mercoledì 27 giugno 2012

SICILIA VISTA DA ROMA

Francesco-Gallo-Mazzeodi Francesco Gallo Mazzeo Vista da Roma, che non è una città, al presente, esemplare e priva di inconcludenze, con tubi dell’acqua che si rompono e versano per giorni e giorni il prezioso liquido, di cui tutti dicono che dobbiamo fare economia, in un irriconoscente asfalto, tutto concavità e convessità,
che è un bello camminarci sopra o ballarci la samba con le macchine, con tanto di centurioni che si fanno le fotografie con i turisti, chiedendo mancia, come se fossimo un qualunque paese delle banane, con manifesti murali fuori dagli spazi e il Tevere che sembra una succursale della discarica che si vuole chiudere, mentre si celebrano i misteri gaudiosi dei termovalorizzatori (di cui in Sicilia non si parla più, in forza di un estremismo, del tutto o niente e regolarmente si legge: niente), la crisi siciliana sembra una cosa dell’altro mondo, il che è tutto dire. Incontro per le strade, si fa per dire, ma anche in conferenze, presentazioni e altro, deputati, senatori e tanti ex, tra deputati e senatori, che non si possono più vedere a casa loro, anche dopo che non sono in carica, conservando il titolo, senza un motivo, che non sia, come si dice, di casta e con loro parlo e più parlo e più mi sento sconfortato.
E penso che sia un delitto che la nostra terra, d’intelligenza e di cultura, non possa selezionare, nel suo ricco campionario, degni rappresentanti, capaci di analisi e di sintesi, di strategie e di tattiche, dotati di cuore e di cervello: qual è la maledizione che impedisce al gioiello mediterraneo di funzionare come ai tempi delle polis greche, dei notari federiciani e poi dei Ruggero Settimo, dei Castelnuovo (nella cui villa al centro di un immenso parco, fra poco illuminato nel suo viale principale, con un felicemente restaurato cancello, sono entrato per la prima volta, dopo averlo, guardato, con invidia e compassione, dall’intasatissima Via Resuttana, con gli amici coltissimi di questo blog a cui mi onoro di appartenere) pur avendo avuto di recente il genio degli Sturzo, dei Li Causi, degli Aldisio, dei La Loggia, degli Sciascia, dei Macaluso (Emanuele, che Dio ce lo conservi per altri cento anni: tie!).
La maledizione, se così possiamo chiamarla, appartiene alla nostra storia che dobbiamo rileggere e bene: per cui rimando a Francesco Renda, alla sua Storia della Sicilia, in tre volumi, di cui propongo letture singole e collettive e non già perché la ritenga un vangelo, quanto perché è la prima storia che non sia, consolatoria, acida aggressiva, piagnona, ma autenticamente storia, che è cosa diversa dalla cronaca e dalla fenomenologia. Ma rimando anche a Gramsci, a Dorso, a Cinanni. Non sarebbe male, neanche rileggersi la vicenda dello statuto siciliano e del governo Milazzo ed entrambe potrebbero essere ricche di insegnamenti, ma non per questo ceto dirigente che dire inadeguato è solo un complimento, ma per quelli che, ora, ora, devono venire fuori e non dopo, dopo, perché non siamo nelle condizioni di attendere molto, mentre il Marocco, con una tambureggiante pubblicità, fa sapere che è pronto.
Che ne facciamo del porto di Augusta, della marineria di Mazzara del Vallo, di Catania emporio commerciale, agricolo, industriale, di Priolo e company del gioiello di Siracusa e del Val di Noto, di Agrigento, di Segesta Selinunte, di Marsala-Trapani, del Cantiere navale di Palermo, del suo strategico porto e aeroporto, di Messina porta del mediterraneo occidentale. E potrei continuare con Taormina, Acireale, Noto, Palazzolo Acreide (dieci mila abitanti, ristoranti top, alberghi a gogò, squadra di calcio in serie d) Gela, Modica, Piazza Armerina, Sciacca, Ficuzza, Milazzo, ma preferisco fermarmi e aprire un atlantino delle mille e mille realtà, materiali e umane per cui questa terra, non deve sopravvivere, ma vivere alla grande. E allora: attenzione ai movimenti spontanei e para organizzati, alla partecipazione, che è condizione di modernità, ai bisogni che sono concretezze nude e crude e non invenzioni consumistiche, all’elaborazione delle urgenze, tenendo conto delle vocazioni umane e ambientali, alla questione delle tre aree metropolitane (senza la cui soluzione o itinerario di soluzione, non è possibile affrontare e risolvere alcun problema).
Oggi siamo preda di luoghi comuni e sciocchezze, che a forza di ripeterle fanno male, malissimo, ma non evocano che un ribellismo di maniera, quando lo evocano: mentre noi perdiamo tempo prezioso, gli altri si muovono e allora facciamo anche noi i cinesi, gli indiani, i brasiliani, senza farci prendere dalla luna, dalla maledetta luna, di cui ha scritto Pirandello, ma affrontando i beni e i mali per quello che sono, senza allucinazioni e senza scorciatoie. Facciamo un passo, iniziamo un cammino. Questa sera prendo un aereo a Leonardo da Vinci e scendo a Falcone e Borsellino: i simboli contano, eccome!
Francesco Gallo Mazzeo
27 giugno 2012




