giovedì 11 ottobre 2012

NON È DETTO CHE SIA UN TUNNEL

Francesco-Gallo-Mazzeodi Francesco Gallo Mazzeo - Tutti pensiamo che questa crisi debba prima o poi finire e certamente finirà, almeno in questa forma virulenta e acuta, che ogni mattina ci procura un nuovo problema che ieri non c’era, nel senso che non se ne parlava, come se si trattasse di un gioco alle sorprese e a chi la spara più grossa.
Il lancio dell’allarme, come da guardie alle mura, è lo sport più praticato, per cui c’è un allarme per tutto e quando non c’è un allarme (ma è raro, molto raro) c’è un ma, grande quanto una casa che spegne ogni accenno di buona notizia. Con un allarmismo simile, poi qualcuno, che proprio non dovrebbe, si meraviglia che la gente non spende, non viaggia, non compra abiti, scarpe o altro e figuriamoci macchine, nel senso di automobili, ma anche di lavatrici, televisori. Per ora si salvano solo i telefonini, ma non sappiamo, per quanto ancora.
Comunque ci dobbiamo attrezzare, culturalmente, a seguire la multiformità e novità, di questa crisi, con una cultura di crisi, che non è crisi della cultura, ma un armamentario, morbido, adattabile, capace di non rimanere indietro sul continuo farsi e disfarsi dei linguaggi, degli usi e dei costumi, che sempre più sta rottamando le vecchie concezioni di spazio e di tempo. Per questo non ci sono università giuste, né altre istituzioni bell’è pronte, accademie o gabinetti di conversazione, forse lo sono alcune fondazioni, da Napoli in su, ma qui quello che c’è, se c’è, non si avverte, non discute, non comunica, non fa bollettini, libri: niente, proprio niente e allora dobbiamo darci da fare ad inventare dei luoghi reali e virtuali in cui questo possa avvenire, cercando bene nel territorio e allungando le antenne fuori.
Mi viene in mente di chiedere al prossimo presidente della regione di sdoganare il Cerisdi, che così com’è, non è altro che un castello su una bella veduta e qualcuno si potrebbe incaricare di fare tornare in vita la Chiazzese, la Mormino e qualche altra, che non mi viene in mente. Fatte queste eccezioni, tutte da verificare, si tratta di organizzarsi veramente, senza volontarismi estremistici, ma anche senza rinunciatarismi codardi.
Di tutto questo, nel mortuario dibattito elettorale di questi tempi, non c’è traccia e la divaricazione avviene sulla presentabilità dei candidati o sulla loro letterale impresentabilità: troppo poco per non cadere nel dilettantismo e nel pressapochismo, ma non sono solo i candidati deputati e presidenti ad essere deficitarii, lo è anche tutta la società civile siciliana,delle professioni, dell’imprenditoria, ad essere tragicamente (molto più che drammaticamente) assenti. Si capisce, che tutto è improvvisato, buttato lì per fare effetto, ma dietro non ci sono uffici studio, consulenti veri, sindacati, associazioni, per cui non c’è storia nelle idee che vengono proposte e non si sa come e quando poterle fare e soprattutto con chi.
Nessuno parla di responsabilità, sociali, politiche, morali, nessuno dice chi si è giovato della voragine di bilancio della regione siciliana, come se i soldi fossero stati sottratti dal diavolo e quindi dove tagliare, dove risparmiare, dove investire: governare la Sicilia non è un’eredità per nessuno e non può essere neanche un ‘avventura, deve diventare un progetto a breve, a medio, a lungo e che sia glocal, cioè locale fino al midollo e poi globale, strategico, pensando la singolarità come componente essenziale della totalità. Dobbiamo imparare a governare la crisi, che una endemia della post modernità, che è il vero nome della erronea contemporaneità, per capire la quale basterebbe tornare a Croce, a don Benedetto, che è stato si, abbandonato da tanti, ma non sostituito da niente e da nessuno, nemmeno da quel Gramsci, che bisognerebbe studiare, anche nelle scuole. Qualcuno dirà, ma come: marxismo e idealismo ed io rispondo di sì, magari con un bel po’ di Sturzo: a situazione complessa una cultura complessa, magari con l’aggiunta di, Attali, Nagel, Sennet, Bauman.
Nelle prossime puntate della mia follia affronterò temi che, penso, debbano accompagnarci a lungo, molto a lungo: crono politica, austerità, coesione territoriale e umana, metropoli, eccellenze, bisogni, solidarietà. Sempre a partire dalla nostra Sicilia.
Francesco Gallo Mazzeo
11 ottobre 2012





13 commenti:

  1. Finalmente una buona notizia .
    Proprio adesso apprendo che il presidente Formigoni rimarra' al suo posto .
    Trovata una intesa con la lega ogni pericolo di crisi sembra scongiurato .

