giovedì 24 gennaio 2019

L’IMPERO COLONIALE FRANCESE - DI MAIO SI TOGLIE LE SCAGLIE DALLE DITA CONTRO MOSCOVICI

di Giovanni Caianiello - Ci pensava da tempo, ma fin qui aveva morso il freno, c'era la manovra di bilancio e l’ostacolo Moscovici. Il francese Commissario Europeo continuava ad osteggiarla dal pulpito dell'inflessibilità,
mostrando i muscoli e anche con offese contro la colpevole Italia.

Alla fine, la manovra però è approvata al 2,04%, proprio nello stesso momento in cui il suo paese, puntava ad una nuova manovra aggiuntiva che sforava il 3% del deficit per fermare i gilet gialli, nell'imbarazzante silenzio di Moscovici dai due pesi e due misure.

Di Maio, alla fine tira fuori il rospo: "La Francia e il colonialismo che impoverisce gli stati africani e costringe i suoi abitanti ai limiti della sopravvivenza ad emigrare”.

Un argomento tosto e coraggioso che costringe il governo Macron a richiamare l’ambasciatrice italiana a Parigi per comunicazioni. Una presa di posizione e un risposta forte all'arroganza, e presunta, superiorità morale transalpina. Ma anche diretta al presidente francese, che aveva sparato a zero contro le forze di governo italiane, definendole “Populisti come la lebbra”. E al quale, lo stesso Di Maio aveva replicato definendolo “Offensivo e ipocrita”, che di nascosto, nottetempo, ha scaricato con continuità i migranti in territorio, respingendo anche minori non accompagnati. Che secondo le norme europee è un fatto fuorilegge, oltre ad aver chiuso i suoi porti ed eretto un vero e proprio muro umano anti immigrati alle frontiere.

La questione delle colonie francesi sfruttate e impoverite risale alla Conferenza di Berlino del 1884, quando alla presenza di Bismarck, furono ridisegnati confini e le “African Quote”, terre di conquiste europee. Il periodo post bellico della seconda guerra mondiale, segnò la definitiva colonizzazione del continente nero. Personalmente, ne avevo già parlato qualche anno fa, descrivendo lo scempio francese in quei paesi, e il suo ruolo diretto nella uccisione dell’ex presidente del poverissimo Burkina Faso, Thomas Sankarà, da molti definito il “Cristo d’Africa”, assassinato da Blaise Compaoré, suo migliore amico, nelle grazie dei francesi, poi vergognosamente ricevuto con tutti gli onori in Quirinale dall'altro più che discutibile reuccio Giorgio Napolitano.

Sono attualmente 14 le colonie africane, nelle quali la moneta circolante è il CFA. Il Camerun, Ciad, Guinea Equatoriale, Gabon, Repubblica Centro Africana, Congo, Benin, Burkina Faso, Costa D’avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo.

Dalla sua origine nel 1945, il CFA (Franco delle Colonie Francesi d'Africa), oggi diventato “Comunità Finanziaria Africana” e moneta corrente in due aree geografiche di due diverse organizzazioni monetarie: il franco della Comunità Finanziaria dell'Africa (XOF) nel caso dell'UEMOA e il franco della Cooperazione Finanziaria dell'Africa Centrale (XAF) per il CEMAC che però non prevede il reciproco cambio.

Il suo valore rispetto all'euro, mantiene le stesse equivalenza dell’iniziale franco francese. Oggi un Franco CFA vale 0,0015 di euro, che da noi vale meno di una caramella, impone a quei paesi condizioni di vita ben al di sotto della soglia di povertà, con possibilità di sviluppo e benessere pari a zero. Ovviamente, a stamparlo è la Francia, che si comporta come una grande banca nazionale centrale con sede però a Parigi. Immette liquidità nelle sue colonie, che però possono commercializzare le loro risorse esclusivamente attraverso la Francia, dal momento che il CFA non è riconosciuto a livello internazionale. Parigi così incassa e trattiene il 50% dei ricavi, e sul restante 50%, decide come deve essere impiegato nei paesi controllati, mentre nelle tasche produttori africani finisce solo il 3% della ricchezza prodotta.

Un meccanismo di erogazione monetaria, quale strumento di povertà e sottomissione di interi stati. Qualcosa di simile all’euro, che dalla sua introduzione ha, guarda caso, impoverito e quasi sottomesso economicamente e politicamente i paesi che l’hanno adottato.

