Dolcimascolo30 ottobre 2015 22:00

    Non condivido l'articolo in quanto poco rispettoso per la Nazione Italiana; essere Italiano non è determinato dalla nascita ma bensì da altri fattori: comunanze della lingua, dei costumi, delle tradizioni e dalla storia nostra pietra miliare. Gli immigrati sono cosa ben diversa dalla italianità. Forse la sua visione si rifà alla visione utopistica della città del sole del Campanella.

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