    Questo e' un segnale molto bello e molto positivo ,sia per i popoli padani sia per il resto d'italia .
    Non dimentichiamo che Milano e' la capitale economica ma anche e ancor di piu' MORALE d'italia .
    Allora ottimismo , non e' vero che dopo Berlusconi ci sarebbe il vuoto , e che nessuno e' come lui nel PDL , Formigoni sta dimostrando di poterlo eventualmente sostituire alla grande , ed io sono personalmente convinto che non ha nulla ma proprio nulla in meno o di diverso dell'attuale Silvio .
    Detto questo , caro prof. Gallo , la cosa che piu' le invidio e' la sua voglia ,la sua forza e la sua determinazione di continuare a credere nel popolo Italiano .
    Se poi vogliamo parlare del popolo siciano , allora la cosa si fa piu' triste e scoraggiante ,allora meglio evitare .
    Devo pero' ammettere che come sempre , il solo leggerla o incontrarla mi da una sensazione di benessere .
    Se potessi ''assumerla'' anche in pillole , fiale o sciroppo lo farei senza esitare.
    Comunque caro prof. che dire.....speriamo bene.

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    1. Cominciamo col credere in noi stessi, cartesianamente e pascalianamente. Liberiamo noi stessi dai mostri che abbiamo dentro( mi ricordo un saggio bellissimo, di Carlo Bo). Continuiamo a scrivere a dialogare a dire quello che va detto, anche sbagliando, sbagliando tanto, ma a forza di sbagliare s'impara. Lo diceva Galileo, lo ha ribadito Giordano Bruno e poi Vico. I padri sono nobili, cerchiamo di esserlo anche noi,alla Alfieri.FGM

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  2. Condivido la visione espressa nell'articolo, soprattutto in merito alla pochezza di temi di questa noiosissima tornata elettorele, ed ancor di più nella necessità di una progettualità definita in modo molto acuto come "glocal"

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    1. Glocal, è un modo per sintetizzare e per aggiornare un linguaggio che prima si esprimeva in termini di tattica e di strategia e quando sbeffeggiava, parla va di provincialismo e di esotismo. Comunque i problemi non sono sempre gli stessi e quelli che lo sembrano, ingannano. Dobbiamo assumere, intellettualmente, il candore della volpi e l'astuzia delle colombe(?!).FGM

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  3. questa tornata elettorale io la definirei drammatica forse decisiva ,non trovo appropriato l'aggettivo noisa e ancor meno noiosissima ,mi sembra banale e vuoto .

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    1. Gli aggettivi possono essere tanti e senza essere necessariamente in lite tra di loro. Quello che,certamente, manca è lo stimolo, il sentimento di dire:ecco, ci siamo. Dalla parola "decisiva", mi sentirei di prendere le distanze.La storia dei popoli è sempre ricca di sorprese, che vengono fuori, inaspettatamente, solo che questa volta dobbiamo essere noi a metterle dentro.E dobbiamo farlo!FGM

