giovedì 20 dicembre 2012

LA GRANDE BATTAGLIA CIVILE DI MARCO PANNELLA

Marco Pannelladi Giangiuseppe Gattuso - Forse, qualcuno, tirerebbe un sospiro di sollievo se, malauguratamente, il suo corpo non più giovane si lasciasse abbattere. Lui, invece, continua. Non si risparmia.
Va avanti con il suo digiuno estremo. E continua a parlare, con voce flebile, tremante, segnata da grande sofferenza.
Molti politici adesso professano solidarietà, e da qualche giorno anche i media nazionali prestano attenzione. Chiede aiuto, grida con tutte le sue forze lo scempio che l’Italia mantiene da troppi anni. Una “vergogna per il Paese”, “un'umiliazione per l'Italia che non può fare dormire sonni tranquilli'', molte di loro, le carceri, ''non sono degne di esseri umani”. Parole di Giorgio Napolitano pronunciate lo scorso anno. E non è cambiato nulla.

Diverse volte l’Italia è finita davanti alla corte dei diritti dell'uomo dove è stata Carcere manicondannata per la superficie a disposizione dei detenuti molto al di sotto degli standard europei: uno spazio minimo di 7 metri quadri in cella singola e di 4 in cella multipla. Al di sotto, la detenzione diventa una forma di tortura. Sabato 1 ottobre 2011 nell’articolo “Vergogna europea” ne abbiamo parlato su PoliticaPrima. Abbiamo riportato casi drammatici: detenuti che “vivono” in celle con spazi per persona che vanno da 2 a 3 metri quadrati, uno scandalo.

Per fare un esempio. I suini, grazie ad una direttiva europea recepita dal nostro Paese, devono avere a loro disposizione una superficie minima di 6 mq, e ottimale di 9 per ogni animale. Tantissimi detenuti delle nostre carceri stanno peggio. E molti di loro sono in attesa di giudizio, quindi ancora formalmente “innocenti”.
Benigni e la CostituzioneLa nostra Costituzione, tanto osannata, giustamente, da Roberto Benigni proprio in questi giorni, prevede all’art. 27 terzo comma: ”Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Praticamente l’opposto di questo sacrosanto principio.
Marco Pannella lo dice da sempre.

Le sue battaglie, però, Detenutispesso, sono rimaste lettera morta. Altri problemi più gravi e urgenti hanno avuto la precedenza. Altre emergenze hanno, di volta in volta, spostato in secondo piano questo problema. I detenuti e le carceri potevano aspettare. Adesso c’è a rischio la vita di Marco. Non è uno scherzo e farebbero bene a mortificarsi tutti quelli che sorridono e, anzi, sghignazzano sul personaggio. Per le sue intemperanze, per la sua lauta pensione e altre amenità.

E le istituzioni, il Presidente del Consiglio che lo ha Pannella e Montiabbracciato, e il Presidente della Repubblica che conosce bene il problema, e così tutti gli altri politici che ancora siedono in Parlamento, abbiano un ultimo sussulto di dignità, diano un messaggio chiaro al Paese, dicano che è ingiusto trattare i detenuti in questo modo indegno, abbiano il coraggio di proporre immediatamente l’unica cosa che resta da fare, per la loro colpa, per la loro insipienza, per la loro pochezza.

Una amnistia. Si, ci vuole un atto di clemenza, per gente che avrebbe, di sicuro, più diritto di tanti altri a essere liberi. Un atto coraggioso che immediatamente può riportate la vivibilità di quei luoghi di pena ad un livello di decoro e di decenza di un Paese civile. E lo facciano presto. Prima che arrivi il nuovo governo e prima che Marco Pannella ce lo ricordi da lassù.
Giangiuseppe-Gattuso   Giangiuseppe Gattuso  
   20 dicembre 2012

11 commenti:

  1. non mi ricordo chi fosse ma mi torna in mente la frase che diceva " Il grado di civiltà di un Paese si misura dallo stato in cui versano le CARCERI e le SCUOLE".Da maestra che ha insegnato in carcere (minorile e per adulti) posso dire che la SCUOLA è l'unica istituzione in grado di combattere la criminalità e che in CARCERE bisognerebbe appunto portare più SCUOLA. Speriamo bene per Marco Pannella

