mercoledì 6 febbraio 2019

IO TI ASSOLVO, NEL NOME DEL GOVERNO

di Maurizio Alesi - Che cosa accadrebbe agli anonimi signor Maurizio Alesi, Giovanni Caianiello, Giangiuseppe Gattuso e tanti altri cittadini comuni nel caso ricevessero una richiesta di rinvio a giudizio da parte dall'autorità giudiziaria.
Avrebbero una sola strada: cercarsi un bravo avvocato, mettersi nelle mani della giustizia e seguire tutte le udienze fino alla proclamazione della sentenza. Non avrebbero altra scelta, anche se si sentissero ingiustamente perseguitati dai giudici, fossero convinti di aver agito nella legalità e di non aver commesso nessun reato. Non eviterebbero il processo neppure se si ritenessero vittime di un errore di persona. Dovrebbero provarlo in sede penale. Questi cittadini che gridano la loro innocenza, avrebbero la possibilità di ricorrere ad una commissione, un organo a cui esporre le loro ragioni e ottenere di non farsi processare? Cambiamo scenario.

Prendiamo un ministro o un presidente del Consiglio che viene accusato di aver commesso un reato comune durante la partecipazione ad un incontro pubblico, una manifestazione svolta nella qualità di organo di governo. Ebbene, lo stesso reato che nel primo caso porterebbe davanti al giudice qualunque cittadino, in questa seconda ipotesi si trasforma in reato ministeriale e, a differenza di quanto capiterebbe ad ognuno di noi, farebbe scattare una serie di privilegi, di guarentigie, di tutele tali da consentirgli di sfuggire all'azione giudiziaria grazie ad un voto contrario del Parlamento. Quando i reati comuni vengono commessi nell'esercizio di funzioni di governo rientrano nella competenza di un apposito tribunale specifico denominato Tribunale dei ministri. Perché esiste questo collegio giudicante? Non certamente per ficcare il naso nelle competenze proprie del governo o nelle sue scelte politiche insindacabili, nè per condizionarne le linee guida. Molto più banalmente si occupa di perseguire gli stessi reati per i quali sono chiamati a rispondere tutti gli italiani privi di immunità. Dunque anche i ministri sono soggetti all'azione giudiziaria quando commettono atti penalmente rilevanti.

Poniamo il caso che un ministro dell’economia, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, dà del cretino e del venduto ad un giornalista che contesta aspramente il contenuto di un documento economico-finanziario appena presentato alla stampa. Quel ministro commette il reato di diffamazione ancorché si trova nel pieno esercizio delle sue funzioni e in una sede istituzionale. Non è che può difendersi dicendo di aver agito nella difesa preminente degli interessi dello Stato o invocare il contratto di governo presentato agli elettori. Semplicemente si tratta di un illecito che va perseguito, previa autorizzazione del Parlamento. In questo esempio è racchiuso tutto l’equivoco e la confusione che ammanta la difesa della posizione giudiziaria del ministro Salvini. Il capitano, banalizzando la richiesta del tribunale e ben consapevole di dire una sciocchezza, continua a ripetere come un mantra di aver agito nella difesa dei confini dello Stato e di aver mantenuto ciò che si era impegnato a fare. Sono solo argomenti fuorvianti utilizzati nel tentativo di avallare la tesi di una magistratura ingerente e di parte, colpevole – a suo dire – di voler imporre al governo la propria linea in tema di immigrazione. Quello che Salvini e chi lo difende evitano di dire è che nelle carte trasmesse al Senato non c’è alcun riferimento o capo d’imputazione inerente alla sua azione politica ma viene ipotizzato il reato di sequestro di persona nei confronti di 176 migranti tenuti su una nave italiana per 5 giorni. Io penso che Salvini non avesse alcuna intenzione di sequestrare nessuno e che, con molta probabilità, uscirebbe assolto da un eventuale giudizio. Tuttavia, se la stessa cosa fosse capitata a qualunque altro soggetto sprovvisto di tutela istituzionale, il processo sarebbe stato inevitabile e la sentenza sarebbe stata emessa da un Tribunale e non da un organo politico.