Dal 1945 ad oggi ci sono stati tentativi di alcuni paesi di liberarsi dall’impero coloniale francese. Nel 1958 la Guinea, contro la quale l’amministrazione francese avviò una campagna militare che distrusse buona parte delle attività economiche e sociali, scuole, ambulatori e immobili dell’amministrazione pubblica. Furono sabotati mezzi agricoli e uccisi animali nelle fattorie, derrate alimentari nei magazzini furono bruciate o avvelenate. L’obiettivo di questo gesto indegno fu un chiaro messaggio alle altre colonie.


Il Togo, che aveva rifiutato di siglare il patto la continuazione della colonizzazione proposto da De Gaulle, si accordò per un compromesso. Avrebbe pagato un debito annuale alla Francia, per i cosiddetti benefici ottenuti, grazie alla colonizzazione francese. Una tassa del 40% su quanto produceva, come condizione per non subire la stessa distruzione della Guinea. Ma dopo la decisione del neo eletto presidente Sylvanus Olympio, di abbandonare il CFA francese, tre giorni dopo aver cominciato a stampare moneta nazionale, venne assassinato da Etienne Gnassinghe, sergente della Legione Straniera. Per le stesse ragioni, venne poi abbattuto con un colpo di stato il neo governo del Mali, ad opera di un altro squadrone di legionari francesi. Stessa sorte, toccò anche ad altri stati africani che osarono ribellarsi alla dominazione coloniale, come anche al Presidente del Burkina Faso, soffocati nel sangue con ben 45 colpi di stato ad opera di Legionari e loro complici filo guidati da Parigi.

Ad oggi, l’impegno coloniale per i paesi che riuscirono comunque a conquistare un’indipendenza, almeno di facciata, nei confronti dei francesi, non si è mai interrotta. Un vero e proprio pizzo sulla moneta stampata in Francia, imposta prima a colpi di baionette e oggi a colpi di prelievi bancari, sulle risorse e lavoro degli africani, che non si è mai interrotto.

Nelle colonie imperiali africane, le condizioni di vita al limite della sopravvivenza, lo sciacallaggio tutt'ora causa ogni giorno centinaia di morti per denutrizione e malattie. Una condizione sociale che costringe tantissimi giovani e donne alla ricerca di un futuro nella pericolosissima avventura dell’emigrazione verso paesi più ricchi come quelli europei.

Quella africana è una condizione nota, ma da sempre volutamente ignorata dell'élite oligarchico, nel sacro nome dell’interesse del dio danaro. La decisione di deporre ed assassinare Gheddafi, leader Libico, fu tutta francese e proprio quel governo iniziò l’attacco aereo alla Libia, senza aspettare neppure l’autorizzazione dell’ONU. Il motivo dell’ignobile iniziativa, seguiva l’istituzione da parte di Gheddafi, della “Banca Centrale Africana”, con una moneta unica per tutto il continente, “il dinaro d’oro”, che possedeva in sé il reale valore intrinseco al portatore, non più basato sulle mere garanzie bancarie. La Banca fu immediatamente chiusa subito dopo la sua uccisione.

Alla luce di ciò, ha ragione Di Maio a puntare il dito contro l’amministrazione francese, che da un lato, genera una forte concausa dell’immigrazione e dall’altra, la respinge alle sue frontiere?

Non va anche dimenticato che la Francia non è il solo paese colonialista, gli fa buona compagnia anche l’Inghilterra e non solo. Colonialisti poi, lo saremmo tutt'oggi anche noi, ma per fortuna, non siamo rimasti altrettanto sanguinari.

Giovanni Caianiello
24 Gennaio 2019

23 commenti:

  1. Purtroppo anche il nostro Paese non è stato estraneo alla spartizione dell’Africa colonizzando Eritrea, Somalia, Libia, Etiopia, ma anche l'Albania. Certo era un'altra epoca storica ma la sopraffazione dei più deboli Non nasce oggi con la Francia. Io mi auguro che con lo stesso coraggio, si punti il dito contro l'Europa, per far sì che la redistribuzione dei migranti diventi vincolante e non facoltativa come ci si è accordati. Mi sono stancato di vedere sempre lo stesso film di carichi umani che vagano per i nostri mari. Si lavori per sottoscrivere accordi bilaterali sui rimpatri possibili e, nel frattempo, si stabilisca una volta per tutte che il Mediterraneo è un mare europeo e non solo italiano.