14 commenti:

  1. E già, esimio professore, i simboli contano. Palermo intitola il suo aeroporto a Falcone e Borsellino, due suoi figli eroi mondiali della legalità. Roma, invece, il suo lo intitola a Leonardo da Vinci,figlio di Firenze. Mi sarei aspettato Giulio Cesare, Adriano, Cicerone, Mastroianni, Alberto Sordi, Anna Magnani,Belli. Ma che succede, la Capitale non ha figli suoi presentabili?
    I nuovi politici siciliani che verranno nel 2012 e 2013 saranno peggiori di quelli uscenti. Purtroppo i nostri ragionamenti non potranno cambiare così a breve gli uomini. Ma soprattutto, come ci rimproverano alcuni storici anglosassoni della Sicilia, la nostra è una tedrra che non ha mia fatto una vera rivoluzione per difendenre la propria indipendenza, quasi sempre ha fatto ribellismo per essere autonoma, cioè farsi i fatti propri senza che nessuno ci metta becco ma con isoldi dell'autorità centrale. Spesso dico una battuta: vogliamo fare il "gagà" con i soldi di papà.
    Oggi siamo sotto le macerie della autonomia nella versione di Raffaele Lombardo.
    Siamo troppo autodistruttivi. Viviamo solo per il presente. Spesso penso che l'orizzonte mentale del siciliani è quello tipico dell'isolano: il mondo, e quindi la sua vita, finisce dove finisce la terra, cioè sulla battigia del bagbasciuga.

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    1. Il pessimismo può essere metodico(e questo è un bene)può essere assoluto (e questo è un male). Si tratta di non lasciarsi travolgere dalla catastroficità degli eventi e diventare catastrofisti: Certo, essere una minoranza è sempre difficile, però è una condizione privilegiata per vedere di più, per vedere meglio:utilizziamola. La peculiarità della storia della Sicilia, spesso, non la capiamo noi, figuriamoci gli storici pomposamente anglosassoni.Dobbiamo cercare in noi, nel nostro intimo, la forza per andare avanti.FGM

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  2. Illustre prof. ho atteso un pò prima di commentare, ho indugiato perchè lei pone sempre questioni serissime, e poi i suoi stimoli ci inducono e ci costringono a migliorare. Che lei sia onorato di partecipare a questo blog e ci considera amici coltissimi( fatta salva un pò di bonaria generosità da parte sua, escludo assolutamente l'adulazione... per parte mia le confermo la stima e mi onoro altrettanto della sua vicinanza a questo piccolo laboratorio di idee e spero di proposte, per la nostra terra. Superato questo preambolo, nel suo articolo, colgo quasi accolto, l'invito che le avevo fatto in un precedente commento, a cogliere le differenze tra le città europee e palermo, in rapporto alle sue proverbiali "passeggiate". Speravo che lei ci rendesse edotti di una sua passeggiata a "Berlino"...ma vedo che lei ha scelto il criterio geografico, da sud a nord, per cui al momento mi sta bene il punto di osservazione...Sicilia vista da Roma. CMQ prima di proseguire questo commento, le volevo ricordare di essere nato dalle parti di Agrigento, in un paese limitrofo a quello di Sciascia e Pirandello. A tal proposito mi sovviene la battuta o barzelletta, significativa di una feroce critica nei confronti della nostra amata isola, e cioè " se DIO ti vuole male, ti fa nascere in Sicilia...Se DIO ti vuole proprio fottere... ti fa nascere a palermo!! Con questo non voglio assolutamente scindere il mio destino da quello dei Palermitani...anche perchè dopo altre 40 anni, come dice mia moglie, per "usucapione" sono palermitano anch'io. Purtuttavia delle amarezze e delle colpe relative alla sfortunata e disgraziata nascita in terra "Sicula", da parte mia non sono da nascondere.......continua...