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  2. Nicoletta la Bella20 dicembre 2012 15:57

    Condivido la lotta di Pannella pur non essere mai stata vicino a lui. l'ammiro per il coraggio e per la sua sensibilità. I carcerati non sono animali devono rieducarli per un futuro migliore. Ma non sono d'accordo oggi con lo sciopero della fame per il cibo e per l'acqua. Non è più un giovincello che può continuare a fare quanto sempre fatto. Meglio una persona in salute per la lotta che morta... Non vi pare??? Spero che questo scempio finisca subito e lo salvino...

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  3. calogero dolcimascolo20 dicembre 2012 16:16

    I provvedimenti di clemenza come l’amnistia e l’indulto già in passato non hanno risolto il problema.
    Il problema del sovraffollamento delle carceri non certo si risolve con i perenni scioperi della fame di Marco Pannella.
    Ribalterei la questione in quanto nel nostro paese invece si discute sul fatto che in Italia non c’è la certezza della pena anzi il codice penale ha derubricato vari reati penali e previsto le riduzioni della pena in caso di patteggiamento.
    Vorrei dire a Marco Pannella, visto che è laureato in giurisprudenza e conosce bene il diritto, ma nessuno parla dei diritti calpestati delle vittime?
    Se qualcuno finisce in carcere il motivo c’è, non credo che saranno tutti errori giudiziari.
    Come si risolve il problema non tanto rivedendo come la pensava Cesare Beccaria nel suo celebre libro “ dei delitti e delle pene” ma essendo molti extracomunitari e non, tipo i rumen etc..sarebbe auspicabile che scontassero la pena a casa propria, con divieto assoluto dopo avere scontato la pena di rientrare in Italia.

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  4. Vorrei riportare, tale e quale, un articolo molto bello di Walter Vecellio su Marco Pannella, ma abbiamo nel blog una tradizione consolidata per la quale non si devono pubblicare integralmente articoli di giornale o riviste, e allora metto il link per andare a leggere l'articolo.

    http://www.lavocedellisola.it/2012/12/17/la-battaglia-civile-di-marco-pannella-una-domanda-posta-a-tutti-noi/

    Facendo un comodissimo copia-incolla si accederàalla pagina web.

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  5. La penna clemente di Giangiuseppe Gattuso, si piega generosa sul foglio delle cose che troppo spesso, purtroppo, sono ritenute di poco conto rispetto a tante altre, a ben guardare, di minore interesse.
    Pannella digiuna? Lo sappiamo, ogni tanto lo fa. Ma ci sono troppi problemi che ci assillano e che occupano le nostre menti e il nostro tempo, per starlo ancora a sentire,….. ha anche fatto il suo tempo!
    I grossi sistemi politici, sempre in corso d’opera, le incertezze economiche, il ritorno del Berlusca.
    Tutte cose degne di perenne attenzione! Così, per Giacinto resta un angolino, solo qualche ripresa televisiva, nella sua forma peggiore, una foto sul giornale, poche affannate parole.
    Eppure, Monti è andato a trovarlo, sicuramente mosso da sincero affetto; al contrario dei tanti compagni di strada che via via l’hanno abbandonato!
    Un bel gesto quello del presidente. A parte tutta la retorica che vi si possa fare sopra, resta una bella testimonianza di stima verso il gigante dalle spalle larghe (il “Platone” della protesta)!
    Il Marco delle grandi battaglie civili, digiuni compresi. Oggi, smagrito, capelli lunghi mal raccolti, in disordine, i grandi occhi azzurri dallo sguardo fermo di sempre, lo sguardo di chi è deciso a continuare fino alla vittoria.
    <>.
    Profeta inascoltato dei nostri tempi, ben diversi da quelli delle grandi lotte per il divorzio e per l’aborto.
    La sua voce forte, allora, risuonava decisa nella Piazza del Popolo di Fellini, di Moravia, di Pasolini.
    Il caffè Rosati! Gli incontri letterari all’ora del tramonto, quando tutto si colorava di rosa, nel tepore di una primavera romana prepotentemente sempre in anticipo.
    E lui era là, ammirato dai più grandi, sacerdote del diritto umano; celebrante il rito solenne del radical liberal socialismo; e gandhiano allo stesso tempo.
    La sua protesta di oggi riecheggia dei versi di quel rito antico, sostenuti dalla forza di sempre: la forza propria solo dei santi.
    Vai avanti, come sempre, nella tua biblica “giusta battaglia”! Ma, ti prego, non lasciarti morire!