Altro argomento fuorviante che si sente ripetere è quello secondo il quale la decisione di Salvini è stata condivisa dall'intero governo. Embè? Tutti gli atti ministeriali sono atti di governo e questo della Diciotti non fa eccezione, in quanto un ministro risponde sempre in prima persona dei propri reati ministeriali, anche in forza della soggettività della responsabilità penale. Né può affermarsi che un ipotetico coinvolgimento collegiale farebbe venir meno il reato ma, semmai, aumenterebbe il numero degli imputati. Preso atto che non risultano altri iscritti nel registro degli indagati, il Senato dovrà esprimersi nei confronti di un solo ministro. Ha senso inoltre affermare che il governo non può dare l’autorizzazione perché ciò equivarrebbe ad un’ammissione di colpa? Niente affatto poiché, pur nella migliore buona fede e nella piena coscienza di aver agito per il meglio, è sempre possibile incorrere in un atto illecito.

In Italia solo la magistratura emette sentenze e stabilisce le responsabilità penali. Il Senato non deve sostituirsi al giudice e sarebbe bene che lasciasse giudicare a chi ne ha pieno titolo. Ci sarebbe anche un’esigenza di rispetto verso l’organo inquirente che fa il proprio dovere, così come governo e parlamento fanno il loro in totale autonomia e indipendenza. Sottrarsi al giudizio per Salvini, ancorché sia lecito sul piano formale, vuol dire, soprattutto, mandare un pessimo messaggio di discredito verso la magistratura mostrando di non averne fiducia. Se si hanno buone ragioni a supporto della propria innocenza, perché non farle valere in sede processuale piuttosto che nelle piazze o sui giornali evitando di farsi giudicare? Sarebbe un bel gesto di trasparenza, di normalità e di rifiuto di ogni privilegio. Un’assoluzione confermerebbe e rafforzerebbe la legittimità delle scelte di questo governo.

Maurizio Alesi
06 Febbraio 2019 

20 commenti:

  1. Raffaella Schiavone6 febbraio 2019 21:59

    Confesso che sono molto combattuta... F. Erspamer scrive questo: Se adesso i pentastellati votassero “sì” all'autorizzazione a procedere contro Salvini, apparirebbe come la conferma di una scelta politica rispetto alla questione delle migrazioni, non alla questione dell’istituto dell’immunità. Di sicuro i giornali e telegiornali unanimi amplificherebbero questa versione e avrebbe facile presa. Così il M5S perderebbe la fiducia dei tanti che considerano gli ingressi illegali e incontrollati una reale minaccia al loro stile di vita e una resa incondizionata a Francia e Germania; molti di più di quelli (anche fra i soli simpatizzanti del Movimento) che considerano invece determinante il rifiuto di qualsiasi immunità (rifiuto assurdamente unilaterale e volontaristico, si badi, ossia lasciando in vigore la norma costituzionale per chi invece la voglia usare). Non so se basterebbe per assicurare a Salvini la maggioranza ma temo che significherebbe regalargli per una generazione il monopolio della resistenza contro l’invasione, come la chiama lui, qualunque cosa faccia o non faccia.
    Spero davvero che Di Maio e Di Battista ci ripensino. Sarebbe una votazione più dannosa di un’elezione persa.... (Francesco Erspamer)

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  2. È alla spettacolarizzazione di un ruolo e di una azione che viene chiesto il rinvio a giudizio, dato che in verità la responsabilità a mare è di Toninelli, non di Salvini! Salvini non aveva i poteri per bloccare lo sbarco. Almeno così sembra.

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    1. Silvio Barbata6 febbraio 2019 22:15

      il PM Patronaggio è complice del "sequestro" perché lo ha "constatato" e non ha fatto nulla per interromperlo immediatamente come doveroso

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    2. E' inutile che parti in quarta con la solita difesa d'ufficio cervellotica. Il mio articolo non attribuisce nessuna responsabilità ma intende offrire alcuni elementi di riflessione.