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    1. Parte 1. La questione dell'orgoglio è sempre opinabile e soggettiva:meglio se lo si è, orgogliosi. Comunque, conosco tanta gente che non lo è, ma è ricca di buon senso, di cultura, di capacità critica. Palermo è un grande enigma, che dobbiamo sottoporre ad una lunga attenta analisi:FGM

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  3. Naturalmente anch'io mi potrei nascondere dietro il solito, un pò ipocrita clichè...del "sono orgoglioso di essere siciliano e bla...bla...bla. Invece se fossi nato o andato da giovane medico a Berlino il mio destino e quello dei miei figli sarebbe stato diverso(ripenso ancora con amarezza di non aver accettato il posto di neurologo che la dea bendata mi offri a 26 anni presso la clinica neurologica del prof. Janz, allora il più prestigioso epilettologo europeo)...non afferrai al volo quel treno e restai nel mio provincialismo o per essere più crudo restai in mezzo alla me...di Palermo. Purnondimeno per quello che mi permise la realtà palermitana essercitai la mia professione a buoni livelli (divendando medico di famiglia massimalista) e rangiunsi discreti livelli di benessere materiale per quelli che erano gli standard della famiglia di nascita...assolutamente proletaria. A questo punto caro professore non vorrei essere frainteso...cioè non sono abituato a sputare nel piatto in cui mangio ne a cagare nel letto in cui dormo con una bellissima palermitana della rocca. Ma semplicemente rifuggo dall'ipocrisia. Se vogliamo ci possiamo autoconsolare ed autoincensare dicendo che la nostra terra è bellissima, ricca di storia, di monumenti, belle spiagge, il sole e mare...ma non possiamo dimenticare i lati oscuri e deteriori della nostra città. L'oscurantismo, la decadenza, l'essere periferia non solo geografica, ma soprattutto culturale. Se a questo angiungiamo i mali atavici dell'ascarismo della politica siciliana, della mafia, della pigrizia e dell'abbandono dell'omertà e dei comportamenti deteriori dei nostri conterranei e della nostra classe dirigente...mi verrebbe da dire con le parole di Sciascia "sicilia irredimibile"! Vede professore Gallo... io non ho una libreria da 20 mila volumi come lei, ma qualche libriccino lo leggo anch'io, anzi a proposito accolgo il suo invito ad andare a leggere la storia della sicilia dell'illustre intellettuale e storico comunista prof. Francesco Renda. Prorpio in questi giorni sto leggendo un libro che un mio paziente comunista "Roberto Tagliavia" ha scritto e generosamente me ne ha fatto dono: il titolo è "mai più terra dei silenzi" dove l'autore incontra ed intervista il Prof. F. Renda e dialoga altresi con il sindacalista Antonio Riolo. In questo incontro di un politico(Tagliavia), uno storico(F.RENDA)e un sindacalista(A.RIOLO) quotidianamente impegnati a seguire le vicende regionali, 3 modi di vivere la vita siciliana, tre modi di vederne i problemi. Un confronto che spazia dall'influenza della mafia, dall'unità d'Italia, all'autonomia siciliana, fino ad una nuova proiezione di nuovi orizzonti politici ed istituzionali......continua....

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    1. In conclusione: mi fa dovere inanzitutto scusarmi della mia prolissità, scriptorrea o grafomania, non voglio apparire come un "pasdaran" del blog, anche se spero che il nostro direttore Gattuso, sia contento, perciò accolgo l'invito del prof. Gallo a non sottovalutarci. Il suo incoraggiamento se non aumenta il nostro narcisismo, sicuramente rafforza la nostra autostima. Anche se siamo nati alla periferia dell'europa, qualche volta ci siamo confrontati con le eccellenze non solo dell'europa ma del mondo, ho avuto modo di frequentare il "Goethe institut" presso stoccarda e Koblenza ed in quella classe c'erano un archeologo inglese, una girnalista canadese, francese, una fisica russa, un dentista rumeno, ingegneri giapponesi, cinesi ed indiani. Ebbene io siciliano ebbi modo di diventare animatore e leader di quella classe che portai alla vittoria scrivendo una parodia su una famosa poesia tedesca la "LORELEI" di Heirich Heine, in un concorso tra le varie classi internazionali del "Goethe Institut" dove c'erano circa 800 spettatori tedeschi che si sbellicarono dalle risate, nonostante io stessi scimmiottando la poesia di un loro importantissimo autore. Anzi mi offrirono da bere birra gratis ad libtum. Ed un giornale locale presente alla manifestazione giudicò il mio lavoro, DIE LORELEI, vincitore del concorso con relativo articolo e foto sul giornale tedesco. CMQ non riesco a superare la mortificazione e l'umiliazione che provo ogni qual volta il mio collega ed amico DR. Fischer mi viene a trovare a palermo e mi chiede come mai tutta questa immondizia e devo ringraziare il cielo quando non ci imbattiamo in uno scippo di qualche turista. Perciò e finisco, con questo torrenziale ed autobiografico commento, non volevo fare una seduta di psicoterapia socio-politica ma concordare con il prof. Gallo che nonostante le nostre debolezze, potremmo trovare la forza e l'energia di correggere un percorso sino a qui perdente!!

