domenica 21 ottobre 2012

CENTO VITTIME CENTO DONNE. ADESSO BASTA

Basta femminicididi Mariapia Labita - Quando si è di fronte a fatti come quello della giovanissima Carmela, si rimane storditi, quasi colti da incapacità a mettere nero su bianco quel che si sente e si vive nel profondo dell’animo.
Troppe le donne uccise (100 nel 2012), troppi gli episodi di violenza e non solo sulle donne.
E mi ritrovo a ripensare a quando ero bambina, nata nel 1956, quando la donna ancora viveva in totale stato di sottomissione prima al padre e dopo al marito. Ricordo quei tempi in cui non era consigliabile per una ragazza uscire da sola, passeggiare con dei giovanotti, andare a ballare e al cinema sprovvisti di adeguati e ufficializzati accompagnatori.
StopPoi l’angelo del focolare si è trasformato in donna consapevole, siamo uscite di casa stanche del solo ruolo di mamme e di mogli e siamo andate a lavorare nelle fabbriche, a scuola, nei tribunali, sulle strade come vigili urbani, insomma in tutti quei settori che erano prerogativa degli uomini.
Da genitore e da docente mi sento veramente disorientata quando si presentano tragedie come quella accaduta a Palermo.
La prima domanda spontanea è…”Perché?”
La seconda ponderata è:” In che misura la cosiddetta società educante è responsabile?”
Credo che nessuno di noi possa sottrarsi alla responsabilità di quanto sta accadendo e mi riferisco allo sfruttamento del corpo delle donne nel mondo della pubblicità, messaggi che nascondono al loro interno una idea distorta di donna, siamo al ritorno della donna-oggetto, donna-gingillo che poco pensa e molto si usa per piacere personale, per diletto dell’uomo, donna senza diritto a dire NO, non voglio…, NO, non ci sto più, uomini che si sentono padroni, uomini che non accettano di essere respinti.
Contro la violenza sulle donnePer non parlare di anni e anni di TV spazzatura che ha fatto il lavaggio del cervello a generazioni di bambini e adolescenti con programmi di veline e tronisti…. una vera caduta di “stile”!
E adesso?
È ancora possibile sentirsi al sicuro, quando si esce di casa per recarsi al lavoro percorrendo una strada solitaria di periferia senza correre seri rischi?
È ancora possibile pensare che i propri figli, uscendo da scuola, siano al sicuro da ritorsioni di presunti amici o ex-fidanzati?
È ancora possibile pensare che i nostri ragazzi non vengano colti da raptus di gelosia trasformandosi in assassini per caso?
So di cosa parlo, essendo stata docente nelle carceri minorili!
Dovremmo tutti dedicare una profonda riflessione per comprendere in che misura, oggi, possiamo arginare il continuo ripetersi di tanti episodi di violenza mettendo in campo una “Politica basata sulla Prevenzione”.
FemminicidioE, credo, da docente innamorata della scuola statale, che questo grande compito della Prevenzione spetti in gran parte alla Scuola, in quanto è l’Istituzione educativa più direttamente a contatto con le famiglie.
La scuola, oltre che occuparsi dei saperi, deve poter offrire continue occasioni di ascolto dei ragazzi, dei loro bisogni, delle loro difficoltà, per aiutarli a diventare giovani donne e giovani uomini Stopo violenzaresponsabili e maturi.
I giovani sono il nostro futuro ed è inaccettabile per noi tutti, genitori e non, che tanti angeli volino via per futili motivi.
Se politica, scuola, famiglie e altre agenzie educative sapranno mettere in campo tutte le strategie di cui sono capaci forse potremo scrivere la parola “FINE” su queste continue stragi e vivere finalmente con serenità il nostro ruolo di genitori e insegnanti.

Mariapia Labita  Mariapia Labita  21 ottobre 2012
















10 commenti:

  1. Problema gravissimo quello affrontato da Mariapia Labita che, da educatrice, sente tutto il peso di una situazione così delicata. E in questo senso coglie nelle istituzioni, nella scuola e nella famiglia l'antidoto per questo terribile male che può trasformare il rapporto uomo-donna in una gabbia mortale. C'è, in effetti, una forte dose di incultura che dilaga tra i giovani e non solo. C'è ancora un retaggio dell'uomo padrone che ha tutti i diritti nei confronti della donna e c'è una società che è sempre più distratta e incapace di cogliere i segnali premonitori. Non è più il tempo di aspettare, ci vogliono reazioni forti e immediate. La nostra legislazione ha fatto qualche passo avanti ma è ancora necessario continuare, coinvolgendo le scuole e le famiglie attraverso percorsi formativi e informativi. Perchè ogni donna, ogni ragazza possa avere tutta l'assistenza e l'aiuto necessario per capire e superare queste pericolose situazioni.