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  3. Lillo Antinoro6 febbraio 2019 22:17

    Ciò che dici è corretto, ma nel caso specifico c'è il rischio che nel futuro a fare le scelte politiche per questo paese sia la magistratura. Come avete visto Salvini e Bonafede sono stati denunciati per il caso Battista, la procura, come per Salvini, ha ritenuto che non vi sia stato alcun reato, ma l'ultima parola spetta al tribunale dei ministri di Roma. Potrebbe succedere che ben due ministri siano rinviati a giudizio. Non dimentichiamo che da parecchi anni a questa parte la magistratura è politicizzata e come tale non è più garanzia di equità. Ricordiamo che per i reati comuni anche i ministri possono essere processati senza autorizzazione del parlamento, ma non siamo nel caso di un reato comune, ma all'interno della fattispecie regolata dall'art 96 della Costituzione. Facciamo mente locale che ben due Procure hanno ritenuto che Salvini non abbia commesso alcun reato. A questo punto una cosa è chiara che o i procuratori di Palermo e Catania siano venduti alla lega o che il Tribunale dei ministri di Catania stiano utilizzando il proprio potere per fare una cortesia all'opposizione. Fino a quando nessuno dei tre poteri predominerà sull'altro, sarà garantita la democrazia, ma quando uno dei tre potrà condizionare le scelte degli altri due, la democrazia è a grande rischio.

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    1. Siamo esattamente nel caso di un reato comune. La richiesta al Senato è legata al fatto che il reato è stato commesso nell'esercizio delle sue funzioni ministeriali. per questo si chiamano reati ministeriali. Continuare a delegittimare la magistratura serve solo a giustificare gli inquisiti. Basta invocare la "politicizzazione della magistratura" per rendere tutti innocenti e perseguitati. Non si può andare avanti così. Salvini e Bonafede sonostati prosciolti subito. E' segno che non tutti i giudici sono di parte come si sostiene

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  4. Bocca della verità6 febbraio 2019 23:27

    Molto lineare e molto corretti il suo ragionamento e la cosa le fa onore, Detto questo la politica ed il governare sono cosa diversa, le architravi portanti si chiamano pragmatismo e cinismo . Lei ha immaginato ed auspicato un mondo che non esiste, i 5 stelle che mi sembra di capire che lei sostiene, non hanno alternative o possibilità di fare cosa diversa di autosmentirsi votando no. Il 4 marzo è oramai lontano e non più attuale, la politica oggi è velocissima, tutto è fluido si sale e scende velocissimamente, anzi si può addirittura scomparire. Scomparsa la dc, scomparso il pci il psi scomparso Berlusconi,Renzi,l prossimo è Grillo poi toccherà a Salvini e tutto cambierà per ricominciare dacca. L'uomo è marcio fino al midollo, malvagio ed egoista oltre che stupido.

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    1. AL di là di qualunque calcolo politico, al di là di ogni ragionevole convenienza e opportunismo, continuo a ritenere giusto che i rappresentanti del popolo, soprattutto quando rivestono incarichi di governo, si sottopongano all'azione giudiziaria come fanno tutti i cittadini comuni.

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  5. A mio parere Alesi ha gettato la maschera. Ecco le sue parole, lette in un commento in facebook:"Puoi realisticamente pensare che il tribunale dei ministri (il cui collegio è composto da magistrati estratti a sorte), voglia fottere Salvini pensando di salvare il governo?" Ecco la verità che si evince da queste parole: la magistratura vuole fottere Salvini e pure il governo. Non lo fa perchè non ha le carte (dice Alesi), ma questa cosa non regge. Infatti Conte, Di Maio e Toninelli da alcuni giorni non fanno altro che ripetere che quello che ha fatto Salvini è da addebitarsi a tutto il governo. Perciò, se quei magistrati che pretendono di fare il processo a Salvini volessero fottere il governo, argomenti e carte ne avrebbero a iosa. Io comunque penso che questi magistrati, tutti e tre, guarda caso, di Magistratura Democratica, vogliono fottere Salvini e anche il governo. Il perchè è ovvio, solo chi non vuole vederlo non lo vede. Voi proprio pensate che questi magistrati, mano armata del PD e della sinistra, arrivati a sentenza, si lascerebbero sfuggire l'occasione di prendere due piccioni con una fava? Cioè, 1) rovinare la carriera politica dell'odiato Salvini, che se fosse condannato anche soltanto in primo grado, per la legge Severino non potrebbe più ricoprire cariche istituzionali per 6 anni. 2) Fare cadere di conseguenza anche il governo. Ricordiamoci anche che qualche settimana fa Renzi ha detto pubblicamente, alla presenza del magistrato Patronaggio, "Fra poco tocca a noi, questi cadranno per via giudiziaria". Ecco, a me questa mi pare una coincidenza molto sospetta. E voglio inoltre dire ad Alesi che in fatto di delegittimazione, dopo Berlusconi, Salvini ha il primato in quanto ad essere delegittimato, oltre che ad essere il bersaglio di una mole infinita di insulti e parolacce. Stia tranquillo Alesi I magistrati non li delegittima nessuno, sono loro stessi, soprattutto quelli di Magistratura Democratica, ossessivamente di sinistra e contro ogni governo di altro tipo che non sia come loro vogliono, che si delegittimano con i loro tentativi di scardinare l'ordine democratico per via giudiziaria. PREVENGO l'ovvia risposta di Alesi secondo cui prima di me queste cose le aveva dette Berlusconi. Posso assicurarlo che sono pensieri miei e che non ci guadagno nulla a pensarla così.

