sabato 11 maggio 2013

IUS SOLI. OVVERO CITTADINANZA AI BAMBINI NATI IN ITALIA DA GENITORI EXTRACOMUNITARI

Bambinidi Giangiuseppe Gattuso - Per essere subito chiari. Ritengo la questione uno di quei punti sui quali ogni forza politica si distingue e si caratterizza.
Una di quelle scelte che determinano l’identità, l’essenza dei gruppi presenti in Parlamento, e che hanno il “potere” di modificare il sistema di vita di un Paese come l’Italia. Su PoliticaPrima ne abbiamo parlato più volte e seguito con attenzione le dinamiche.

A questo riguardo la mia posizione e quella di tanti amici di questo blog è netta, senza se e senza ma. Ogni bambino che nasce in Italia da genitori residenti e lavoratori, siano essi di qualunque nazionalità, credo religioso o agnostici, usanze e gusti sessuali, appartenenza politica e persino anarchici, e qualsiasi altra caratteristica per catalogare un essere umano, deve essere un cittadino italiano. Come tutti gli altri bambini figli di italiani. Semplice e lineare. Non mi pare possano esserci varianti, dubbi, limiti e ambiguità.

Sto parlando del “problema” di diverse migliaia di bambini che nascono, crescono, vanno a scuola, studiano sui nostri libri, giocano con i nostri bambini, mangiano le medesime merendine, osservano le stesse regole e consuetudini, parlano benissimo l’italiano, e, si sentono fortemente italiani. Forse, più di tanti altri nostri concittadini che, anche all’interno del Parlamento, fanno di tutto per dileggiare il nostro Paese e le nostre istituzioni.

Ecco cosa diceva il 15 novembre 2011 il Presidente Napolitano all'incontro dedicato ai "Nuovi Cittadini italiani": (link 2) “I nati in Italia ancora giuridicamente stranieri superano il mezzo milione, e complessivamente i minori stranieri residenti in Italia sono quasi un milione; di questi, più di 700mila studiano nelle nostre scuole. Senza questi ragazzi il nostro Paese sarebbe decisamente più vecchio e avrebbe minore capacità di sviluppo. Senza il loro contributo futuro alla nostra società e alla nostra economia, anche il fardello del debito pubblico sarebbe ancora più difficile da sostenere.” E in un altro intervento qualche giorno dopo: "Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare anche la questione. Negarla è un'autentica follia, un'assurdità. I bambini hanno questa aspirazione».

Da allora, quasi nulla è stato fatto concretamente. Pierluigi Bersani lo aveva posto come primo atto del suo governo: “Il diritto di cittadinanza per i figli degli immigrati, nati in Italia: sono cittadini italiani! Sarà il primo atto che ci proponiamo di compiere, nella prossima legislatura”. Sappiamo come è finita.
Cecile Kyenge Ministro per l'IntegrazioneAdesso la situazione è forse ancora più complicata. Il Presidente del Consiglio Enrico Letta con il pieno accordo di Napolitano ha nominato, nientemeno, Cécile Kyenge, nata nella Repubblica Democratica del Congo, laureata in medicina a Roma, con l’incarico di Ministro per l’Integrazione. Una donna di 49 che ha immediatamente posto all’attenzione della politica la questione della cittadinanza. Che, però, non fa parte del programma di Governo. E come avrebbe potuto. Il PDL ha sempre, coerentemente, manifestato avversione a qualsiasi ipotesi di modifica legislativa in questo senso, così come, altrettanto coerentemente, ha fatto la Lega. Insomma un controsenso per un Governo “obbligatorio” che ha imposto Napolitano.

Beppe Grillo e il logo del M5SMa ciò che mi dispiace, e molto, riguarda la posizione assunta proprio in questi giorni, con un post molto preciso sul suo blog, Beppe Grillo e quindi il Movimento 5 Stelle. Peccato. Un vero peccato. Un movimento fatto per la stragrande maggioranza di giovani, di cittadini impegnati e che hanno sentito il dovere della partecipazione democratica e la voglia di fare politica. Una Politica nuova, diversa, vicina alla gente. E invece, in questo caso, il movimento 5 stelle si trova d’accordo con la lega, con la destra e con il centro destra. Un errore clamoroso su una questione che riguarda la civiltà, i diritti e la giustizia sociale.

E i dubbi, la preoccupazione per eventuali abusi, non giustificano la posizione, perché basterebbe pensare a regole precise e condivise per evitarli. Qualcuno si giustifica: il problema è garantire i diritti a tutti e, siccome non possiamo garantirli neppure agli italiani, come si fa con questi altri. Ma sappiamo bene che non è così, infatti vivono da anni in Italia e usufruiscono degli stessi servizi. La questione, invece, è semplicemente un’altra: discriminazione. Una forma di razzismo bello e buono. Tutto il resto è detto e fatto per giustificare posizioni indifendibili.
Ma nonostante tutto, io continuo a sperare.

Giangiuseppe-Gattuso  Giangiuseppe Gattuso
  11 maggio 2013
 


P.S. Questo è il testo del post on line il 10 maggio 2013 sul blog di Beppe Grillo:In Europa non è presente, se non con alcune eccezioni estremamente regolamentate, lo ius soli. Dalle dichiarazioni della sinistra che la trionferà (ma sempre a spese degli italiani) non è chiaro quali siano le condizioni che permetterebbero a chi nasce in Italia di diventare ipso facto cittadino italiano. Lo ius soli se si è nati in Italia da genitori stranieri e si risiede ininterrottamente fino a 18 anni è già un fatto acquisito. Chi vuole al compimento del 18simo anno di età può decidere di diventare cittadino italiano. Questa regola può naturalmente essere cambiata, ma solo attraverso un referendum nel quale si spiegano gli effetti di uno ius soli dalla nascita. Una decisione che può cambiare nel tempo la geografia del Paese non può essere lasciata a un gruppetto di parlamentari e di politici in campagna elettorale permanente. Inoltre, ancor prima del referendum, lo ius soli dovrebbe essere materia di discussione e di concertazione con gli Stati della UE. Chi entra in Italia, infatti, entra in Europa.

54 commenti:

  1. Articolo fondamentale, che restituisce il senso originario al 'blog'. 'Chapeau'!

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  2. L'argomento riproposto da Gianni è indubbiamente uno dei pilastri della società italiana del futuro prossimo venturo. E non è eludibile. Dovremo tutti farci i conti e prenderne considerazione.
    Io confesso che ad oggi non so prendere una decisione netta e ferma sull'argomento, forse perchè convinto da sempre che la verità non sta mai da una sola parte ma è spezzettata in tante piccole tessere distribuite tra tutti, e che pertanto per fare una svolta di vero progresso, condiviso da tutti, ci vuole molta pazienza e disponibilità ad ascoltare tutti.
    So anche, però, che intanto sono fiero di avere come ministro il medico oculista congolese Cècile Kyenge, mi fa simpatia, ho fiducia in lei, solidarizzo con lei contro tutte le cattiverie razziste e sessiste a cui è sottoposta.
    Il motivo di qualche perplessità personale risiede probabilmente in una domanda alla quale non so dare risposta adeguata.
    Una mia cugina vive da oltre 15 anni a Londra. Adesso ne ha 40. E' sposata con un Londinese di Londra, ed hanno 2 splendidi figli. Sono una coppia affiatata e il marito è entusiasta dell'Italia e della Sicilia, Meglio non si potrebbe.
    Eppure, qualche hanno fa, passeggiando per Londra gli chiesi se con il matrimonio con un suddito della Regina fosse diventata cittadina britannica. Mi rispose di no, perchè non bastava.
    Allora gli chiesi cosa doveva fare per diventarlo. Mi rispose che doveva chiederlo espressamente, ma contemporaneamente doveva rinunciare alla sua cittadinanza italiana.
    Insistetti, e gli dissi che io lo avrei fatto senza indugio, considerato che la mia patria non mi aveva dato un lavoro,mi aveva costretto ad andare via, e che invece quella nazione mi aveva dato un lavoro, un marito, due figli, una qualità della vita sociale ed individuale incomparabile con il nostro.
    Mi rispose che lei, nonostante tutto, era italiana, si sentiva italiana, era felice e fiera di esserlo, che non perdeva occasione per seguire in rete le notizie dall'Italia, che si teneva aggiornata, che usava il voto all'estero per gli italiani. Insomma, per lei restare cittadina italiana è irrinunciabile, è al di sopra di tutto, pure al fatto di restare straniera per tutta la vita a Londra. D'altra parte restando straniera non subisce nessuna discrimazione di diritti ed assistenza.
    Dunque. Il problema è serio. Forse siamo troppo precipitosi. Forse non facciamo i conti senza l'oste, cioè i sentimenti e le radici degli stranieri, ai quali forse forse vogliamo "imporre" piuttosto che "concedere" la nostra cittadinanza.
    Voglio tempo per capirne di più.

