mercoledì 8 luglio 2015

Centralismo democratico leaderismo o 5 Stelle?

Beppe-Grillo1PCI Partito Comunista Italianorenzi1 di Mario Botteon - Sarà perché ho militato nell'ex PCI per molti anni, e quindi conosco bene le regole del centralismo democratico.
Sarà perché la visione che ho degli attuali partiti, che considerano il leader un semidio, al quale non si può contrapporre nessuno, e tanto meno contraddire nulla.

pci-pdE in questo senso, prima Berlusconi, poi Renzi, sono la testimonianza vivente  e negativa di quanto ho sopra affermato.
Cosa voglio dire? Ma semplicemente che, sia il centralismo democratico, così come il leaderismo, sono regole inadatte a condurre e governare un partito, sia di destra, che di sinistra.
Perché?  Ma perché sia il centralismo democratico, e sia i leader, considerano il dibattito degli "organismi dirigenti" deputati a prendere le decisioni una finzione. Infatti tutto è deciso prima. È sempre stato così.

TESSERA PCI 1958Nel PCI, alla fine, decideva sempre una stretta oligarchia. Certo, c'era prima il dibattito nelle sezioni, nelle federazioni. Un dibattito infinito, stancante. Di solito gli interventi iniziavano così: "premetto che io condivido la relazione del segretario...". A me, giovane neofita, mi veniva subito una battuta spontanea, e pensavo (non lo dicevo perché colui che interveniva si sarebbe sicuramente offeso.... i tempi erano quelli, non certo adatti all'ironia) .... pensavo quindi: Ma se condividi la relazione, perché ora ci rompi i coglioni per 30/40 minuti di ciance che confermano quanto già detto dal segretario? Non me ne andava bene una, costoro dovevano parlare, perché il processo democratico lo esigeva. Ed anche perché, nel PCI, se uno parlava meno di mezz'ora, non era nessuno. Poi, stanchi e sfiniti, in una saletta pregna di fumo, si votava tutti a favore. Si, qualche snob si asteneva, ma era una finzione.

BerlusconiIl leaderismo, non ha nulla da invidiare al centralismo democratico, anzi, i tempi della discussione sono molto più brevi, infatti decide tutto il capo. Il capo nel PD è Renzi, in Forza Italia è lo statista mutualistico Berlusconi, nella Lega c'è il torvo e nero Salvini. Dei cespugli inutile parlarne.
Io penso che questi modelli di partito non rispettino nessuna forma democratica. Sono convinto che anche le primarie siano una sorta di "centralismo democratico" che alla fine dà il risultato che si voleva che desse.
Perché questo lungo ragionamento? Ma per dire che le attuali forme partito sono vestiti adatti solo ed esclusivamente ai loro padroni e alle strette oligarchie che li circondano, hanno poco a che fare con le esigenze di governo di un Paese come l'Italia.
Per dimostrare la giustezza di questa mia opinione, posso sicuramente affermare che coloro che "aderiscono" con l'iscrizione a questi partiti, oppure li votano, non sono politicamente convinti della bontà delle tesi, dei programmi degli stessi, ma GENERALMENTE SONO DEI TIFOSI DI DESTRA O DI SINISTRA.

Questo è il male che affligge la nostra politica. Non solo, se a tutto questo aggiungiamo una opposizione interna ai partiti disorganizzata e senza idee (vogliono vendere il loro prodotto parlandone male), si capirà che lungo processo occorrerà per mettere in piedi delle strutture politiche serie, che tentino di far vivere davvero una stagione democratica al nostro Paese. Attualmente non vedo nessuna prospettiva, se non la speranza che tutto cambi, non gattopardescamente, ma nella realtà dei fatti.

luigi di maio-2A dire il vero c'è qualche speranza, ed è rappresentata dal M5S. Certo, questi dovranno lavorare ancora molto per rendere credibile il loro programma, non solo, ma anche nel dimostrare di essere un partito che non fa solo delle ottime cose a spot, ma che sceglie una linea propria ed autonoma rispetto alle etichettature date dalle colorazioni.
Il distacco da Nigel Farage in Europa, pur giustificato dai grillini come questioni di tattica parlamentare, sarebbe già un ottimo segnale.

