domenica 23 giugno 2013

LA CONCILIABILITÀ TRA ETICA E BUSINESS

Giuseppe Biancadi Giuseppe Bianca - Che cosa hanno in comune la vicenda dei tafferugli in Brasile, nel corso della Confederation Cup, e l’esilarante scoperta che i fondi europei destinati a enti di formazione, servivano da bancomat ai politici siciliani?

In apparenza nulla. In realtà sono legate da un sottilissimo, quasi invisibile, punto di contatto, che rischia di scatenare in tempi brevi l’esasperazione di un conflitto sociale non più sostenibile. La ricchezza globale, sempre più mal divisa e concentrata in oligopoli d’interessi e di opportunità solo per pochi, comincia a mostrare effetti di scarseggiamento. Specie nella sua redistribuzione.

In Brasile, non ci sono le strade, ma devono potenziare gli stadi, in Sicilia non abbiamo il lavoro, e con i soldi della formazione e della pubblicità, dobbiamo pagare i privilegi ed i benefit di chi usa la rappresentanza per scopi personali, senza entrare meglio nel dettaglio.
Ad unire le vicende, una di respiro global, l’altra local, la reazione, palese o latente che attende, non più silenziosa, di esplodere.

Auspici di cambiamento a parte, urge, a monte, un meccanismo di controllo, tra la spirale degli investimenti necessari, ed un metodo oggettivo di riqualificazione dell’accesso alle opportunità. Se infatti, in nome del business e della circolazione dei soldi, che dettano i tempi delle opportunità per quanta più gente possibile, autorizziamo ogni comportamento, la fine sarà presto vicina. E sarà anche rumorosa.

Se invece, ripartendo in Brasile come in Sicilia, dalla conciliabilità tra etica e business, troveremo l’utilità di un compromesso virtuoso, ci saranno meno privilegi da esibire allo stadio, in Brasile, come al Barbera di Palermo, e più metodo e capacità di organizzare la spesa e gli investimenti, allora potremo sperare.
Le scarpe strette le abbiamo già ai piedi. E così di strada non se ne fa molta.

Giuseppe Bianca
23 giugno 2013






2 commenti:

  1. Sergio Potenzano24 giugno 2013 12:18

    L'Articolo di Giuseppe Bianca mostra la parte peggiore dei nostri rappresentanti politici e non, la parte che non vorremmo mai vedere, né ascoltare, perché ci fa stare male, ci butta nello sconforto, e senti sempre più vicino il momento della ribellione.
    Non è giusto, non lo è affatto, è inimmaginabile come sia possibile affidare ad una persona la gestione di fondi Europei destinati alla formazione e quindi alla creazione di posti di lavoro, senza un controllo da parte di organi preposti.
    E quello che fa ancora più male è sentire che vengono sperperati in benefits in favore di politici compiacenti, attraverso offerte di viaggi, biglietti etc., parliamo di politici che già guadagnano anche troppo (a mio avviso)e che partecipano a questo latrocinio con una naturalezza veramente disarmante.
    E poi veniamo a sapere che in sicilia non si ha la capacità di spendere i fondi Europei a nostra disposizione, e già, infatti si sono sbizzarriti per trovare un modo differente per spenderli.....

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  2. Conciliare etica e business è forse troppo difficile. Viviamo in una società che ha fatto del consumismo lo scopo primario dimenticando tutto il resto. E adesso i nodi cominciano ad essere sempre più evidenti. Fa sorridere, però, l'allarme della Regione che scopre l'acqua calda, come se i finanzianti e le procedure di gestione non fossero state sempre a conoscenza di tutti...

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