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  3. Davvero un articolo da "Chapeau"!
    (Il tuonante usa poche parole, ma dice...)
    Tra l'altro, questo discorso sulla cittadinanza ai bambini "stranieri" nati in suolo italiano, va a solleticare il mio spirito cristiano, che nelle argomentazioni di alta politica, purtroppo, trova sempre poco spazio; anche quando si rivendichino, pure con esagerata pretesa, le radici cristiane della nostra cultura...così europea!
    Le mie classi, di ragazzi di tanti colori, ne hanno avuti!
    Prevalenza di bianchi, è normale; ma poi non tanto: dal bianco candido al nocciolino, al brunetto...fino al bianco sporco, quello del razzista, o del figlio del razzista.
    E questo è il colore più brutto, quello che insozza l'umanità, qualunque sia il parallelo geografico di appartenenza.
    Tanti colori, tutti italiani, tutti intorno alla stessa bandiera, quella fiammante al sole della dignità.
    Qui, nella nostra bella isola, tutti sicilianeddi, nati sotto il nostro cielo, che si nutrono della stessa salsa, prodotta con pomodori coltivati, tutti, con generosità.
    Anche loro, i figli di immigrati, "coltivati" al sole di una terra libera e accogliente per sua naturale inclinazione.
    Loro, che parlano il nobile dialetto di una cultura, arricchita dal passaggio di tanti popoli; e che, in tempi diversi, ne hanno calpestato il suolo, riportandone onore.
    Penso a quanto possa soffrire un bambino quando lo consideri diverso, "straniero".
    A me fa male già quando mi chiedono "ma lei è romana?", pur essendo della stessa nazione.
    Pare una sciocchezza, ma il sentirsi "spartiti", anche nel poco, brucia dentro.
    Quanto a Grillo, caro direttore, ha deluso anche me. Cadere su un punto così importante...!
    E beh, la politica ha le sue necessità: ogni scelta di campo per un utile.
    Qui cade qualunque ideale, si tratta di consensi, di appoggi: officina di futuri ignobili inciuci.
    A questo punto, sì, è lecito pensarlo.
    Anche tu, Beppe...!
    Davvero non ci resta che piangere?!
    Ho ancora Bersani nel mio cuore, così appesantito da una delusione troppo difficile da accantonare!
    Ma debbo dire che, di certo, il mio partito, una posizione così vergognosa non l'avrebbe mai presa.
    Si tratta di bambini, si tratta dell'umanità futura.
    Loro, hanno in mano il destino del mondo; qui il colore non c'entra, è un fatto di cultura, di intelligenza.
    E questi nostri fratelli, che siedono nei banchi di scuola dei nostri figli, con gli stessi libri, gli stessi insegnanti, gli stessi campi sportivi per giocare, di intelligenza sicuramente non mancano; anzi, con il merito di doversi impegnare di più, per colmare quel "poco meno" che sentono, discriminati, sulla propria pelle, sul colore della propria pelle.
    Quale futuro?
    Questa la domanda angosciosa.
    Le cose stanno prendendo pieghe che non mi piacciono per niente.
    La speranza è nei giovani, loro sì, forse, potranno ricostruire un mondo migliore.
    Noi, anche per i sopraggiunti limiti di età di molti, dovremmo passare la mano, senza continuare a voler tenere la barra del timone....le forze vengono meno e il cervello si annebbia, appesantito dai tanti errori fatti.

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  4. NOVITA' LETTERARIA: prossima pubblicazione dell'ultimo libro di poesie di Salvo Geraci "Versi in levare".
    Salvo Geraci, uno scrittore siciliano, da me scoperto da poco.
    Un poeta, che nobilita la nostra terra con il suo stupendo canto.
    Un Neruda triste, che ha fatto del suo dolore un giardino di versi, composti con straordinaria signoria.
    Una metrica tutta nuova, suggestiva: parole incastonate, parole che scivolano.
    Elegante la strofa.
    Tocca dentro, emoziona.
    Sono incantata da questo grande maestro di metafore.

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  5. Questo argomento in questo momento mi sembra l'ultimo dei problemi che ha l'italia. Infatti il primo è la disoccupazione dei giovani italiani. Poi ha ragione grillo nel dire di sottoporre la questione ad un referendum. Infine questione più importante, facendo parte di una supposta europa federale deve essere quest'ultima a legiferare. Basta dare un'occhiata a quello che fanno i nostri vicini europei. Noi pretendiamo di essere i primi in questioni di principio, però siamo gli ultimi nelle questioni che contano: economia, sanità, scuola, cultura, ricerca scientifica. In europa esiste solo uno stato che adotta lo "ius soli" ed è la francia. Tutti gli altri adottano lo "ius sanguinis". Inoltre la cittadinanza è un valore che bisogna mostrare di meritarlo. Infatti mi sembrano ridicoli quei calciatori stranieri in nazionale per convenienza ( vedi camoranesi ed altri) che quando si canta l'inno nazionale fanno scena muta. Per avere la cittadinanza bisogna sentirsi italiani dentro. Bisogna amare il proprio paese, servire la patria ed onorare la bandiera, fare il militare e difendere la patria in caso di pericolo. Conoscere l'inno ed emozionarsi nel cantarlo come fanno gli altri. Conoscere la lingua, la cultura, risiedere da molti anni, dimostrare di avere dei meriti nei confronti dell'italia e scegliere solo una cittadinanza, non la doppia cittadinanza...troppo comodo, in caso di conflitto con chi ti schieri ? Facile dare i diritti, ma ci vogliono anche i doveri. Basta con il lassismo. L'europa per non perdere la propria identità a favore degli aggressivi islamici, deve mettere in costituzione di essere una nazione federale di religione cristiana, invece di rinunciare per fare un favore alla turchia. Quindi come vedete le questioni sono tante e si smetta con questo blà, blà e con gente come pannella e la bonino che vogliono svendere l'italia agli stranieri. Infine esiste il diritto di reciprocità...se io ti dò la cittadinana a te, tu mi dai la cittadinanza a me, se io ti faccio costruire una moschea in casa mia, tu mi fai costruire una chiesa in casa tua. Ma tutti sappiamo che non è cosi. Perciò " ca nisciuno è fesso"!