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    1. Nino Pepe A Nino Pepe sulle questioni che riguardano la magistratura non rispondo perché, come ho già detto altre volte, ha la stessa linea di Berlusconi: sempre schierato a favore degli inquisiti. Penso che Pepe abbia molte qualità ma sulla giustizia ha una visione reazionaria oltre che disinformata.

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  6. Silvana Arrichiello7 febbraio 2019 06:47

    chiedo: se il governo cade, che fine fanno i decreti legislativi portati dai 5S? Riduzione dei vitalizi, reddito di cittadinanza, pensioni Quota 100, estromissione benetton ed accoliti dal Ponte Morandi, ecc. ecc. ecc.?

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    1. Silvana Arrichiello Se la metti su questo piano non parlate più di leggi, procedure, responsabilità sul merito della vicenda giudiziaria. Stai parlando delle ricadute che il processo a Salvini avrebbe sull’azione di Governo. È un’altra cosa su cui ognuno può esprimere la propria opinione. Ci sarebbe da chiedersi quanto corretto sia il ricatto di Salvini che, per salvarsi il culo metterebbe in crisi il governo. Se fosse capitato a uno dei 5Stelle avremmo votato si, senza se e senza ma. Metti caso che il 5S vota no e il Capitano dopo fa saltare il governo sul Tav. come si ripresenta il movimento davanti agli elettori.

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  7. Francesco Leone7 febbraio 2019 11:00

    L'articolo parla delle guarentigie riservate alla politica e differenzia in modo efficace i reati comuni e le azioni insindacabili dei parlamentari. Omette però di affrontare il tema dei temi: la trasformazione che la conquista del potere sta esercitando sul movimento 5 stelle e parte dei suoi supporters. Leggere i commenti a questo articolo non fa che confermare questo semplice verità. Pur di restare al governo e non irritare Salvini si abiura ai principi una volta irrinunciabili del Movimento. Una volta essere "diversi" dai vecchi partiti era un mantra ed è stata la "cifra" del successo elettorale dei grillini. Oggi si agisce come un Mastella, un Berlusconi o un Renzi di turno. Si afferma la supremazia della politica (se vengo votato chi se ne frega della legge) sulla magistratura e si attaccano i giudici come faceva il "caimano". Di tutto questo l'articolo non parla e fa male a non farlo. Bloccare al più presto questo processo di smarrimento ideale è forse l'unica chance che ha il movimento di sopravvivere, continuare a tenere la testa sotto la sabbia e l'errore più grande che un elettore 5 stelle possa fare.

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    1. Concordo pienamente. Le mie critiche al M5S su questo punto non le ho mai fatto mancare in tanti commenti e precedenti articoli.

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    2. In questa mia riflessione ho voluto dare un taglio diverso che è quello dell'abiura alla formula magica "uno vale uno". Salvini, infatti, dimostra di valere 100.