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  2. Ma cosa vuole che ne sappia Di Maio di queste faccende, stiamo parlando di un ragazzo che non ha mai letto un libro in vita sua. Cerca in ogni modo di stare in cronaca come Salvini, ma non è capace. Salvini fa politica a livelli medio alti da oltre 20 anni , Di maio vendeva ghiaccioli allo stadio. La storia e la polemica con la Francia non riesce ne a sostenerla ne a motivarla perrchè non sa neppure di che parla, gliela hanno suggerita e lui malamente ripete.é stato in pratica smentito sia da Conte che dal ministro degli esteri che tentano di mettere pezze alle sue sparate.

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    1. La solita storia ormai trita e ritrita che dimostra solo il livello intellettivo di gente come te.....vergognati se ti è rimasta un po' di dignità!

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    2. Caro F. Alberti, leggo sempre i suoi commenti e, spesso, non li ritengo al suo livello. Mi dispiace molto. Per questo la prego di attenersi al merito dell'articolo evitando insulti gratuiti, come, per esempio, nei confronti di un giovane di buona volontà, Luigi Di Maio, che a 32 anni fa il Ministro e il Vice Presidente del Consiglio e, quando ne aveva 26 dirigeva i lavori della Camera dei Deputati come vice della signora Boldrini.
      Non so lei a quell'età cosa sarebbe stato capace di fare. Posso dirle, però, con tutta la sincerità di cui sono capace, che io non avrei saputo fare altrettanto.
      La prego e la invito, quindi, ad inviarci le sue riflessioni, i suoi suggerimenti, le sue formule per governare al meglio il nostro paese. Insomma ci faccia pervenire un suo articolo che potrebbe essere il primo di una serie per indicare la linea. Quella giusta, quella che potrebbe cambiare in meglio le sorti di tutti noi.
      Attendiamo con viva speranza.

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    3. Io a 32 anni facevo l'ingegnere, essendo orfano di padre mi occupavo dei bisogni di tutta la mia famiglia, madre sorelle e fratelli. Spero di avere soddisfatto la sua curiosità. Non facevo il Presidente del consiglio e neppure il ministro, non ne sarei stato capace, certamente lei ne è capace e ammiro le sue enormi capacità.

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    4. Non avevo alcuna curiosità in merito alle sue capacità professionali. E per quanto riguarda me non ho detto affatto che ne sarei capace.
      Comunque restiamo in attesa di qualche suo contributo. Buona PoliticaPrima.

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  3. Non so se ritenere questo articolo opinioni personali o la voglia di sfidare la coerenza e la veridicità degli argomenti trattati. Nel primo caso le opinioni se le tenga con se e credo sia anche inutile ogni commento, perché non avrebbe alcun senso. Nel secondo caso, non riesco ad immaginare, quanti giornali abbia letto l’autore per mettere insieme tante teorie complottistiche e dietrologiche, che collimano con le sue diagnosi soggettive. Ma questo grande pensatore, si rende conto delle assurdità che scrive, quando afferma …..Di Maio, alla fine tira fuori il rospo: "La Francia e il colonialismo che impoverisce gli stati africani e costringe i suoi abitanti ai limiti della sopravvivenza ad emigrare”. Ma cosa ne può sapere Di Maio di queste strategie certamente vergognose, ma difficili da appurare? Senza togliere le capacità del vice premier, di quale conoscenza può disporre per essere certo di un evento portato a compimento dall’intero occidente? La volontà, con in prima fila gli USA, per abbattere Gheddafi viene da molto lontano, già nell’aprile del 1986 Ronald Reagan tentò con un bombardamento di ucciderlo con l’operazione in codice “El Dorado Canyon”, o lo abbiamo dimenticato? Sino a pochi mesi fa, il nemico era la Merkel e la sua Germania, ora siamo passati a Macron e la sua Francia, l’importante è avere una direzione verso cui puntare il dito. Non capisco quando finirà questa lunga commedia di stare al governo e nello stesso tempo stare all’opposizione. Questo governo ha una maggioranza ampia e nessuna opposizione, faccia tutto quanto ritiene opportuno, mentre assistiamo ad una vera e propria sceneggiata dovuta alla tracotanza del vice ministro Salvini in continua campagna elettorale. A questo signore, gli abbiamo pagato lo stipendio per tanti anni al Parlamento europeo senza mai fare una sola proposta, oltre ad essere quasi sempre assente alle sedute. Questo dovrebbe saperlo l'autore se è convinto di essere ben informato.