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  6. Necessariamente chiaro l'articolo del direttore.
    L'argomento della cittadinanza,è stato quello che ha visto tanti di noi spendersi ed impegnarsi nel far si che il consiglio comunale di Palermo approvasse una mozione per la cittadinanza ''morale'' ai bimbi nati nella nostra città.
    Benissimo ha fatto il direttore a riportare il pensiero di Napolitano a riguardo,ed anche la posizione di Bersani che ha detto che sarebbe stato il primo punto che il governo avrebbe voluto affrontare.
    Io ritengo che ci siano delle cose nella vita politica e non, che sganciate da concetti ed esigenze economiche, riguardino solamente la visione della società che ognuno di noi ha.
    Tendo ad escludere,che si possa essere divisi su fatti morali ed essere invece essere convergenti su fatti materiali.
    Mi aspetto che questa proposta di legge possa arrivare ad essere messa ai voti in parlamento, passerà, non passerà. questo lo vedremo,ma vedremo anche chi sarà favorevole e chi no.
    E' legittimo che la si possa pensare diversamente,non è morale e non è accettabile che le forze che si dividono su temi cosi sensibili possano invece unirsi su altri interessi.
    Molti sostengono che i concetti di destra e sinistra siano oramai superati, cosi come ideali ed ideologie, forse, allora come intendersi, come farsi capire,come raccontare i nostri sogni?
    Cosa dire a quei bimbi che vedo nella foto?
    Certo può esserci una mediazione,ad esempio la bimba bianca della foto,chiaramente ariana,potremmo accettarla e sacrificare quello ''bruno''.
    Oppure come disse un cardinale anni fa,accogliamo solo i cattolici, anche questo non è male come pensiero.
    Oppure accogliamo tutti a patto che siano ricchi o che sappiano giocare a pallone.
    Ragionamenti post-ideologici,quindi corretti.

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  7. Ho letto adesso l'articolo di Pino Vullo,se non fosse firmato e l'avessi letto senza saperne 'l'autore,avrei potuto darne la paternità a tutti tranne che a lui.
    Come si vede non si smette mai di imparare e conoscere.

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  8. Bruno La Menza12 maggio 2013 14:19

    In Italia il partito più forte è quello dei "benaltristi"
    Ben altro è il problema, sempre, senza se e senza ma.
    Oggi il problema è l'occupazione, il reddito, la possibilità per i nostri giovini di vivere decorosamente.
    Nell'ambito del loro decoro non vi è spazio per la dignità di vivere in una società giusta che riconosca tutti coloro che nascono e vivono in Italia di essere considerati cittadini uguali agli altri.
    Caro Pino Vullo
    Oltre alle priorità commerciale esiste qualcosa di più importante?
    Chi andrà contro il riconoscimento dell'uguaglianza e della fraternità che si uniscono alla "liberte" è un interlocutore politico legittimato?
    Non posso interloquire all'interno di nessuna compagine con chi pone delle priorità che si staccano da alcuni punti fondamentali.
    Possiamo trovarci insieme su temi di macroeconomia e microeconomia, ma non su temi di macro o micro civiltà.
    Benaltro è il problema.
    Domani raggiungiamo equilibri economici e monetari e dopodomani consideriamo gli amici dei nostri figli che sono nati in Italia ma da padri e madri "spurie" non idonei ad essere concittadini.
    Allora sapete che vi dico?
    Benaltro è il problema.
    Le società libere e multirazziali, con doti di accoglienza, sono le più vicine al mio sentire. Trovo una risorsa di civiltà morale il lavoro di chi tenta la creazione di una società accogliente e libera.

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  9. Calogero Dolcimascolo12 maggio 2013 14:28

    Com’è noto l’attuale normativa in materia di cittadinanza agli immigrati prevede che “ Lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, può dichiarare di voler eleggere la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data (art.4, c.2). Tale dichiarazione di volontà deve essere resa dall’interessato, all’Ufficiale dello Stato Civile del Comune di residenza”
    Fino alla maggiore età l’immigrato ha diritto a quei servizi essenziali alla persona quali il servizio sanitario, l’istruzione, etc. alla stessa stregua dei cittadini Italiani.
    La problematica sollevata sulla questione in argomento nasce dal fatto che eventuali nascite in Italia di bambini figli di immigrati irregolari si troverebbero a seguire obbligatoriemente le sorti dei genitori.
    Da rilevare che nello stato Italiano acquisisce la cittadinanza Italiana sin dalla nascita il bambino i cui genitori risultano sconosciuti.
    L’impalcatura normativa del nostro Stato in atto non appare in contrasto alle disposizioni del diritto Internazionali e tanto meno a quella convivenza civile dei popoli.
    Nessuno norma in atto obbliga al cittadino straniero di diventare per legge cittadino Italiano, anzi la normativa vigente lascia la possibilità una volta raggiunta la maggiore età di optare per la scelta della cittadinanza nel rispetto della dignità della persona, senza obbligatoriamente incidere nella propria sfera privata e personale.
    Come sempre trascurando le emergenze improcrastinabili della situazione economica vediamo che una certa politica di sinistra ed in aggiunta la nuova Presidente della Camera dei Deputati On.le Laura Boldrini stanno portando avanti una battaglia provocatoria, come se la legge Martelli prima e poi la legge Bossi-Fini abbiamo fallito il loro obiettivo, nel giustificare posizioni elettorali che di fatto non trovano alcuna giustificazione nel riconoscere la cittadinanza Italiana agli immigrati sin dalla nascita.
    Come al solito le operazioni elettorali della sinistra non perdono d’occhio alcuna iniziativa purchè con la pietà umana potrebbero attrarre voti da qualsiasi parte.
    Sarebbe invece onesto affrontare la questione sui tanti centri di accoglienza che si sono trasformati in vere forme di detenzione limitando la libertà dei tanti immigrati in attesa dei lunghi tempi di rimpatrio.
    A che ci siamo visto che abbiamo un ministro di origine congolese Cecile Kyenge perché non prendiamo nella nostra cultura anche le loro tradizioni sulla poligamia visto che ha 38 fratelli ed energico genitore con 4 moglie mentre e qui in Italia avere una moglie ed un’amante è un’impresa davvero difficile?
    Non sarebbe opportuno anziché spendere miloni di euro per gli immigrati per il riconoscimento del diritto di asilo e per le spese dei centri di accoglienza utilizzare in alternativa le navi della Marina Militare per imbarcarli e fargli fare una bella crociera di ritorno nei propri paesi?
    Ma vedete cosa succede in Francia per avere dato il diritto di cittadinanza ius soli all’ex colonia dell’Algeria? Per favore non pensate che in errore ci siano Grillo e la destra Italiana.


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  10. Molta delusa da quello che leggo,veramente un piccolo popolo il nostro.

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    1. Calogero Dolcimascolo12 maggio 2013 17:38

      Se Lei avesse letto l'episodio di violenza verificatosi all'alba a Milano l’altro ieri, dove un 21enne irregolare di origini ghanesi ha aggredito a picconate i passanti, uccidendo un uomo credo che non sarebbe delusa tranne che non considera inferiore quell’Italiano morto e due in pericolo di vita rispetto a quell’omicida di colore che per rapina si è reso responsabile di una tentata strage.
      I clandestini che il ministro di colore vuole regolarizzare ammazzano a picconate:
      Cecile Kyenge rischia di istigare alla violenza nel momento in cui dice che la clandestinità non è reato, istiga a delinquere.
      Se poi guardasse i dati della popolazione carceraria si renderebbe conto che gran parte dei detenuti sono extracomunitari.
      Se Lei andasse in qualche grande città Italiana esempio Torino, Padova si renderebbe conto di quanti extracomunitari sono dediti allo spaccio degli stupefacenti.
      Forse dopo avere avuto una visione di quanto siano tolleranti gli Italiani verso gli immigrati dovrebbe avere più rispetto per il nostro piccolo popolo.

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    2. Perchè non ci fai sapere la tua opinione?

