martedì 20 gennaio 2026

I MISERABILI

di Torquato Cardilli - Tra i romanzi capolavoro dell’800 spicca quello di Hugo che costituisce un omaggio al riscatto della dignità umana e un grido di dolore contro l’ingiustizia dei potenti e il loro insaziabile appetito che si nutre della sopraffazione degli umili.
Un poveraccio ruba per fame una pagnotta e per quel gesto finisce per 20 anni ai lavori forzati ma trova il coraggio morale e la dignità nel riabilitarsi.
È una vera fortuna per i miserabili morali vivere oggi: non rubano per mangiare, ma solo per sete di potere, denaro e altri benefici immeritati a scapito di una moltitudine che tira la cinghia, senza pagare dazio.
Dove si annidano costoro? Nel palazzo ridotto a spelonca di ladri e in ogni luogo dove si maneggia il denaro pubblico e si esercita il potere.
Si danno da fare nel tempio della democrazia per confezionare sotto le mentite spoglie dell’utilità pubblica provvedimenti di legge utili solo a loro.

Agiscono per smontare pezzo per pezzo la Costituzione democratica, scritta col sangue dei combattenti per la libertà, per aprire varchi sempre più agevoli alla impunità loro e di quelli che vengono cooptati nell’areopago del potere, assolvendosi a vicenda al primo inciampo.
Non provano vergogna per il costante sfregio che con la loro condotta arrecano all’art. 54 comma secondo della Costituzione che, stabilendo l’obbligatorietà a loro carico di uno specifico dovere recita: "I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.

Vogliamo provare a tradurre questa norma in linguaggio più semplice? Il pubblico ufficiale, che in ogni atto rappresenta lo Stato, deve comportarsi con assoluta imparzialità, con inattaccabile integrità e in modo esemplare non solo rispettando alla lettera la legge ma facendone propri i principi.
Ciò significa percorrere il binario unico di un elevato standard etico senza deviazioni di sorta.
Le cronache e la rete - basta informarsi - grazie al giornalismo di inchiesta sono piene di nomi di profittatori, che pretendono rispetto e riverenza pur essendosi abbassati al livello infimo di ladruncoli.

Si calcola che almeno un quinto dei parlamentari abbia avuto problemi con la legge per peculato diventato un’abitudine, perciò fanno di tutto per punire la Magistratura che invece vuol far rispettare la legge. Sarebbe ridondante sottolineare ancora una volta che c’è chi ruba distrattamente un profumo al duty free, o fa pagare ad altri i propri vizi di morbosità sessuale abbaiando come un cane, o prende angelicamente l’indennità senza mai recarsi in parlamento, o che regala con nonchalance borse taroccate, e in combutta con altri froda l’Inps, o chi seppur con una condanna sulle spalle rimane impavido al suo posto ecc.

L’ultimo scandalo rivelato in questi giorni è quello che ha investito in blocco la dirigenza dell’Autorità garante della privacy del cittadino.

Costoro non solo hanno violato la costituzione, ma calpestato il regolamento interno ed il codice etico che impone lealtà, imparzialità. integrità. di comunicare la propria appartenenza politica, di respingere le pressioni esterne, il divieto di fornire informazioni, il divieto di ricevere qualsiasi dono o utilità.
Cosa deve pensare il povero come il protagonista del romanzo quando costoro accettano favori su case a prezzi stracciati, ospitalità in alberghi di lusso, auto blu per scopi personali, regali, prebende, utilità, pagamento dei conti di macelleria, di parrucchiere, di card executive, di pranzi e cene, di voli in business, di rimborsi gonfiati e non dovuti?

I leader di tutti i partiti si strappano i capelli urlando alla vergogna contro questi cialtroni, e ne chiedono le dimissioni; ma di fronte al loro rifiuto tetragono di lasciare la poltrona e la retribuzione che eccede di venti volte quella di un operaio, anziché fare melina e cortine fumogene perché non approvano in cinque minuti un provvedimento bipartisan per far decadere per indegnità l’intero collegio che da solo costa al contribuente 50 milioni l’anno?

Torquato Cardilli

20 gennaio 2026

2 commenti:

  1. Aveva ragione Piero Calamandrei: “Chiamare i deputati e i senatori i «rappresentanti del popolo» non vuol più dire oggi quello che con questa frase si voleva dire in altri tempi: si dovrebbero piuttosto chiamare impiegati del loro partito.”

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  2. Purtroppo la realtà fa venire la tristezza. Assistiamo a una situazione politica molto delicata con personaggi non all'altezza dei problemi che ci sono. Ma abbiamo questi rappresentanti e non possiamo cambiarli in corsa. Soltanto le urne e la volontà popolare possono farlo. E per questo dobbiamo sperare e provarci.

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