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    1. Ciccio De Lupis24 gennaio 2019 21:20

      Franco, da quello che scrivi, la tua ignoranza caprina sulla storia africana non ammette discussioni. Prova a studiare anzichè criticare l'autore dell'articolo per aver scritto la verità sul sistema del CFA e riportato la cronaca di quanto è storia in Africa. Per Gheddafi, i primi ad attaccare la Libia furono i francesi e non gli americani, addirittura senza l'autorizzazione dell'ONU. Prova a studiare prima di commentare a vanvera.

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    2. Salvatore insinga24 gennaio 2019 21:36

      Ma che modo è di commentare? La sua mi sembra ignoranza suina.

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    3. De Lupis, cerca di acculturarsi lei, perchè da quello che dimostra è un ignorante matricolato. Un po di storia dovrebbe leggerla lei, oltre che non riesce a capire ciò che si scrive, ma certamente non è colpa sua ha i paraocchi oltre ad avere delle barriere mentali. Io non ho assolutamente difeso la Francia, conosco benissimo le sua sporca politica svolta nelle sue colonie ad iniziare dall'Algeria, ma non perdo temo a spiegarmi con un personaggio come lei o peggio con l'autore dell'articolo. L'episodio che cita lei ne sono a conoscenza, ma io ho detto una cosa diversa, cioè che è stato da sempre nella mentalità occidentale di abbattere Gheddafi, e gli USA erano quasi riusciti a farlo nel 1986, ma questa è storia non alla sua portata, le sua conoscenza è esclusivamente giornalistica. Lei dimentica negli anni '80 le esercitazioni provocatorie delle navi americane nel golfo della Sirte, vicino alle coste libiche. Ho commentato l'articolo, dissociandomi dall'autore che vorrebbe far ricadere solo sulla Francia, lo smembramento della Libia. Perciò lei si tenga la sua cultura ed io mi tengo la mia. Restituisco con piacere a lei, che sicuramente ne ha bisogno, quella cultura caprina che vorrebbe assegnare agli altri.

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    4. P.S. Aggiungo ... siccome lei ha usato un pseudonimo, e credo di aver capito di chi si tratta, oltre ad essere ignorante matricolato è anche un vile patentato.

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  4. Salvatore Insinga24 gennaio 2019 20:38

    Da De Gasperi a Togliatti, da Moro a Berlinguer, da Prodi A Berlusconi, Siamo finiti a Salvini e Dimaio, Forse e veramente troppo.

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    1. Prima di Salvini e Di Maio però c'era Renzi, la Boschi e la Madia. Questo certamente è troppo e, per fortuna, è il passato.

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  5. La vera questione è la “migrazione”. La mancanza di una politica concertata per risolvere il problema è la causa della crisi dei rapporti fra gli Stati dell’Unione Europea. La linea più dura è sostenuta dal gruppo Visegrad con posizioni euroscettiche, sovraniste e rigide in tema di immigrazione. In Italia Salvini, con la sua rigidità, si comporta da capo screditando il presidente del Consiglio con ripercussioni sull’immagine del M5S che perde consensi. Di Maio avrebbe dovuto dire, prima di lui Conte, a Salvini che la politica sulla “migrazione” è un problema di tutto il Governo alla guida dell’unico Presidente del Consiglio. - Articolo 95 della Costituzione: “Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l'attività dei Ministri. I Ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei Ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri.” Il dito puntato contro la Francia è un falso problema. Uno statista, degno di questo appellativo, evita di creare problemi diplomatici, in particolare fra i Paesi membri della medesima Unione. Questo è il momento di affrontare il problema dell’immigrazione con la consapevolezza che trattasi di persone umane che non possono essere lasciate in balia delle onde del mare, senza il minimo rispetto per il codice della navigazione marittima, e con l’aggravante della perdita di vite umane. L’Italia deve puntare il dito contro l’Europa e pretendere che il peso dell’immigrazione venga ripartito “obbligatoriamente” fra tutti i Paesi membri, compresi quelli del gruppo Visegrad. È una battaglia che va affrontata con determinazione da tutto il Governo unito. Forse è arrivato il momento di smettere di far campagna elettorale sulla pelle di tanta povera gente, in Italia e nel resto dell’Europa!

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    1. Lorenzo Romano traduzione: È quindi deve continuare ad accogliere indiscriminatamente tutti i migranti, come faceva il PD?

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  6. Da Wikipedia
    L'intervento fu inaugurato dalla Francia con un attacco aereo diretto contro le forze terrestri di Gheddafi attorno a Bengasi, attacco seguito, qualche ora più tardi, dal lancio di missili da crociera tipo "Tomahawk" da navi militari statunitensi e britanniche su obiettivi strategici in tutta la Libia.
    Gli attacchi, inizialmente portati avanti autonomamente dai vari paesi che intendevano far rispettare il divieto di sorvolo, furono unificati il 25 marzo sotto l'Operazione Unified Protector a guida NATO.