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  11. Ho un carattere irruento e passionale. Spesso commetto degli errori per la fretta di dire la mia. Certo volte prima di parlare o di scrivere dovrei contare fino a mille. Non vorrei essere assimilato ad una destra retriva, che pure esiste e forse e maggioritaria in italia. Ma poichè aspiro alla purezza ed alla perfezione morale, non ho paura di ammettere gli errori, e cristianamente mi cospargo il capo di cenere quando sbaglio. Le critiche di persone per bene come Volpe e La Menza, riguardo al mio commento sullo "ius soli", mi hanno fatto riflettere di aver dato la precedenza a priorità immanenti che ha la società e la politica italiana, rispetto alle questioni "di principio". Mi rendo conto che le questioni di principio come lo "ius soli", sono il sale e caposaldo della civiltà di un popolo, anche se sofferente di tanti altri problemi. Pertanto mi scuso con coloro che posso avere offeso,virtualmente ed indirettamente, il sentire di persone per bene, con valori umanitari universali. Pertanto la polemica e chiusa e chiedo al direttore di cestinare il mio precedente commento. Grazie.

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  12. Sig. Dolcemascolo,lei si rende conto di quello che dice?

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  13. Un bell’articolo quello del direttore, che ci fa riflettere. Come mai l’Italia, un paese che è stato in prima linea in fatto di emigrazione nei tempi passati e di immigrazione ora, non ha una legge che sancisca il diritto di cittadinanza ai figli di stranieri che nascono in Italia?
    Non c’è dubbio alcuno, caro Giangiuseppe, che per me chi nasce in terra italiana, o entro i limiti territoriali italiani, da genitori non italiani debba avere gli stessi diritti di un cittadino italiano, senza se e senza ma.
    Finora sotto questo aspetto siamo stati un paese razzista. Ora il governo Letta ha creato il ministero all’immigrazione, affidandolo a Cecile Kyenge, congolese di nascita, che speriamo possa riuscire in questo non facile compito.
    Non possiamo perdere ancora tempo. E’ora che i nostri figli, i nostri nipoti, che vanno a scuola con immigrati, di colore o non, non ci facciano più la domanda: papà, perché il mio compagno non è cittadino italiano? Alcune volte sono state fatte, da parte di società sportive, carte false per fare avere la cittadinanza a giocatori di colore e poi non la diamo a chi è nato, cresciuto, che ama l’Italia tanto da sentirla anche come sua patria.
    E poi assistiamo a scene xenofobe negli stadi, o ad atti di razzismo nei confronti di Cecile Kienge, con scritte offensive nei muri di alcune città italiane, una donna che sicuramente avrà passato una infanzia non facile, venga immotivatamente derisa.
    E’ ora di pensaci, è una bruttura che dovremo eliminare subito dal nostro codice.
    Non riesco a capire la posizione dei 5 stelle nei confronti dello “ius soli”, quando Beppe Grillo sostiene si debba fare un referendum, tra l’altro non possibile se non si fa una riforma costituzionale, per il riconoscimento di un diritto naturale.
    Ma se Grillo non ha a cuore questo problema, o non riconosce questo come un diritto di giustizia sociale, come fa a difendere diritti, calpestati o non, degli altri cittadini?

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    1. Leggo che qualcuno, a cominciare dal direttore, è deluso dalla posizione che ha assunto Grillo sull'argomento in questione. Avendo io letto quel che ha scritto Grillo mi pare che l'idea di sottoporre la questione direttamente al popolo italiano tramite referendum sia la cosa più giusta e di buon senso che si possa immaginare.
      Siccome è una cosa che riguarda tutti noi, il nostro vivere quotidiano, il nostro relazionarci con stranieri ed extracomunitari ormai presenti dovunque nel nostro territorio, mi pare che sia giusto il referendum, mentre sarebbe sbagliato e anche pericoloso affidare la cosa ai politici, a questi politici che farebbero battaglie e strumentalizzazioni a mai finire.
      A proposito, mi pare sia chiaro a tutti come la sinistra voglia far mettere radici a tutti gli stranieri per averne un vantaggio elettorale. Ecco, questa è una cosa da evitare.
      Le persone che dovrebbero stare zitte sono principalmente la presidente della Camera Laura Boldrini e il ministro Cecile Kyenge, a causa delle loro posizioni apriopristiche. Il fatto che ricoprano cariche così importanti non aumenta la consistenza delle loro posizioni, trattandosi in ogni caso soltanto di 2 persone, non del popolo italiano. Il ministro comunque ha parzialmente frenato e le sue parole ("Non avevo detto che l’Italia doveva applicare lo ius soli puro, il tema è stato sollevato per suscitare un dibattito”) dimostrano quanto sia difficile sostenere questa posizione anche per un ministro del governo. Il dibattito è stato suscitato, benissimo, anche noi ne stiamo discutendo, e come sempre, si comincia a ragionare secondo posizione politica. L'esempio più clamoroso è quello di Vullo il quale prima espone la sua personale posizione e poi, pensando di essere assimilato alla destra retriva (parole sue) fa solenne ammenda cospargendosi il capo di cenere e chiedendo al direttore di cestinare il suo precedente commento.
      Sono sconcertato e anche addolorato per questa cosa in quanto purtroppo, di fronte alla tragica prospettiva che il proprio pensiero corrisponda in qualche modo a quello della destra, l'amico Pino (non me ne voglia, io sono sincero e non ce l'ho con lui) si è tuffato nel lavacro purificatore di un atto di contrizione per non essere arso vivo nel rogo delle critiche di Volpe e La Menza.
      Sinceramente me ne dispiace.
      Io devo comunque dire la mia. Penso che i figli nati da genitori residenti in Italia e che ivi traggono sostentamento lavorando debbano essere trattati con l'assistenza medica, sociale e scolastica identica ai figli degli italiani e debbano avere la possibilità, a richiesta, di avere la cittadinanza italiana, dopo che sia trascorso un ragionevole periodo di tempo in cui la famiglia abbia messo radici e si sia integrata con la comunità italiana. In parole povere, se si tratta di persone che oggi stanno in Italia e fra un anno o due pensano di tornarsene al loro paese, non c'è motivo che si dia la cittadinanza ai loro figli, mentre nel caso di gente integrata e determinata a stare in Italia mi pare giusto che i loro figli abbiano, a richiesta, la cittadinanza italiana, non dopo il compimento dei 18 anni, ma molto prima, magari quando già cominciano ad andare alle scuole elementari.
      P.S. I fatti citati da Dolcimascolo riguardo il picconatore ghanese e l'alta percentuale di carcerati extracomunitari deve fare riflettere, e la signora Gabriella C. invece di cominciare a rimproverare questo e quello farebbe bene a dirci, pacatamente, quali siano le sue posizioni.

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  14. Calogero Dolcimascolo12 maggio 2013 20:28

    Cerche mi rendiconto e mi assumo tutte le mie responsabilità di quello che ho detto diversamente dalla retromarcia fatta da Vullo per sacrificarsi da critiche che non trovano giustificazioni plausibili nella realtà dove viviamo ed abbandonare false retoriche umanitarie.
    Se le mie idee sono errate dobbiamo prendere atto del fallimento di Istituzioni Internazionali come il FMI e l’ONU nel non affrontare seriamente la questione dei paesi sottosviluppati, la soluzione mi sembra rimandata all’Europa e specialmente a quel paese di frontiera come l’Italia.
    Signora Gabriella io non ho detto buttarli a mare come hanno fatto gli spagnoli anni fa per fermare gli sbarchi ho solamente detto che vanno utilizzati le navi della marina militare e i nostri C130 per qualcosa di utile per rispedirli nei propri paesi e se poi i politici sono veramente persone serie che affrontino la questione nel palazzo di vetro e tappino la voce della loro portavoce on.le Laura Boldrini.

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  15. Chi nasce in Italia è italiano e chi risiede in italia, con un lavoro e che paghi le tasse se lo desidera ha diritto di essere assimilato come italiano. Senza se e senza ma!