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    2. Parte 2. Tutti hanno debolezze e noi le nostre:soprattutto quella di rimanere sempre sulle premesse generali, mentre abbiamo l'obbligo di scindere cartesianamente, il grande problema, la totalità, in tutte le sue componenti: comprenderle a fondo e poi proporne le soluzioni. C'è grande intelligenza in Sicilia, la dobbiamo fare uscire dalla potenzialità e entrare nell'attuazione. Alrimenti non resta che "l'astratto furore" e la "quiete nella non speranza". E non mi sembra il caso...FGM

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    3. Parte3.Ho letto il libro dell'amico Roberto Tagliavia e le preziose risposte di Renda, a lui e Riolo, le trovo per tanti versi, illuminanti. Da autonomista convinto, sostenitore dell'attuazione integrale dello statuto, dico, però che non ci dobbiamo incartare con le nostre mani e cadere nello sproloquio: la questione è tutta nella orizzontalità e verticalità della cultura politica, nel suo provincialismo nel suo ricettario degno dei medici messi in ridicolo nel "malato immaginario" anche se qui i mali sono veri, eccome. Delle vicende regionali non posso che dire, quello che tutti dicono. Ma domando: siamo in grado di selezionare una classe dirigente? E non parlo solo dei politici, ma anche dei sindacalisti, degli industriali, dei commercianti, degli economisti, dei filosofi, degli scienziati. Su questo dobbiamo confrontarci, di più, sempre. Molti a proposito della regione scrivono: Regione Sicilia, ma non di questo si tratta, bensì di Regione Siciliana. FMG

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  4. bruno la menza29 giugno 2012 13:41

    Bene, mi convince l'invito del prof Gallo Mazzeo a iniziare un cammino.
    Si parte sempre da un'analisi seria e concreta, poi si ipotizza un percorso terapeutico per la Sicilia martoriata prevalentemente dai siciliani.
    Da roma (minuscolo apposito) siamo stati visti sempre come un qualcosa da spremere in qualche modo per poi elargire a classi dirigenti malsane prebende e premi.

    Dopo l'analisi credo che siamo in grado di chiedere la luna e qualsiasi altra cosa.
    Non si deve temere in alcun modo di mettere le palle sul tavolo e definire in modo chiaro il vestiario del monarca.
    Il re e' nudo.
    Diciamolo con forza.
    Il governatore si e' dedicato a tattiche politiche e ancora balbetta sul tema della Fiat, sul tema delle risorse culturali costiere, sul tema della formazione.
    Autoproclama grandi miglioramenti della sanita' in termini di spesa ma non puo' dimostrare nessun miglioramento dei servizi.
    Chi ha la sventura di entrare in un pronto soccorso cittadino ne coglie la pochezza morale di chi lo gestisce scaricando le colpe sui pochi professionisti presenti.
    In tutto questo vengono nominati primari a iosa per branche che potrebbero benissimo essere accorpate e rese funzionali.
    Se il programma dei prossimi candidati al governo dell'isola non fa evidenziare una forte discontinuita' ne vedremo delle belle in termini di presenza alle urne e delle bellissime in termini di segnali di spazzamento della vecchia classe politica parolaia e bottegaia.
    Partiamo da qualcosa di piccolo e incisivo.
    Partiamo dalla famosa goccia che scalfisce la pietra.
    Avanziamo alla prossima riunione un idea che sia caratterizzante della voglia di cambiare.

