domenica 27 giugno 2021

IL QUALUNQUISMO NON APPARTIENE AL M5S

di Gigi Consiglio - Non vogliamo accreditare al M5S attributi in misura maggiore di quelli sbandierati dai suoi notabili. Il movimento post-ideologico di Grillo, il cui leader oggi è -vox populi-  l’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha ben poco da condividere col Fronte dell’Uomo Qualunque. Il M5S è nato come fustigatore di costumi politici via via sempre più corrotti, auspice di un riarmo etico morale della popolazione e della rivalutazione dei valori di onestà e di trasparenza eclissatisi definitivamente nell’immaginario collettivo, dopo vent’anni di egemonia berlusconiana. Per questo esso viene combattuto dalla Casta, a cui piace l’inciucio e la nebbia, senza esclusione di colpi. 

Si è arrivato perfino ad associare i 5 Stelle ai “Qualunquisti” del dopoguerra con la scusa che anche questi si dichiaravano non ideologizzati. Ma tutto si giudica dai fatti e non dalle chiacchiere specialmente elettorali. Il Qualunquismo nacque nel 1944 da un’idea geniale di Guglielmo Giannini, che nel 1944/45 riunì reduci, sbandati, epurati, confusi, sotto il simbolo di un torchio di stampa che schiaccia un’esile sagoma di uomo: è il simbolo della classe politica che opprime il piccolo borghese, il travet, insomma un cittadino qualsiasi, l’uomo qualunque. A fine anno 1944 viene fondato un settimanale a cui viene dato questo nome; lo dirige lui, napoletano, noto regista teatrale uso a lavorare, prima della guerra, con Nino Besozzi ed Enrico Viarisio. In prima pagina compare anche una vignetta amara, che esprime un sentimento di “antipolitica” perché essa raffigura un poveraccio che su un muro scrive “abbasso tutti”. Sei mesi dopo il giornale arriva ad una tiratura di circa 850000 copie dalle 25 mila del primo numero. L’umorismo che pervade gli articoli e le vignette del giornale è grottesco e ha facile presa sugli scontenti, sui delusi del tradimento dei Savoia, sugli sbandati di una guerra persa… che ancora in Italia del Nord si combatteva.

Lo scopo di Giannini è quello di dar voce a tutta questa gente prendendo posizione contro il fascismo, e contro il comunismo, ed alimentando la sfiducia nel sistema dei partiti che si andava a creare ritenuto come intralcio nella autonoma realizzazione delle scelte individuali, atteggiamento questo che viene considerato coralmente in modo negativo e di disturbo per l’edificazione della democrazia. Ciò nonostante vecchi cittadini di cultura liberal-giolittiana aderiscono al Fronte dell’Uomo qualunque, che riesce ad aggregare i “cespugli” politici di allora. Nel 1946 l’UQ partecipa alla Costituente con un certo successo ma tutti sono coalizzati contro Giannini; il periodico, paradossalmente, viene accusato dagli “ottimati” politici del tempo (ancora non si erano mutati in Casta) di essere fiancheggiatore di fascisti, poiché aveva resistito alle adulazioni di Togliatti. Durerà sino al 1949 e poi si squaglierà in una diaspora dove i transfughi emigreranno nel MSI, nel  Pd'A (Partito d'Azione), PLI, nella DC e nel Partito Monarchico Popolare di Lauro, l’Armatore suo concittadino. 