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    1. Allora basta che una donna incinta da qualsiasi posto al mondo venga a partorire in Italia e il figlio figlio che nasce è italiano ipso facto?
      Mi pare una sciocchezza.

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    2. Calogero Dolcimascolo13 maggio 2013 11:22

      Pepe hai perfettamente ragione perchè hanno capito anche gli immigrati che fatta la legge si trova l'inganno. Con la complicità di una parte poltica di sinistra e di una retorica umanità non cristiana non fanno altro che alimenatare rigurgiti antirazzisti che precedentemente alle ultime elezioni politiche erano quasi assenti.

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  16. A me sembra che abbiamo cosi' tanti problemi ...che sinceramente aspetterei che fosse il nascituro a chiedere la cittadinanza .. manco ci capiamo tra noi italiani ..figuriamoci con chi poi in effetti nasce qui ma ha educazione diversa. A 18 anni sara' il nasciuturo a chiedere e volere di essere italiano ...

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  17. Calogero Dolcimascolo13 maggio 2013 11:14

    Al fine di evitare errate interpretazioni soggettive colgo l’occasione nel specificare che in un mio primo commento ho scritto, tra l’altro, che “ L’impalcatura normativa del nostro Stato in atto non appare in contrasto alle disposizioni del diritto Internazionali e tanto meno a quella convivenza civile dei popoli.
    Nessuno norma in atto obbliga al cittadino straniero di diventare per legge cittadino Italiano, anzi la normativa vigente lascia la possibilità una volta raggiunta la maggiore età di optare per la scelta della cittadinanza nel rispetto della dignità della persona, senza obbligatoriamente incidere nella propria sfera privata e personale”
    Il predetto orientamento dello scrivente voleva evidenziare che da parte dello stato Italiano non sussiste alcuna imposizione normativa che obbliga i bambini figli di immigrati nati in Italia a diventare obbligatoriamente cittadini Italiani, saranno gli stessi a decidere sulla cittadinanza al raggiungimento della maggiore età.
    Tale precisazione la ritengo opportuna al fine di evitare che qualcuno pensa che lo scrivente abbia in sé un forte nazionalismo Italiano che non va confuso con ideologie fasciste e nazionalsocialiste.
    Infine la convivenza civile degli immigrati credo che qualora si svolgesse nei limiti della civiltà non ha alcun bisogno di aggrapparsi e/o identificarsi ad alcun credo religioso perché il loro Dio sarà il nostro Dio.

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  18. Bravo direttore, veramente un bellissimo articolo.
    Sono d'accordo con te, è giustissimo che i bambini nati in Italia da genitori extracomunitari ottengano la cittadinanza. Speriamo che il Parlamento possa prendere in considerazione seriamente l’argomento.

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  19. I commenti appalesano una netta distinzione di pensiero tra cattolici e non credenti. I primi sono diffidenti nella concessione della nostra cittadinanza, mentre i secondi sono immediatamente favorevoli senza alcuna remora. Dunque, i primi sarebbero “permalosi e razzisti occulti”, mentre i secondi “veri progressisti e buoni”.
    Secondo me la differenza di giudizio sta nel fatto che il “cristiano” per mentalità di fede è indifferente alla tematica, non la ritiene dirimente e rilevante. Il cristiano è “naturaliter” universale ed ecumenico. Sa e crede che tutti gli uomini sono suoi fratelli. Per amarli e soccorrerli, come per vivere e prosperare insieme, non ha bisogno di un foglio di carta imbrattato di inchiostro che mi dice che l’altro ha la mia stessa cittadinanza.
    Il laico invece, o meglio il “non credente”, dà a quel pezzo di carta un valore esiziale, troppo al di sopra della sua effettiva necessità e utilità, di vita o di morte.
    Si tenga conto che l’universalità della fratellanza fra tutti gli uomini di tutte le nazionalità già da tempo è al centro ed il motore della globalizzazione e delle integrazioni razziali in tante nazioni. Se vogliamo fare gli Stati Uniti d’Europa, e checchè se ne dica abbiamo già intrapreso questa irreversibile strada, ricordiamoci che anche in questo caso da anni in Europa, come nel resto del mondo, c’è la libera circolazione delle merci, dei servizi e delle persone. Avere questa o quella cittadinanza non è un problema. Si sta già costruendo una sola cittadinanza, quella europea, e basta.
    Insomma, a voler essere veramente persone del 3° millennio proiettate verso il futuro, dovremmo “abolire” la cittadinanza in tutto il mondo. Sarebbe più che sufficiente la sola Carta d’identità. Almeno questa. Bisogna pur sapere e certificare le proprie generalità fondamentali. Tutto il resto, cittadinanza compresa, sono ”residuati bellici” di stratificazioni storicistiche di obsolete mentalità nazionalistiche, ideologiche ed egoistiche che meritano solo di essere portate via dal soffio di una “grande pernacchia”.
    In definitiva, la vera battaglia da fare tutti insieme, cristiani e laici, è per l’affermazione in ogni angolo della terra della Carta dei diritti fondamentali dell’uomo. Altro che cittadinanza.

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  20. È vero che i bambini figli di extracomunitari in fondo fanno le stesse cose e usufruiscono degli stessi diritti dei bambini italiani. Vanno a scuola, sono assistiti dalla sanità pubblica etc. E allora non si capisce perchè ci sono resistenze alla concessione della cittadinanza sin da subito. E se questo può essere percepita come una imposizione dello stato italiano nei confronti di cittadini stranieri, basterebbe dare la possibilità della doppia cittadinanza fino alla maggiore età. A quella data il giovane potrebbe decidere con tutta tranquillità se restare cittadino italiano o, invece, acquisire la cittadinanza dei genitori.

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  21. E' vero I cattolici sono molto più riflessivi dei laici,cosi come afferma Pasquale Nevone.
    I laici sono impulsivi e mettono il loro sentire prima di ogni cosa, i cattolici invece riflettono prima di esprimersi.
    Anche durante l'olocausto si notò questa differenza.
    I laici diedero un giudizio immmediato,qualcuno si spinse fino alla lotta armata,i cattolici invece vollero riflettere e ben ponderare,per poi condannare anch'essi lo sterminio,magari qualche anno dopo ed a guerra finita.

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    1. Caro Sergio, mi è ormai evidente , e credo anche a tanti amici di questo blog, che il tuo persistente sbeffeggiare , che adesso è inappropriato chiamare ironia e satira, chiunque la pensi diversamente da te in fondo nasconde dentro di te (cosa che invece è visibilissima a chi ti legge) che pretendi e imponi di avere il monopolio dei buoni pensieri e dei migliori sentimenti.
      Chi "sgarra" lo punisci immediatamente con le tue "frecciate".
      Non mi aspettavo che avresti banalizzato, ma soprattutto travisato, quello che ho scritto. Mi hai deluso profondamente. E' evidente che non te ne frega niente di dialogare e comprendere il pensiero degli altri, e soprattutto dei cattolici, che deridi e denigri con molta "spontaneità" ed "impulsività".
      Fai solo "finta"di interessartene, giusto per continuare a "giocare a freccette" con gli interlocutori.
      Francamente mi hai convinto ad astenermi dal continuare a scrivere.