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  2. Questo ennesimo delitto è sconcertante e demoralizzante.
    Intanto perchè la catena degli omicido continua ininterrontamente. Poi perchè ancora una volta un siciliano dimostra che il retaggio pseudo culturale animamaschilista è vivo e vegeto.
    Ma soprattutto perchè un giovane di 22 anni, oggi nel 2012, se ne va ancora in giro con il "classico" coltello in tasca per ammazzare una ragazza più giovane di lui gli ha detto che non lo vuole nella sua vita affettiva e sessuale.
    Tutto questo, a mio parere, ha nuovi colpevoli: le demenzialità criminogena dell'abuso di Facebook e della rete in genere,nonchè la politica che avendo perso il primato nella coscienza e nella attenzione dei singoli cittadini li ha abbandonati a se stessi, con l'alibi del relativismo, per concentrarsi solo nella propria parassitaria sopravvivenza di casta.

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  3. Per adesso il fatto di cronaca,agghiacciante,prevale su ogni altra considerazione ed argomento.
    E' naturale ed ovvio che in questo momento la nostra rabbia il nostro dolore ed anche la nostra indignazione sia rivolta tutta e solamente contro''CAINO''.
    Tra un po' di tempo ,la storia prevarra' sulla cronaca ,ed allora e solo allora ci si dovra' chiedere il perche' dell'esistenza di CAINO ,e anche se lo stesso CAINO e' il solo a meritare la nostra condanna,ed in ultimo se lo stesso CAINO non e' a sua volta vittima di una societa' mercantile ,malata e priva di ogni morale .
    Chi e cosa sono stati corresponsabili di quello che e' accaduto?
    LA professoressa ha scritto un pezzo da bacheca ,una analisi profonda ed attenta che le fa onore , e fa onore a tutto il blog.

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  4. Dicono in giro che questi fatti sono sempre esistiti e, anzi, prima ne succedevano ancora di più e ancora peggio. Adesso le notizie vengono diffuse con rapidità e quasi tutto viene a galla. Ma la situazione è grave e quello che è successo a Palermo, fa riflettere e fa crescere la paura. Cosa si può fare? Come possiamo sapere se l’amico conosciuto per caso è un bravo ragazzo o un potenziale assassino? Forse l’unica via d’uscita è la scuola, la cultura e l’educazione. E, appena succede qualcosa di strano, ricordarsi di parlarne con gli amici, con i familiari e con le forze dell’ordine, senza perdere tempo.

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  5. Interessante l'articolo di Mariapia Labita, riguardo l'assassinio della piccola Carmela.
    Ora mi chiedo:
    Un ragazzo che prende il coltello e accecato dalla rabbia uccide, è un ragazzo che non sa comunicare; il suo pensiero resta informe, "di pancia", compresso nella testa, senza "spiegarsi" in un discorso logico, evoluto.
    Quando parlano i giovani? Con chi?
    L'articolo di Mariapia tocca punti nevralgici del problema, e ricorda momenti importanti della storia delle prime forme di emancipazione femminile.
    Ma cosa manca? Perché gli uomini, qui un ragazzo, reagiscono in questo modo quando perdono il loro potere di maschio padrone? Ogni cambiamento richiede sicuramente tempi lunghi, e forse siamo solo all'inizio di quel processo che nel tempo segnerà definitivamente la parità di genere.
    Non è tanto semplice se lo esaminiamo dalle sue tante e diverse angolature. Molti i contraccolpi, e tutti inevitabilmente pesanti.
    Ma la violenza giovanile non è circoscritta solo a questi terribili assassini. Essa investe tutto il mondo delle relazioni; e qui la scuola, più che la stessa famiglia, ha il compito di abituare i giovani a parlare di sé, a capire il mondo, a rispondere con maturità ai disagi che si incontrano nella vita; per affrontare le novità e gli imprevisti senza tutte quelle angosce e paure, che poi li rendono privi di linguaggio e di controllo.
    Mi chiedo anche:
    In una scuola ridotta nello stato in cui è, una scuola che non è in grado di offrire un servizio di accoglienza e di sostegno alle famiglie se non in forme "primitive", con i tanti bambini che restano fuori per "numeri" sempre più "chiusi" fin dalla materna, come si può parlare della formazione delle nuove generazioni?

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  6. Purtroppo viviamo in una società dove tutto si ottiene senza sacrifici e rinunzie, dove non c’è condivisione con gli altri e dove tutto è centrato sull’egoismo. La forte crisi di valori a volte, conduce l’essere umano a non vivere rapporti sereni. Ma soprattutto al non accettare che la base per vivere questi rapporti con serenità, sta dentro di noi. Basterebbe capire, che è dal rapporto che ognuno di noi vive con se stesso, che viene fuori la gioia o la sofferenza. Da qui, nasce la responsabilità del sapersi gestire e magari una piccola incompletezza personale non porterebbe al disorientamento, sino a commettere gesti estremi. Questo a parer mio è una cosa che riguarda tutti. Poi ci sono i giovani.
    I giovani di oggi spesso non sono compresi dagli adulti, a volte non vengono nemmeno ascoltati, allora nascondono le loro debolezze dietro la solitudine. Il loro disagio con il passare del tempo può anche diventare trasgressione o violenza. Come dice bene la Prof. Labita la famiglia e la scuola devono essere le prime istituzioni ad aiutare i giovani. La famiglia come primo nucleo ha il dovere e la grande responsabilità di trasmettere ai figli i valori fondamentali della convivenza umana.
    E’ dovere dei genitori quello di dialogare con i figli. Di trasformare i piccoli avvenimenti della vita quotidiana dei ragazzi in grandi cose cosicché questi si sentano amati. Poi entrano in gioco la scuola, le associazioni e tutta la società.