Mario Botteon fotoMario Botteon
08 Luglio 2015

20 commenti:

  1. E' vero, il leaderismo è una tattica politica da sempre....ma soprattutto negli ultimi 20/30 anni. Berlusconi, mi passi il gioco di parole, è il leader del leaderismo! con mediaset e l'assenza di una legge sul conflitto d'interessi, si è creato un regno solido e duraturo (anche se basato su porcate, falsità, truffe e menzogne. Tutto questo deve finire! Chi entra a far politica NON puo e NON deve sedersi in poltrona per sempre! perchè questo spezza il contatto con il mondo fuori dal Quirinale e con la realtà stessa del popolo, dei cittadini. Se tutti i politici avessero un mandato con termini di scadenza non ci sarebbe solo un sano reciclo ma anche un ben piu alto controllo sulle infiltrazioni mafiose. In ultimo vorrei aggiungere che il Movimento 5 Stelle si sono gia distaccati da Farage www.repubblica.it/politica/2014/10/16/news/m5s_parlamento_rissa_assemblea_grillo-98244740 (anche se riguardo alla rissa ci sarebbe da dire ma...........questa è gia un'altra storia).

    RispondiElimina
  2. Buongiorno,anche io concordo con il commento della Stefania Sardisco,,il learderismo è una tattica polica che ormai i nostri politici sia a livello Regionale,Europeo,Comunale dovrebbero abbandonare,anche perche 'se le cariche non si alternano loro stessi perdono la realta' con il contatto e il mondo che li circonda.infatti ci rendiamo conto in che pessimo stato viviamo...

    RispondiElimina
  3. Michele Maniscalco9 luglio 2015 13:39

    Caro Botteon, per quanto ri gurda i pentastellati, come dici tu, devono lavorare ancora molto per rendere credibile il loro programma.

    Per quanto il Leaderismo è il peggiore dei partiti attuali leaderistici. Il suo capo assoluto, fino ad oggi, anche se appena un pò più defilato rispetto al passato è Grillo. Quante volte ha sconfessato platealmente iniziative dei "suoi" parlamentari? Li espelleva perchè andavano in televisione, perchè dissentivano alla sua linea politca. Ha minacciato tutti, in particolar modo la stampa. attenzione criticare la stampa è giusto. Minacciare è reato. Per me, al momento attuale resta il peggiore dei leader.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. questo post mi fà venire in mente un proverbio. quando il saggio indica la luna , lo stolto guarda il dito.
      Grillo è un leader che non c'è... quali incarichi ha? siede in parlamento? avete mai seguito REALMENTE il lavoro dei pentastellati?. visto che per voi non sono credibili su quale basi lo dite?. sapete quanti emendamenti e quali proposte hanno fatto e fanno in parlamento?. e soprattutto. perchè ritenete credibile chi mente spudoratamente tutti i santi giorni?

      Elimina
    2. Michele Maniscalco9 luglio 2015 16:42

      Sarebbe troppo facile rispondere, ma non rispondo agli "Anomini".
      Il primo grillino che nascone il nome.

      Elimina
    3. Signor Michele, l'ha detto lei stesso se la prendeva! Grillo e il M5S, come si è spesso detto, sono nati inesperti. Ma si cresce e cambiare idea quando è necessario è puro segno d'intelligenza. I giornalisti, ed è palese, sono per lo piu asserviti al potere (escluso Il Fatto Q. che qualche rivelazione la fa) lo dimostra il fatto che a titoloni esaltano Mr Renzi come se fosse il salvatore della patria. Ed è vero, Grillo non voleva che i deputati andassero in tv (sappiamo tutti il taglia e cuci dei giornalisti come trasforma le dichiarazioni!!!) ma il popolo l'ha chiesto a gran voce ed è stato accontentato. Questa la chiamo democrazia! e NON quella che fa Renzi!!! parlare solo dell'ultima, quella sulla "buona-scuola"....è un chiaro gesto d'arroganza e totale mancanza di rispetto verso un popolo che nasceva sovrano e che hanno fatto diventare schiavo!

      Elimina
    4. Michele Maniscalco10 luglio 2015 11:50

      Mi piace.

      Elimina
  4. Armando Pupella9 luglio 2015 14:21

    Non m'intendo delle alchimie dei partiti e della loro lingua: il politichese. Io sono pratico, pragmatico, matematico.