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    2. Pasquale, mi offro come interlocutore a 360 gradi, prometto di non rifugiarmi nel sarcasmo e sono anche disposto a discutere senza tabù dei miei convincimenti, ma non puoi NON scrivere in questo blog.
      Credo che tu abbia ragione circa l'atteggiamento dei cattolici ma anche su quello di coloro che tu chiami laici e che io chiamo atei e senza ideali di trascendenza; quelli per cui il senso della morte non va oltre il camposanto. E siccome, però, l'uomo tende alla trascendenza, spesso i cosiddetti laici fanno trasparire qualcosa di simile a un disagio, tanto è vero che, mancando dell'etica tipica di una qualsiasi religione, fanno credere che valori come "non uccidere", "non rubare" e "non dire falsa testimonianza" siano loro scoperte e loro prerogative; oltretutto sono sempre col bilancino in mano a giudicare tutto e tutti, a dare suggerimenti, quando non ordini , su quello che è giusto e buono e su come fare.
      Tendono sempre ad imporre per legge valori civici di cui si credono depositari ma che sono normali e assodati da parte dei cattolici, e ne fanno delle bandiere e dei motivi di lotta politica. Non ci posso fare niente, ma mi viene in mente a tal proposito la "presidentessa" Boldrini e le sue prese di posizione sull'argomento immigrati.

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    3. Carissimo Pasquale, penna feconda di questo blog e attento osservatore delle dinamiche sociali e politiche. Mi permetto di intervenire per gettare acqua sul fuoco. Sul fuoco sano della dialettica e del confronto anche il più acceso. Vuol dire che c'è passione, sentimento, cultura politica e voglia di partecipare. E questo è una grandissima ricchezza. PoliticaPrima a questo serve. È la sua essenza, la ragione della sua esistenza. Quando ho iniziato, come sapete tutti, scrivevo e mi leggevo. Facevo le prove, mi preoccupavo di sbagliare, tentavo in tutti i modi di migliorare gli scritti, l'aspetto del blog e i meccanismi. E ovviamente speravo di coinvolgere tanti amici veri in questa avventura. Mi pare di esserci riusciti, tutti insieme. E questo è bellissimo. Le diversità di opinione, le ironie, le distanze, le convergenze, e ogni nostra espressione non è che arricchimento per noi tutti. Anche quando ci sembrerebbe di no. Buon lavoro e buon dibattito, vero, aspro, proficuo!

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  22. Calogero Dolcimascolo13 maggio 2013 14:12

    Quanta ironia ci metti caro Sergio nell'affrontare la problematica lanciata dal direttore. Forse se Gheddafi fosse ancora vivo avrebbe meritato da prte della sinistra Italiana e dai non cattolici meritatevoli una medaglia d'oro per la tanta umanità che incarnava dentro sè per avere aperto le porte del nord-africa ai tanti disperati che si apprestavano ad arrivare in Italia.

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  23. Da cristiano ritengo che sia un diritto che non si può negare, mi preoccupano la mancanza di rispetto verso la nostra identità. Ritengo che il sistema americano si possa applicare al nostro ordinamento. Non a caso quello statunitense è di gran lunga il modello d'integrazione degli immigrati più efficiente al mondo. Proprio perché disciplina l'intera procedura dell'acquisizione della cittadinanza non come un diritto dell'immigrato, ma come un vero e proprio onore concesso dallo Stato ospitante. Come si legge sul sito del governo americano, «Citizenship is one of the most priceless gift that the U.S. government can bestow, and the most priceless immigration benefit that USCIS can grant».

    Etnia, religione e altre "appartenenze" sono e debbono essere secondarie rispetto all'appartenenza principale: quella alla cittadinanza americana. L'immigrato è visto sin dall'inizio come un cittadino americano a tutti gli effetti, come una risorsa per la società in cui andrà a vivere. L'esatto contrario dell'approccio multiculturalista europeo, dove all'immigrato, in cambio della cittadinanza, non è chiesta di fatto alcuna convinzione né alcuna rinuncia, e dove nulla gli si dà in termini di reale integrazione nella nuova società in cui vive. La creazione di ghetti prima, e di vere e proprie enclaves "extraterritoriali" all'interno di tanti Stati europei poi, ne sono la logica conseguenza.

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  24. Ci vuole una posizione più equilibrata, lo ius soli sic et simpliciter crea molti problemi. Lo ius soli temperato è migliore, ciòè si acquista automaticamente la cittadinanza essendo nati sul solo italiano, ma solo dopo aver concluso un ciclo scolastico.

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  25. Non lo estenderei a tutti e subito come in America. Ma come in altri paesi europei... e cioè a quegli immigrati che vivono e lavorano e si sono integrati in Italia da almeno 3 anni… doppia cittadinanza per il bambino. E poi a 18 anni decide quale prendere... potrebbe anche decidere per quella dei suoi genitori... mentre oggi trovo iniquo... e oltremodo brutto che un ragazzo italiano nato e cresciuto in Italia debba essere riconosciuto dallo stato ospitante a 18 anni.

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  26. Premetto che mi considero assolutamente libera da inquadramenti politici seppur con tendenze verso la sinistra. Nel merito dello ius soli non mi posso esprimere in quanto l'argomento è stato proposto con una certa superficialità per la quale ragione non ci si può esprimere con un "sono favorevole" piuttosto che con un "non sono d'accordo", credo che il tema vada approfondito ed estratte le dovute eccezioni, elaborate delle regole in quanto ritengo pericoloso generalizzare.

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  27. Per quanto mi riguarda , siamo cittadini dell' universo ..... Ogni bambino che nasce in Italia da genitori residenti e lavoratori, siano essi di qualunque nazionalità, credo religioso o agnostici, usanze e gusti sessuali, appartenenza politica e persino anarchici, e qualsiasi altra caratteristica per catalogare un essere umano,non "deve" essere un cittadino italiano in maniera automatica, ma se "vuole esserlo" , gli si "deve" concedere la nazionalita'italiana. Un no netto alle frontiere, tutte le frontiere....

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  28. Giacomo Alfano13 maggio 2013 16:31

    Da cattolico con poca fede, da ex comunista, da democratico ...ma in primo luogo da cittadino di questo pianeta mi sono sempre rifiutato di pensare ad una società divisa per razza, per sesso, per orientamento religioso, per orientamento politico, per condizioni sociali, per ragioni geografiche e per qualsiasi altra forma che tenda a voler dividere la società i buoni da una parte e i cattivi dall'altra ...PER QUESTO DAI VARI INTERVENTI QUELLO CHE MI HA COLPITO DI PIU' E' STATO QUELLO DI CALOGERO DOLCIMASCOLO,DOVE PORTA COME ESEMPIO PER DIRE NO, L'ATTO DI UNO SQUILIBRATO CHE SI PUO' VERIFICARE IN QUALSIASI PARTE DI QUESTA TERRA A PRESCINDERE DEL COLORE DELLA PELLA ...credo che per il resto mi resta da dire poco, l'uomo va visto come cittadino del mondo con doveri e diritti universali e i delinquenti vanno perseguiti come delinquenti, credo che chi non accetta questi principi lo faccia senza riflettere e se poi si ritenesse cattolico deve convincersi di non esserlo ...IUS SOLI subito senza se e senza ma!!!

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  29. Il vero problema non è la cittadinanza dei bambini nati in Italia, io ritengo che la cittadinanza Italiana debba essere limitata come succede in svizzera, questo comporterebbe che in italia nascerebbero bambini ma frutto di coppie che hanno meritato la cittadinanza, non voglio che le mie parole possano sembrare discriminanti verso qualche razza o straniero, semplicemente uno stato che non garantisce i giusti diritti ai propri cittadini non può continuare ad accogliere immigrati che poi tolgono lavoro agli Italiani o che comunque sono facili preda della malavita organizzata.Cerchiamo quindi di rendere il sistema più funzionale dopo sarà un vero piacere dare la cittadinanza a chiunque nasca in Italia.

