giovedì 19 settembre 2019

LETTERA A CASTELLUCCI DI AUTOSTRADE BENETTON

di Francesco Salvatore - Signor Castellucci,
dopo aver letto la sua intervista apparsa su “L’economia”, Corriere della Sera 17 Settembre u.s., ritengo doveroso chiarire alcuni aspetti in merito alla sua grave e significativa affermazione:
«Quando entrai in Autostrade provenendo da Barilla, questa era un’azienda privatizzata da meno di due anni. Con un management cresciuto nel sistema delle partecipazioni statali, non sempre sufficientemente attento alla qualità del servizio e alla sicurezza».

Siccome potrà chiedersi chi sono io per rivolgermi a lei e in che veste lo faccia, premetto che non ci conosciamo in quanto all'epoca della privatizzazione, dopo aver lavorato per 25 anni in Autostrade S.p.A. facente parte del “sistema delle partecipazioni statali”, decisi di dare le dimissioni, ritenendo che un’azienda di un settore strategico quale quello della mobilità su gomma, non potesse essere gestita con il criterio privatistico che ha come obiettivo prioritario la redditività.

Il tempo mi ha dato ragione visto che, tanto per riportare qualche cifra, nel 2017 Autostrade per l’Italia a fronte di ricavi per 3,9 miliardi per la manutenzione spende € 444 milioni, registrando € 1,04 miliardi di utile netto, più del doppio di quanto si è speso in manutenzione.

Questi sono dati di fatto come anche i disastri occorsi sui viadotti Acqualonga (40 morti) e Morandi (43 morti) che nei 40 anni della precedente gestione del “sistema delle partecipazioni statali” non trovano nemmeno un lontano riscontro.

Lei ha guidato per 18 anni un’azienda che prima della privatizzazione del 1999 aveva il simpatico nomignolo di “gallina dalle uova d’oro” che, ovviamente non le venne attribuito per simpatia, ma derivava da governance attente agli aspetti finanziari, gestionali e manutentivi che contribuirono a farla diventare un’eccellenza mondiale nel campo delle costruzioni - fino al 1975 quando intervenne il blocco delle costruzioni – e della gestione autostradale fino alla privatizzazione.

Quindi, quando lei ha preso in mano le sorti di questa azienda ha beneficiato dei risultati prodotti in 40 anni dal management delle partecipazioni statali che, contrariamente a quanto da lei affermato era assai attento alla qualità del servizio e sicurezza in cui non ha lesinato in investimenti visto che la convenzione dell’epoca, a differenza di quella con cui lei ha gestito la concessione, stabilendo che gli utili superiori all’8% andassero devoluti allo Stato, di fatto spingeva a investire, oltre che in una efficace gestione e manutenzione, anche nell'innovazione.

A questo management cresciuto nel sistema delle partecipazioni statali va ascritto l’introduzione della manutenzione preventiva della pavimentazione, degli asfalti innovativi – fonoassorbenti e idroassorbenti, delle strutture per la verifica delle opere d’arte – ponti, viadotti e gallerie, la rilevazione dinamica dello stato della pavimentazione – rugosità, regolarità, profilo longitudinale, buche, raggio di curvatura, pendenze…; dell’esazione elettronica del pedaggio – prima con il via card e poi col Telepass, della valutazione del costo sociale della qualità del servizio d’uso di autostrada, in termini di sicurezza, fluidità e fruibilità, della valutazione della qualità del servizio d’uso di autostrade; ecc..

Insomma, tutte cose che oltre alla disponibilità di risorse finanziarie richiedeva professionalità per la progettazione, l’implementazione e la gestione. Risorse che lei ha trovato e che probabilmente ha sottovalutato perché non ponevano l’utile al di sopra della sicurezza e della qualità del servizio. E a tale riguardo le dico che dopo le mie dimissioni ho lavorato come imprenditore prima e libero professionista dopo grazie alle conoscenze e competenze che avevo maturato nella Autostrade S.p.A del “sistema delle partecipazioni statali”.

In conclusione, nei suoi panni mi preoccuperei, più di coloro che l’hanno preceduta, di coloro che lei ha scelto come collaboratori e delle procedure che con loro ha messo in atto per gestire l’azienda, procedure che sulla scorta dei disastri accaduti non hanno mostrato particolare efficacia sia in termini di qualità del servizio che di sicurezza. A tale proposito si interroghi se per caso nel corso della sua gestione tra i suoi collaboratori abbia serpeggiato una comunicazione subliminale improntata a quanto disse Karl Kraus

«Chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia»

Francesco Salvatore
19 Settembre 2019

3 commenti:

  1. ♦ 20 milioni di euro costava la messa in sicurezza degli stralli del ponte

    ♦ 13 milioni di euro all'amministratore Castellucci che se ne va

    ♦ 43 MORTI, IL PREZZO PAGATO DALLA POVERA GENTE

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  2. Silvana Arrichiello20 settembre 2019 11:16

    Poco egregio castellucci, i miei amici sono troppo educati per dirle "sul muso" cosa lei sia e cosa l'Italia "ha il Dovere" di pensare di cosa lei sia: l'immondizia più sudicia che esista sul pianeta (anche se, purtroppo, non l'unica ma in gran compagnia).

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  3. Di questi personaggetti è piena l'Italia. Li chiamano manager ma sono messi li a beccarsi stipendi faraonici purchè ne investano gran parte nelle multinazionali che gestiscono in modo da tenere alto il titolo in borsa. Dai nuovi governi mi aspettavo una svolta che punualmente non è arrivata, anzi. Se non sbaglio il rinnovo della concessione di Autostrade ai Benetton è scandalosamente in forse e ancor più scandalosamente ai Benetton è stata ceduta Alitalia. Fare il ministro quando non si è mai gestito neanche un chioschetto di gelati non solo è improbabile ma pericolosissimo come i fatti, purtroppo, continuano a dimostrare.

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