    RispondiElimina
  5. Non penso questo possa essere la stessa cosa di cio' che dicono i 5Stelle

    Spontaneità, lotta di classe e partito

    I rapporti economici e i ruoli nella vita sociale in regime capitalistico si rendono, sin dal loro nascere, intollerabili al proletariato. Ciò porta la classe, che esiste ancora statisticamente, cioè come massa di individui definiti approssimatamente in numero (la classe in sé), a ricercare forme di contrapposizione a tali rapporti; dapprincipio tali forme portano alla sperimentazione di azioni collettive miranti, in modo alquanto disorganico, ad incidere sulle condizioni che la sovrastano e che la fanno sentire sfruttata. Si ricorre all'unità dello sciopero e sì ricorre anche a forme di lotta di puro sabotaggio (danneggiamenti alle macchine, ecc.), ma le spinte che muovono la classe operaia sono del tutto spontanee e prive di strategia. La coscienza di classe è ancora allo stato embrionale ma già si rivela la tendenza a «comprendere» la necessità della resistenza collettiva e si comincia col rompere la sottomissione che lega i proletari all'autorità:

    «gli operai perdevano la loro fede secolare nella solidità assoluta del regime che li schiacciava;... e tuttavia questa era ben più una manifestazione di disperazione e di vendetta che una lotta» (Lenin, Che fare?)

    Nel loro proseguo, dette manifestazioni, si accompagnano a bagliori di coscienza più consistenti essendo presenti oltre che momenti di organizzazione, tentativi di analisi teorica e organizzazione di lotta che comincia a definirsi come lotta di classe. Ma non poteva essere ancora coscienza di classe poiché «non si poteva avere coscienza dell'irriducibile antagonismo tra operai e borghesia». Tale coscienza non poteva che essere apportata dall'esterno per elevare le spinte «tradunionistiche» a livello più alto, politico. (Le dottrine del socialismo scientifico furono infatti elaborate da elementi intellettuali della classe borghese cui appartenevano, ad esempio, Marx ed Engels).
    Sopratutto se si nota una chiara virata a destra.

    RispondiElimina
  6. sarà stato un militante del PCI, il signor Botteon ma credo senza capirci nulla. mischiare il centralismo democratico ,pilasrto portante del leninismo e cuore del "Fhe fare?"con la oligarchia ,liderismo, e la volgarità di oggi ,è disarmante. scrivere sciocchezze di questo tipo è contributo importante al qualunquismo. promuovere un movimento,M5s,a ruolo di partito è pura ignoranza della scienza della politica.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nino anche lui anonimo come quelli che indicano solo il nome di battesimo9 luglio 2015 21:57

      Firmarsi PAOLO è come firmarsi ANONIMO. Quanti anni ha questo anonimo Paolo? Lo chiedo per capire se parla del centralismo democratico di Lenin per sentito dire oppure per essere vissuto in quel periodo.

      Elimina
    2. L'anonimato ti permette di affermare ciò che ti pare..... anche di offendere. Tuttavia la mia militanza mi ha pemesso di "non capire" niente per ben 40 anni".... Eh caro mio, ci vuole tempo per non capire nulla. Io ce l'ho fatta, è per questo motivo che cimetto nome e cognome e la foto. Tu no!

      Elimina
  7. Certo Onestà, soprattutto, e competenza sono in abbondanza in tutti gli altri partiti. Mi sarò perso qualcosa negli ultimi trent'anni, perché mi sembra che l onestà di questi partiti ha portato tanta corruzione, ruberie, leggi per non andare in galera, leggi ad persona e tante cose eticamente da galera. Per non parlare della competenza : abbiamo un paese che da quinto paese industriale é ridotto al livello di terzo mondo con una disoccupazione, soprattutto giovanile, che é la più alta dal dopoguerra in poi, una pressione fiscale che non ha eguali nel tempo, servizi inesistenti, sanità sempre più a pagamento, povertà sempre più dilagante e che sale anche verso il ceto medio.
    Questo disastro lo ha fatto chi oggi governa non certo il M5S.
    Mi sembra che prendersela con il m5s é come guardare il dito che indica la luna invece che la luna.
    L' onestà non si discute, la competenza si proverà quando andranno a governare.
    Per il resto c'è tanto accanimento mediatico e la gente purtroppo beve senza capire che é acqua avvelenata.
    Una su tutte : come si può credere che Ragusa abbia dato le autorizzazioni per le trivellazioni petrolifere nel canale di Sicilia. È il Presidente della Regione Crocetta che l ha fatto.