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  8. L’incipit dell’articolo di Maurizio Alesi rammenta il principio secondo il quale un comune cittadino che commette un reato, se rinviato a giudizio, non può sottrarsi al processo. A questo principio si contrappone un principio costituzionale secondo il quale il Presidente del Consiglio e i Ministri, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni istituzionali, possono essere giudicati previa autorizzazione della Camera di appartenenza. Lo svolgimento dell’attività investigativa e istruttoria, con Legge Costituzionale 1/1989, è stato affidato a soggetti appartenenti ad un potere diverso, quello giudiziario, in grado di assicurare la corretta autonomia e indipendenza di giudizio. La Camera di appartenenza non ha il potere giurisdizionale, può:
    NEGARE, a maggioranza assoluta dei suoi membri, l’autorizzazione a procedere qualora reputi che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato.
    CONCEDERE l’autorizzazione allo svolgimento del processo.
    Negare o concedere l’autorizzazione sono delle valutazioni insindacabili. Non sono pochi quelli che sostengono che “negare” l’autorizzazione è un privilegio inconcepibile in quanto nessuno è al di sopra della legge. Pur tuttavia, sta maturando la decisione di negare l’autorizzazione motivandola con la tesi che la responsabilità non è del ministro inquisito ma dell’intero Governo in quanto è stata una decisione collegiale. L’azione collegiale del Governo, che dovrebbe essere la normalità, non può essere usata per una preventiva assoluzione. La decisione dovrebbe essere demandata all’organo competente. Gli atti giudiziari dicono che l’imputato è un solo soggetto e non bisogna sottovalutare la gravità del reato contestato e della pena prevista. L’articolo 605 del codice penale, che prevede il reato di sequestro di persona, stabilisce che: “Chiunque priva taluno della libertà personale, è punito con la reclusione da sei mesi a otto anni”. La pena può arrivare fino a dieci anni se è commessa “da un pubblico ufficiale, con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni” e fino a 12 anni se il fatto “è commesso in danno di un minore”. Sappiamo che il problema è tutto politico e investe, in modo particolare, il M5S per la sua nota e intransigente posizione dimostrata in casi analoghi. Un conto essere all’opposizione, un conto dover sostenere l’equilibrio di una maggioranza quando ne fai parte. Poiché Conte, Di Maio e Toninelli affermano che hanno condiviso l’azione di Salvini, per coerenza il M5S dovrà “negare” l’autorizzazione e subire tutte le ripercussioni interne al Movimento e al suo elettorato. Se il M5S dovesse invece decidere per il “si”: Salvini sarebbe processato segnando anche la fine del Governo. Tutto il ragionamento di Maurizio Alesi è condivisibile, purtroppo prevarrà la “Ragion di Stato”.

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    1. Purtroppo ti dirò che la condivisione da parte di tutto il governo è molto dubbiosa in quanto tutte le dichiarazioni di Salvini, all’epoca dei fatti, dicono esattamente l’opposto. Lui ha sempre negato l’attracco della Diciotti, solo in quanto ministro dell’Interno. Ecco cosa diceva durante l'evento: “Io non do’ alcuna autorizzazione allo sbarco. Se vuole farlo il presidente della Repubblica, lo faccia; se vuole farlo il presidente del Consiglio, lo faccia. Ma lo fanno senza il consenso del vicepresidente del Consiglio e del ministro dell’Interno”. “Io voglio rispettare quello che ho promesso agli italiani: mi piacerebbe che gli alleati facessero lo stesso”. “O cambiate Paese o cambiate ministro” Queste frasi sono inequivocabili e mostrano come il governo fosse di parere diverso. Da queste sue dichiarazioni emerge chiaramente che Salvini ha deciso da solo e senza la condivisione del Governo. Non cambia nulla dal punto di vista delle sue eventuali responsabilità, ma tanto si deve per amore di chiarezza.

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  9. Bocca della verità8 febbraio 2019 19:49

    Non so Lei, anche se sono convinto che la pensi un Po' come me, che il ministro Moavero ed il Presidente Mattarella ci tirino fuori da una situazione che da imbarazzante potrebbe di ventare pesante e dannnosa .

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  10. Salvatore Insinga9 febbraio 2019 13:40

    Se il primo ministro, il ministro degli esteri ed il ministro dell'economia, persone corrette e di spessore, non possono assolvere al mandato conferitogli perché oscurati dai due vice premier, bene allora si dimettano. Per quanto riguarda i due capi partito, scelgono cosa fare o una cosa o l'altra, cosi non va proprio bene, anzi va malissimo.

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    1. Anch'io sono per non accentrare troppe cariche in una sola persona.

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