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  6. Sebastiano Pirrone20 dicembre 2012 23:44

    La civiltà di un popolo si misura anche con la capacità di tenuta delle carceri. Un popolo civile ha l’obbligo di tenere in condizioni tali da non mortificare la dignità umana. I loro residenti devono avere un tenore di vita atto al ripristino della loro educazione civile. I carcerati non sono bestie, lo Stato ha l’obbligo di trattarli da umani. Poiché lo Stato siamo un pochino tutti noi, utilizziamo tutti i mezzi a nostra disposizione per stimolare i nostri rappresentanti al Parlamento italiano ad attuare, immediatamente, tutte quelle iniziative atte a lenire le sofferenze dei carcerati. In tal maniera salveremo la nostra dignità, saremo riconosciuti come popolo civile in campo internazionale, salveremo molte vite umane che in carcere la perdono con il suicidio e metteremo fine alle manifestazioni di Marco Pannella che, a rischio della propria vita, denuncia pubblicamente situazioni incresciose al solo fine di salvaguardare la vita dei carcerati e la dignità che uno Stato moderno e civile dovrebbe avere.

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  7. I digiuni di Pannella hanno sempre motivazioni politiche, e quest’ultimo non sfugge alla regola. Pannella a Radio Radicale, qualche giorno fa, rivolgendosi a Saviano e a Vasco Rossi ha detto testualmente: Se dichiari che ti candidi nelle liste, io bevo.
    Ecco, a mio parere la sta portando troppo alla lunga, non solo, ma questo ennesimo digiuno è sommamente intempestivo, perché Pannella sa benissimo che la legislatura è praticamente finita e non si possono fare altre leggi, soprattutto quella sulle carceri che per la sua natura particolare e opinabile quanto mai avrebbe bisogno, per “quagliare”, di parecchio tempo.
    Conosciamo tutti le battaglie “civili” di cui Pannella si è reso protagonista da più di 40 anni ad oggi, e mi corre l’obbligo di proporre in questo commento la “Preghiera” di Camillo Langone, apparsa su Il Foglio di oggi, 20 dicembre:
    “Non esistono pasti gratis, diceva Milton Friedman. Perfino certi digiuni non sono gratis, dico io. Quanto sono costati all’Italia gli scioperi di Pannella? A colpi di aborto e divorzio il vecchio malthusiano abruzzese ha accelerato l’invecchiamento nazionale, ha aggravato il dramma delle culle vuote. Con le sue piazzate, con le sue cazzate che tanto piacciono ai potenti che fintamente attacca (l’abbraccio Pannella-Monti è una buona illustrazione di Luca 23,12: “Erode e Pilato diventarono amici”), ha indotto gli italiani a considerare magnifico e progressivo un destino di estinzione. Mentre la presente crisi prima che economica è demografica: le tasse sono strangolanti e recessive quasi solo perché un numero sempre minore di giovani deve pagare pensioni e ospedali a un numero sempre maggiore di vecchi. Giornalisti e commentatori vari, perfettamente ignari sia di morale sia di economia, garantiscono al pifferaio ancora ottima stampa, anche adesso che, esauriti i feti, se ne va a caccia di adulti (cos’altro è l’amnistia ai detenuti colpevoli se non il massacro dei cittadini innocenti?). “Guardatevi dal lievito di Erode!”.
    Tuttavia, io sono convinto che Pannella non si lascerà morire. Se se ne andasse per sempre, dispiacerebbe anche a me che non sempre ho approvato le sue iniziative, e a volte ho considerato i suoi digiuni come rottura di scatole se non come ricatti veri e propri. Il suo vero problema è che le sue iniziative non gli hanno mai portato voti e ha cercato sempre, con alleanze di convenienza, di piazzare in parlamento la sua sparuta pattuglia di fedelissimi. Speriamo che la pianti lì e riprenda ad alimentarsi, perché in caso contrario lascerebbe troppi sensi di colpa in giro.
    Tutto ciò a prescindere dal fatto che in Italia le condizioni dei detenuti , spesso con soli quattro metri quadrati di spazio vitale a testa a testa, siano addirittura inferiori alle condizioni di vita dei maiali che poi verranno “invitati” a pranzo e a cena da tanti italiani, cui la legge ha destinato da 6 a 9 metri quadrati a testa, come ha detto bene il nostro direttore nell’articolo oggetto del commento.