    RispondiElimina
  8. Berlusconi docet! Prima di lui Craxi, La Malfa, Pannella, ecc. dopo di lui tutti gli altri, i partiti si identificano con un uomo! Critiche da ogni lato, ma al momento opportuno tutti hanno copiato! Grillo, Renzi, Alfano, Salvini, ecc. Tutti decidono per tutti, tutti sono padroni del proprio partito. Non è il modello che nessuno di noi ha sognato, tranne che i comunisti ed i fascisti puri, anche dopo il 1946. Da un lato Togliatti identificava il PCI e dall'altro Michelini e dopo Almirante identificavano il MSI. Si salvava la DC?... si, un'accozzaglia di partiti chiamate correnti e tanti capi che contavano proporzionalmente ai voti raccattati e si dividevano il potere col manuale Cencelli. Non mi piacciono questi partiti, tantomeno i "guru" nell'ombra e fuori dal parlamento. Vincerà qualcuno se ci saranno ancora elezioni in Italia? Se uno dei "guru" che fanno demagogia, piangerò assieme agli elettori l'errore di aver votato sull'onda emozionale. Non c'è una formazione che sia un partito democratico dove gli elettori fanno le scelte, quindi, aspetterò che si formi un partito tale per recarmi alle urne!

    RispondiElimina
  9. L’articolo di Botteon pone un problema mica di poco conto, cioè quali siano le regole adatte a condurre e governare un partito.
    Certo, parlare ancora oggi di centralismo democratico dopo che il modello leninista adottato dal governo sovietico si è rivelato assolutamente inadatto ad una vera democrazia e dopo quello che storicamente è successo nel mondo comunista, compresa l’implosione dell’impero socialista sovietico, mi pare che sia un’inutile perdita di tempo dietro i fantasmi della storia.
    Il problema è che questa forma di governo basata sulla disciplina di partito a scapito dell’iniziativa individuale diretta, (il contrario del modello anglo-americano), non ha mai portato frutti duraturi né esaltazione di un vero sistema democratico e storicamente credo sia stato un fallimento.
    Ovviamente , i decenni passano, il secolo ventesimo è alle nostre spalle da un quindicennio, e l’attuale PD, indegno e misero erede del PCI, pur teoricamente ispirandosi ancora al modello sovietico del centralismo democratico, non è che il tradimento di questo modello.
    Se osserviamo da vicino, ci accorgiamo come quello che succede nel PD, i giovani turchi, i veleni della vecchia guardia (Bindi, Dalema e compagnia), l’opposizione della sinistra interna, l’uscita di Civati e Fassina, i rigurgiti intermittenti di Bersani e tante alte cose ancora, ci indica che in questo Partito vige il caos, e il rottamatore Renzi deve stare bene attento a che i suoi non rottamino anche lui.
    Il liederismo, in questi tempi nei quali la comunicazione è tutto, ha una sua ragion d’essere. Oggi chi vuole fare politica e possibilmente vincere le elezioni ha bisogno dei voti, e tutti hanno capito che è molto più facile raccogliere voti promuovendo la propria imagine anziché le proprie idee.
    Perché Berlusconi e adesso Renzi e Grillo hanno fatto gli sconvolgimenti che sappiamo?
    La risposta è facile, loro hanno venduto se stessi, la loro immagine, le loro capacità affabulatorie, non le loro idee. Questo perché prima di tutto le idee bisogna averle, e poi ci vogliono i soldi, tanti soldi.
    Berlusconi è una montagna di soldi ambulante, ma per i loro scopi politici neanche Grillo, con i proventi del suo blog e Renzi con gli aiuti più o meno palesi che ha avuto da sostenitori, imprenditori e banchieri, se la passano tanto male.
    Il liederismo è figlio dei nostri tempi. E’ finito il periodo dei politici asceti, come De Gasperi, oggi bisogna apparire, bisogna solleticare il gusto degli elettori con l’immagine, col parlare alle loro pance più che ai loro cervelli.
    Tutte cose che hanno fatto egregiamente sia Berlusconi che Grillo e anche Renzi.
    Sui partiti è vero quello che dice Botteon. “Le attuali forme partito sono vestiti adatti solo ed esclusivamente ai loro padroni e alle strette oligarchie che li circondano, hanno poco a che fare con le esigenze di governo di un Paese come l'Italia.”
    Sui cinque stelle dirò soltanto il concetto espresso da Roberto D’Agostino in un recente intervento televisivo.
    Rivolto a qualche politico che esprimeva riserve e perplessità sul Movimento 5 stelle, ebbe a dire (più o meno): Ma in che cazzo di paese vivete, vi arrestano un deputato al giorno, gli scandali, le ruberie sono all'ordine del giorno e fate "le pulci" al mov. 5S., vergognatevi, ma dove cazzo vivete?
    Tengo a precisare che non sono un grillino né un simpatizzante, ma quando ci vuole ci vuole, e qualche verità sta anche venendo fuori.
    Speranze?
    Poche, molto poche, ma come si suol dire, la speranza è l’ultima a morire.