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  4. Caro Prof. FGM mi arruolo volontario nel suo esercito "GLOCAL". Propongo, altresì,la sua nomina immediata sul campo a Generale Comandante in Capo del Reparto militare speciale "Genio internauti guastatori della malapolitica", con tanto di motto "Non se ne può più, se non ora quando".
    Mi scusi l'ironia, o almeno il mio innocente tentativo di farvi ricorso, perchè per davvero, per tutte le motivazioni che le hai spiegato magistralmente, dobbiamo darci una smossa sia culturale che operativa.
    Per davvero dobbiamo fare ricorso a tutte le nostre culture politiche e non (chiaramente solo quelle conclamate universalmente punti di alto riferimento etico, e che poi sono quelle da lei citate) per fare tre cosi urgentissime e fondamentali : capire perchè questa crisi; progettare la sua soluzione sul nostro territorio locale per intercettare il contesto globale; operare direttamente noi in prima persona.
    E già, in prima e diretta persona, ciascuno di noi, tutti in insieme, con questo blog, con una associazioneda costituire, con micro progetti in tutti i campi sociali più vitali.
    E' chiaro, le prossime elezioni regionali 2012 non risolveranno nulla, anzi aggraveranno le cose perchè nessun Presidente avrà una maggioranza assoluta propria all'ARS e perchè si è perso e si perderà ulteriormente altro tempo prezioso.
    La politica ed i partiti attuali sono "appestati" dalla insipienza e dalla arroganza. Tocca alla società civile,quindi anche a noi,restare in campo anche dopo il voto per ricordargli e dimostrare che noi non siamo solo elettori (che votano con le loro regole e poi se ne vanno zitti e buoni e casa), ma cittadini pensanti, operosi ed operativi che gli staranno con il fiato addosso per pretendere da loro il buon governo della nostra regione, e proporre loro progetti e soluzioni in questo senso, e perchè no anche disegni di legge, visto che in questa legislatura l'approvazione di nuove leggi è stata tra le più asfittiche nella storia autonomistica.
    Siamo impazziti e velleitari? Forse sì! Ma molto più probabilmente siamo disperati e vogliamo vivere il vecchio detto "aiutati che Dio ti aiuta".

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    1. Non possiamo fare analisi catastrofiche, che hanno motivazioni profonde e storiche e poi pretendere che ci siano soluzioni in vista. Abbiamo davanti un lungo ed incerto cammino e dobbiamo attrezzarci per la lunga durata e quindi essere più pacati e determinati. Dobbiamo sapere di più, essere di più, contare di più. Perchè Dio non dovrebbe aiutarci?FGM

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  5. Giuseppe Arena12 ottobre 2012 09:25

    Egr. Prof. La leggo sempre con molto interesse, a mio modestissimo parere tutta la teoria che abbiamo esternato e commentato fa si che liberiamo il nostro pensiero regalandoci un piccolo e meritato sfogo.
    Mentre leggevo il Suo intervento il TG dava la notizia degli ultimi provvedimenti decisi dal governo (nazionale).
    Una ulteriore stangata e un ulteriore prelievo dalle nostre tasche per pareggiare il bilancio. Sono molto contrariato e non solo perchè pagherò più tasse ma anche perchè li pagheremo solo noi.
    In questi ulteriori prelevamenti (siamo diventati dei bancomat) nessuno ha previsto di togliere qualcosa ai nostri eletti (eletti, ovviamente e disgraziatamente, da noi votati). Dopo e durante tutti gli scandali che abbiamo visto e vediamo quotidianamente, il governo non ha pensato minimante a lasciare in pace chi è già in croce e stangare chi sta sull'Olimpo.
    CONTINUA LA VERGOGNA.

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    1. Non siamo partiti politici, non siamo in parlamento,non siamo nemmeno candidati alle regionali e quindi non possiamo fare altro che quello che facciamo. Ma io non penso che sia inutile e solo consolatorio: Prima non esistevamo, nemmeno in questa forma, ora esistiamo e qualcuno per centomila e passa volte, si è avvicinato a noi. Continuiamo così:FGM

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  6. Ricordo bene come il popolo Italiano si seppe unire e dire no alle brigate rosse e nere che segnarono i lontani '' Anni di piombo''.
    Operai ,classe media , sindacati , uomini e donne di ogni giorno ,il popolo tutto , quello vero non quello rappresentato , disse ''NO'', non diede loro ne' consenso ne copertura .
    Se oggi dovesse riaccadere , il popolo , il popolo tutto,si comporterebbe come fece allora?
    Io per la verita' non lo so , ma chissa' se non saranno i fatti , la realta' , a dare la risposta a questa domanda .

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  7. Non capisco bene:siccome qualcuno governa male, è corrotto e le istituzioni sono in crisi (anche profonda) allora noi dovremmo retocedere, sulla difesa dei nostri diritti e della nostra dignità? No! Dobbiamo distinguere due piani. Uno, il primo, è quello di salvarci, come paese, quindi, ciascuno e tutti e vedere come farlo meglio e non meno peggio. Due, il secondo, è quello di fare tesoro delle dure repliche della storia e dare vita ad un percorso virtuoso, istituzionale, locale, regionale, nazionale. Don Sturzo fece un appello ai Liberi e ai Forti, in questo paese cene sono tanti, io ne conosco molti. Per ora agiamo in ordine sparso, seminiamo, allunghiamo il passa parola. Alla fine quantità genera qualità e qualità moltiplica quantità.FGM

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