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  8. La battaglia di Pannella è giusta la pena detentiva in Italia dovrebbe servire, oltre che alla pena giusta per i reati, al reinserimento nella Società per un futuro migliore. Certamente, come scrive Nino Pepe, stanno meglio i maiali (mentre sono in vita, li trattiamo bene e poi li mangiamo). Le persone invece li trattiamo male e poi?

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  9. Ho rispetto per Pannella e per le sue scelte, ma penso che in un paese civile non si debba arrivare a tanto per attirare l’attenzione delle istituzioni verso un problema cosi grave.
    È giusto che il detenuto sconti la sua pena, ma è altrettanto giusto che il carcere sia un luogo in grado di recuperare la persona. Le pene non possono essere trattamenti contro il senso di umanità ma devono cercare di rieducare il condannato in modo che questo possa dare prova di un proprio cambiamento.
    Lo Stato ha un ruolo fondamentale in tutto questo. Come è in grado di garantire pene ridotte o addirittura la libertà ai condannati che collaborano con la giustizia, deve altresì, far scontare al detenuto la giusta pena in condizioni umane.
    Certo, una pena commisurata al reato compiuto, scontata non in condizioni disumane e di sovraffollamento, perché questo può solo incattivire la persona. La detenzione dovrebbe essere un periodo nel quale il detenuto attraverso un percorso rieducativo e una presa di coscienza possa avere la possibilità di capire l’errore commesso ed essere pronto ad inserirsi nuovamente nella società.
    Ma per ottenere tutto ciò ci vuole la buona politica e politici con coscienza, che riescano a cambiare e migliorare il sistema carcerario.

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  10. SERGIO POTENZANO8 gennaio 2013 13:35

    Chi ha commesso un reato e si trova in carcere, paga per il solo fatto di essere privato della libertà, un bene tanto prezioso senza il quale si può anche impazzire fino al punto di suicidarsi, e le cronache degli ultimi anni ci hanno citato tantissimi casi in merito.
    Un detenuto che già sconta la pena, a prescindere dal reato commesso, è pur sempre un essere umano che ha il diritto di vivere in maniera civile fino all'espiazione del periodo detentivo, ecco perché condivido con grande ammirazione la battaglia di Pannella, che, a quanto pare è l'unica battaglia possibile, senza la quale nessuno, a mio avviso, si preoccuperà mai abbastanza per porre fine a questo scempio.
    Spero che riesca a vincerla senza pregiudicare ulteriormente la sua salute, perché un politico del suo calibro può ancora insegnare molto alla nostra società civile.

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  11. Io sono del parere che le condizioni di vita dei detenuti in Italia sono semplicemente inaccettabili, fosse anche soltanto per il sovraffollamento delle carceri, motivo per cui i carcerati hanno uno spazio vitale troppo misero, inferiore a quello di cui godono i maiali nell'attesa che vangano condotti al macello, spazio che va dai tre ai sei metri quadrati a testa, una cosa obbrobriosa che grida vendetta al cospetto di Dio.
    Sono anche del parere che i detenuti debbano scontare per intero la pena inflitta dai giudici senza se e senza ma. Non si può sopportare l'idea che vengano rimessi in libertà assassini dopo due o tre anni di carcere. Anche questo è un obbrobrio e un insulto per le vittime e le loro famiglie.
    Il cercerato ha diritto ad un trattamento rispettoso della persona ma anche il dovere di scontare per intero la pena.

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