    RispondiElimina
  10. Non lo so se l'unica alternativa a questa politica siano i grillini. Certamente non può essere Berlusconi e nemmeno spero salvini e la lega. Grillo ha fatto la sua parte e come pare ormai evidente si metterà da patre. Chi vivrà vedrà.

    RispondiElimina
  11. Signor Botteon
    Purtroppo non condivido il suo pensiero sul “ leader “ Quello che abbiamo in Italia è un sistema partitocratico in cui comandano tutti e nessuno decide e con questo abbiamo anche perso il significato della parola democrazia Questo ovviamente è la conseguenza di una legge elettorale che fa votare il partito e non la persona Vedi GB o Francia e paesi simili Poi ogni tanto sorgono persone che provano a decidere qualcosa e questo evidentemente fa paura a tutti Lei sa che io non voto sinistra perché non è nel mio DNA quindi nessuna difesa a Renzi solo una presa di atto. Io per esempio trovo vergognoso il comportamento del PD che attacca il Renzi cosa che non è successo in FI finchè il Berlusconi era in auge poi quando è caduto in disgrazia tutti contro tutti in quanto questi tipi di leader non creano delfini. Circa poi il votare a destra o a sinistra concordo con lei si votano i partiti ma non i programmi anche perché poi al governo ne vanno un accozzaglia per cui ogni programma viene stravolto Quindi cominciamo a cambiare legge elettorale con una votazione diretta vedi GB o Francia così si voterà per un leader e sarà lui/lei il solo responsabile del programma non più un partito.
    M5S una delusione tragica Quando si sono presentati guidati da un VATE comico non li ho considerati poi pero quando si prende il 25% dei voti si debbono considerare e da qui le grandi delusioni Si pensa sono giovani alcuni già in politica vedi l’On Di Maio ( infatti l’unico con buon senso ) Poi hanno cominciato a mostrare i loro limiti Due gravissimi ( lo sarebbero anche nel privato) figuriamoci in politica Pensano di essere i tenutari della verità assoluta e poi non hanno nessuna idea del dialogo Infatti quando prova a parlare con loro e controbatte le loro idee si chiudono a riccio e ti dicono solo che tu voti PD Poi pensare di associarsi con altre forse politiche è il male assoluto Ma qualcuno ha spiegato loro che non si governa in Italia da soli specialmente con l’attuale sistema . Poi hanno commesso errori gravissimi Si battono per un sistema elettorale tipo svizzero che ci avrebbe riportato indietro di almeno 35 anni Poi hanno votato a favore dei magistrati contro una responsabilità civile assolutamente necessaria Hanno votato contro la bossi fini Fanno battaglie per parlare solo alla pancia Vedi la mozione per eliminare le pensioni d’oro ben sapendo che è incostituzionale ma fa colore Vogliono l’abolizione dell’euro senza però sapere cosa succederebbe poi Hanno le idee talmente confuse che dicono che in caso di ritorno alla lira gli italiani possono mantenere il loro conti in euro Dopo questa mi fermo anche perché di strada ne debbono fare ed ancora molta

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Perchè "purtroppo non condivido?"..... il confronto è il sale della democrazia. E' un suo diritto non condividere. Ci mancherebbe. Grazie dell'intervento.