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  30. Da sempre sono d'accordo con quello che tu hai scritto e la Libera Università della Politica lo ha portato in giro come cosa da fare sin dalla ripresa, nel 2009, degli Stage di Alta Formazione Politica di Filaga, il tema: "Integrazione socio economica nel rispetto delle culture e delle religioni". Quindi sono con te, soprattutto perché tu hai scritto "...Ogni bambino che nasce in Italia da genitori residenti e lavoratori...", intendendo così che i genitori sono residente e lavoratori in Italia, quindi con il permesso di soggiorno o già cittadini italiani

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  31. Il ministro Kyenge è ben decisa a portare avanti la sua battaglia per l'approvazione dello Ius soli per i bambini emigrati nati in Italia, anche se l'iter non sembra facile e non ha molti sostenitori all'interno della politica.
    La Kyenge, è co-firmataria della proposta di legge “Disposizioni in tema di acquisto della cittadinanza italiana” in sintesi: “È italiano chi nasce in Italia da genitori regolarmente residenti da almeno cinque anni, oppure chi arriva qui entro i dieci anni e conclude un ciclo scolastico (scuole elementari, medie o superiori) o un percorso di formazione professionale”.
    La riforma, sembra gradita alla maggioranza della popolazione italiana. Secondo sondaggio a “Ballarò” qualche settimana fa, il 73% è favorevole al riconoscimento alla nascita della cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati nel nostro Paese.
    Certo leggendo i commenti non sembra proprio che questa percentuale la si trovi all’interno di questo blog. Alcuni prendono ad esempio gli ultimi fatti di cronaca altri non sanno prendere una decisione altri ancora ritengono che ci sono BEN ALTRI problemi al momento e su quello che è successo oggi qual’è il vostro pensiero, sono stati arrestati 6 italiani e 28 indagati sempre italiani, cattolici praticanti, che abusavano dei propri figli e poi mettevano in rete le loro esibizioni, di questi italiani cosa ne facciamo?
    Sorvoliamo, non sappiamo decidere o abbiamo altro a cui pensare.

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  32. concordo con lo spirito dell'articolo , ma suppongo che c'è bisogno di precisazione di ordine costituzionale , non si può semplificare troppo un problema complesso .

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  33. Calogero Dolcimascolo14 maggio 2013 10:23

    Ringrazio il signor Giacomo Alfano nell’avere riportato la mia osservazione sul triste fatto di Milano dove il bilancio delle vittime stamattina è aumentato a tre.
    Affrontare la questione dello ius soli senza tenere conto della complessità della materia trattata prima dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39, conversione del d.l. 30 dicembre 1989, n. 416, (c.d. legge Martelli) e successivamente dalla legge n. 189/89 ( c.d. Bossi-Fini) appare del tutto ridicolo in quanto le diversità di opinioni si presterebbero a stereotipi ideologici del passato che nulla hanno a che fare con la vera problematica in argomento.
    L’accanimento sulla questione di una sinistra ideologicamente minoritaria con l’aiuto di forze umanitarie che della retorica stanno facendo la loro comparsa politica vorrebbero imporre alla maggioranza del paese di prendere le distanze dalle predette norme sopra citate nel voler evidenziare a tutti i costi che la nostra normativa vigente si presta, oltre a lacune normative, soprattutto alla mancanza di senso di umanità.
    Al riguardo vorrei di seguito schematizzare come si acquista la cittadinanza in un paese civile coma la vicina Svizzera e poi gradirei dai vari commentatori che mi hanno contestato apostrofandomi come un simpatizzante del fascismo e del nazionalsocialismo eventuali osservazioni se il piccolo popolo, come l’ha definito una signora, ha il senso dell’umanità e della tolleranza nel concedere liberamente al raggiungimento del 18° la cittadinanza Italiana ai figli degli immigrati nati in Italia.
    Si riporta stralcio della normativa in materia dello Stato Svizzero:
    La cittadinanza svizzera può essere ottenuta da un residente permanente che abbia vissuto in Svizzera ininterrottamente per almeno 12 anni (gli anni trascorsi in Svizzera tra il 10° ed il 20º anno d'età sono contati doppiamente) ed abbia vissuto nella nazione per gli ultimi 3 o 5 anni prima della richiesta della cittadinanza. Bisogna inoltre parlare fluentemente in tedesco (preferibilmente svizzero tedesco), francese, italiano o romancio (dipende dal comune) e dimostrare:
    • di essersi integrato con la vita in Svizzera,
    • familiarità con le abitudini, i costumi e le tradizioni svizzere,
    • di essere conforme alla legge svizzera
    • di non costituire pericolo per la sicurezza interna od esterna della Svizzera.
    Infine non ho intenzione di replicare all’ultima trovata del Partito Democratico per la scelta della nomina del ministro Cecile Kyenge perché mi sembra che rappresenta la continuità di quell’atto normativo che avrebbe voluto emanare se avesse vinto le elezioni politiche.

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  34. E chi lo ha detto che in svizzera sono civili e democratici. Vogliono indire un referrndum perche ritrngono vhe ci siano troppi italiani.
    A me srmbra ma e una mia personalissima opin il ne, gi svizzeri sembrano razzisti altro che democratici e civili

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    1. Calogero Dolcimascolo14 maggio 2013 13:08

      Mi potresti spiegare se sussiste l'intrinseco legame tra identità civile e cittadinanza del nostro popolo nei riguardi di una plausibile integrazione con gli immigrati oppure l’ottenimento della cittadinanza debba essere un atto Sic et simpliciter solo perché parlano Italiano e vanno a scuola?
      Sarebbe gradito conoscere quali siano i paesi civili considerato che la Svizzera ed anche l’Italia sono da escludere.

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  35. Caro Nino, il sarcasmo alle volte è utile per spiegarsi meglio, ma va maneggiato con cura.
    E’ storicamente infondato accusare i cattolici della responsabilità dell’olocausto. Solo nel primo campo di concentramento di Dachau, aperto già nel 1933, vi furono internati 2.720 sacerdoti , di cui 1.034 sterminati. E meno male che la Chiesa era complice. Hitler all’inizio della 2.a guerra diceva ai suoi “dovrei radere al suolo il Vaticano, e poi dire scusate mi sono sbagliato”.
    Al cristianesimo non si perdona che è nato prima del socialismo e del comunismo. Ma mentre il primo è ancora vivo, il secondo riamane una utopia da salotto, il terzo è sepolto sotto le sue stesse macerie. Dunque i cristiani devono essere “puniti” descrivendoli come allocchi o depressi, o addirittura come complici di assassini e dittatori, al fine di screditarli nel confronto civile. Io “porgo l’altra guancia”, ma non ci sto!
    Il nostro dibattito sulla cittadinanza agli immigrati lo dimostra.
    Il cattolico autentico, non quello ideologico o filosofico, ama e aiuta il povero e lo straniero subito, non ha bisogno della carta bollata. Forse non dovremmo preoccuparci di “donare” con carità pelosa la cittadinanza agli immigrati, ma chiedere “tout court” la sua abolizione in tutto il mondo quale retaggio degli egoismi nazionalistici. La mia sarà pura utopia cristiana, ma la trovo molto auspicabile.

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  36. Da questo dibattito si capisce la malafede non solo della sinistra italiana in genere a anche di certi nostri commentatori. Siamo sempre alle solite. Il loro ragionamento è sempre lo stesso: chi non la pensa come me è fascista, perchè io sono il depositario del bene, dei buoni sentimenti, dello spirito umanitario e della solidarietà con i deboli e gli indifesi, mentre gli altri sono brutti, sporchi, cattivi e fascisti.

    Questo atteggiamento, lo dico chiaro e tondo, non solo contiene in sè gli elementi razzisti che loro attribuiscono agli altri, ma anche supponenza, pretesa e mai dimostrata superiorità morale, incapacità di elaborare la realtà per quella che è rispetto a quella che si vorrebbe e, in definitiva, carenza di intelligenza vera e propria.
    Solo un cretino può tacciare Dolcimascolo di simpatie verso il fascismo e addirittura il nazionalsocialismo.
    Francamente non si può dialogare con gente sempre seduta "ncapu a cartedda di la munnizza" capace solo di giudicare, senza averne autorità nè capacità.
    Chi ha orecchi da intendere intenda.