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    1. La questione della Fiat di Termini Imerese è la cartina di prova di una incapacità, di una nullità, tutta imperniata su sole/mare/cucina, che è una balla colossale e appartiene ad una visione disorganica della società e delle sue forme produttive, già oggetto dell'analisi marxiana della divisione internazionale del lavoro, oggi più che mai attuale. L'altro giorno agli esami di licenza liceale, il professore di filosofia, ha fatto a mia figlia Clementina, una domanda sull'alienazione: mi viene voglia, ora, di rispondere: Fiat Termini.FGM

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  5. calogero dolcimascolo2 luglio 2012 12:24

    Esimio professore, quando un popolo concede deleghe in bianco a coloro che li rappresentano nelle Istituzioni non solo ha delegato quest’ultimi ad agire secondo libero arbitrio ma si è spogliato della propria coscienza di popolo.
    Abbiamo avuto un passato glorioso di uomini politici siciliani, alcuni dei quali riportati da Lei nell’articolo, ed in particolare ricorderei un altro personaggio di nome Gaspare Ambrosini, deputato dell’Assemblea Costituente e componente della Commissione dei 75, per il notevole contributo dato per la stesura del Titolo IV- La Magistratura- dell’attuale Costituzione Italiana scopiazzata da molti paesi del mondo che hanno visto nella nostra Carta Costituzionale quella che più si addice ai valori assoluti della democrazia e della libertà..
    Ho citato Gaspare Ambrosini non ha caso in quanto non era Roma a guardare verso giù ma bensì la nostra terra orgogliosa dei propri figli guardava Roma e tutta la Nazione per far nascere un progetto Costituzionale per un’avvenire migliore della nostra società civile e politica.
    La visione dei nostri padri Costituzionali possiamo definirla come una visione profetica della futura società Italiana nel rispetto dei principi in essa enunciati.
    Purtroppo ultimamente abbiamo assistito ad una deputazione siciliana che si è distinta nel Parlamento Italiano per un’ultrattività legislativa mai vista dal 1948 con iniziative di leggi ad personam ( legge Cirami, lodo Alfano, lodo Schifani ecc.) , per salvare dai guai giudiziari qualche leader politico amico, il tutto in contrasto con la giurisprudenza Costituzionale e la legge in generale, in quanto in tali provvedimenti vi è mancanza di astrattezza e generalità della norma nonché il venir meno della certezza del diritto.
    Le predette iniziative di quei politici siciliani, leeder della mera politica dell’io, paragonali a qualche iniziativa legislativa dell’On.le Avv. Niccolò Ghedini, hanno fatto perdere la speranza a un intero popolo trascurando i veri bisogni della Sicilia e della Nazione con provvedimenti legislativi che possiamo definire delle ghedinate.

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    1. Gaspare Ambosini, appartiene ad un olimpo che dobbiamo risvegliare, insieme a Calamandrei, a Leone, a Fanfani,a Moro, a La Malfa, a Scoccimarro, a Terracini, a Rossi,a Spinelli.Dite, che è troppo, pensare di risvegliarli? Sono d'accordo! Possiamo sempre studiarli!FGM

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  6. L'amarezza che attraversa tutto il suo articolo, stimatissimo professore, non ne diminuisce il pregio. E', invece, ritengo, il segno lasciato da tante battaglie combattute con slancio, e (come avviene alla maggior parte di noi), in buona parte perse. E le cicatrici si vedono. Ho letto i commenti, e mi pare che sostanzialmente tutti individuino dei punti topici... ma, se vogliamo dirla tutta (e del resto traspare dall'analisi storica rigorosa effettuata dal professore nel proprio articolo) il motivo di fondo, vorrei dire il 'leit-motiv', è, senza alcun dubbio, da attribuirsi alla presenza di una mafia, sempre più perversa, sempre più nascosta, sempre più pronta a disarmare, anche solo metaforicamente, i cittadini, del proprio coraggio. Cosa fare? Difficile dirlo. Si possono fare manifestazioni, ma non ci si può rivoltare contro qualcosa che vive con noi gomito a gomito. Comunque non mi sembra di banalizzare se affermo che quello che stiamo facendo in questo blog è una piccola grande cosa.

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  7. Ben detto, caro Geraci:noi abbiamo al nostro passivo un evento tragico-drammatico, che si chiama mafia, che ha voluto dire e vuol dire, intrecci, politici,economici,culturali, morali: invalidanti, immorali, cancerogeni,mortali. Facciamo luce, facciamo pulizia, facciamo progetti a breve, medio e lungo termine: il resto è secondario, altrimenti è baratro di vecchiezza e tristi ricordi, che non c'entrano nulla con la storia.FGM

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