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  7. Sergio Potenzano23 ottobre 2012 12:36

    Tragedie come quello che ha colpito la famiglia Petrucci, con l’uccisione della povera Carmela, ti fanno star male dentro, ti provocano un dolore che fai tuo perché pensi che sarebbe potuto accadere a tua figlia, a tua sorella, provi una grande rabbia e ti chiedi perché nessuno sia stato capace di fermare la mano assassina.
    Guardare il volto di questo dolce angelo e pensare in che modo sia morta ti svuota dentro, ti porta a pensare che non puoi vivere sereno se sai che dal nulla può spuntare un demente assassino che uccide per vendicarsi dall’affronto subito, già perché essere lasciato ha ferito il suo orgoglio di uomo, e ha fatto scattare una irrefrenabile voglia di vendetta, premeditata e portata a termine con una freddezza tale da sconvolgere qualsiasi mente dotata di normale raziocinio.
    Il suo stupido cervello non ha accettato che se è stato lasciato è stato solo perché non era il suo tipo, che il suo amore non era corrisposto e che ha preferito un altro, non è riuscito a farsene una ragione ed andare avanti, così come fanno tutti.
    L’interrogativo che ti poni è questo, perché oggi succedono queste cose, di chi è la colpa e come si può fare per evitare altre tragedie simili?
    Nell’articolo della Prof.ssa Labita, questi interrogativi sono posti in maniera chiara, ed in maniera altrettanto chiara viene posto l’accento sulle possibili soluzioni che potrebbero trovare terreno fertile con una “Politica basata sulla prevenzione”, che, partendo dal ruolo importante delle Istituzioni, creando sinergie tra la scuola, le famiglie degli alunni e gli alunni stessi, possano portare ad continuo monitoraggio delle relazioni intercorrenti tra i giovani, le loro famiglie, i social network, e il corpo insegnante.

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  8. Vorrei aggiungere un altro pensiero.
    E’ veramente impensabile che la vita di tante donne anche giovanissime, venga stroncata per futili motivi da soggetti che colpiti nel loro amor proprio si vendicano cosi violentemente. La famiglia, deve essere il primo laboratorio di prevenzione. Poi la scuola.
    Ma, un ruolo fondamentale ha la magistratura. Purtroppo dopo il verificarsi di questi brutali eventi, siamo abituati a vedere che si cercano tutte le attenuanti per far passare l’omicida per soggetto incapace di intendere e volere. Di norma non si va in giro armati. Per cui nel caso di Carmela l’omicidio è premeditato. Speriamo che per l’ennesimo femminicidio lo Stato dia l’esempio con una adeguata punizione.

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    1. Ogni volta che succede un dramma come quello accaduto pochi giorni fa arrivano i cucinatori di proclami che parlano di segni premonitori, di ricette, dell'assenza della società civile, della disattenzione delle istituzioni, della scuola. Sono solidale con il dolore infinito della famiglia della vittima, gli altri e ne dimenticheranno in fretta perchè non avranno un vuoto da colmare.
      ... sono solidale anche con il dolore della famiglia del piccolo omicida.
      Il ragazzo lasciamolo giudicare a chi, in terra ed in cielo, ha questo ingrato compito.
      Credo che sarebbe meglio limitarci all'indispensabile notizia.... e poi sarebbe meglio rispettare, in silenzio, il dolore.

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  9. Giuseppe Arena24 ottobre 2012 16:11

    Sicuramente la famiglia è il primo luogo dove i ragazzi apprendono le varie fasi comportamentali prendendo ad esempio il comportamento e gli insegnamenti dai genitori e solitamente, credo, questo percorso va a buon fine (salvo i casi di famiglie, diciamo così, molto disagiate).
    Quando i ragazzi crescono e cominciano il rapporto con l'esterno cominciano i primi problemi. Manca l'organizzazione scuola, la figura dello psicologo che possa seguire l'andamento del carettere dei ragazzi in sintonia con la famiglia per esempio. Manca lo Stato che è assente nella maggior parte dei casi: mancano i centri di aggregazione tipo campi sportivi, palestre, piscine, biblioteche, cineforum e tanto altro. Luoghi dove i ragazzi possano conoscersi di persona e confrontarsi.
    Lo Stato è presente con i Monopoli (vedi sale-slot, gratta e perdi, casinò e video poker online).
    Oggi moltissimi ragazzi sono asociali per via dei vari facebook e similari, che per come è stato già scritto permettono di intrecciare rapporti su basi inaffidabili.
    Siamo alla degenerazione assoluta, è l'epoca del tutto e subito, è la generazione dell'io e nessun altro. Non accettiamo sconfitte e abbandoni (io vinco, io ti lascio).
    Per quanto riguarda le donne il cammino è sicuramente più difficile e in salita ma penso che con l'aiuto degli uomini (uomini non maschi) di buona volontà si debba dire basta a questa vergogna.

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