      Elimina
  12. Marisa Bignardelli10 luglio 2015 19:56

    Francamente ,sicuramente per limiti miei,non ho capito più niente Non c’è il centralismo democratico che aveva caratterizzato il vecchio PCI e ora sembra che ci sia un capo partito che fa discutere senza votare e votare senza discutere !!Son passate leggi di uno grandissimo spessore senza che i parlamentari li abbiano potuto esaminare (Chi ne aveva voglia)La distinzione tra i vari partiti riesce difficile ,le ideologie confuse Personalmente ,se ci fossero lieder di spessore ,capaci di prendere decisioni ed esserne responsabilili non sarei nemmeno contraria Anche il M5S ha avuto un centralismo democratico (si fa per dire ) ma ha sempre coinvolto il popolo Ora acquista sempre più credibilità ,perché si va sciogliendo dai laccioli di Grillo e perché dice tutto quello che noi vorremmo dire Io spero che abbia tanti voti per poter fare una vera opposizione !!!Sono onesti e meno sprovveduti di quanto sembrano e poi un loro avanzamento consistente ,farebbe veramente bene ai nostri politicanti !!!!Un grazie al nostro militante Mario Botteon e al suo articolo

    RispondiElimina
  13. Le riflessioni fatte nel suo articolo, dall’amico Mario Botteon non possono, per gli amanti della politica vera, che proiettarci in quel nostalgico mondo della politica, quando il porsi al servizio del popolo sovrano, era l’unico scopo. Credo che non ci sia più nessuno a sostenere che, quel “centralismo democratico” che caratterizzava la politica di un partito, è definitivamente tramontato per fare posto al cosiddetto “personalismo rampante”. In sintesi si oscura del tutto, l’azione del partito, per mettere in totale visibilità la persona che riesce ad oscurare tutti gli altri. Ora il politico ha voglia di apparire come “persona fisica” tralasciando con abilità la sua naturale funzione di propositore di idee nella collegialità in cui opera. Questo grande desiderio di proporsi e di rendersi visibile ha reso definitivamente arida l’azione del partito nella sua collegialità, assegnandosi una propria autoreferenzialità e decidere in autonomia la sua azione politica sganciata da quella del partito di militanza. Ciò ha prodotto un fenomeno da me già descritto su questo blog: LA TRANSMANZA POLITICA. In sintesi un ciclico passaggio da un partito all’altro o spesso come avviene, da uno schieramento all’altro, diventato ormai una consuetudine, addirittura questi “signori” che definisco i “nomadi della politica” sono convinti che rientra nelle loro prerogative. Caro Mario ciò che più spaventa è che l’assuefazione con la quale vengono metabolizzate preoccupa più del fatto in sé. Il personalismo è penetrato pesantemente anche nei partiti della vecchia sinistra, ormai si contano in una mano i partiti che nel simbolo non scrivono il nome del segretario o come si dice ora del leader, segno evidente del prorompere della personalizzazione della politica. Nessuno è immune nemmeno rifondazione comunista che anzi sul binomio bertinottismo/personalismo costruì spesso le proprie scelte politiche. Basti pensare alla decisione di sedere alla presidenza della camera dei deputati anziché al ministero degli esteri o del lavoro presa dall’ex segretario di rifondazione,decisione che probabilmente ha appagato il narcisismo personale ma che non ha minimamente intaccato, nella migliore delle ipotesi, le condizioni dei soggetti politici di riferimento. Ma una considerazione va obbligatoriamente fatta :tutto ciò deriva anche dalla prepotenza mediatica con la quale oggi siamo tutti abituati a confrontarci, anche per i media è comodo e semplice spostare il binario sul nome e cognome piuttosto che sul collettivo sull’entità partito e sui relativi organismi. Questo stato di cose, come già menzionato, agevola e favorisce la “transumanza” rispetto alla quale sarebbe ora di sollevare il sipario dell’ipocrisia. E’ necessario riconsiderare la funzione del partito come fucina di idee, non limitato ad una propria elezione atta a tutelare un personalismo per i propri interessi. Oggi, caro Mario non esiste limite alla spudoratezza, non c’è quel riserbo che una volta riusciva almeno a mascherare “l’interesse” dietro scelte di facciata, che avevano, seppur una labile ragione politica. Si cambia con molta disinvoltura sia in corsa per salire che per lo scendere dal tram di un partito nell'arco di qualche mese perché all'orizzonte c’è di più e meglio. Caro Mario è qui che dovrebbe arrestarsi il nostro metodo di valutazione nell'assegnare il consenso a questi delinquenti della politica, tutti protesi a cambiare il pronome “noi” con “io”.

    RispondiElimina