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  37. Giangiuseppe carissimo,
    sai che apprezzo moltissimo la tua creatura e le intenzioni e gli sforzi che ci metti.
    Mi compiaccio molto delle adesioni al tuo blog, e anch’io cerco di dare il mio modesto contributo.
    Sai anche che i tuoi inviti ad essere leggeri e il meno permalosi possibile trova in me una porta aperta, anzi spalancata, anche se probabilmente io per primo non ci riesco sempre ad esserlo.
    Però, nel “nostro blog” di politicaprima mi pare che da un po’ di tempo si registrano commenti dai toni un po’ troppo stonati e pervicaci.
    Magari questa è la caratteristica di tutti i blogs, ma a me non piace granchè.

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  38. NICOLA D'ARRIGO14 maggio 2013 15:09

    Scusate se mi permetto di sottolineare come in questo blog di discreta qualità, si tenda troppo a sbandierare la propria idee religiose per sostenere qualsivoglia argomento.
    Mi da l'impressione di sette che si confrontano senza argomenti.
    molto meglio link sicilia.

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    1. A parte il fatto che nessuno in questo blog sbandiera idee religiose a favore di questo o quell'argomento (la sua è un'affermazione senza prova), ho l'impressione che ella sia uno che si infastidisca al solo leggere parole come Chiesa cattolica, Papa. Azione Cattolica, Comunione e Liberazione. San Francesco, i Comandamenti...

      Link Sicilia? C'è posto per tutti.

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    2. Gentile Nicola,
      intanto la ringrazio per il suo giudizio sul “blog di discreta qualità”. Forse con il suo contributo potremmo elevare il livello e per questo attendo suoi interventi e ulteriori suggerimenti.
      Nel merito delle idee religiose c’è poco da dire. Ognuno le manifesta come vuole e sulla base delle questione che qui si trattano. Ma posso assicurare senza tema di smentita che le sette non hanno alcuna ospitalità.
      Il confronto con LinkSicilia, testata giornalistica con tanto di giornalisti professionisti, è proprio fuori luogo.
      PoliticaPrima è un pensatoio, un luogo virtuale e reale nello stesso tempo, dove c’è un dibattito continuo, un accavallarsi di pensieri, opinioni, a volte lontanissime e pur sempre pregevoli, come la sua. Aperto a tutti, senza pregiudizi, dove ognuno è protagonista. Dove ci sono intelligenze diverse che danno ogni giorno al blog un qualcosa, un’idea, una sottolineatura, una occasione di confronto. Di tutto questo, chiunque può coglierne il significato e farne l’uso che ritiene più giusto.
      PoliticaPrima, quindi, non è un giornale on line. Non può esserlo. E non vuole per nessun motivo nemmeno diventarlo. Ci sono già tantissimi siti on line che fanno pregevolmente questo servizio.

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  39. Se un bambino nasce in Italia da genitori che vi risiedono è italiano anche se ha il colore della pelle diverso dal nostro.

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  40. E’ veramente un grande peccato che la conversazione su un argomento cosi importante ha preso questa piega.
    Pur immaginandomi chi può aver definito i cattolici fascisti, sono sicura che scherzava.
    Ritorniamo al dibattito costruttivo e efficace che arricchisce tutti noi.
    Forza!!!

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  41. Per Nicola D'Arrigo.
    Non riesco a capire su quali basi ti sei convinto che questo blog sia una "setta cattolica".
    Ti consiglio di leggere gli articoli e i commenti pubblicati precedentemente, e vedrai che ti risulterà evidente che vi scrive ha le idee più diverse e anche opposte. C'è chi è credente e chi ateo o agnostico. C'è chi è di destra, chi moderato e chi di sinistra. C'è chi è appassionato di politica, chi di cultura, chi di diritti civili, chi di meridionalismo, chi di società civile.
    Il problema di questo blog è analogo a quello che si riscontra su tutti i blog in rete: vi sono problemi che accendono gli animi fino a sconfinare talvolta, anche se comunque involontariamente, oltre la misura della necessaria opportunità di essere fortemente polemici.
    L'argomento di questo articolo si è rivelato uno dei temi "bombaroli".
    Tutto sommato lo trovo molto positivo.
    Piuttosto da D'Arrigo mi aspetto invece della ennesima viscerale quanto incomprensibile "tirata d'orecchie ai cattolici" un commento sul quesito in oggetto. Sei favorevole si o no? e perchè?
    Tutto il resto conta relativamente.

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  42. Calogero Dolcimascolo15 maggio 2013 08:56

    Nonostante lo scrivente abbia una tendenza politica di centro-destra condivido l’osservazione di Clara Saia circa il fatto che l’argomento avrebbe dovuto essere rafforzato con maggiori approfondimenti al fine di evitare che la questione dell’acquisizione della cittadinanza restasse un fatto “Sic et simpliciter”.
    Mi sarei aspettato confrontando la nostra legislazione che qualcuno mi faceva rilevare che il nostro paese è più flessibile della vicina Svizzera.
    Altre legislazioni europee come la Germania prevede che diventa cittadino purchè il genitore abbia otto anni di residenza e dispone di un permesso di residenza permanente, il che presuppone tra l’altro una buona conoscenza del tedesco e in generale “a higher degree of integration”.
    Soluzione simile è adottata nel Regno Unito dove nasce cittadino il bambino con almeno un genitore settled, ossia provvisto di permesso di soggiorno permanente.
    Mentre i francesi non si discostano molto da noi in quanto la legge prevede la fattispecie dell’acquisizione alla maggiore età; si tratta di acquisto di cittadinanza ex lege.
    Credo che la civiltà di un popolo non si misura applicando leggi universali in quanto se applicati senza alcun ordine e/o ratio stravolgerebbero la convivenza civile e politica di qualsiasi Nazione.

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  43. Cristina Corona Khay14 giugno 2013 18:02

    Scusate, ma che cosa non è chiaro nelle parole di Beppe?

    "Lo ius soli se si è nati in Italia da genitori stranieri e si risiede ininterrottamente fino a 18 anni è già un fatto acquisito. Chi vuole al compimento del 18simo anno di età può decidere di diventare cittadino italiano. Questa regola può naturalmente essere cambiata, ma solo attraverso un referendum nel quale si spiegano gli effetti di uno ius soli dalla nascita."

    Come chiunque può leggere nelle norme che regolano l'acquisizione della Cittadinanza Italiana, che attualmente se si nasce in Italia da genitori stranieri e si risiede ininterrottamente fino a 18 anni, bisogna fare domanda entro i 19 anni per ottenere la cittadinanza. Per ottenerla con la sola nascita invece, Beppe suggerisce un referendum popolare non prima però di aver informato la cittadinanza sugli effetti di questa decisione. Questo per capire se il popolo lo vuole, oppure no. Questo per evitare che tanti stranieri vengano qui solo per partorire per poi pretendere il ricongiungimento familiare. Per quanto riguarda il bambino invece, se i genitori sono residenti stabilmente in Italia (e quindi contribuiscono in modo diretto all'economia del paese che vuol dire anche solo andare al supermercato e spendere i propri soldi nel territorio) e questo bambino inizia la scuola, personalmente sarei propensa ad una pre-cittadinanza, qualcosa che possa metterlo alla pari con i suoi coetanei per non fargli subire ulteriore discriminazione. Questi bambini, questi ragazzi, un giorno saranno certamente più italiani e guarderanno al bene del loro paese molto di più di quanto hanno fatto e stanno facendo tanti bellimbusti in parlamento, che sono Italiani d.o.c. e dei quali mi vergogno a morte, io che vivo in Germania.

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