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  7. DALLA STORIA
    Il 14 aprile 1986, la sera precedente all'attacco libico missilistico su Lampedusa, gli Stati Uniti d'America sferrarono tre attacchi aerei sulla Libia, al fine di eliminare il presidente Mu'ammar Gheddafi, nome in codice dell'Operazione fu "El Dorado Canyon". 24 aerei bombardieri statunitensi attaccano la capitale libica, Tripoli, e altri 6 obiettivi, distruggendo la residenza di Muʿammar Gheddafi. Fu un'operazione decisa dal presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, in risposta all'attentato alla discoteca La Belle di Berlino del 5 aprile 1986, frequentata da soldati Usa in Germania, con un bilancio di tre morti e 250 feriti. Il presidente libico sfuggì alle bombe, ma tra le vittime dei bombardamenti statunitensi vi furono Hanna Gheddafi, una delle sue figlie adottive (di 15 mesi d'età) e decine di vittime civili. Gli aerei statunitensi erano decollati dalla Gran Bretagna e dalle portaerei USS America e USS Coral Sea, che incrociavano nel Golfo della Sirte.

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  8. Salvatore Insinga26 gennaio 2019 20:28

    Grillo vecchi volpone, capisce dove tira il vento e si schiera senza se e senza ma con Salvini. Oramai è una corsa a destra tra i 5 stelle ed i leghisti, ma Salvini è l'originale, Grillo una patacca e questa gara la perde.

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    1. Hai perfettamente ragione, caro Salvatore, ormai Salvini è un fiume in piena e travolge tutto ciò che trova sul suo cammino verso il mare della deriva autoritaria. Devo confessare che tutto ciò non può che farmi dispiacere e quel pò di fiducia che potevo coltivare nei confronti di Di Maio, ormai si è rdotta al lumicino, così come quella di tanti altri. Questo mio timore è ampiamente dimostrato dai sondaggi. Il M5S farebbe una cosa saggia cambiare strategia, affidando il movimento ad una persona più capace e più indipedete dal "bullo" milanese. Spero di sbagliarmi.

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  9. Giuseppe Vullo27 gennaio 2019 13:02

    LA STORIA HA DIMOSTRATO IL LATO MOSTRUOSO, VIOLENTO E CATTIVO DELL'UOMO!! CALOGERO MARRONE UN EROE DI FAVARA, HA DIMOSTRATO DI ESSERE UN UOMO BUONO E GENEROSO, FINO AL SACRIFICIO DELLA PROPRIA VITA PERSA A DACHAU A CAUSA DEI NAZISTI...

    SE CLICCATE SOTTO TROVERETE UN MIO ARTICOLO SULLA STORIA DI CALOGERO MARRONE... PUBBLICATO IL 27 GENNAIO 2014

    ...http://www.politicaprima.com/…/un-siciliano-tra-le-nazioni.…

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  10. Giuseppe Vullo27 gennaio 2019 13:06

    .PoliticaPrima : UN SICILIANO "GIUSTO TRA LE NAZIONI"
    www.politicaprima.com/20…/…/un-siciliano-tra-le-nazioni.html

    27 gen 2014 - di Giuseppe Vullo - In occasione della “Giornata della Memoria” voglio .... CALOGERO MARRONE, il Perlasca di Favara, “Giusto tra le nazioni”..http://www.politicaprima.com/…/un-siciliano-tra-le-nazioni.…
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    UN SICILIANO "GIUSTO TRA LE NAZIONI"
    Un blog aperto a tutti e senza pregiudizi, per stimolare l'interesse verso la Politica. Contro l'indifferenza, il qualunquismo, e le generalizzazioni.

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  12. bell'articolo, anche se Blaise Compaore, il Giuda, ha agito per mano di chi se non di chi pronuncio' testuali parole: François Mitterrand in visita in Burkina nel novembre 1986 l’aveva confessato: « E’ un uomo che disturba, il capitano Sankara. […] Non vi lascia la coscienza tranquilla […]. » Per Parigi, Thomas Sankara significava un pessimo scenario per i propri interessi. Infatti, su diversi dossier, il Burkina di Sankara e la Francia non erano sulla stessa lunghezza d’onda. Sankara esprimeva apertamente i suoi disaccordi il che non era cosa gradita dai dirigenti dell’ex potenza coloniale.

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