Indro Montanelli scriverà di Giannini: […] “Non era un uomo politico e non ne aveva la vocazione; era casomai, da buon napoletano, un grosso e pittoresco personaggio in cui il bene e il male, il talento e la volgarità, la spavalderia e il turpiloquio convivevano affettuosamente”. Comunque, d’allora il termine “qualunquista” è adoperato nel lessico politico in modo dispregiativo. In realtà l’UQ non aveva programmi, era pragmatico. Epigono surreale e goliardico dell’Uomo Qualunque fu il Partito Nettista Italiano (PNI) creato nel 1951 da Corrado Tedeschi, fiorentino, editore della Nuova Enigmistica Italiana e nonno dell’omonimo presentatore TV, oggi testimonial pubblicitario. Veniva detto anche Partito della Bistecca perché, se avesse vinto le elezioni del 1953, tutti gli italiani avrebbero avuto diritto a ricevere una bistecca da gr. 450 (al netto dell’osso) e tre mesi di vacanze pagate all’anno. Solo a Firenze conseguì una percentuale di consensi pari allo 0,14%, mentre in tutta la Penisola si fermò allo 0,02. I punti di contatto dell’UQ e del PNI col M5S si ravvisano soltanto nell’aggregazione del malcontento dei cittadini delusi per le scelte infelici dei governanti, dalla cattiva distribuzione delle risorse, dalla evidente corruzione nelle istituzioni.

Al M5S si deve ascrivere il merito di avere indirizzato i consensi acquisiti divenendo partito di maggioranza relativa (34%) verso la gestione democratica dello Stato nell’ottica del rigore e della onestà. Diversamente dall’UQ, i suoi programmi sono stati scritti in modo chiaro e realizzati assieme a forze politiche diverse che avevano aderito al patto per porlo in essere. Essendo manifestamente post-ideologico non nutre avversione per chiunque abbia buon senso ed onestà intellettuale ed anteponga gli interessi della Patria a quelli di bottega. Pertanto oggi la neo leadership del Presidente Conte amato e stimato anche in ambito europeo non ha nulla a che fare con tutte le altre storiche e pregresse organizzazioni protestatarie che in regime repubblicano democratico parlamentare e liberale è giusto che debbano avere cittadinanza, abiurando ovviamente, il metodo della violenza.

Gigi Consiglio
27 Giugno 2021

5 commenti:

  1. Più che parlare di “neo” leadership del Presidente Conte, sarebbe più prudente definirla: ipotetica, possibile, probabile, auspicabile. Per usare l’espressione neo leadership bisogna aspettare cosa decideranno gli avvocati di Grillo e di Conte (come sono ridotti male). Non è escluso che quella presunta leadership, dopo la conferenza stampa di domani, possa diventare “illusoria leadership”

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  2. Franco Gentile27 giugno 2021 22:19

    Vero! Posso testimoniarlo personalmente essendo stato a suo tempo uno degli elettori proprio dell'Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini! Anche se la situazione aveva aspetti diversi e l'UQ rappresentava quella categoria si elettori che stentavano ad identificarsi con i Partiti del cosiddetto "arco costituzionale"

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  3. Il qualunquismo non appartiene al M5S e il M5S non appartiene a Beppe Grillo. Il M5S ha superato la fase movimentistica, è diventato un partito. I partiti non hanno, non dovrebbero, avere padroni. L’articolo 49 della Costituzione consegna ai partiti un compito fondamentale. Il soggetto dell’articolo sono esplicitamente e chiaramente “i cittadini”. Dalla fondazione del Movimento ad oggi sono cambiate tante cose, nel Movimento e nel Paese. Il vuoto lasciato da Gianroberto Casaleggio consigliere di Beppe Grillo, consulente e pianificatore del M5S è stato colmato dalla maturità politica degli eletti. Condivisibile o no: lo hanno, e lo dimostrano, con l’attività di governo. E’ arrivato il momento della chiarezza politica e organizzativa rappresentata da una una forte e democratica leadership. Giuseppe Conte, ancora molto popolare, è la persona più adatta a riscattare e guidare il M5S. Per Beppe Grillo è arrivato il momento di mettersi da parte.

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  4. Orazio Focarino29 giugno 2021 18:01

    Grillo batte anche Berluscono in termine di avidità politica. Il partito è mio e non spartisco con niente e con nessuno. Due veri miserabili e patetici vecchi.

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  5. Orazio Focarino29 giugno 2021 20:22

    Il giorno dello sciacallo. Grillo incassa il compiacimento di Salvini, Renzi e Calenda ma adesso verranno gli altri. Complimenti a tutti voi.

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